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Il Trottoir a vermeti di Paolo Balistreri

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: na
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: trottoir a vermeti, ecologia, biologia, Dendropoma (Novastoa) petraeum

A volte dietro l’angolo abbiamo degli habitat poco conosciuti che riservano ai biologi e naturalisti sorprese impensabili. Oggi Paolo Balistreri ci parla di una interessante costruzione biologica marina chiamata trottoir a vermeti. Scopriamola insieme.

Trottoir a vermeti dell’Isola di Favignana – foto Paolo Balistreri

Il trottoir a vermeti  è una biocostruzione marina che si eleva dal fondo verso la superficie del mare, modificando progressivamente l’ambiente locale, sia fisicamente che ecologicamente (Fagerstrom, 1987; Bianchi & Morri, 1996).

Il trottoir è edificato dal mollusco gasteropode vermetide Dendropoma (Novastoa) petraeum (Monterosato, 1892), considerato il principale biocostruttore del trottoir a vermeti (Chemello et al., 2000), in associazione con alcune alghe rosse incrostanti, come Neogoniolithon brassica – florida (Harvey) Setchell & Mason (Fig.2), considerata una componente importante dei trottoir a vermeti.

Quest’ultimo è comune in “cuvettes” e pozze di marea, e non si trova mai su altre alghe. Alla piattaforma si associa spesso il Vermetus triquetrus (Bivona Ant., 1832) (Fig.2) che, sia in forma solitaria che gregaria, occupa le porzioni perennemente immerse della struttura poiché, differentemente dal Dendropoma petraeum, presenta un opercolo vestigiale poco adatto per resistere ai periodi di secca.

Neogoniolithon brassica–florida (sx, foto di  Mirella Coppola) e Vermetus triquetrus (dx, da www.xenophora.org )

Dendropoma petraeum può essere considerato una specie “strutturale”. Dendropoma petraeum è un mollusco gasteropode sessile endemico del Mar Mediterraneo che ha una robusta conchiglia di forma tubulare a crescita irregolare.

Dendropoma petraeum (sx, foto di WORMS)

E’ una specie gregaria e coloniale adattata a vivere nella fascia intermareale grazie alla presenza di uno spesso opercolo corneo che chiude l’apertura della conchiglia nei periodi di emersione cui l’animale è sottoposto durante l’alternanza dei cicli di marea. La specie si nutre esclusivamente attraverso filtrazione per mezzo di ciglia, che con l’ausilio di sostanze mucillaginose intrappolano piccoli organismi contenuti nell’acqua (Calvo et al., 1998). D. petraeum può essere considerato la principale specie biocostruttrice (30%) del reef a vermeti (Chemello et al., 2000). Dendropoma petraeum presenta le gonadi di entrambi i sessi. Le uova presentano uno sviluppo diretto (Calvo et al., 1998) e sono incubate all’interno della cavità del mantello in una capsula ovigera. La schiusa delle uova è diretta, ed i giovanili sono in grado di insediarsi sul substrato subito all’esterno della conchiglia materna. In uno studio comparativo tra coste con trottoir a vermeti e coste nelle quali queste strutture sono assenti, è stato evidenziato come questa formazione contribuisce all’aumento della diversità. La componente malacologica è costituita da circa 46 taxa, tra questi ad esempio Mytilaster minimum (Poli, 1795), Cardia caliculata (Linnaeus, 1758), Pisinna glabrata (Von Mühlfeldt, 1824) (Fig.4).

Mytilaster minimum e Pisinna glabrata (Foto di G & Ph, Poppe)

Per quanto riguarda i crostacei associati al trottoir a vermeti, possiamo menzionare Pachygrapsus marmoratus (Fabricius, 1787), Eriphia verrucosa (Forskål, 1775), Maya squinado (Herbst, 1788) e Chthamalus stellatus (Poli, 1791).

Pachygrapsus marmoratus ed Eriphia verrucosa

Per quanto riguarda la componente algale, sono stati identificati 129 taxa. I trottoir a vermeti sono distribuiti in tutto il Mediterraneo, anche se le strutture più imponenti sono descritte per il settore orientale, in particolare lungo le coste di Israele (Safriel, 1975) e del Libano (Dalongeville, 1977). Nella Sicilia nord-occidentale la distribuzione delle biocostruzioni a vermeti coincide con le formazioni carbonatiche costiere a prevalente esposizione ad Ovest/Nord-Ovest (Dieli et al., 2001).

I siti sono: Cefalù, Capo Zafferano, Capo Gallo, Punta Barcarello, Isola delle Femmine, Punta Raisi, Tonnara del Cofano e Isole Egadi.

Schema morfologico
Dall’osservazione dei trottoir siciliani è possibile definire uno schema morfologico generale in cui, secondo un transetto costa-largo, distinguiamo le seguenti componenti:

Cintura infralitorale a Cystoseira amentacea var. stricta: posta inferiormente al bordo esterno della piattaforma.

Bordo esterno: costituito da una spessa incrostazione di Dendropoma, a volte superiore ai 40 cm, molto articolata e fessurata, che rappresenta la vera porzione attiva del trottoir, in espansione verso il largo.

Cuvettes: una o più depressioni dal diametro variabile da qualche decimetro ad oltre un metro ed una profondità generalmente inferiore ai 50 cm. Le cuvettes di dimensioni maggiori possono essere paragonate a piccole lagune retrorecifali.

