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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: MARINA VELICA
parole chiave: Round Robin, ammutinamenti, Royal Navy
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Avete mai sentito il termine round robin? A parte il suo uso in informatica e nello sport, questa espressione, che deriva dalla corruzione anglosassone dell’espressione francese ruban rond (letteralmente “nastro rotondo”), ebbe un uso anche nella terminologia navale britannica nel XVIII secolo.

Questa “Round Robin” fu indirizzata al capitano di una nave al servizio di Re Carlo I. Secondo il Calendario dei Documenti di Stato: “Il centro contiene 12 versi che affermano che se i firmatari non avessero ricevuto le loro indennità e la loro nave non fosse stata rifornita di viveri, non avrebbero levato l’ancora”. Le firme, in numero di 76, sono apposti lungo le linee. (Traduzione del testo) Buon Capitano, alle vostre parole prestiamo tutti ascolto/ma sembrano spiacevoli come le sentiamo/e quelle che sono Non concesso dal re/ perciò con eco cantiamo tutti/ se non riceviamo la nostra indennità dovuta/ e anche restando qui ci riforniamo di viveri/ la nave navigherà finché i cavi saranno marci/ e finché saremo dove si possono procurare viveri/ fino a quando applicheremo questa parola/ prima di arrenderci moriremo tutti/ Dio benedica il re e gli conceda di regnare a lungo/ e tutte le persone che fanno questo sostengono.
Fonte https://www.flickr.com/photos/…/ contenuto negli National Archives UK https://commons.wikimedia.org/wiki/…Round_Robin….jpg
Tutto ebbe inizio mutuando una pratica legale, usata nella Francia del XVII secolo, che consisteva nel porre una serie di firme di approvazione, disposte circolarmente intorno al testo di una petizione; un modo curioso per rendere impossibile capire chi avesse firmato per primo. Sembrerebbe che il termine round robin entrò nella terminologia navale a bordo delle unità inglesi del XVIII secolo, a seguito dei non rari episodi di mal gestione – che andavano dalla predazione ad uso personale da parte del comando di bordo, agli abusi sul personale tenuto insieme da una disciplina inumana. Nell’intento di trovare una forma di comunicazione con il comando di bordo, l’equipaggio compilava le proprie richieste, firmandole in tondo, in modo che l’iniziativa non potesse essere imputata ad un solo individuo (cosa che ne avrebbe fatto una vittima certa).

Come è noto, la disciplina di bordo a bordo delle navi della Royal Navy era ferrea ed i marinai che si rifiutavano di subire quei spesso “non giustificabili” maltrattamenti non avevano molta scelta: ammutinarsi o restare in silenzio e disertare nel primo porto disponibile. Per evitare questo, i comandanti restavano spesso in rada, impedendo ai marinai di scendere a terra. Per evitare diserzioni, quando la nave era alla fonda, i comandi di bordo distribuivano alcoolici e facevano venire a bordo donne di facili costumi. Si racconta che a volte i marinai arrivavano a radersi barba ed i peli delle braccia e delle gambe, per potersi poi mescolare tra le esauste prostitute sulla scialuppa che le riportava a terra al mattino.
Nel XVIII secolo entrò in uso il Round Robin; in pratica delle petizioni contenenti richieste collettive al Comando di bordo nell’illusione di essere ascoltati. Queste lettere di protesta, che esprimevano le legittime richieste dell’equipaggio, validate dalle firme dei membri dell’equipaggio, oltre ad essere un sistema di comunicazione, servivano anche ai cospiratori per avere una idea chiara di quanti condividessero realmente la situazione, prima di intraprendere azioni violente che li avrebbero potuti portare all’ammutinamento e inevitabilmente alla forca (che poi era conseguenza del primo caso). Le firme erano infatti particolarmente vincolanti per un marinaio, perchè si impegnava nei confronti dei suoi pari. Si trattò di una ingenua strategia per superare il problema della punizione del “first mover“, derivante dalla tendenza delle autorità navali a perseguire con più zelo coloro che guidavano la rivolta rispetto ai semplici seguaci.
Va premesso che l’Ammiragliato britannico era tutt’altro che sordo alle richieste del suo personale e manteneva registri per valutare i comandanti che difficilmente potevano permettersi una cattiva reputazione; c’erano infatti sempre capitani in eccesso per poter sostituire comandanti incapaci o il cui comportamento fosse non giustificabile. A seguito della riforma della Royal Navy, nacquero nuove aspettative tra i marinai, speranzosi che gli ufficiali avrebbero finalmente seguito le normative che comprendevano delle code of practice (norme di comportamento basate sull’esperienza) basate sulle esperienze maturate e trascritte nei registri della flotta. In realtà, queste procedure pur essendo previste (ad esempio per gli aspetti formali, sanitari e di igiene ma anche amministrativi) erano di per sé spesso ancor trascurate in quanto non ancora vincolate da rigidi regolamenti. In pratica, le autorità di bordo, avevano ancora ampia discrezionalità nella gestione della nave e nell’uso della disciplina che includeva arresti, privazioni del cibo e della paga, nonchè punizioni corporali che potevano causare anche la morte dei marinai. Per sporgere denuncia contro gli ufficiali, i marinai potevano presentare una petizione agli stessi ufficiali di bordo che ovviamente non avevano interesse a prenderne atto. Di fatto queste lettere coraggiosamente presentate venivano in genere ignorate e coloro che le presentavano puniti, creando così un incentivo all’ammutinamento.
| Una curiosità Un’altra fonte di lamentele nella Royal Navy (oltre la brutalità e cattiva gestione) era la presenza di molti marinai non britannici nei ranghi, in particolare irlandesi che, sebbene l’Irlanda fosse governata dallo stesso re, erano volontariamente esclusi da determinati incarichi, essendo considerati a priori inclini alla ribellione. Secondo uno studio 1 pubblicato dall’American Sociological Association, nella Royal Navy, a causa della carenza di manodopera marittima, venivano arruolati molti marinai irlandesi, che costituivano un quinto degli equipaggi. In particolare, a livello Ufficiali, gli irlandesi rappresentavano meno del 12% di tutti gli ufficiali della Royal Navy. In un manuale dell’epoca si consigliava agli ufficiali che, “se due uomini si lamentano l’uno dell’altro, se uno è noto per essere turbolento o irlandese, fustigatelo senza ulteriori domande e mostrate all’equipaggio della nave il valore di una buona condotta” (Pope “Life in Nelson’s Navy”, 1981 London, UK). |
Un potere assoluto, difficilmente confutabile
Gli ufficiali della British Royal Navy avevano meno limiti rispetto alle autorità terrestri, potendo infliggere liberamente punizioni e fustigazioni a piacimento, spesso supportati da marinai esperti e qualificati – interessati a mantenere lo status quo – che si schieravano con i loro ufficiali contro quegli uomini disordinati. Per assurdo molti marinai non si opponevano in linea di principio alle punizioni corporali ma il modo con cui venivano inflitte spesso con sproporzionate applicazioni. Secondo lo studio citato, nel maggior parte dei casi, il ricorso all’ammutinamento avvenne nelle acque territoriali delle Isole Britanniche, e circa il 65% in porti e ancoraggi su navi vicine ai centri di autorità navale2.
La situazione era peggiore a bordo delle navi mercantili dove gli abusi erano ancora più frequenti al punto di mettere al rischio la gestione della nave per mancanza di manovalanza. Non a caso spesso i marinai si svegliavano a bordo di una nave in alto mare, reclutati in stato di ebbrezza nelle bettole dei porti. La dura vita di bordo e le angherie subite facilitavano il sorgere di lamentele che, per avere speranza di ascolto, dovevano essere ben proposte per evitare risposte sproporzionate. La lamentela di un singolo era spesso considerata una grave forma di ribellione e poteva essere punita molto severamente. Ecco che la formalizzazione attraverso lettere come le round robin erano un sistema per cercare di evitare la severità delle sanzioni previste, in particolare se erano firmate da tutti i membri dell’equipaggio.

