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Il mistero della mappa di Tupaia – I parte

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Cook, Tupaia, Polinesia
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Il grande esploratore James Cook, nei suoi viaggi nel Pacifico, si avvalse tra l’agosto 1769 ed il febbraio 1770 dell’aiuto di un navigatore polinesiano chiamato Tupaia, che contribuì a realizzare la prima mappa dei mari del Sud che fu registrata come mappa di Tupaia.

Vi domanderete cosa ci sia in una mappa di così straordinario?
La mappa di Tupaia è uno dei più famosi ed enigmatici artefatti del XVIII secolo sulla regione del Pacifico. La sua enigmaticità fu legata alla apparente illogicità delle disposizioni delle isole che non seguivano alcun schema cartografico occidentale. Questo comportò un’incertezza sulle identificazioni degli arcipelaghi che vi erano disegnati: un vero mistero per i ricercatori che ipotizzarono errori o fantasie. In realtà questo mistero sembra essere stato rivelato.

James Cook

Di fatto con quella mappa James Cook fu in grado di navigare con sicurezza tra le tante isole del Pacifico, evitando pericolosi reef, e di raggiugere seguendo la rotta più breve i vari atolli. Ma se la mappa non aveva senso geografico per i cartografi moderni, in quanto non georeferenziata, come poteva essere stata usata con tanta precisione da Cook? Un recente studio ha proposto un’interessante interpretazione della mappa. Vista la complessità dell’argomento, che va oltre la normale trattazione cartografica, cercherò di semplificare per quanto possibile quanto riportato nello studio, andando per ordine.

La scoperta del Pacifico
Un’epoca in cui l’Impero britannico aveva incentivato le attività scientifiche e filantropiche, questi viaggi furono in realtà motivati dalla volontà di estendere l’influenza geopolitica della Corona, in termini di dominio militare ed economico, nella regione del Pacifico. Il viaggio dell’HMS Endeavour passò alla storia per le eccezionali scoperte geografiche e etnologiche in quell’oceano sconfinato; il merito non fu solo di James Cook  ma anche del suo equipaggio. Insieme ad ufficiali e marinai, una parte significativa della nave era infatti composta da naturalisti, scienziati e disegnatori, sotto il patrocinio di un botanico, Joseph Banks, che trasformò la nave in un laboratorio mobile.

Samuel Wallis

In questo contesto la precedente scoperta di Tahiti da parte di Samuel Wallis, comandante del Dolphin, il 18 giugno 1767, fu funzionale per la conoscenza dei Mari del Sud. Sappiamo che il primo incontro tra Wallis e i Tahitiani non fu molto pacifico. I Britannici si fecero conoscere mostrando la loro forza a colpi di cannone. Dopo Wallis, approdò nell’aprile 1768 l’esploratore francese Louis Antoine de Bougainville, che stava completando la prima circumnavigazione del globo francese.

Fu proprio Bougainville a rendere famosa Tahiti in tutta Europa, quando pubblicò il suo libro Voyage autour du monde, descrivendo l’isola come un paradiso terrestre dove uomini e donne vivevano in innocenza, lontano dalla corruzione della civiltà. Questa fama benevola favorì la scelta britannica di Tahiti come base per osservare un importante evento astronomico nel Pacifico meridionale, il transito di Venere attraverso il Sole.

HMS Endeavour by Samuel Atkins c. 1794

L’Ammiragliato britannico, tra il 13 aprile e il 13 luglio 1769, decise di inviare a Tahiti l’HMS Endeavour che passò tre mesi all’ancora nella baia di Matavai, dove fu anche allestito un forte per le osservazioni astronomiche. Il capitano della nave,  James Cook, ne approfittò per ultimare la mappatura dell’isola mentre il capo spedizione scientifica,  Joseph Banks, ed i suoi scienziati continuarono ad osservare e raccogliere esemplari di animali e piante. Una ricerca senza prezzo che sarebbe stata completata senza l’aiuto di un notabile locale, Tupaia.

