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Il mistero dell’affondamento dell’USS Scorpion

Reading Time: 10 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEAN ATLANTICO
parole chiave: USS Scorpion

 

Nel febbraio del 1968, il sottomarino nucleare USS Scorpion partì da Norfolk, Virginia, e si diresse verso il Mar Mediterraneo. Aveva quasi un decennio di onorato servizio alle spalle e si preparava ad un nuovo tour operativo. Ma questa volta qualcosa andò storto e non fece più ritorno.

Cosa successe a quel sottomarino?
Dopo tanti anni ancora la vicenda è avvolta nel mistero. Su questa dramma del mare sono stati scritti diversi libri. Ed Offley, autore, ricercatore e storico, in un articolo pubblicato su Historynet.com ha proposto una nuova ipotesi, basata su testimonianze inedite di alcuni ex marinai che erano di servizio in quella notte tragica al centro di comunicazione.

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USS Scorpion il giorno del varo

Le missioni dei sottomarini sono sempre avvolte nella segretezza in quanto la conoscenza della loro posizione è estremamente sensibile: rivelarla comprometterebbe i requisiti strategici e tattici della missione. I sottomarini nucleari in operazione riferiscono, in genere ogni 24 ore, al comando di appartenenza con un rapporto di controllo (Check). I messaggi trasmessi hanno un’alta classifica e non tutti sono autorizzati a leggerli.

In piena guerra fredda solo pochi ufficiali erano autorizzati a leggere i messaggi dei sottomarini statunitensi impegnati in missioni segrete. In realtà gli operatori radio erano a conoscenza che il sottomarino, originariamente programmato per rientrare direttamente dal Mediterraneo a Norfolk, venerdì 17 maggio era stato dirottato a più di 1.000 miglia a sud-ovest, presso le Azzorre, per monitorare in maniera occulta un gruppo navale della marina sovietica. Le missioni di ombreggiamento ovvero di tallonamento occulto di unità nemiche per studiarne i movimenti erano tipiche durante la guerra fredda e tutti sapevano che non presentavano pochi rischi.

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CDR (USN) Francis Slattery, comandante del USS Scorpion

Quel giovedì mattina, al cambio guardia, gli operatori del centro di comunicazione si trovarono di fronte un folto gruppo di alti ufficiali, inclusi diversi ammiragli ed un generale del Corpo dei Marines, visibilmente agitati. Il motivo era l’inspiegabile silenzio dell’USS Scorpion, al comando del capitano di fregata Francis Slattery, scomparso con gli altri 98 membri del suo equipaggio. La cosa che, secondo Offley, colpì il personale del centro di comunicazione fu l’apparente interesse a nascondere la notizia piuttosto che a cercare di capire che cosa era realmente successo. 

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USS Scorpion,  27 giugno 1960 al largo di New London, Connecticut durante le prove in mare (U.S. Naval History and Heritage Command)

Una sensazione che divenne evidente sei giorni dopo il suo ultimo check, quando il sottomarino non rientrò in porto come previsto. La versione ufficiale della Marina fu semplicemente che non era rientrato da una missione di routine, scomparendo alle ore 01 pm del lunedì 27 maggio 1968 in una località sconosciuta mentre era in rientro a Norfolk. Secondo il resoconto ufficiale, l’USS Scorpion avrebbe dovuto riemergere al largo dei Virginia Capes nelle ore mattutine del 27 maggio e contattare il Submarine Squadron 6 di Norfolk in tarda mattinata, stabilendo come previsto un contatto radio prima di entrare in porto. Tutto era pronto per il suo rientro e i familiari attendevano i marinai al molo 22. 

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USS Orion, nave appoggio sommergibili

All’ufficio del Submarine Squadron 6 a bordo del tender per sottomarini USS Orion, nessuno sospettava ancora che qualcosa non andasse. Ma quando, alle 13:00, l’orario di arrivo divenne incerto, il personale di guardia iniziò a preoccuparsi. Avvisi informali iniziarono a essere inviati a vari quartier generali dell’unità. Alle 14:15, all’Anti-Submarine Warfare Force Command della flotta atlantica, l’ufficiale di servizio ricevette un ordine diretto al quartier generale della Submarine Force Atlantic (SUBACLANT) che chiedeva al Naval Aviation Command di iniziare immediatamente una ricerca con i velivoli da pattugliamento a lungo raggio lungo la rotta da Norfolk alle Bermuda per ricercare tracce del sottomarino.

