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  Address: OCEAN4FUTURE

Dino Buzzati, cronista di guerra sul mare

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: LETTERATURA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Dino Buzzati, racconti di guerra

 

Lo scrittore Dino Buzzati visse il secondo conflitto come inviato di guerra per il Corriere della sera, imbarcato a questo scopo su ben tre navi militari della Regia Marina operanti nel mare Mediterraneo fra il 1940 e il 1943. Ebbe il suo battesimo del fuoco a capo Teulada il 27 novembre 1940.  Sempre attento e fine osservatore, raccontò le sue esperienze nei suoi numerosi articoli scritti per il giornale, poi solo in parte raccolti nel volume postumo, Il buttafuoco: Cronache di guerra sul mare, un libro ahimè introvabile se non in qualche biblioteca.

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Gli episodi evocati più noti: lo scontro navale di Gaudo del 28 e 29 marzo 1941, culminato nella battaglia di capo Matapan, ed il disastro del convoglio Duisburg del 9 novembre dello stesso anno, scortato da alcune navi da guerra della Regia Marina e diretto in Libia per rifornire le truppe dell’Asse in Africa settentrionale. Il convoglio fu attaccato e distrutto da una squadra navale della Royal Navy di base a Malta. Nel libro vi sono altri articoli che raccontano la vita di ogni giorno sulle “regie navi” viste non come aride strutture metalliche ma pulsanti di vita propria.

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CV MOVM Giorgio Giorgis

Toccante, quasi fosse un articolo di fondo, il racconto, quasi un necrologio, del quarantatreenne capitano di vascello Giorgio Giorgis, ultimo Comandante del Regio Incrociatore Fiume, che a capo Matapan “volle affondare con l’unità al suo comando. La “familiarità” con il comandante Giorgis permise all’autore di introdurre, nella commemorazione del 1941, alcuni dettagli particolari dell’ufficiale, inviato con il suo equipaggio a sicura morte da uno Stato Maggiore quanto meno incompetente. Lo descrive in maniera straordinaria, evidenziando il suo carattere nobile e austero, autorevole e discreto, abituato a vivere “parecchio da solo» sottocoperta … circonfuso» da “una luce vagamente di favola“. Nel ricordo di un brevissimo scambio di battute con lui emerse l’«elementare dovere» di ogni comandante, “fondamento della moralità”, dotato di “rara eleganza formale” della persona che appariva corrispondere a ”una ancor più rigorosa eleganza dell’animo”.

Chi ha servito negli ultimi decenni del secolo scorso la vita nella Marina Militare potrebbe ricordarne alcuni, una specie in via di estinzione come d’altronde nella società che ci circonda. Uomini semplici, senza compromessi, sorretti da una forza morale ed etica. Ne ho conosciuti alcuni da giovane ufficiale, che non avevano bisogno di chiedere, bastava uno sguardo … vivevano solitari, incontrando lo staff solo quando necessario, eppure sapevano tutto, sembrava che respirassero insieme alle lamiere della nave; ne assaggiavano la vita.

Sembrerebbe che il testo raccolto nel Il Buttafuoco sia differente dal resoconto di guerra pubblicato a suo tempo sul «Corriere», forse un dattiloscritto custodito in vista di una diversa opportunità di stampa ma non è questo l’aspetto che voglio sottolineare. Buzzati è un testimone, reale di quello che gli accade intorno … un Terzani di quel periodo bellico, che disegna ciò che lo circonda facendolo rivivere ai lettori.

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Nel tragico evento di Matapan, descrive gli ultimi attimi del comandante Giorgis che, dopo aver ordinato l’abbandono nave ed essersi assicurato della salvezza dei suoi uomini, si allontana verso la prua ormai inclinata, accendendosi l’ultima sigaretta, condividendone la sorte. Nell’articolo del quotidiano si da risalto ai suoi ultimi momenti, misurati ed estremi o, come scrisse Buzzati, un “fondale tragico” dell’azione che amplifica la drammaticità del momento tra il fuoco implacabile del nemico, i fumi, le vampe di cannoni, ed il “segno vermiglio” sulla guancia di Giorgis causato da una scheggia di granata. Quegli ultimi attimi, quasi irreali, fino all’ultimo fuoco per accendere l’ultima sigaretta prima di svanire avvolto nel suo cappotto di navigazione in quella nebbia, unendo il suo destino a quello della sua nave.

