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Pompei ed Ercolano anno 79 d.C.: lo scenario marittimo – parte II

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: I SECOLO 
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Vesuvio, flotta Miseno
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Lo scenario di questa operazione navale fu notoriamente il golfo di Napoli durante la prima e più violenta delle eruzioni vesuviane avvenute in epoca storica. Sappiamo infatti che in tale periodo le eruzioni vesuviane furono una settantina, di cui una sola “pliniana” (VEI [15] 5-6; nel 79), due “sub-pliniane” (VEI 4; negli anni 472 e 1631) e le altre minori, ancorché tutte esplosive.

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Di queste, le tre ultime eruzioni più violente (VEI 2) sono state quella del 1872, che apparve spaventosa, quella del 1906 – la maggiore eruzione del ‘900 – e infine quella del 1944, che punì l’imprudenza degli Americani mettendo fuori servizio 88 bombardieri B52 sepolti dalla cenere. Le descrizioni delle eruzioni più violente e documentate, sia del Vesuvio (a partire da quella del 1631), sia di altri vulcani con caratteristiche similari, contribuiscono notevolmente alla comprensione di quanto si palesò davanti alle navi romane nel 79.

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Fino al giorno dell’eruzione, il golfo di Napoli era considerato uno dei luoghi più importanti ed incantevoli dell’impero, presentando lungo la costa, a partire da Miseno, una serie pressoché ininterrotta di porti, strutture urbane, terme, ville marittime ed altri edifici, tanto da offrire l’aspetto di una città continua [16].

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La particolare importanza dei porti del golfo era dovuta sia alla valenza strategica dei loro traffici marittimi nell’ambito del Mediterraneo (soprattutto per l’afflusso del grano dall’Egitto a Pozzuoli), sia alla straordinaria estensione dei propri commerci anche negli oceani, raggiungendo sotto il principato di Vespasiano il golfo del Bengala fino al Gange [17]; dei commerci con l’India aveva certamente beneficiato anche Pompei [18]. La parte del golfo di Napoli che venne direttamente colpita dall’eruzione fu la fascia marittima vesuviana, compresa fra le ville marittime a Nord-Ovest di Ercolano [19] e l’agglomerato residenziale di Stabia.

La linea di costa è mutata dall’antichità ad oggi, sia per effetto delle variazioni del livello del mare – soprattutto nei tratti della costa flegrea soggetta al bradisismo –, sia per varie modificazioni conseguenti al vulcanismo o al riversamento in mare di materiali piroclastici provenienti dalle maggiori eruzioni. Ciò nonostante, la conformazione generale del golfo e dei suoi fondali è rimasta a grandi linee la stessa, consentendoci di ritenere sostanzialmente applicabili anche all’antichità le nostre conoscenze relative alle condizioni meteo-oceanografiche locali stagionali – con particolare riguardo al moto ondoso, al regime delle correnti e della marea –, nonché al fenomeno occasionale del maremoto [20].

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museo di Baia, nave militare romana

La conoscenza dello scenario è comunque collegata alla stagione in atto al momento dell’eruzione, e pertanto alla soluzione dell’annoso problema della data [21]. Il reperimento di due antichi graffiti appare aver definitivamente chiuso la questione, fissando l’inizio dell’eruzione al 24 ottobre, consentendo il conseguente calcolo esatto delle ore romane in quel giorno e permettendo altresì di verificare che si trattò di un normale giorno feriale, poiché la data non coincide con alcuna delle feste calendariali fisse, né con le nundine (i giorni festivi della pseudo-settimana di otto giorni dei Romani) [22].

Nel 79 d.C. la marina da guerra romana aveva alle spalle oltre quattro secoli di vita come forza navale organizzata, ed aveva maturato 340 anni di esperienze belliche navali di grande rilievo, esercitando quel dominio del mare che aveva consentito a Roma di espandersi su tutte le rive del Mediterraneo ed oltre, fino alla Britannia, dopo aver sconfitto in battaglia navale, una dopo l’altra, tutte le più agguerrite ed esperte potenze navali dell’epoca [23].
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ottaviano-augusto.jpgAll’avvento del principato, Augusto aveva conferito alle forze armate romane un assetto stabile, istituendo legioni e flotte permanenti schierate in funzione dei loro compiti strategici. In tale contesto, la flotta Misenense, creata con una buona metà della forza navale vittoriosa ad Azio, aveva il compito di proteggere Roma, l’imperatore e l’intero versante tirrenico della Penisola, oltre ad essere lo strumento navale di più immediato impiego per intervenire e operare in qualsiasi parte del Mediterraneo per la tutela della legalità e in caso di esigenze belliche. Una costante attenzione veniva riservata al golfo di Napoli ed alle acque contigue, per la presenza di numerose ville marittime imperiali disseminate sulle coste e sulle isole, oltre a vari altri obiettivi sensibili, come il porto di Pozzuoli e la cittadina di Baia, ritrovo abituale dei personaggi più in vista dell’Impero [24].

