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Lo strumento bellico subacqueo tedesco durante la seconda  guerra mondiale tra mito e realtà

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO

AREA: OCEANO ATLANTICO 
parole chiave: Sommergibili, U boot
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In termini molto sommari potremmo affermare che gli strumenti principali di una marina da guerra sono il personale, la logistica, le navi, i cantieri e gli arsenali. Analizziamo questi fattori per la componente subacquea tedesca del periodo bellico in oggetto.

Il personale
Se riesaminiamo i dati statistici di cui sopra sotto l’aspetto del personale, si potrebbe affermare, riferendoci ai 321 sommergibili le cui missioni portarono a qualche conseguenza, che gli affondamenti devono essere attribuiti più agli uomini che alle unità. Pur nella disparità delle fonti e delle valutazioni, quasi 2500 navi furono affondate o danneggiate dai sommergibili in Atlantico (compresi i pochi sommergibili di Betasom), con un totale stimato di danneggiamenti o affondamenti, relativo alla Marina Tedesca intorno a 2800 unità per i vari teatri di operazione (circa 3500 secondo i diari di guerra della stessa Marina Tedesca).

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Ben quasi 800 affondamenti del totale citato sono da attribuirsi ad una ristretta rosa di 30 comandanti, ossia, facendo tutt’uno di comandanti ed equipaggi come è giusto nel caso dei sommergibili, quasi il 30% degli affondamenti è da attribuirsi a circa il 2% del personale imbarcato! E’ un dato impressionante, anche nella sua sommarietà, soprattutto quando analisi un poco più dettagliate fanno apparire che i comandanti (e presumibilmente i quadri impiegati) cui si devono attribuire i successi entrarono in Marina tra la fine degli anni’ 20 e l’inizio degli anni ’30: al di là di qualsiasi considerazione di carattere politico, marina tedesca pre o post nazista, ciò significa che la guerra sottomarina non può essere risultato di improvvisazioni o forzature nella formazione del personale.

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I successi sono, in generale, da attribuirsi ad azioni isolate, a livello di missioni di singole unità, anche se, nel quadro dei miti non sempre giustificati, un grande ed ingiustificato accento è stato poi posto sui risultati della tattica dei “branchi di lupi” (risalente alla 1^ guerra mondiale, anche se scarsamente applicata sia per il volgere del conflitto sia per la mancanza, a suo tempo, di adeguati sistemi di comunicazione), adottata, voluta e migliorata da Dönitz.

Non si dispongono di dati statici aggregati al riguardo, ma è certo che tale tipo di operazioni non fu prevalente ma neppure significativo, con riferimento al totale delle azioni di attacco. I motivi sono diversi, non ultimo quello della ricorrente scarsità di battelli disponibili ed operativamente validi nelle aree prescelte o necessarie. E’ pertanto da ritenersi che il fattore di maggior successo della guerra subacquea tedesca sia stato il personale ed i migliori risultati, come abbiamo visto, si sono verificati – al di là dei mezzi tecnici impiegati – quando maggiore era l’aliquota di personale esperto; nonostante la cura, la capacità organizzativa e le risorse profuse dalla marina germanica per selezionare e formare, pur nelle difficoltà progressive della guerra, sempre nuovi equipaggi, i successi diminuirono quando diminuì l’aliquota di personale esperto.

La logistica e l’evoluzione tecnica
Anche se oggi se ne possono criticare i risultati, lo strumento subacqueo tedesco godette di un’efficienza eccezionale per tutta la durata del conflitto. Anche se, a posteriori, in misura nettamente inferiore a quella degli avversari statunitensi, le capacità organizzative e logistiche tedesche, nonché la determinazione e la costanza nel metterle in atto, furono, dopo il personale, le vere chiavi di volta dei successi tedeschi nella guerra subacquea.

Questo è il settore, probabilmente, dove l’influenza di Dönitz fu maggiore, frutto delle esperienze acquisite nel corso della propria carriera sino al 1935, e dove brillò l’abilità dell’Amm. HG von Friedeburg, l’uomo al quale Dönitz avrebbe dovuto far da supplente nel comando della flottiglia sommergibili! Le capacità di aprire ed operare nuove basi lontane, di supportare e rifornire le unità in mare, di creare un’immensa rete di attività decentrate, di costruire ed operare ricoveri, depositi e cantieri protetti tanto in patria quanto nelle aree occupate, in particolare in Francia ed in Norvegia, in piena attività sino agli ultimi giorni di guerra, costituirono il segreto dell’efficienza e dell’affidabilità dello strumento sottomarino tedesco. A tali eccezionali capacità “gestionali” non corrisposero pari capacità di innovazione e modernizzazione dello strumento navale subacqueo.

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La componente subacquea della Kriegsmarine, pur tecnicamente valida per preparazione ed affidabilità dei mezzi, numericamente e tecnologicamente non era adeguata alle necessità del nuovo conflitto. Da molte parti gli effetti di tale impreparazione ed i ritardi nel porvi rimedio vengono sottovalutati e, al massimo, liquidati addebitandone l’origine e le conseguenze all’ordine di Hitler, allo scoppio del conflitto, di sospendere ogni ricerca che non avesse prospettive certe di applicazione operativa nell’arco di un anno.

