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Le carronate – parte I

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Francia, Gran Bretagna.

Come già accennato in precedenza, un cannone è essenzialmente un cilindro chiuso a un’estremità dalla culatta, la cui progettazione e costruzione richiedeva cure particolari, sia per massimizzarne  l’efficacia, sia per garantirne l’utilizzo in tutta sicurezza da parte degli equipaggi.

Carronata francese da 36 libbre [Giovanni Santi Mazzini, pag. 245]

Per questa ragione, sia in Inghilterra che in Francia i design e gli schemi di progettazione degli armamenti erano controllati e approvati da un organo apposito di militari e ingegneri, chiamato in Gran Bretagna “Board of Ordnance” (Commissione per le Artiglierie), che aveva il compito di scegliere o scartare particolari progetti. Intorno al 1778 venne sottoposta all’attenzione del Board of Ordnance una proposta molto ambiziosa, ma con ottime prospettive, quella delle carronate. Esse portavano con sé un design radicale, ma l’idea di fondo non era una novità; gli storici militari sono oggi propensi a considerare l’avvento delle carronate come il punto di arrivo finale di una serie di tentativi per creare un’arma dalle caratteristiche simili. Ma partiamo dalla spiegazione di premessa: le carronate sono dei corti cannoni navali in ghisa (anche se venivano utilizzati, in misura minore, anche in porti e fortezze), e in quanto tali pesanti circa la metà di un corrispettivo cannone lungo in ferro.

Erano soprannominate “le fracassatici” (smashers) a causa della loro potenza di fuoco a distanza ravvicinata. Prendono il nome dalle note fonderie scozzesi Carron (da cui il nome carronade, “prodotto carron”), e il primo modello sperimentale fu gettato dall’ideatore Patrick Millar nel giugno del 1774, sotto la supervisione di Charles Gascoine, che passò alla storia come il loro “inventore” ufficiale. Inizialmente, i primi stampi furono forgiati con un calibro di 68 libbre (e furono quindi note in un primo momento come “The 68 pounders”) ma in seguito se ne costruirono anche da 32, 24, 18 e 12 libbre. Le carronate apparvero nel loro utilizzo ufficiale come arma sperimentale nel tardo decennio 1770, quando vennero imbarcate su alcune navi corsare inglesi che combatterono americani prima e francesi poi nella Guerra d’Indipendenza, con ottimi risultati. Proprio in quegli anni si attuava inoltre una favorevole circostanza per l’introduzione di questo tipo di armi, ossia il cambio di prospettiva degli ammiragli inglesi che preferivano sempre di più il combattimento ravvicinato. Dal 13 luglio 1779 un’ordinanza dell’Ammiragliato (previa accettazione da parte del Board of Ordnance) introdusse ufficiosamente la carronata nell’armamento medio-pesante delle navi da guerra; si dovettero comunque aspettare ancora alcuni anni prima che esse divenissero una ricorrenza usuale sui vascelli britannici. Inoltre nel 1782, a fini sperimentali, l’Ammiragliato decise di riarmare completamente la fregata pesante da 44 cannoni Rainbow sostituendovi i cannoni lunghi con sole carronate, ma di calibro elevato (68 e 32 libbre); i risultati furono eccezionali.

All’inizio di aprile del 1782 la Rainbow prese il mare per operare contro il naviglio francese e americano; a settembre dello stesso anno la fregata si scontrò con una pari classe francese (la famosa Hebe), costringendola alla resa dopo una sola bordata delle sue carronate. Si narra che il capitano francese, osservando i danni prodotti dall’artiglieria della Rainbow e quantificandone il calibro, si arrese immediatamente per evitare una sconfitta certa e dispendiosa. Tuttavia, dal 1790 le carronate da 68 libbre vennero gradualmente sostituite da quelle da 32, anche se in numero maggiore; la stessa Victory venne riarmata subito dopo la battaglia di Trafalgar. L’Ammiragliato britannico sapeva però che le fortunate circostanze che portarono alla resa della fregata Hebe non si sarebbero ripetute, per due motivi: primo, la carronata cominciava ad essere copiata e conseguentemente prodotta anche in altri paesi, specialmente in Francia e negli Stati Uniti, e secondo la primigenia idea di armare un vascello solamente con pesanti carronate da corto raggio non poteva essere perseguita, per la semplice ragione che una nave armata in questo modo avrebbe potuto facilmente essere sconfitta da un’altra che la mantenesse e la colpisse a distanza con i pezzi lunghi.

Le carronate però avevano ormai ripetutamente dimostrato il loro valore in combattimento, e per questa ragione ogni vascello da guerra ne montava in numero variabile, sia in coperta che in batteria. Tali pezzi presentavano, come già accennato, diversi vantaggi: essendo in ghisa, a parità di calibro pesavano la metà di un corrispettivo cannone lungo, e ciò permetteva sia il loro imbarco in calibro e in numero maggiore, sia la loro disposizione su zone come la coperta, il cassero e il castello normalmente interdette a un pezzo pesante lungo. Essendo di stazza minore, inoltre, il numero dei serventi richiesto al loro funzionamento era minimo; come riportato dalla lettera seguente, a bordo della HMS Flora una carronata da 18 libbre, servita solo dal capopezzo e da un mozzo, durante il combattimento con la fregata francese Nymphe produsse tali danni alle vele e allo scafo del vascello francese da costringerlo alla resa. Ma non vi erano solo aspetti positivi riguardo questo tipo di arma: molti capitani si lamentarono (soprattutto nei primi anni dalla loro introduzione) che la volata della canna spuntava a malapena dalla murata della nave, rendendo l’utilizzo più difficoltoso e pericoloso (la vampata causata dallo sparo rischiava di appiccare incendi a bordo).

1. Blocco dell’otturatore 2. Congegno di mira 3. Ugello 4. Puntatore 5. Primo anello di rinforzo 6. Canna 7. Volata 8. Secondo anello di rinforzo 9. Perno Azimutale 10. Ceppo 11. Perno di elevazione 12. Rullo 13. Piedistallo mobile 14. Carrello 15. Ghiera d’elevazione 16. Vite d’elevazione
Autore del disegno Delaby Pierre –
Fonte https://commons.wikimedia.org/. Carronade-tag.svg

Altre lamentele riguardarono il loro eccessivo surriscaldamento dopo pochi colpi, la loro portata ridotta e il loro rinculo violentissimo, che rischiava ad ogni tiro di rompere l’affusto, la braca o i paranchi del pezzo. Le carronate possono essere considerate il simbolo stesso delle guerre napoleoniche: la loro graduale scomparsa è infatti imputabile all’introduzione dei cannoni-obici di tipo Paixhans, di portata maggiore ma di calibro simile, utilizzati dal 1824.
Fine I parte – continua
Davide Villa
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in anteprima bocca da fuoco di una carronata proveniente da relitto ignoto – museo Sanna di Sassari
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PARTE I PARTE II
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