Un’ora dopo SUBACLANT dichiarò formalmente un evento “SUBMISS” (sottomarino scomparso) e, inoltre, ordinò a tutte le unità in porto di salpare con un preavviso di un’ora. Poco dopo le 18:00, WTAR-TV, l’affiliata della CBS a Norfolk, citando fonti anonime della Marina, diede la notizia che l’USS Scorpion era scomparso in mare. Un operatore del centro, Hannon, che aveva prestato servizio sull’USS Triton ed aveva esperienza di sottomarini, fu particolarmente turbato dalla situazione. Un evento SUBMISS era sempre una situazione di alta tensione ma i funzionari più che dell’evento sembravano più preoccupati a nascondere qualcosa. Il fatto che il venerdì 24 maggio COMSUBLANT fosse già a conoscenza della scomparsa del sottomarino non aveva impedito di annunciarne il ritorno come da programma. Una speranza di un miracolo o qualcosa di misterioso? Ancora il 27 sera, in una conferenza stampa al Pentagono, il Capo delle Operazioni Navali (CNO), ammiraglio Thomas H. Moorer, aveva offerto una speranza alle famiglie, citando le cattive condizioni meteorologiche che avrebbero potuto ritardare l’arrivo in porto.

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ammiraglio Thomas H. Moorer

Le operazioni di ricerca continuarono nella settimana successiva, con dozzine di navi e velivoli da pattugliamento che continuarono a perlustrare l’oceano aperto. Dopo diversi giorni, lo sforzo si ridusse a cinque caccia, cinque sottomarini e una rifornitrice suddivisi in due task group, distaccati a 12 ore di distanza l’uno dall’altro, su una linea di fronte di 48 miglia. Inutilmente. La Commissione di inchiesta esaminò tutte le informazioni, compreso l’ultimo, disponibile, messaggio del sottomarino. Quello che colpì maggiormente il personale del centro di comunicazione fu il fatto che le alte sfere negarono di essere al corrente da subito della perdita del sottomarino, mentendo dietro giuramento. Fra di loro il vice ammiraglio Arnold F. Schade, comandante della SUBACLANT, che aveva testimoniato sotto giuramento che quello che Hannon e i suoi colleghi avevano visto e sentito non era vero. Secondo Offley nessuno rivelò ciò che il personale del Centro di comunicazione aveva sempre saputo, cioè che l’emergenza USS Scorpion era iniziata nella tarda serata di mercoledì 22 maggio.

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nave da ricerca USNS Mizar

Il 26 luglio 1968, fu presentato un rapporto riservato sull’incidente. Alla fine di ottobre arrivò la notizia del ritrovamento del relitto del sottomarino, da parte della nave da ricerca USNS Mizar, che per settimane aveva esplorato un’area di 12 miglia quadrate a sud-ovest delle isole Azzorre. Il relitto si trovava sul fondo del mare ad oltre tremila metri di profondità. Il 31 gennaio 1969 la Marina statunitense rilasciò una dichiarazione non classificato delle conclusioni della commissione di inchiesta, che in pratica diceva che “The certain cause of the loss of Scorpion cannot be ascertained from any evidence now available.”

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la poppa del USS Scorpion – Woods Hole

Questo non impedì a molti ricercatori di investigare sul misterioso evento. Quindici anni dopo la scomparsa dello USS Scorpion, l’ammiraglio Schade rivelò alcuni particolari che confutarono il resoconto ufficiale della scomparsa del sottomarino. Il 27 aprile 1983, l’ammiraglio descrisse la partenza del sottomarino dal Mediterraneo poco dopo la mezzanotte di venerdì 17 maggio 1968.

 “When they were coming out [of the Mediterranean], we normally diverted them into the Polaris base at Rota, Spain, for a couple of days for a [torpedo] load-out and [to obtain] a couple of things they might need before leaving the area. And [Scorpion] reported that their condition was so good that they didn’t even need to stop.

Una routine normale se non avesse aggiunto: “We had general information of a [Soviet] task force operating over in that general area. So we advised [Scorpion] to slow down, take a look, see what they could find out. As far as we know they never made contact, they never reported on that.

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USS Scorpion (SSN-589) nel Mediterraneo, 1968, circa un mese prima del suo incidente – photo credit USN Navy 

Una chiara ammissione della missione di ombreggiamento del gruppo navale sovietico. Ma non era tutto. “They were due to report in to us shortly thereafter,” Schade went on, referring to the three-day period cited by the court—May 19 through May 21—in which the Scorpion’s surveillance of the Soviet warships was to have taken place. “It was at that time we got a little suspicious, because they did not report, they did not check in, and then when we got to the time limit of their check-in, they were first reported as overdue.

Schade, forse inavvertitamente, contraddisse la testimonianza giurata che aveva rilasciato alla Commissione d’inchiesta 15 anni prima. Un rimorso di coscienza o un errore dovuto all’età?

As far as we were concerned all was clear, and she should have kept coming. And then, within about 24 hours after that, she should have given us a rather long, windy, résumé of her operations. … And when they did not respond, almost immediately that’s when we first became suspicious, that’s when we followed up with other messages, and really, it was just a matter of hours that we became somewhat concerned.

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la prua del USS Scorpion – Woods Hole

In pratica un’ammissione del “24 check message” che non era stato rispettato e che li aveva insospettiti non poco. Furono le rivelazioni di Schade sullo Scorpion che spinse Offley ad approfondire nei successivi 24 anni questo mistero, Dopo l’arresto, avvenuto nel 1985, di John Walker, supervisore in servizio presso il centro di comunicazione del COMSUBLANT la notte in cui lo Scorpion scomparve, si scoprì che lavorava per conto dei sovietici, vendendo materiale top secret che, tra le varie cose, aveva permesso di scoprire le comunicazioni del battello.

