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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MARINA BORBONICA
parole chiave: Napoli, infrastrutture navali
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Chi si interessa di storia navale si sarà spesso soffermato ad osservare le fotografie di antiche navi da guerra ormeggiate nel porto di Napoli, immagini che si incontrano con frequenza su internet e nelle pubblicazioni dell’Ufficio Storico della Marina, in gran parte risalenti a prima del 1870. Sono preziose testimonianze nel desolante panorama della storia della fotografia italiana che, se si eccettuano i ritratti, ha lasciato pochissime immagini ottocentesche, in certi casi proprio da contare sulla punta delle dita, degli eventi, delle città, delle ferrovie. Se tuttavia si approfondiscono i particolari degli sfondi, difficilmente ci si riesce ad orientare, specialmente se si ha presente il piccolo comprensorio della città partenopea oggi occupato dalla Marina Militare. Se una mappa attuale degli arsenali di La Spezia o di Venezia è praticamente sovrapponibile a quella di un lontano passato, non è la stessa cosa per Napoli, la cui area portuale, specialmente quella militare, è stata profondamente ristrutturata.

La Darsena delle Galere di Napoli, c.a. 1700 da un olio di Gaspar van Wittel (1653–1736) Caspar Van Wittel – La Darsena delle Galere (1700).jpg – Wikimedia Commons
Le origini
La primitiva base navale partenopea fu separata dal porto commerciale e spostata verso ovest fin sotto il palazzo vicereale, in costruzione nello stesso periodo, dal Viceré Inigo De Mendoza che, nel 1577, avviò i lavori del nuovo arsenale che terminarono nel 1583. Nel 1668, mediante scavi e colmate, fu realizzata la darsena fra l’arsenale e la torre di San Vincenzo che sorgeva su un isolotto di fronte al Maschio Angioino poi unito alla terraferma. Di fatto la zona militare venne a trovarsi ben separata dal porto mercantile da cui la divideva anche il medievale molo Angioino costruito da Carlo II d’Angiò.


Il secolo XIX
Fra le tante iniziative prese da Ferdinando II per modernizzare il Regno e la sua capitale vi fu anche la ristrutturazione del porto militare. Dopo il 1830 furono decisi importanti lavori agli edifici e alle officine e fu recuperato ad esclusivo uso della marina, grazie al miglioramento dei fondali, l’ampio bacino occidentale che fu destinato alla sosta delle navi in armamento o in disarmo (che è quello che dove sono state scattate le fotografie che abbiamo ricordato in apertura) e dove – almeno sembrerebbe dalle alcune immagini – veniva anche tenuto in immersione il legname prima di essere lavorato nell’arsenale e nel cantiere della darsena dove furono varati il brigantino Zeffiro nel 1832 e le fregate Urania e Partenope nel 1834.
Il 15 agosto 1852, in fregio al molo San Vincenzo, sensibilmente allungato, fu inaugurato il bacino di carenaggio, tuttora esistente. Lungo 82 metri e largo 22, con pompe di esaurimento mosse da motori a vapore, era in grado di accogliere qualsiasi nave della flotta, compreso il grande vascello Monarca, all’epoca in allestimento. L’intero comprensorio si stendeva in lunghezza per circa 700 metri con una superficie complessiva, compresi gli specchi acquei, di oltre 120.000 metri quadrati di cui 21000 appartenenti a piazzali per il deposito di materiali. Erano praticamente le stesse dimensioni della darsena e dell’arsenale di Genova della Marina Sarda.

Dal punto di vista ecclesiastico il complesso militare era considerato una parrocchia e la chiesa parrocchiale era San Vincenzo Martire della Darsena che sorgeva alla radice dell’omonimo molo presso la torre di San Vincenzo 1. Fino al XVIII secolo gli ufficiali delle galere mantenevano a proprie spese anche la chiesa di Santa Maria del Rimedio. Nel 1838 questa chiesa fu ricostruita fuori la porta dell’arsenale alla radice del Molo Angioino per poi essere spostata nel centro urbano dove, sconsacrata, si trova tuttora.

Questa base navale, come nel caso di Genova, nata per ospitare le galere, si dimostrava ormai del tutto insufficiente per i vascelli a vele quadre e per quelle a vapore. Nel 1855 Ferdinando II aveva deciso di trasferirla a Miseno, nell’area dell’antico porto militare romano e qualche lavoro fu iniziato, ma non si proseguì oltre. Di conseguenza, per il poco spazio disponibile la marina partenopea aveva varie altre sedi sparse in città. Nel XIX secolo le principali erano:
– L’Ammiragliato lungo la salita del Gigante (odierna via Cesario Console)
– Il Collegio di Marina a Pizzofalcone
– La Scuola Alunni macchinisti nell’opificio di Pietrarsa (aperto nel 1840)
– La Scuola dei “Grumetti” a Pizzofalcone, denominazione criticata per la sua origine straniera che poteva essere meglio sostituita dalla parola mozzi.
– L’Ospedale Navale a Piedigrotta
– L’Osservatorio astronomico al Monastero di San Gaudioso
– La Capitaneria di Porto nel settecentesco palazzo dell’Immacolatella
– L’Orfanatrofio della Marineria.

La base disponeva di un acquedotto derivato da quello municipale che con le sue diramazioni interne raggiungeva la lunghezza di 5600 metri. Dopo l’Unità fu scoperta anche una sorgente naturale. Quasi tutte le macchine dell’arsenale, mediante appositi rinvii, erano mosse da una motrice centrale da 50 HP.
Fine I parte
Guglielmo Evangelista
in anteprima una veduta della darsena di Napoli all’inizio Settecento. L’arsenale è sulla sinistra – autore – Web Gallery of Art
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Note
1. San Vincenzo era una Parrocchia Regia dipendente non dall’ Arcivescovo ma dal Cappellano Maggiore, cioè dal cappellano del re che aveva giurisdizione esclusiva su alcune chiese a servizio delle caserme e dei palazzi reali.
Bibliografia essenziale
AA.VV.: “Napoli nobilissima- Rivista di topografia ed arte napoletana” 1892-2014 anni vari
Francesco Saverio Bruno: “L’Osservatore di Napoli-Rassegna delle istituzioni civili” Tipografia del Vaglio, Napoli 1854.
Carlo Celano: “Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli”. Mencia, Napoli 1859.
Mariano D’Ayala: “Napoli militare” Stamperia dell’Iride, Napoli 1847.
Giuseppe Galanti: “Nuova guida per Napoli e suoi contorni” Tip. All’insegna del Diogene. Napoli, 1845
Aniello Langella: ”La darsena del porto di Napoli” In www.vesuvioweb.com
N.N.: “Guida pel golfo, rada e porto di Napoli” Tipografia della guerra, Napoli 1828.
Carlo Randaccio: “Storia delle Marine militari italiane dal 1750 al 1860 e della Marina militare italiana dal 1860 al 1870.” Forni, Roma 1886 .
Girolamo Ulloa: “Napoli e il suo porto militare” Civelli, Firenze 1870”
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