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Gerarchie della Marina veneziana – parte II

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV-XVII  SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Venezia, Serenissima, Armata Grossa

 

Torniamo agli incarichi nella armata grossa
La seconda tipologia era di carattere marinaresco e/o navale, ed era incentrata sul capitano che rappresentava la competenza tecnica nella condotta della nave. Il capitano veniva nominato dal collegio della milizia da mar e rimaneva in carica, salvo eccezioni e richiami da parte del governo, per periodi di tempo molto lunghi, anche a vita ma veniva licenziato se la nave veniva disarmata o messa in riserva.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è VENEZIA-Alessandro_Longhi_-_Portrait_of_the_Senator_of_the_Republic_of_Venice_Angelo_Memmo_as_Captain_General_of_the_Sea.jpg

ritratto del Senatore della Repubblica di Venezia Angelo Memmo come Capitano Generale del Mar – autore Alessandro Longhi, 1760 Alessandro Longhi – Portrait of the Senator of the Republic of Venice Angelo Memmo as Captain General of the Sea.jpg – Wikimedia Commons

Il capitano aveva un ruolo quasi “proprietario” verso i marinai e gli ufficiali marinai imbarcati, che sceglieva ed arruolava personalmente e che pagava direttamente con denari ricevuti dalla repubblica al punto che se il capitano sbarcava i marinai e gli ufficiali marinai del suo equipaggio venivano congedati, Questo portava l’equipaggio ad essere molto fedele al capitano (spesso più che alla repubblica stessa). I capitani in genere, erano personalità solvibili (cioè sufficientemente ricche da poter anticipare paghe e premi d’ingaggio), della borghesia o dell’aristocrazia provinciale. Particolarmente diffusi erano i capitani dalmati, schiavoni (cioè slavi), anche se non mancarono istriani, greci, albanesi e, più rari (ma raramente completamente assenti dai ruoli), i cittadini del dogado (veneziani, chioggiotti, ecc.).

I Capitani erano in genere stati piloti prima di ricoprire questo incarico, ed erano sempre coadiuvati da un segretario (o scrivano), scelto obbligatoriamente nel ceto dei cittadini originari di Venezia. Solo con le riforme di Angelo Emo si obbligò i capitani a rispettare più rigorosamente i ruoli d’ingaggio dell’equipaggio e si formalizzò una gerarchia di comando tra i quattro piloti già previsti, che dovevano coadiuvarli nel comando, trasformandoli in moderni ufficiali che vennero chiamati alfiere, sottotenente, secondo tenente e primo tenente di vascello. Inoltre furono aggiunti dei “pilotini” o “guardie marine“, scelti in prevalenza da figli di capitani, piloti o ex piloti ed ex capitani che dopo tre anni potevano essere promossi.

Infine vi era un terzo livello di comando, dovuto al fatto che le navi veneziane avevano una ridotta quota di “marineria” imbarcato; ovvero meno di metà dell’equipaggio era formato da marinai, arruolati dal capitano, e nel combattimento questi erano coadiuvati da soldati e militi della milizia de mar, fondamentali per far funzionare i cannoni. Questi erano organizzati su compagnie di cento soldati, generalmente in guerra un vascello di primo rango imbarcava due compagnie, mentre una fregata ne imbarcava una sola, comandati da un capitano dei fanti (detto anche capitano dei soldati), coadiuvato da un tenente, un alfiere (non sempre presente) due sergenti, e quattro caporali.

I punti problematici di questa organizzazione
Il governatore di nave era privo delle funzioni amministrative e di reclutamento degli equipaggi che erano attribuite al Sopracomito di Galea, non era considerato una figura indispensabile e spesso non era imbarcato il che poteva essere pericoloso dato che i patrizi imbarcati rappresentavano direttamente lo stato e l’unico ceto direttamente interessato al suo funzionamento il che poteva portare a cali della combattività e lassismo amministrativo.

Il Capitano era sottoposto agli ordini del Governatore che in teoria ne era il superiore diretto a bordo quando era presente, però mentre il primo era un gentiluomo che faceva “anche” l’ufficiale di comando, il secondo era un professionista che disponeva della competenza tecnica che non aveva il primo e vantava un rapporto privilegiato con l’equipaggio, scelto da lui e, spesso, ai suoi ordini da molti anni; la conseguenza di tutto ciò era rappresenta da problemi di disciplina e da tensioni che si verificavano tra il Governatore della Nave e il Capitano che potevano degenerare dato che la loro risoluzione era lasciata al buon senso delle parti coinvolte mancando normative precise che regolassero i rispettivi ruoli. Il carattere contrattualistico della formazione degli equipaggi dell’armata grossa impedì il formarsi, sul lungo periodo, di un corpo di equipaggi autenticamente nazionale. I marinai dipendevano non tanto dalla Serenissima quanto dai loro capitani, e sebbene questi fossero di solito sudditi, ciò lasciò sempre un senso di incompiutezza verso la costituzione di una autentica flotta di stato, dando ai contemporanei l’immagine di un’Armata Grossa di impronta meno veneziana rispetto a quella sottile e quasi mercenaria. La Serenissima non fece mai ricorso all’arruolamento coatto e non si preoccupò di creare un sistema che assicurasse un effettivo servizio continuativo sulla flotta dei marinai, non potendosi permettere di pagarlo, e si era consapevoli che sarebbe stato difficile fornire di ufficiali ed equipaggi le unità poste in riserva.

Il problema, pur affrontato in più occasioni, non trovò mai piena soluzione fino alla caduta della Repubblica.

Gianluca Bertozzi

 

in anteprima Galeazza veneziana, da modello del Museo Storico Navale di Venezia. Naviglio inteso ad appoggiare l’azione delle galere con un maggior volume di fuoco grazie all’imbarco di più cannoni reso possibile da uno scafo maggiorato Le galere – a forza di remi e di staffile (cherini.eu)

 

 

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PAGINA PRINCIPALE
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PARTE I PARTE II

 

FONTI
– Le artiglierie della Marina veneta nel XVI secolo di Marco Santarini
– Storia della Marina veneziana. Da Lepanto alla caduta della Repubblica 1571-1797 di Mario Nani Mocenigo
– La progettazione navale a Venezia tra tradizione e rinnovamento intorno alla metà del Settecento di Alberto Secco
– L’organizzazione economica dell’Arsenale di Venezia nella prima metà del Seicento». Di Marcello Forsellini
Vascelli e fregate della Serenissima – Navi di linea della marina veneziana 1652 – 1797 di Guido Ercole
– Lo sviluppo dell’Armata grossa nell’emergenza della guerra marittima. di Guido Candiani
L’evoluzione della flotta veneziana durante la prima guerra di Morea di Guido Candiani
– I vascelli della Serenissima. Guerra, politica e costruzioni navali a Venezia in età moderna, 1650-1720 di Guido Candiani
– Stato, guerra e finanza nella Repubblica di Venezia fra medioevo e prima età moderna di Luciano Pezzolo
– L’Arsenale di Venezia Dall’Officina delle Meraviglie all’industria navale in ferro di Federica Colussi
– Wikipedia voce armata grossa
– Bella Italia: Militari, Eserciti e Marine nell’Italia pre-napoleonica (1748-1792) di Ilari V. – Paoletti C. Crociani P.

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