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Villafranca Marittima: il porto militare dei Savoia – parte I

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIV – XIX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Villafranca Marittima, Villefranche
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La costante ascesa della Marina savoiarda 

Nel 1388 il Comune di Nizza si diede al Duca di Savoia cercando protezione dalle mire dei Conti di Provenza e così la dinastia Sabauda, fino ad allora solo continentale e montanara, si trovò proiettata nella dimensione marittima mediterranea, sia dal punto di vista commerciale che militare. Fino al XVIII secolo, quando fu realizzato il porto di Limpia, Nizza mancò di quella vocazione marittima che invece si era sviluppata a Villafranca fin dai tempi dei fenici e dei romani. La cittadina, che all’epoca aveva 2000-3000 abitanti e oggi ne ha circa 5000, si trova pochi chilometri a est di Nizza e sorge in fondo ad un’ampia baia, protetta da quasi tutti i venti e dagli ottimi fondali. Verso il 1430 Amedeo VIII fece diventare Villafranca “porto di galere” che vennero costruite e armate da tale Cipriano di Roccabellaria e dalla famiglia Goffredo, mentre nel secolo successivo Andrea Provana da Leynì (1) combatté a Lepanto con tre navi di Villafranca: Capitana, Piemonte e Margherita. Nel XVI secolo venivano stabilmente tenute armate da due a quattro galere, ma si arrivò ad averne disponibili fino a 14.

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Antica veduta di Villafranca (Da “Il Cosmorama pittorico”)

Negli stessi anni Emanuele Filiberto fece costruire i forti e scavare la darsena e da allora Villafranca acquistò gradualmente l’aspetto che l’avrebbe caratterizzata per i successivi trecento anni. Fra il porto militare e il centro storico fu costruita la Cittadella con il forte di Sant’Elmo, iniziato nel 1554, mentre il fulcro della difesa fu affidato al Forte di Montalbano fatto costruire dall’architetto Domenico Ponzello che, in posizione elevata, dominava ad est la rada e a ovest Nizza. Fu iniziato nel 1557 e arrivò ad avere 104 cannoni, ma non passò alla storia perché in occasione dei continui conflitti di quei secoli fu sempre espugnato facilmente o si arrese. La costruzione di entrambi i castelli fu lunga e faticosa: il primo perché scavato nella roccia viva, il secondo per la difficoltà di farvi arrivare i materiali. Un terzo forte, smantellato nel 1706, esisteva sulla penisola di Sant’Ospizio che chiude la rada ad ovest. Villafranca non era solo un porto militare, ma anche mercantile ed era titolare del “Diritto di Villafranca”, esistente almeno fin dal XV secolo, secondo il quale ogni nave che transitava lungo il litorale doveva pagare un pedaggio. Talvolta cadde in disuso e per qualche periodo non fu esercitato, ma più spesso era puntigliosamente fatto osservare e una galera doveva essere sempre pronta a prendere il mare per inseguire e fermare le navi che tentavano di eluderlo. L’esazione di tale diritto sopravvisse fino alla fine del ‘700, ma di fatto era pressoché scomparsa perché quasi tutti gli stati l’avevano riscattato versando ingenti somme nelle casse reali.

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Il forte di Montalbano (Da Wikipedia, foto C. Martino)

Il ruolo di Villafranca crebbe notevolmente dopo il 1713 quando, con il trattato di Utrecht, ai Savoia fu assegnata la Sicilia presto scambiata con la Sardegna e, in quest’ottica, la base fu progressivamente migliorata e ingrandita da Carlo Emanuele III. Alla fine del XVIII secolo la struttura era diventata quella ormai definitiva e comprendeva:

– la darsena, lunga 200 metri e larga 150, il cui scavo cominciò nel 1539, con alla sua destra, lato monte, il lungo edificio della corderia (1771) in origine a un solo piano. All’estremità del molo esterno della darsena si trovava una moschea per gli schiavi destinati al remo sulle galere: fu distrutta da una tempesta nel 1773, non più ricostruita ma spostata nel cimitero mussulmano;

– Il bacino detto “forma delle galere” situato al fondo della darsena, lungo 62 metri, largo 12 e profondo circa tre. È del 1730, era coperto da una tettoria e aveva una facciata monumentale, abbattuta a metà ‘800 per permettere l’ingresso delle più larghe navi a ruote; vi fu costruita per prima la galera Santa Barbara nel 1739. Non ci sono rimasti documenti che spieghino il funzionamento delle pompe di esaurimento, forse mosse da energia idraulica o animale (o anche umana, gli schiavi turchi non mancavano).

– l’arsenale che con i suoi edifici circondava i tre lati del bacino. Era dotato di una fonderia, di una chioderia e di una sartoria per confezionare le uniformi. Vi aveva sede anche la Capitaneria di porto.
– la “caserma della darsena” ricavata nel 1771 sopraelevando una preesistente costruzione ad arcate destinata a deposito di merci che in parte si stendeva in grotte scavate all’interno della collina soprastante. Nel 1847 ospitava un presidio di 500 uomini.