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La descrizione cronologica è implacabile, scandita dagli eventi, in una frenesia crescente per gli allarmi aerei e poi navali del nemico.  La comparsa del primo velivolo nemico sull’orizzonte, ormai illuminato solo dall’ ”ultimo tramonto” che mostra inquietanti “sagome nere contro l’estremo alone rosso dell’ovest” anticipano una fine annunciata. E poi l’attesa, pathos ricorrente nei romanzi di Buzzati, e l’attacco implacabile degli aerosiluranti nemici. Seguita dalla conta via radio, dopo la fine dell’incursione nella ricerca affannosa delle navi “a una a una nell’ombra” della notte. Fino alla scoperta dell’incrociatore Pola.

In questa drammaticità il folle ordine dell’ammiraglio Angelo Iachino di inviare in suo soccorso, in bocca ai lupi, l’incrociatore pesante Zara e due cacciatorpediniere, ed il Fiume,  nave dove Buzzati era stato imbarcato. “Barbagli bianchi si aprivano nella fossa estrema della notte, ora con precipitosa successione, ora con lunghe pause” … “insieme appariva lo splendore sinistro dei proiettili illuminanti che calavano rossicci come globi infocati fino a spegnersi in mare”.

In un altro articolo parla di una azione aeronavale italiana vittoriosa nel canale di Sicilia. I MAS, piccole unità che tanti atti di valore avevano regalato alla Marina, affondarono una grande unità nemica e un caccia nel Mediterraneo. Buzzati, dopo una settimana dall’evento, descrive questa azione resa nota dal Bollettino n. 414: “Nella giornata di ieri, il Mediterraneo centrale è stato teatro di una cruenta battaglia aeronavale, riuscita vittoriosa per i nostri valorosi equipaggi […]. […] nella notte, unità leggere della nostra Marina, con alto spirito di aggressività, hanno attaccato le navi britanniche: un nostro “Mas”, al comando del capitano di fregata Sforza, ha affondato una grande unità imprecisata, mentre il Mas 533, al comando del tenente di vascello Pascolini, ha affondato un cacciatorpediniere. Tutte le nostre unità sono riuscite a disimpegnarsi e a rientrare alle loro basi con lievissimi danni.

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MAS 532

Questo il bollettino ufficiale, coerente alla propaganda di guerra, ma sulla veridicità degli esiti ci sono dubbi. Questo non fu un problema per Buzzati che ancora una volta si concentrò sul lato umano, privilegiando lo stato emotivo dei marinai italiani ma anche le inquietudini dei britannici, tementi gli agguati della notte dopo le frustrazioni dovute agli attacchi aerei subiti nel corso del giorno. Immagini che solo chi le ha vissute può provare a dipingere. E come chiosa, le parole che Buzzati attribuisce al giovane comandante Pascolini che ipotizza di avere colpito la nave nemica: “le bionde vedette invano passano e ripassano le lenti dei binocoli sulla distesa marina, che sembra ora assolutamente deserta”. Parole che vanno oltre la propaganda di guerra. Buzzati, uomo delle montagne, ha assaggiato il mare e lo restituisce con colori vividi.

Immagini che ricorrono anche nell’articolo … Fine di un sommergibile nemico in cui lo scrittore bellunese scrive: “Ecco lo schianto della prima bomba di profondità: pare che venga da un sotterraneo remoto… Il sommergibile viene su in mezzo ad un frenetico ribollio, assomigliando ad un bestione in furore: è stato colpito e ora cerca una disperata salvezza, cerca di sfuggire all’ abisso che lo aspira. Quale dramma si compie nella cavità dello scafo? Poi il mostro si riaffonderà nel gorgo, finché non resta che un tremolio di risucchio che adagio si estingue…“. Un Buzzati da riscoprire e da meditare.

Andrea Mucedola

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