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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cannoniere fluviali – cannoniere lagunari
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Mentre le ultime cannoniere ex austriache stavano scomparendo, furono progettate due nuove unità che vennero classificate “cannoniere lagunari”. Se quelle precedenti seguivano ancora la filosofia tradizionale, che vedeva questo tipo di nave armato di un solo cannone di grosso calibro e destinato a operare in sciami, queste erano semplicemente dei vaporetti armati e tuttofare, senza nessun tratto caratteristico di impiego. Vennero battezzate Brondolo e Malghera, nome presto rettificato in Marghera. Costruite dall’arsenale di Venezia vennero poi varate nel 1909. La loro buona velocità ne permise lo sfruttamento anche al di fuori dell’ambito locale ed entrambe le navi non solo affrontarono il mare libero ma svolsero anche una certa attività bellica.

Durante la prima guerra mondiale il Brondolo fu usato in compiti di pattugliamento e in un’occasione si accorse di essere inseguito da un sommergibile; poiché non aveva possibilità né di difesa né di attacco, riuscì a sfuggirgli entrando in un campo minato su cui poté passare impunemente grazie alla sua minima immersione.

II Marghera, invece, rese un apprezzato servizio in occasione delle operazioni multinazionali in Albania nel 1913-14 durante il tumultuoso periodo del distacco del paese dall’impero ottomano. Fu infatti inviato nel basso Adriatico dove, al comando del tenente di vascello Primo Leonardi, svolse servizio di polizia risalendo spesso la Bojana fino al lago di Scutari. Entrambe le unità, infine, scortarono il convoglio che, preceduto dal cacciatorpediniere Audace, il 3 novembre 1918 portava le truppe italiane a Trieste.

Nel 1921 le due cannoniere unità vennero classificate posamine e il Brondolo risulta usato anche per esperienze che comportarono la modifica delle sovrastrutture rendendolo molto diverso dall’unità gemella. Vennero radiate nel 1934 e, dalla vendita per demolizione, furono ricavate 14.729 lire per il Brondolo e 17.250 per il Marghera.

La classe Ape
Furono classificate come cannoniere lagunari e quindi vengono convenzionalmente comprese in questa categoria: è forse appropriata la definizione “lagunare” perché destinate esclusivamente a muoversi in bassi fondali e in acque interne, ma della cannoniera intesa in senso tradizionale non avevano assolutamente nulla perché erano due unità di prima linea e di impiego particolare: erano destinate a fornire supporto alla fanteria, specialmente alle truppe da sbarco, nelle lagune dell’Adriatico o nei fiumi e canali dell’immediato retroterra. Grazie alle numerose mitragliere erano in grado di fornire un notevole supporto di fuoco a brevissimo raggio ed erano protette con una leggera corazzatura contro le armi leggere.

Dalle immagini il cannone appare dotato del normale affusto ruotato usato dall’artiglieria di terra, probabilmente per poterlo usare come pezzo da sbarco se necessario.
Queste unità furono costruite su progetto del Maggior Generale del Genio Navale Giorgio Pruneri nell’Arsenale di Venezia e consegnate nell’agosto del 1918. Avevano qualche punto di contatto con i tanti pontoni e zatteroni improvvisati, semoventi o meno , che la Regia Marina impiegò nelle acque prossime al fronte terrestre, ma erano costruzioni originali e non ricavate da altri galleggianti di origini disparate e ovviamente erano di costruzione più accurata.

Operarono a supporto delle truppe del Reggimento Marina e il 31 ottobre 1918, con a bordo un plotone di arditi e un reparto di mitraglieri al comando del tenente di vascello Enrico Insom, si portarono a Caorle e a Porto Falconera occupando le batterie abbandonate dagli Austriaci in ritirata. Ad ogni modo, considerato anche il loro aspetto piuttosto spartano, si direbbe che siano state costruite in fretta sotto l’incalzare degli avvenimenti e servendosi di materiali immediatamente disponibili, come dimostrerebbe l’inusitato motore americano Buffalo, forse di derivazione aeronautica o forse, più verosimilmente, del tipo che prima del conflitto figurava adottato da molte imbarcazioni da diporto. Furono unità interessanti ma la realizzazione troppo tardiva e la produzione di due soli esemplari impedì a questo tipo di cannoniera di portare un fattivo contributo alle operazioni belliche. Al termine del conflitto non trovarono più nessun impiego – né se ne poteva ipotizzare uno futuro – e vennero quindi radiate nel 1924.
Guglielmo Evangelista
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