If you save the Ocean You save the Planet

Eventi

  • No events

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

I sommergibili tedeschi della II guerra mondiale

Reading Time: 7 minutes

.

livello medio
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO

AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Sommergibili
.

Secondo molti storici la Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono lo stesso conflitto con una soluzione di continuità: tale concetto è a maggior ragione valido per la prima e la seconda battaglia dell’Atlantico. In quanto a concetti operativi, a mezzi tecnici ed a molti dei suoi protagonisti la Marina Tedesca affrontò la seconda guerra mondiale in uno spirito di continuità e, ovviamente, di rivalsa e riscatto della sconfitta subita in prima battuta. Purtroppo anche per i cantieri tedeschi, al contrario di quanto avvenne per la flotta di superficie, la ripresa delle costruzioni subacquee fu percepita in termini di continuità e non di radicale innovazione, adottando schemi, progetti ed attrezzature nel complesso già ampiamente datati facenti riferimento alle esperienze acquisite nella I guerra mondiale.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è u-boot-2-ww-1024x702.jpg

L’ unica vera novità, attribuibile non ai cantieri ma al genio organizzativo di Speer e della sua struttura, fu la costruzione modulare decentrata, che coinvolse nelle subforniture una miriade di strutture lontane non solo fisicamente ma anche concettualmente dalla cantieristica navale; strutture che imposero le poche innovazioni introdotte nella costruzione degli “scafi”.

La struttura tecnica e le costruzioni subacquee della Marina Tedesca allo scoppio del secondo conflitto mondiale erano nella sostanza l’evoluzione, nella continuità, di quelle della fine della prima guerra mondiale, con certi miglioramenti dovuti quasi esclusivamente ad una maggiore disponibilità ed affidabilità dei componenti derivanti dallo sviluppo industriale degli anni ’30, ma anche con i condizionamenti che la lobby industriale tedesca riusciva ad imporre al regime nazista ed ai suoi organi di programmazione produttiva.

In base a tali presupposti ed in base a tali condizionamenti, la marina tedesca non era ancora pronta, dal punto di vista tecnologico, per un nuovo conflitto; gli studi ed i progetti innovativi partirono troppo in ritardo ed i risultati in generale furono troppo tardivi per essere applicati su nuovi mezzi operativi ed influenzare i risultati della guerra. I mezzi tecnici ad un’analisi critica più recente ed obbiettiva si sono rivelati inferiori al mito creato intorno ad essi; come esempio basta ricordare che i tre principali tipi di unità della Reichsmarine, il tipo II, il tipo VII, il tipo IX erano sviluppi di battelli già ampiamente operativi nella prima guerra mondiale.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è u-boote-VII-G.jpg

Il tipo VII da solo, riprodotto in oltre 600 esemplari, ha costituito oltre il 50% dei battelli in servizio ma anche oltre l’80% della forza di prima linea. E’ il tipo di unità subacquea riprodotto, in termini assoluti, nel maggior numero di esemplari; poteva essere considerata un’unità ancora valida all’inizio del conflitto e per le tattiche allora adottate ma divenne sicuramente obsoleta già nei primi anni di guerra. Malgrado ciò un’unità, che era solamente il risultato di un’evoluzione relativamente limitata, per quanto riuscita, di un progetto e di concetti costruttivi – ed operativi – risalenti alla prima guerra mondiale, nelle sue varie versioni fu prodotta sino agli ultimi giorni del conflitto e costituì il nerbo della forza subacquea tedesca.

Tra i miti che dovrebbero essere sfatati, esiste la giustificazione di molti scrittori ed analisti che il tipo VII pur non essendo tecnologicamente più avanzato dei sommergibili francesi o inglesi, era perfettamente adatto alla dottrina operativa tedesca. Ci si rifà ad una supposta perfetta coerenza, modellata sul battello, tra ordini, addestramento del personale, materiale, con la dottrina operativa tedesca (tattica), ma forse non si riflette abbastanza se fosse coerente, evoluta e continua la visione strategica della guerra, inclusa quella sottomarina. Data la discendenza da progetti noti e ben definiti della 1^ guerra mondiale è anche abbastanza agevole tratteggiare i principali miglioramenti addottati per la 2^ guerra mondiale, a dimostrazione della relativa modestia di tali interventi e della rapida obsolescenza dei mezzi:

a) dal punto di vista costruttivo e dell’architettura navale si poterono apportare scarse modifiche ai progetti esistenti, soprattutto in termini di stretching per guadagnare spazi ai fini di una migliore abitabilità e installazione di nuove apparecchiature; così per i tipi VII si ristudiò la sola sezione centrale, in generale con l’allungamento della sezione cilindrica e l’introduzione di limitate modifiche alle sistemazioni interne comprendenti anche casse nafta in posizione pressoché baricentrica all’interno dello scafo resistente.