Più di quattro decenni dopo la scomparsa della USS Scorpion, gli ex operatori del centro di comunicazione, Mike Hannon e Ken Larbes decisero di rompere il silenzio rivelando un ultimo importante particolare che avevano scoperto nelle ore frenetiche del 22-23 maggio 1968: “There were officers openly discussing the fact that they believed the Scorpion had been sunk,” e Hannon rivelò di aver sentito per caso che l’affondamento dello Scorpion era stato monitorato dal sistema di sorveglianza acustica top secret della Marina (SOSUS), una rete di sensori acustici subacquei utilizzati per monitorare e tracciare sia i sottomarini che le navi di superficie. Gli idrofoni SOSUS nell’Atlantico “did hear the explosion,” e aggiunse che “a Soviet submarine was tracked leaving the area at a high rate of speed.” Anche questa affermazione non è stata confermata dalla USN.

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Il relitto
Le immagini del relitto, studiato inizialmente dal Trieste II, mostrano che il battello si infilò nel sedimento della piana abissale. Molti dei compartimenti erano scomparsi: la torretta era distaccata dal corpo principale, le lamiere erano contorte, tutti segni di una forte implosione. L’indagine della USN, usando ispezioni fotografiche e video del relitto nel 1969, affermò che il battello implose. Secondo il Gruppo di Analisi Strutturale, le immagini mostrano che la stanza dei siluri era intatta, anche se era stata schiacciata dal comparto operativo a causa della pressione idrostatica. Sebbene gli evidenti effetti dell’implosione dello scafo, il Gruppo non poté escludere un sabotaggio o una collisione come cause “plausibili” della distruzione dello Scorpion. Inoltre, secondo il loro rapporto, la posizione delle antenne avrebbe indicato che il battello nel momento precedente l’affondamento fosse probabilmente vicino alla superficie. Poi qualcosa avvenne. Secondo le analisi acustiche (non confermate dalla USN)  vi fu un segnale precursore, circa 22 minuti prima del treno acustico che rivelava l’affondamento dello Scorpion, che  poteva essere risultato da un’esplosione interna seguito da altri 14 segnali eventi acustici con caratteristiche simili a delle esplosioni.

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la prua del USS Scorpion ripresa dal Trieste – credit USN

In sintesi, cosa era successo quel giorno? Un guasto tecnico o uno scontro accidentale o deliberato negli abissi fra due sottomarini? O forse l’esplosione accidentale di un siluro? Forse non lo sapremo mai.

Diversi libri, più o meno fantasiosi, sono stati scritti sull’argomento. Tra di essi voglio citare l’accurato saggio di Stephen Johnson, Silent Steel: The Mysterious Death of the Nuclear Attack Sub USS Scorpion. Per completezza Blind Man’s Bluff: The Untold Story of American Submarine Espionage, del 1999, che ipotizzò lo scoppio di un siluro al suo interno e poi, nel 2005, Red Star Rogue: The Untold Story of a Soviet Submarine’s Nuclear Strike Attempt on the U.S. in cui l’autore, Kenneth Sewell, affermò che lo Scorpion fosse stato invece affondato per rappresaglia da un sottomarino classe Echo sovietico come risposta all’incidente che coinvolse il sottomarino sovietico K 129, al largo di Pearl Harbor presumibilmente nel marzo 1968, un’ipotesi in qualche modo ripresa anche da Offley.

In realtà ci sono ancora molti dubbi e la USN ritiene ancora che si trattò di un incidente tecnico. L’USS Scorpion implose non riuscendo a mantenere la quota per un problema sconosciuto. Anche le presunte intercettazioni SOSUS citate da Offley non furono confermate. Qualunque cosa sia successo si trattò di una storia scomoda che la Marina statunitense forse volle lasciare nascosta in tempi in cui, come oggi, non era politically correct ammettere certi tipi di missioni.

Andrea Mucedola

 

Fonti
Stephen Johnson, Silent Steel: The Mysterious Death of the Nuclear Attack Sub USS Scorpion, January 6, 2006, Wiley, 2006, p. 304, ISBN 0-471-26737-6.

Immersione Rapida, il Saggiatore, Milano 1999 Sherry Sontag, Christopher Drew, Blind Man’s Bluff: The Untold Story of American Submarine Espionage, 3 ottobre 2000, Harper Paperbacks, 2000, p. 432, ISBN 0-06-097771-X.

Kenneth Sewell, Clint Richmond, Red Star Rogue: The Untold Story of a Soviet Submarine’s Nuclear Strike Attempt on the U.S., 26 settembre 2006, Pocket Star, p. 480, ISBN 1-4165-2733-8.

Ed Offley, Scorpion Down: Sunk by the Soviets, Buried by the Pentagon: The Untold Story of the USS Scorpion, 20 aprile 2007, Perseus Books Group, 2007, p. 480, ISBN 0-465-05185-5.

 

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