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Metamorfosi di un eccellenza, dagli arditi incursori agli uomini del COMSUBIN – parte II di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEI MILITARI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: incursori

il CC Aldo Massarini con i primi arditi incursori, Varignano anni ’50

Il titolo Metamorfosi di un eccellenza deriva da un libretto scritto dall’Ammiraglio Natale Proto, uno dei protagonisti del cambiamento, che voglio ricordare all’inizio di questo piccolo contributo storico di quel periodo in cui i sopravvissuti alla guerra seppero ricostruire con umiltà e tenacia questa componente gloriosa della nostra Marina.

Le prime esercitazioni nell’ambito dell’Alleanza NATO
Alla fine del 1952 i primi team di Arditi incursori incominciarono ad operare al di fuori delle aree di addestramento classiche. Con la prima partecipazione all’esercitazione DITEX “Leone di San Marco” diedero prova di aver raggiunto il livello operativo necessario. I team, tramite due MAS con 5 operatori l’uno, si trasferirono via terra fino a Barletta ed effettuarono un attacco a nuoto all’incrociatore Garibaldi (di allora) ed alle infrastrutture portuali di Bari, sotto l’occhio attento del Contrammiraglio Mimbelli, M.O. della guerra, che comandava la 3 divisione a Brindisi. Nell’ottobre del 1952 parteciparono alla prima esercitazione NATO a Dogan Bey, in Turchia, confrontandosi con successo con gli analoghi reparti stranieri durante l’esercitazione LONG STEEP. 

corsi 1952 -193 - estratto da "Profilo di una metamorfosi 1952-1953" dell'ammiraglio di divisione Natale Proto

corsi 1952 -193 – estratto da “Profilo di una metamorfosi 1952-1953” dell’ammiraglio di divisione Natale Proto

Nascita degli Arditi Incursori
Nel frattempo questa nuova specialità fu denominata Arditi Incursori ed il suo iter formativo comprendeva una prima fase alla scuola del genio Pionieri della Cecchignola, Roma, dedicata al combattimento terrestre  ed all’uso degli esplosivi, seguita da una seconda al Varignano per l’addestramento anfibio, basato soprattutto su nuoto su lunghe distanze, impiego di canoe e gommoni e sbarco clandestino.  Due sottufficiali del primo corso  furono inviati alla scuola militare alpina ad Aosta per conseguire il brevetto dii rocciatore guida. Questi due apripista, che in seguito iniziarono generazioni di incursori all’arrampicata in roccia, erano il 2 Capo Teppati ed il Sc Kalan. In ultimo, la terza fase prevedeva un campo organizzato a Bocca di Magra, nella pineta di villa Fabricotti dove tra nuotate notturne, arrampicate sulle falesie vicine ed esplosioni a Punta Bianca, si concludeva il corso.  Quegli uomini del I e II corso, nel 1953 costituirono il primo Gruppo Arditi Incursori.

MARICENTRARDIN
Nello stesso anno era stato costituito un nuovo Comando alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore della Marina, il MARICENTRARDIN al comando del Capitano di Corvetta Aldo Massarini. Il Gruppo Scuole, responsabile dell’addestramento, era stato assegnato al Tenente di vascello Antonio Benedetti mentre al Tenente di vascello Natale Proto quello del Gruppo Arditi Incursori.

Le attività operative si moltiplicarono sia in campo nazionale sia in quello NATO. Le abilità degli Arditi Incursori di infiltrarsi con facilità in qualsiasi teatro operativo li rese popolari, a volte con un senso di invidia per quegli uomini in grado di stare a mollo una notte intera, pagaiare sui battelli pneumatici anche su lunghe distanze, e poi marciare per 8 chilometri per raggiungere il loro obiettivo. D’altronde erano gli eredi di coloro che avevano umiliato la Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale, ora alleati in un mondo che stava entrando in pieno nella guerra fredda. In quegli anni eroici, in quel manipolo di uomini nacque lo spirito di corpo che ancor distingue questa importante componente della Marina Militare Italiana.

ammiraglio Antonio Scialdone

Nell’esercitazione DELFINO BIANCO, nel settembre 1954, agli Arditi Incursori furono assegnati degli obbiettivi lungo la fascia costiera adriatica. Per evitare di essere scorti dalla sorveglianza costiera, gli operatori arrivarono a nuoto, rilasciati a due miglia dalla spiaggia da dei battelli pneumatici, rilasciati dal largo dalla nave Daino comandata dalla MO TV Antonio Scialdone. Il Daino aveva proceduto a lentissimo moto simulando di essere uno dei tanti pescherecci intenti alla sciabica. Racconto questo episodio perché, come raccontò l’ammiraglio Natale Proto nel suo libro “Profilo di una metamorfosi“, come tutte le nuove esercitazioni fu fonte di lezioni acquisite. A causa del malore ad un operatore, a causa del freddo, i colleghi furono costretti ad aiutarlo a spogliarsi … il problema era che la sottomuta dell’epoca consisteva in un unico pezzo di lana bianca, decisamente visibile al buio e poco idoneo per operatori occulti. L’odierna sotto muta in due pezzi verde oliva fu concepita proprio in quella buia e fredda notte. Questo forse fu il segreto di questi uomini straordinari: sperimentare e migliorarsi continuamente alla ricerca dell’eccellenza.

