La misteriosa vita sottomarina all’interno del vulcano Kavachi

Andrea Mucedola

6 Giugno 2022
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Kavachi, vulcano sottomarino, habitat, squali, lemargo

 

Torniamo alle isole Salomone per parlare, questa volta, di un vulcano sottomarino, Kavachi, situato circa 15 miglia a sud dell’isola di Vangunu, considerato tra i più attivi dell’Oceano Pacifico sud-occidentale. Il suo nome ricorda un dio del mare, adorato dai popoli Gatokae e Vangunu dell’Oceania. Gli abitanti delle isole della Nuova Georgia lo chiamano localmente Rejo te Kavachi che significa “il forno di Kavachi” … un nome che è tutto un programma.

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Il vulcano sommerso si è formato in un’area tettonicamente attiva collocata ai margini di una zona di subduzione che si trova a 18 miglia a sud-ovest. Il vulcano produce lave che vanno dal basalto, ricco di magnesio e ferro, all’andesite, un minerale che contiene più silice. Secondo l’Osservatorio della Terra della NASA, Kavachi è conosciuto per avere eruzioni freatomagmatiche durante le quali l’interazione di magma e acqua provoca eruzioni esplosive che espellono vapore, ceneri, frammenti di roccia vulcanica e bombe incandescenti. Dalla sua prima eruzione, registrata nel 1939, il vulcano ha creato diverse isole che sono state nel tempo erose e spazzate via dall’azione del moto ondoso.

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Eruzione del vulcano – autore fotografia Alex DeCiccio – Kavachi Eruption.jpg – Wikimedia Commons

Secondo lo Smithsonian Global Volcanism Program, il vulcano è entrato in una fase eruttiva nell’ottobre dello scorso anno. Si avvertono rumori occasionali da sotto la superficie dell’acqua, rombi e vibrazioni che possono essere percepiti fino a dieci miglia di distanza nel momento dell’eruzione vera e propria. Un gruppo di esploratori oceanici si è recato vicino al vulcano in una spedizione finanziata in parte dalla National Geographic Society per creare una mappa della sommità del vulcano e studiare i pennacchi chimici che ne fuoriescono, approfondendo i suoi aspetti geologici e biologici. L’acqua all’interno del cratere e nelle sue prossimità è calda e pericolosamente acida per i subacquei che, anche nei momenti idi calma ovvero quando il vulcano non emette vapore, cenere e lava verso la superficie dell’oceano, hanno dovuto desistere a causa delle alte temperature e delle ustioni sulla loro pelle. Per studiare il particolare habitat,  Phillips Brennan, un oceanografo dello Schmidt Ocean Institute, e il suo team, hanno utilizzato droni subacquei dotati di telecamere per esplorare per la prima volta in profondità questo straordinario sito. Utilizzando tecnologie allo stato dell’arte, i ricercatori sono riusciti a rimanere a distanza di sicurezza e ad installare le telecamere all’interno del vulcano. Per chi volesse approfondire, il loro studio è stato pubblicato dalla rivista Oceanography

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batimetria di Kavachi da studio citato Exploring the “Sharkcano”: Biogeochemical observations of the Kavachi submarine volcano (Solomon Islands) pubblicato su Oceanography, 2016 https://tos.org/oceanography/assets/docs/29-4_phillips.pdf

Vi domanderete dove è la notizia?
Come è noto, l’Oceano Pacifico contiene molte aree vulcanicamente attive dove si sono generati in passato fenomeni sismici importanti se non catastrofici. Questa volta la notizia non riguarda gli aspetti geologici ma un particolare ambiente biologico, apparentemente unico, di un vulcano sottomarino.

All’inizio, i ricercatori erano rimasti sbalorditi nel vedere una pastinaca nuotare con grazia all’interno dei pennacchi del vulcano. La sorpresa maggiore è stata di vedere squali martello e squali seta nuotare in gran numero in quell’habitat estremo. Quegli squali fanno parte di un piccolo gruppo di diverse specie di pesci che sono riusciti a sopravvivere e a riprodursi in un ambiente decisamente ostile, caratterizzato da acque estremamente calde e acide all’interno di un cratere di un vulcano sottomarino altamente attivo.

Mentre stavano studiando le riprese della telecamera subacquea hanno improvvisamente notato qualcosa di strano, grande, marrone e “simile ad una macchia” … e non era l’unico; pesci che inspiegabilmente nuotavano in quella caldera infernale tra i quali un grande lemargo del Pacifico (Somniosus pacificus), uno squalo raro originario dell’Oceano Pacifico e Atlantico nonché di parti dell’Antartide e della Tasmania che nessuno si sarebbe mai aspettato di scorgere in fondo al vulcano. I lemarghi del Pacifico sono grandi squali che possono crescere fino a sette metri di lunghezza. Sono dei possenti predatori che si nutrono risucchiando le prede all’interno della grande bocca, in modo da triturarli con i loro denti affilati. La loro presenza nel vulcano è curiosa in quanto, essendo animali che vivono normalmente in acque profonde, dove le temperature sono molto basse, l’olio all’interno del loro fegato non contiene squalene, ma vari composti a bassa densità che mantengono la sua fluidità anche a temperature bassissime. In questo caso però questi squali vivono in acque con alte temperature, cosa che fa ipotizzare che si siano adattati all’ambiente estremo.

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Kavachi vulcano ospita anche una specie di squali martello https://tos.org/oceanography/assets/docs/29-4_phillips.pdf

Insieme ai lemarghi sono stati scorti numerosi esemplari di squali martello, anch’essi predatori, che sono noti per formare branchi estesi durante il giorno, a volte in gruppi di oltre cento, che, con il calare delle tenebre, come altri squali, diventano cacciatori solitari. Secondo National Geographic, pur vivendo per lo più in acque tropicali, durante l’estate possono migrare verso acque più fredde alla ricerca di cibo. Anche in questo caso il mistero si infittisce. Ci troviamo di fronte ad un’altra eccezione, forse una mutazione che permette a questi animali di sopravvivere. Un be mistero che, non a caso, sta facendo meritare a Kavachi il nomignolo di Sharkano.

Sebbene Kavachi non stesse eruttando al momento della spedizione, nei filmati si possono scorgere colonne di emissioni di anidride carbonica e gas metano che gorgogliano dal fondo del mare. Anche l’acqua circostante appare di diversi colori per la presenza dei diversi minerali disciolti contenuti nelle emissioni. Come questi animali abbiano potuto adattarsi a questo tipo di ambiente estremo resta un mistero. Ci possiamo domandare se, negli ambienti estremi presenti negli oceani di altri pianeti, possano trovarsi creature simili. Una domanda certamente affascinante che affascina gli esobiologi e ci porta molto lontano, sulle lune di Saturno e di Giove in cui l’ipotesi dell’esistenza di oceani sta diventando sempre più possibile. Per ora continuiamo a stupirci davanti allo spettacolo della natura del nostro pianeta che ha ancora tante cose da regalarci.

Andrea Mucedola

 

Riferimento
Phillips, B.T., M. Dunbabin, B. Henning, C. Howell, A. DeCiccio, A. Flinders, K.A. Kelley, J.J. Scott, S. Albert, S. Carey, R. Tsadok, and A. Grinham. 2016.
Exploring the “Sharkcano”: Biogeochemical observations of the Kavachi submarine volcano (Solomon Islands). Oceanography 29(4): 160–169, https://doi.org/10.5670/oceanog.2016.85.

immagini  subacquee estratte dal rapporto citato 

 

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