Tupaia’s Map, 1770, British Library, London, © British Library Board BL Add MS 21593.C (T3/B)

Dietro una semplice mappa, una mente straordinaria: Tupaia
La mappa di Tupaia è uno dei manufatti nautici del XVIII secolo più importanti che documenta la prima interazione culturale tra gli indigeni locali del Pacifico meridionale e gli Occidentali. dopo che Tupaia, sacerdote e consigliere politico dei reggenti di Tahiti, divenne uno dei principali collaboratori di James Cook.

Nato nella metà del 1720 nel nord di Ra’itaea, in una famiglia di alto rango, ricevette la sua prima istruzione a Tainui Marae. Figlio e nipote di navigatori apprese in giovinezza i segreti della navigazione polinesiana. Dopo aver viaggiato in gioventù fra le isole, fu ferito in uno scontro tribale ed approdò a Tahiti dove divenne consigliere politico dei reggenti. Fu proprio durante la visita di Samuel Wallis che Tupaia iniziò ad operare come mediatore con gli stranieri in diverse importanti occasioni.

Nel 1769, quando James Cook arrivò in quelle isole felici, Tupaia era una figura politica rispettata e, per le sue esperienze precedenti con Wallis, venne nuovamente inviato come traduttore e mediatore interculturale. Inspiegabilmente Cook non fu particolarmente colpito da quello strano indigeno, nonostante evidenziasse grande dignità e autorevolezza, parlasse diverse lingue locali e dimostrasse conoscenze a loro sconosciute. Al contrario il capo botanico di bordo, Joseph Banks, ne fu affascinato e lo richiese a bordo in supporto allo staff scientifico. Fu così che quando l’HMS Endeavour si preparò a lasciare Tahiti, Tupaia si unì all’equipaggio della nave come navigatore. Nelle quattro settimane seguenti, Tupaia pilotò in sicurezza l’Endeavour attraverso le Isole della Società Sottovento e verso sud, a Rurutu. Per quasi sei mesi, dall’ottobre 1769, facilitò gli scambi tra l’equipaggio ed i Maori di Aotearoa in Nuova Zelanda con i quali era anche in grado di comunicare linguisticamente. 

disegno attribuito a Tupaia con canoe tahitiane, 1779

A bordo della HMS Endeavour, Tupaia incontrò molti scienziati della spedizione e travasò gran parte della sua conoscenza, che venne poi trascritta in diari, schizzi, acquerelli e grafici. A lui si devono le conoscenze sulla religione e le pratiche rituali di Tahiti, sull’organizzazione tribale, sui loro metodi di gestione economici e, ancora più importante, sulle antiche pratiche di navigazione polinesiane.

Tupaia et al., Chart of the Leeward Society Islands, 1769, British Library, London, © British Library Board BL Add MS 15508, f.16.

Molti disegni furono realizzati da uno dei disegnatori dell’Endeavour, Sydney Parkinson. Tra di essi una mappa che riportava le isole, i passaggi e gli stretti delle Isole della Società di Leeward, comprendente un mare di isole da Rapa Nui (a Est) per oltre 7.000 km a Rotuma, a ovest, e più di 5.000 km da Hawai’i a nord a Rapa Iti a sud, di fatto documentando la vasta conoscenza geografica dei maestri navigatori delle Isole della Società.

Questa mappa, nota come la mappa di Tupaia, fu in seguito ritrovata tra le carte di Joseph Banks e, dopo la sua pubblicazione nel 1955, divenne uno degli argomenti più discussi per la sua apparente illogicità che faceva presagire un sistema, che oggi chiameremmo multidisciplinare, di trattare le informazioni. Ci si domandava quali conoscenze avessero avuto quegli antichi polinesiani per poter navigare senza nemmeno una bussola attraverso il Pacifico. 