Il Varignano negli anni ’50

ammiraglio Gino Birindelli

Il Comando del MARICENTROSUB era stato assegnato a CV M.O. Gino Birindelli al quale era stata assegnata anche la direzione del Centro Arditi Incursori, fino allora gestita dall’ammiraglio Giorgini, primo comandate dei mezzi di assalto di superficie all’inizio del secondo conflitto mondiale. Nel 1953, nell’antico comprensorio del Varignano, sede antica di un Lazzareto, trovarono  ospitalità tre Comandi diversi: il MARIDIFE, al comando del CV Vannutelli, MARICENTROSUB, CF VESCO e MARICENTRARDIN con il CC Massarini a cui era stata assegnata, per vari motivi, la vecchia batteria ristrutturata del forte di Santa Maria, posta ad un’estremità del seno del Varignano. A parte una brevissima parentesi, in cui era stato creato il MARISUBARDIN, su proposta di Birindelli il 21 gennaio del 1956 avvenne la fusione tra MARICENTROSUB E MARICENTRARDIN in un nuovo comando chiamato MARICENSUBIN, nel quale confluirono gli operatori Gamma del MARICENTROSUB e gli Arditi Incursori.  Di fatto il 1956 vide, dopo tre anni in cui erano stati brevettati 18 Ufficiali e 200 Sottufficiali,  la chiusura del capitolo Arditi Incursori. Nel 1957 fu incorporata anche la Sezione Tecnica Autonoma di Bacoli, riunendo cosi in un unico Comando tutte le risorse operative più pregiate.

tenuta degli incursori navali, ex gamma – foto di famiglia

1956 – La nascita del Gruppo Incursori
La componente operativa assunse la denominazione di GRUPPO INCURSORI, suddivisa in due aliquote di Incursori Navali e Incursori Costieri. Questo comportò che gli operatori Gamma dovettero completare il loro tipico addestramento di guastatori  ed incursori navali apprendendo le tecniche di combattimento terrestre, mentre gli Arditi Incursori, fino allora addestrati ad operare in un teatro più terrestre, dovettero apprendere le tecniche di combattimento ed assalto subacquee, tipiche dei sommozzatori Gamma. Questi giovani uomini non potevano avere istruttori migliori, in quanto molte delle  medaglie al valore erano presenti al Comando, trasferendo con fermezza ma anche con grande umanità e semplicità la loro esperienza ai nuovi allievi.  Alcuni di loro li ricordo ancora quando da ragazzo, quando frequentavo il Varignano come tanti figli di questa grande piccola famiglia, intenti a sistemare in banchina le loro attrezzature, intrecciare cordami, rassettare le loro cale. Non c’era autorità nei loro occhi ma grande autorevolezza.

il GOI nel 1965

La nascita del corso ordinario incursori
Questo cambiamento epocale comportò molte difficoltà dal punto di vista dei criteri di arruolamento, dell’iter formativo, della scelta dei nuovi materiali. Nell’agosto del 1956 fu approvato l’uso del basco verde ancor oggi in dotazione agli incursori della Marina Militare. 

Il corso ordinario incursori fu distribuito nell’arco dell’anno in tre fasi: la fase terrestre (su dodici settimane) ora realizzata interamente al Varignano, la fase acquatica e la fase anfibia. Fu in quel periodo che si decise di creare le specializzazioni IEF (Istruttori Educazione Fisica) e SO (Servizio Ordine) per gli operatori più anziani al fine di consentire a tale personale un impiego in componente, o comunque di prestigio, anche al termine della vita operativa nel Gruppo Incursori. Questi sottufficiali anziani venivano addestrati con corsi aggiuntivi anche presso altre Scuole militari. Gli SO, ad esempio, seguivano un lungo corso alla Scuola Sottufficiali del Carabinieri di Firenze, specializzandosi in materie giuridiche e di investigazione.

 
Le attività operative degli Incursori prevedevano intensi allenamenti durante la settimana che culminavano con la massacrante notturna del venerdì sera. Il sabato mattina era riservato alle visite mediche ed alle pratiche personali. Le esercitazioni complesse del Gruppo incursori prevedevano anche sei-sette ore in mare, respirando dai loro ARO durante la fase di  avvicinamento agli obbiettivi navali. A volte gli obiettivi prevedevano un avvicinamento dal mare, la scalata di ripide pareti di roccia, bivacchi in occultamento in prossimità degli obiettivi e l’attacco finale in condizioni meteorologiche estreme. Al termine avveniva il recupero degli operatori con i battelli pneumatici in corsa. 

In questo periodo di intensa crescita professionale, avvenne un ultimo cambiamento; nel 1961, il MARICENSUBIN venne rinominato COMSUBIN, attuale indirizzo telegrafico del Raggruppamento Subacquei ed Incursori Teseo Tesei. Il COMSUBIN permise di fare un nuovo passo in avanti portando gli operatori a specializzarsi con corsi avanzati tenuti da un Gruppo Addestramento Avanzato, di fatto un corso integrativo per trasmettere ai nuovi brevettati la loro esperienza e fargli acquisire altre capacità come l’abilitazione all’aviolancio con paracadute ottenuta presso la caserma SMIPAR di Pisa.

Un’ultima curiosità di quegli anni. Il primo lancio fu effettuato al piccolo aeroporto di Tassignano, nei pressi di Lucca, era il luglio del 1962.  

Tutto ciò che segue è storia moderna … ma il loro spirito, nato tra le dune del Serchio, continua. 

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1 commento

  1. carlo pellerano carlo pellerano
    24/03/2019    

    Ho avuto, durante la mia carriera Militare, l’Onore di far parte del Raggruppamento, in qualità di membro del GOI Sezione Tecnica Per motivi prettamente famigliari. dovetti chiedere di cambiare sede, ma il “Forte” mi è rimasto nel cuore, e mi sento ancora legato a questo Comando. Le lunghe notturne del venerdì e del martedì, erano un momento di aggregazione che creavano lo spirito di corpo.fluctibus irruit in hostem”

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