– l’ospedale, costruito dall’architetto Jean François Michaud nel 1769. Fu poi ristrutturato profondamente: parte divenne bagno penale (2) e solo un’ala rimase destinata al ricovero dei marinai e dei soldati.

– il lazzaretto costruito nella seconda metà del XVII secolo formato da due grandi edifici per la sosta dei passeggeri e il deposito delle merci che era dotato anche di un proprio imbarcadero.

– il cimitero, al limite della zona militare, con un’area riservata ai cristiani e una per gli schiavi mussulmani delle galere.

– l’ammiragliato si trovava lontano verso nord, nella città vecchia, in quello che era chiamato Palazzo di Marina o Palazzo Reale, costruito nel 1690 e profondamente rimaneggiato nel 1822.

Nel XVIII secolo, presso il lazzaretto, fu approntato uno scalo per la costruzione di fregate che funzionò poco e male e da cui uscì, dopo un lunghissimo periodo di approntamento, solo la San Carlo. In origine tutto il porto militare era di libero accesso, ma presto fu chiuso da mura. L’ingresso, situato fra la darsena e la corderia, avveniva passando per una porta monumentale detta Porta del baraccone.

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Il porto militare alla fine del XVIII secolo (Elaborazione su mappa dell’epoca)

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La rada di Villafranca. Sullo sfondo, a destra, una sommaria veduta del lazzaretto (da Il fotografo giornale illustrato storico)

Un’impossibile concorrenza 

L’assegnazione di Genova con il suo arsenale al Piemonte nel 1815 fu causa dell’immediata decadenza di Villafranca: divenne capoluogo del Secondo Dipartimento Marittimo (3), ma di fatto tutta la vita amministrativa e operativa della marina si svolgeva a Genova. Non risultano navi stazionarie in permanenza nel porto anche se sicuramente vi sarà stata una dotazione di imbarcazioni per tenere i collegamenti con Nizza e con le unità che si fermavano in rada; il Regolamento del 1816 assegna a Villafranca un Patrone di pontoni o caracche a cui vanno aggiunte le unità della Sanità Marittima per le visite di istituto. Villafranca rimase quindi solo un porto di passaggio e, soprattutto, di parcheggio delle navi nei momenti di sovraffollamento della darsena di Genova ed era forse una sede ambita solo dal personale anziano che venti o trent’anni prima, precedentemente al periodo napoleonico, vi aveva cominciato il servizio e vi era rimasto legato sentimentalmente o vi aveva messo su famiglia. Nel 1850 il bagno penale, la cui popolazione era ridotta a pochi forzati, fu trasferito nella corderia che aveva sospeso la sua attività , mentre l’ospedale trovò sistemazione nelle strutture dell’arsenale lasciando libero l’intero edificio ospitaliero che dopo qualche anno di abbandono fu ceduto in uso alla Russia che ne fece il suo punto d’appoggio nel Mediterraneo (4) costruendovi vicino anche un molo; quando, dopo che a seguito del congresso di Berlino del 1878 fu vietato il passaggio della flotta russa dal Mar Nero al Mediterraneo attraverso i Dardanelli, perse la sua funzione militare ma rimase alla Russia diventando un’importante stazione per le ricerche zoologiche e oceanografiche. Il lazzaretto, che funzionò a regime per ultima volta per l’epidemia di colera del 1835, a metà ‘800 era ormai ritenuto pressoché inutile benché una circolare della Direzione Generale della Sanità marittima del 28 agosto 1857 affermasse che non rappresentava “l’immagine di una vasta prigione ma piuttosto quella di un casa ospitale rallegrata da tutti i conforti della vita”. Ad ogni modo continuò a funzionare nominalmente ancora per una trentina d’anni.

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Il porto, completamente vuoto, poco dopo la cessione alla Francia. In primo piano il bacino e l’arsenale, verso sinistra la corderia e la caserma della darsena, sullo sfondo la Cittadella con alle spalle il porto mercantile. (Foto dell’epoca)

Fine Parte I – continua

Guglielmo Evangelista

Note

1. Andrea Provana (Leynì 1511? – Nizza 1592), gentiluomo di corte con alle spalle una grande esperienza diplomatica e militare, nel 1560 fu nominato Capitano Generale delle Galere e, da allora, dedicò buona parte della sua vita alla Marina Militare. Nel 1573 fu nominato anche Grande Ammiraglio dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro, i cui Cavalieri imbarcavano sulle navi ducali. Venne sepolto a Villafranca, ma nel 1703 la salma fu trasferita nel sepolcro di famiglia in Piemonte.

2. Un tempo gli schiavi mussulmani vivevano sui banchi della propria nave o su una galera in disuso chiamata polmonaia. Con la loro scomparsa e l’arrivo dei condannati ai lavori forzati fu necessario allestire per loro locali razionali e con un minimo di comodità.

3. Genova era la sede del primo Dipartimento e Cagliari del terzo. L’isola della Capraia, antico possesso della Repubblica di Genova, e la Maddalena costituivano comandi indipendenti, talvolta retti da ufficiali dell’esercito.

4. Nello stesso periodo gli Stati Uniti erano stati autorizzati a usufruire del seno di Panigaglia e di alcuni edifici al Varignano per la loro flotta nel Mediterraneo.
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