b) Tanto i motori diesel quanto i motori elettrici risultarono più affidabili e silenziosi, quale conseguenza diretta dei progressi e della diffusione degli stessi in campo civile ed industriale piuttosto che risultato di ricerche specifiche (quando si trattò di spingere le ricerche in tali settori e trovare soluzioni specifiche, di maggior potenza, minor peso e dimensioni, le difficoltà risultarono pressoché insormontabili in tempi brevi).

c) Le batterie disponibili sul mercato risultarono più efficienti, permettendo maggiori tempi e percorsi in immersione; anche in questo caso si trattò di evoluzione di progetti già disponibili, facilitata dal fatto che l’unico produttore tedesco non fu colpito dalle misure restrittive del trattato di Versailles e non solo continuò ad operare sul mercato civile ma effettuò anche una serie di forniture per battelli di marine straniere, ma anche in questo settore – a parte un notevole sforzo di produzione industriale – poco fu fatto , in tempo utile, in termini di ricerca e sviluppo.

d) Per il lancio dei siluri fu introdotto il sistema di lancio senza “bolla d’aria”, tanto perniciosa per l’identificazione del sommergibile nel delicato momento del lancio.  Il numero dei tubi lanciasiluri rimase però ridotto, con ulteriori limitazioni derivanti dalle procedure operative, anche individuali, e la sistemazione e manovra dei siluri risultò difficoltosa e condizionante della vita di bordo, ben al di là delle difficoltà usuali per l’epoca e la destinazione dei battelli.

e) Solo a partire dallo scoppio della 2^  guerra mondiale vennero spinte le ricerche ed avviata la produzione di siluri a propulsione elettrica, meno individuabili per la scia, anche se i siluri elettrici non riuscirono mai a soppiantare completamente i siluri ad aria compressa (e sull’affidabilità dei siluri tedeschi, compresa la pericolosità di alcuni tipi acustici che con certezza in alcuni casi provocarono l’affondamento dei lanciatori, occorrerebbe aprire un capitolo a parte, trattandosi d’altra parte di un problema comune a tutte le marine impegnate nel conflitto). Dal punto di vista delle deficienze cui non si trovò (o non si cercò) adeguata soluzione, vanno portati come esempi il fatto che i sommergibili tedeschi continuarono ad operare con interventi manuali ed individuali sulle valvole e gli sfoghi d’aria, a scapito della sicurezza e rapidità delle operazioni di immersione. Ad esempio, nella marina inglese, la centralizzazione con azionamento idraulico era già standard a metà degli anni ’30. Lo stesso snorkel, altro mito creato intorno all’arma sottomarina tedesca, non costituì uno standard costruttivo di base e fu faticosamente e progressivamente introdotto in servizio a conflitto inoltrato (a partire da fine 1943/inizi 1944), dopo molte resistenze e con refitting o adattamenti non omogenei che ne limitarono in molti casi l’uso.

Una curiosità
Lo studio dello snorkel derivò da uno sviluppo olandese ben noto al IvS (Ingenieurskantoor voor Scheepsbow), un ufficio tecnico della Reichsmarine, operante all’Aia già dal 1925.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è u-boote-german.jpg

Va notato che nei primi periodi del conflitto, quando nacque il mito dell’arma subacquea tedesca, ciascuna unità riusciva a condurre ripetuti attacchi, sia su uno stesso obbiettivo che su diversi obbiettivi. Tanto per i propri attacchi quanto per la loro sopravvivenza i sommergibili tedeschi potevano sfruttare i limiti (numerici e tattici) delle forze di scorta inglesi.

Con il progredire del conflitto gli unici grandi successi tedeschi si ripeterono solo a livello isolato ed in acque canadesi ed americane dove gli alleati (US Navy e RC Navy) stentarono inspiegabilmente a mettere in atto le contromisure già in atto nell’Atlantico, tra l’altro derivanti dall’esperienza inglese. Quando le misure di protezione del traffico, la maggiore disponibilità di unità scorta e la maggiore velocità operativa di convogli o unità isolate portarono ad una rapida evoluzione della condotta operativa alleata, si evidenziarono i limiti costruttivi e concettuali dei sommergibili tedeschi, con scarsissime ulteriori possibilità di “evoluzione della specie”.