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La forma di insenatura a doppio bacino fece di Miseno, sin dall’epoca arcaica, un porto militare. In età augustea fu potenziato e costituì, fino al periodo tardo-antico, una delle più importanti basi navali militari dell’impero romano, sede della flotta pretoriana.

Al momento dell’eruzione, la flotta Misenense era un organismo già ultracentenario, con un’organizzazione ben collaudata e rispondente, e con un addestramento reso ottimale dalle ininterrotte attività operative e addestrative in mare e in porto.

Il comandante in capo della flotta imperiale basata a Miseno era il Plinio maggiore, detto “il Vecchio”, per distinguerlo dal nipote, e spesso chiamato “il Naturalista” a causa della sua enciclopedica Naturalis historia, la sola delle sue opere pervenuta fino a noi. In realtà, Gaio Plinio Secondo non era certamente un vegliardo – aveva solo 56 anni – ed era un uomo di valore, sia per le sue molteplici opere letterarie, ma anche per le esperienze militari acquisite nel più ampio contesto della carriera equestre. In particolare, nella sua vasta produzione letteraria vi erano ben 102 libri, con una netta prevalenza di quelli storici. Plinio era dunque soprattutto uno storico, e tale veniva considerato dagli antichi [25]. Quanto alla sua carriera equestre, essa aveva incluso molte esperienze di comando militare, anche in attività belliche alquanto impegnative – contro i Germani, al confine sul Reno –, oltre a importanti esperienze giuridiche e amministrative, rendendolo particolarmente qualificato, agli occhi dell’imperatore, per incarichi di massima fiducia nelle province e nell’Urbe [26], prima di assurgere all’alto comando della maggiore flotta dell’Impero.

Fine  parte II – continua 

Domenico Carro

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PARTE I PARTE II PARTE III PARTE IV PARTE V

 

Note

[15] VEI è l’indice di esplosività vulcanica (volcanic explosivity index). Vengono definite “pliniane” le eruzioni esplosive con caratteristiche corrispondenti alla descrizione che ne ha dato Plinio il Giovane.

[16] Strab. 5, 4, 8.

[17] Per la grande strategia marittima di Roma nell’alto Impero: Carro 2019, pp. 267-289.

[18] Commercio testimoniato dal ritrovamento della nota statuetta indiana (ibid. pp. 223-225).

[19] Fino all’odierno quartiere napoletano di S. Giovanni a Teduccio (Carro 2020, p. 162).

[20] Carro 2021, pp. 57-61 per onde, correnti e maree; p. 88 per i maremoti.

[21] La lettera pliniana è stata trascritta sui codici medievali con discrepanze e imperfezioni sulla data, che può essere letta secondo molteplici interpretazioni comprese fra il 24 agosto e il 23 novembre.

[22] Calcoli presenti in Carro 2021, pp. 49-54.

[23] Per la storia navale e marittima di Roma fino all’avvento dell’Impero: Carro 2003, voll. I-VIII.

[24] Per maggiori dettagli sul ruolo della flotta: Carro 2017, pp. 398-401; Carro 2019, pp. 47 e 51-62.

[25] Anche Plinio il Giovane pone in rilievo al ruolo di storico dello zio (Plin. epist. 5, 8, 5).

[26] Era stato procuratore dell’imperatore (procurator Augusti) in varie province: forse Gallia Narbonense, Africa proconsolare, Spagna Tarragonese e Gallia Belgica. A Roma (Plin. epist. 3, 5, 9) egli aveva probabilmente rivestito la carica di comandante dei vigili (praefectus vigilum), corpo armato che provvedeva alla sicurezza dell’Urbe. Sulla carriera equestre di Plinio: Carro 2021, pp. 46-48.

 

 

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