Cornice prossimale: di pochi centimetri di spessore, formata dalle incrostazioni di due rodoficee, Neogoniolithon brassica-florida (sin. Spongites notarisii) e Lithophyllum byssoides (sin. L. tortuosum), quest’ultima considerata un marcatore del trottoir.

Incrostazione di Dendropoma petraeum: indicata come “bordo interno”, spessa alcuni centimetri.

Tipico trottoir siciliano (Tratto da R. Chemello, 2009)

Nella Convenzione di Berna del 1979 sulla “Conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa”, ratificata dall’Italia nel 1981 (L. 503 del 5/08/1981) e recepita con i suoi allegati soltanto dopo il 1996, viene elencato tra i molluschi il Dendropoma petraeum (Monterosato, 1884), principale costruttore di piattaforme a vermeti. Da sottolineare che la protezione delle specie elencate negli allegati I e II della Convenzione impone la protezione dell’habitat in cui queste si trovano. Tuttavia, questa Convenzione non ha lo stesso potere della Direttiva Habitat (Cinelli et al., 2009). La Convenzione di Barcellona del 16 febbraio 1976, modificata nel 1995, e i protocolli elaborati nell’ambito di tale Convenzione mirano a proteggere l’ambiente marino e costiero del Mediterraneo, incoraggiando la progettazione di piani regionali e nazionali che contribuiscono allo sviluppo sostenibile.

Il protocollo SPA/BIOL 
Nel protocollo SPA/BIO (Convenzione di Barcellona) troviamo una serie di criteri finalizzati ad individuare le aree di particolare interesse per la conservazione della biodiversità mediterranea, ASPIM (Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea). La presenza e lo stato di associazioni animali e vegetali meritevoli di salvaguardia è uno dei requisiti più importanti che viene preso in considerazione per istituire una ASPIM.

Nel Mediterraneo sono definiti habitat prioritari (Frau et al., 2011) i seguenti ambienti: 

Posidonia oceanica e formazioni a Banquettes

Banquettes di Posidonia oceanica (L.) Delile 

Nemalion helminthoides e Rissoella verruculosa  (sx, foto di C. Waquant), Cornici a Lithophyllum byssoides (centro, foto di Jordi Cordera)

Associazione a Nemalion helminthoides (Velley) Batters e Rissoella verruculosa (Bertoloni) J. Agardh  e cornici di alghe incrostanti Lithophyllum byssoides (Lamarck) Foslie e Titanoderma trochanter (Bory de Saint-Vincent) Benhissoune, Boudoresque, Perret-Boudoresque & Verlaque

Titanoderma-trochanter

Colonie di Cladocora caespitosa (Linnaeus, 1758) e Coralligeno (Gorgonie);

Cladocora caespitosa (sx, foto di Fabio Russo) e Coralligeno (dx, foto di Antonio Colacino)

Trottoir a vermeti 

Trottoir a vermeti dell’Isola di Favignana

 

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Paolo Balistreri

 

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BIBLIOGRAFIA

BIANCHI C.N. & MORRI C., 1996 – Ficopomatus ‘Reef’ in the Po River Delta (Northen Adriatic): their constructional Dynamics Biology, and influences on the Brackish- water Biota. Marine Biology, 17 (1-3): 51-66.

CALVO M., TEMPLADO J. & PENCHASZADEH P.E., 1998 – Reproductive biology of tha Gregarious Mediterranean vermetid gastropod Dendropoma petraeum. J. Journal of the Marine Biological Association of the UK , 78: 525-549.

CHEMELLO R., DIELI T. & ANTONIOLI F., 2000 – Il ruolo dei “reef” a Molluschi vermetidi nella valutazione della biodiversità.“Mare e cambiamenti globali”. Quaderni ICRAM, Roma: 105-118.

CHEMELLO R., PANDOLFO 2009 – LE BIOCOSTRUZIONI MARINE IN MEDITERRANEO. LO STATO DELLE CONOSCENZE SUI REEF A VERMETI. Atti SIBM, Biol. Mar. Mediterr. (2009), 16 (1): 2-18

CINELLI F., RELINI G. & TUNESI L., 2009 – Aspetti di conservazione e gestione. Quaderni Habitat 22: 115-142.

DALONGEVILLE R., 1977 – Formes littorales de corrosion dans le roches carbonatées du Liban: étude morphologique. Méditerranée, 3: 21-33.

DIELI T., CHEMELLO R. & RIGGIO S., 2001 – Eterogeneità strutturale delle formazioni a vermeti (Mollusca: Caenogastropoda) in Sicilia. Biologia marina Mediterranea. 8 (1): 223-228

FAGERSTROM J.A., 1987 – The evolution of reef communities. John Wiley & Sons, New York, 628.

FRAU F., CINITI M.F., PALIAGA B. & GUALA I., 2011 – Protected species according to the SPA/BIO protocol (Barcellona Convetion) present in the Marine Protected Area Capo Carbonara. Biologia marina Mediterranea. 18(1): 309-311

SAFRIEL U.N., 1975 – The Role of Vermetid Gastropods in the Formation of Mediterranean and Atlantic Reefs. Oecologia (Berl.), 20: 85-101.

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