Le capacità di manovra per portarsi all’attacco risultarono estremamente ridotte ed anche nei migliori dei casi ciascuna unità non aveva la possibilità di ripetere o correggere l’attacco; più grave ancora, le limitazioni nella velocità e capacità di manovra condizionarono le manovre di disimpegno, con poche possibilità di scampo a cacce prolungate: quando un sommergibile è immerso e deve contare per la propria salvezza solo sulla propria relativa e questionabile invisibilità (anche acustica) la bilancia pende dalla parte dell’attaccante ed il problema si riduce, per lo stesso, a depositare la giusta carica nel posto giusto nel momento esatto in cui si richieda.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Hedgehog_anti-submarine_mortar.jpg

Gli Alleati vinsero la guerra antisommergibili, più ancora che con gli affondamenti, quando riuscirono a localizzare i sommergibili tedeschi in ore notturne ed a mantenerli sotto pressione, con incapacità di manovra, lontani dai propri obbiettivi. Senza entrare nei dettagli di un’analisi tecnico – costruttiva che merita maggiore spazio, basta infine ricordare come le dimensioni dei sommergibili che hanno costituito la linea principale del conflitto si siano rivelate inadeguate alle esigenze operative, come sempre risultato dei compromessi imposti dall’ adattamento di progetti esistenti; l’abitabilità dei battelli tedeschi, peraltro destinati ad operare in aree lontane malgrado fossero derivati da unità concepite per operare intorno alle isole britanniche, è sempre risultata pessima, pregiudizievole per il personale ed insufficiente anche per una minima modernizzazione (o stretching) per l’installazione di nuovi apparati resisi necessari con l’esperienza bellica.

Le apparecchiature e le armi adottate, e non solo i siluri, non sempre sono risultate all’altezza delle aspettative e della capacità degli equipaggi: malgrado l’enorme sforzo tedesco, di ricerca e non sempre produttivo, anche nella forza subacquea germanica ha dovuto spesso prevalere l’arte di arrangiarsi non solo tipica del genio italico (e delle sue carenze).

Gian Carlo Poddighe 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE
.
.
.Bibliografia e ricerche 

–  US Naval Institute, Annapolis – Books, articles and publ.
–  IWM – London
–  U-Boot Archives, Sylt (Prof. H. Bredow)
–  National Arch. And Rec. Adm., Washington DC – Rec. U Boats warfare
1939/45
–  Ufficio Storico Marina Militare italiana – Sommergibili in Atlantico
–  Kaaiser Fund.
–  Rower – Axis Submarine Success
–  Rower – Chronology of war at sea
–  Churchill – La 2^ Guerra Mondiale
–  J.P. Mallman Showell – U Boats under the swastika
–  Bekker – The German Navy
–  C. Bekker – Hitler’s naval war
–  K. Dönitz – Ten years and tenti Days
–  Gröner – German Navy 1815/1945 – vol 2
–  H. Bodo – U Boats in action
–  Lohmann and Hildebrand – Kriegsmarine 1939/45
–  Macintyre – The battle of the Atlantic
–  Rossler – The U-Boat
–  Ruge – Sea warfare 1939-45
–  U. Gabler – Construcciòn de Submarinos
–  Preston – Submarines
–  Lucas – La 2^GM vista dai tedeschi
–  R.C. Stern – Tipe VII U-Boats
–  V.E. Tarrant – The U- Boats offensive 1914-1945
–  ONI – Naval German Vessel of WW2
–  Gudmundur Helgason – U-web – U-Boat war 1939/45
–  R. Winklareth Naval Shipbuilders of the world
–  Showell German Navy Handbook

 

 

print
(Visited 292 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della traduzione

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro, e la pubblicazione per qualunque utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite la seguente email: infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

15 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
archeologia
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
astronomia e astrofisica
Biologia
biologia e ecologia marina
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
meteorologia e climatologia
Meteorologia e stato del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
scienze marine
Sicurezza marittima
storia
Storia della subacquea
storia della Terra
Storia Navale
subacquea
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share
Translate »