Tale visione del problema può essere confutata sia dal fatto che la Luftwaffe, considerata arma di fiancheggiamento e supporto al pari della Kriegsmarine, si guardò bene dall’ottemperare alla lettera tale ordine sia – fondamentale – dalla constatazione che tali ricerche sarebbero dovuto partire ben prima, in una prospettiva più lungimirante e di più ampio respiro. La spiegazione potrebbe essere che non solo il regime nazista considerava la Kriegsmarine un fattore secondario di vittoria, e quindi una forza di supporto, ma che anche i vertici della Marina, accettando come valida un’ipotesi di conflitto (o serie di conflitti) rapido e limitato, accettavano abbastanza supinamente e comodamente tale situazione.

Indice di tale impreparazione, mancanza di lungimiranza ed anche di coordinamento all’interno della stessa Marina tedesca fu, per esempio, l’atteggiamento dei sommergibilisti tedeschi nei confronti del radar; pur avendo per tempo non solo intrapreso studi ma anche raggiunto buoni risultati operativi ben prima del conflitto, in molti ambienti della Kriegsmarine si continuò a considerare il radar fondamentalmente come uno strumento ausiliare per la condotta del tiro, complementare agli strumenti ottici sui quali si profusero consistenti risorse, e si trascurarono le potenzialità in termini di ricerca e scoperta.

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I responsabili dei sommergibili, con lo stesso Dönitz, che pur parteciparono direttamente ed indirettamente alla sperimentazione operativa ed alle relative manovre navali, non valutarono mai tali potenzialità come un pericolo per le operazioni dei sommergibili che, ricordiamolo, all’epoca stavano affinando le tattiche di attacco notturno in superficie. La maggior parte degli studi e delle ricerche furono avviati, tardi ed in stato di necessità, dopo l’inizio delle ostilità (e, forse, ancora una volta, dopo che svanirono le speranze di una guerra lampo e di una pace rapida e separata). Le scoperte e le innovazioni frutto delle ricerche e delle esperienze di guerra hanno in realtà trovato applicazione soltanto dopo il termine del conflitto nelle Marine dei vincitori; le ricerche nel settore subacqueo, forse anche per l’influenza della lobby dei cantieri navali tedeschi, si rivelarono comunque estremamente frammentate e molto dispersive, paralizzando per la loro messa a punto molte attività operative e logorando molte delle disponibilità, sia in funzione di non prioritarie (se non inutili attività sperimentali ed addestrative) che in termini di battelli effettivamente disponibili in zona di operazioni.

La ricerca e l’innovazione alleate spaziarono su tutti i problemi della costruzione navale e degli equipaggiamenti relativi, partendo da presupposti nuovi (e non furono in genere condizionate dalla zavorra, dai limiti ed anche dall’età di progetti preesistenti) e di conseguenza prevalsero nettamente su quelle tedesche, i cui sforzi di ricerca, dati i ritardi nell’avvio ed i ricorrenti condizionamenti, nella stragrande maggioranza furono concentrati, per ovvie ragioni di sopravvivenza, su sistemi di difesa passiva a valle ed a distanza dei costanti successi della ricerca alleata applicata alla guerra navale ed antisom in particolare

 

Gian Carlo Poddighe

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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Bibliografia e ricerche 

–  US Naval Institute, Annapolis – Books, articles and publ.
–  IWM – London
–  U-Boot Archives, Sylt (Prof. H. Bredow)
–  National Arch. And Rec. Adm., Washington DC – Rec. U Boats warfare
1939/45
–  Ufficio Storico Marina Militare italiana – Sommergibili in Atlantico
–  Kaaiser Fund.
–  Rower – Axis Submarine Success
–  Rower – Chronology of war at sea
–  Churchill – La 2^ Guerra Mondiale
–  J.P. Mallman Showell – U Boats under the swastika
–  Bekker – The German Navy
–  C. Bekker – Hitler’s naval war
–  K. Dönitz – Ten years and tenti Days
–  Gröner – German Navy 1815/1945 – vol 2
–  H. Bodo – U Boats in action
–  Lohmann and Hildebrand – Kriegsmarine 1939/45
–  Macintyre – The battle of the Atlantic
–  Rossler – The U-Boat
–  Ruge – Sea warfare 1939-45
–  U. Gabler – Construcciòn de Submarinos
–  Preston – Submarines
–  Lucas – La 2^GM vista dai tedeschi
–  R.C. Stern – Tipe VII U-Boats
–  V.E. Tarrant – The U- Boats offensive 1914-1945
–  ONI – Naval German Vessel of WW2
–  Gudmundur Helgason – U-web – U-Boat war 1939/45
–  R. Winklareth Naval Shipbuilders of the world
–  Showell German Navy Handbook

 

 

 

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