HMS Culloden
Ad esempio sulla HMS Culloden, il maggior numero possibile di marinai firmò e prestò giuramento; fu nominato anche un responsabile in modo da dissuadere gli indecisi dal rifiutarsi di schierarsi. Di fronte all’inevitabile, quando l’ammutinamento fu inscenato, la stragrande maggioranza partecipò alla cattura della nave ed al suo mantenimento per diversi giorni; al processo che seguì, i marinai rimasero disposti a rispettare i propri giuramenti, sopportando persino punizioni per aver omesso delle prove3. Il giuramento e la firma avevano quindi un valore morale. Un sottufficiale che contribuì a pianificare l’ammutinamento sulla HMS Ferret (dovuto alla crudeltà da parte del Comando di bordo) spiegò che senza un giuramento “non saremmo stati in grado di restare uniti“. Chi prestava giuramento e firmava aveva quindi un obbligo a sostenere l’ammutinamento nella speranza che prevalesse (caso raro), sfuggendo alle grinfie della Royal Navy o avrebbero ottenuto l’amnistia in seguito al successo dei negoziati, speranza inutile 4. Di fatto l’efficacia delle lamentele collettive con documenti scritti e vincolanti poteva solo aiutare ad evitare l’ammutinamento al fine di ottenere concessioni dal comando di bordo e non esporsi alla comminazione di punizioni personali ma non era bastante a preservare le loro vite in caso di ammutinamento, con o senza un round robin.
Andrea Mucedola
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Note
1. studio citato Michael Hechter, Steven Pfaff and Patrick Underwood, Grievances and the Genesis of Rebellion: Mutiny in the Royal Navy, 1740 to 1820, American Sociological Association, 2015
2. Gli ammutinamenti si verificarono in tutto il mondo, tra cui il Mediterraneo (12 casi), le Indie Occidentali (7), l’Africa (4), il Nord America (3) e nelle Indie Orientali e nel Pacifico (4). Quasi tutti (58) si verificarono in tempo di guerra.
3. Il 15 dicembre 1794, tre uomini furono processati per ammutinamento ma, in seguito, i processi proseguirono fino alla conclusione. Sebbene due uomini fossero stati assolti, altri otto furono dichiarati colpevoli, per tre dei quali la corte raccomandò la grazia e furono trasferiti su altre navi della flotta. Per quanto riguarda i restanti: 3 furono impiccati al pennone di dritta e 2 al pennone di sinistra del Culloden, e i loro corpi furono … tagliati a pezzi settantacinque minuti dopo. Il malcontento suscitato tra l’equipaggio del Culloden da queste esecuzioni fu in qualche modo esacerbato dalla convinzione che il capitano della nave, Pakenham, avesse offerto agli ammutinati una certa garanzia di sicurezza contro eventuali procedimenti giudiziari. Questo risentimento sarebbe stato ripreso, in particolare nel 1797, quando l’intera flotta della Manica si ammutinò.
4. Dopo la corte marziale a Port Royal, undici ammutinati furono condannati all’impiccagione ma l’Ammiragliato trasferì rapidamente il comandante , il brutale Cadogan su un’altra nave.
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