Un enigma di oltre due secoli
Gli autori di quest’ultimo studio, Anne Di Piazza ed Erik Pearthree, affrontano in maniera pragmatica la lettura delle varie versioni della mappa, evidenziando i diversi presupposti europei e tahitiani sulla costruzione e lettura delle mappe. In effetti per poter comprendere come Tupaia avesse ispirato o tracciato il disegno della mappa era fondamentale comprenderne la genesi ed i processi successivi. Secondo Cook, nessuna delle bozze disegnate dalle mani di Tupaia era sopravvissuta, per cui bisognava partire dalle tre versioni conosciute. Inizialmente era stato assegnato a Richard Pickersgill, un brillante sottufficiale (master’s mate) che aveva servito sul Dolphin con Wallis,  il compito di assistere Tupaia nel disegno della bozza della mappa. La prima versione fu poi copiata da Georg Forster, un naturalista tedesco della spedizione. A lui si deve il rapporto di viaggio, A Voyage Round the World, che contribuì in seguito a descrivere l’etnologia delle popolazioni  polinesiane.

Dopo l’abbandono della prima mappa, probabilmente nell’agosto del 1769 ne fu iniziata una seconda bozza in cui si notano frequenti cambiamenti nel modo in cui i nomi delle isole sono scritti. Secondo gli autori dello studio queste variazioni suggeriscono che Cook decise di coinvolgere nel progetto un linguista più talentuoso, forse lo stesso Banks o il disegnatore Sydney Parkinson. Inoltre, la stretta corrispondenza tra l’elenco delle isole nel diario di Cook e la copia di Banks fa presupporre che la seconda bozza della mappa potrebbe essere stata la versione base della copia di Banks, oggi conservata nella British Library. La stesura della terza bozza iniziò poco tempo dopo, il 5 febbraio 1770. In questa versione, le ortografie insulari furono ricontrollate con Tupaia e, in molti casi, adattate integrandole  con informazioni raccolte dai contatti con i Maori.

La mappa, dimenticata per gran parte del XIX secolo, fu riscoperta negli anni ’50 da John C. Beaglehole che studiava le carte di Joseph Banks. Sebbene esista una copia attribuita a Cook, sembrerebbe che sia proprio la versione della mappa conservata nella British Library la copia fedele della terza ed ultima bozza su cui Tupaia aveva lavorato.

Voyaging paths on Tupaia’s Map, as shown on T3/B.

Le prime interpretazioni sottolineavano gli errori del disegno di tutta la regione del Pacifico non trovando correlazioni geografiche consistenti. Il nuovo studio riabilita il lavoro di Tupaia, sottolineando che non ci furono imprecisioni aberranti da parte sua ma errori di interpretazione sulla modalità di lettura della mappa da parte degli occidentali.

Un intermediario culturale
Secondo i ricercatori, Tupaia tradusse un sistema polinesiano di orientamento in un metodo concettualmente molto diverso ma più comprensibile agli Europei.
Partendo da una rappresentazione cartografica bidimensionale, Tupaia trasferì il sistema locale ponendo un nord posizionale al centro del grafico come riferimento per disegnare due rotte oceaniche: la prima tra Rotuma e Rapa Nui (che copre un quinto della circonferenza della terra) e l’altra tra Tahiti (Otaheite) e le Hawai’i. Queste rotte però non obbedivano alle regole cartografiche occidentali ma si basavano su un concetto totalmente diverso che tratteremo nella seconda parte di questo articolo. Restate con noi. 

Fine I parte – continua

Andrea Mucedola

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PARTE I
PARTE II

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Riferimenti:
Journal of Pacific History : The Making of Tupaia’s Map: A Story of the Extent and Mastery of Polynesian Navigation, Competing Systems of Wayfinding on James Cook’s Endeavour, and the Invention of an Ingenious Cartographic System https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/00223344.2018.1512369

Nei mari della Polinesia, dal Kon Tiki al Hōkūle’a di Andrea Mucedola, Ocean4future http://www.ocean4future.org/archives/16678

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