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La guerra dei convogli, la protezione aerea ed il contributo tedesco

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: battaglia dei convogli, Nord Africa, Malta, Regia Marina italiana, Royal Navy

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A seguito dell’attacco della base di Taranto nella notte dell’11-12 novembre 1940 fu finalmente compresa l’importanza della aviazione imbarcata e venne deciso di dotare la Regia Marina di una nave portaerei.  Sebbene esistessero  navi appoggio idrovolanti, l’Europa ed il  Giuseppe Miraglia, esse erano prive di ponte di volo e dovevano calare e recuperare dall’acqua i propri idrovolanti mediante una gru, per le operazioni di decollo o di atterraggio. L’Aquila non entrò mai in operazione e questa importante carenza operativa fu colmata solo in tempi recenti con l’introduzione  in Squadra Navale  della porta aeromobili Garibaldi e, recentemente, del Cavour. 

La Regia Marina non possedeva velivoli. Dopo un’iniziale autonomia, con una legge del 1931, la Forza Aerea della Regia Marina venne posta sotto le dipendenze di un generale della Regia Aeronautica. Dal 1931 tutti i reparti aerei, compresi quelli cooperanti con le altre Forze Armate, furono quindi unificati nella Regia Aeronautica ed i compiti dell’aviazione “per” la Regia Marina furono limitati alla sola ricognizione.

Inoltre,  furono abrogati i compiti di protezione del traffico marittimo e di difesa delle coste metropolitane e coloniali. I piloti provenivano dai quadri della Regia Aeronautica mentre gli osservatori erano ufficiali di Marina. Gli aerei appartenevano all’Aeronautica ma dipendevano operativamente dalla Marina e per tale motivo non costituivano una priorità per la Regia Aeronautica. Curioso il fatto che i primi ufficiali aeronautici erano stati formati proprio nell’Accademia Navale di Livorno dal 1923 fino al 1926.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è accademia-navale-1-corso-aeronautico-e1648381938899-1024x575.jpg

Nel giugno del 1940 l’aviazione per la Regia Marina era suddivisa in una componente da ricognizione marittima ed in una componente imbarcata. Alla ricognizione marittima erano assegnati 237 idrovolanti di cui 207 Cant Z 501 e 30 Cant Z 506, una componente giudicata assolutamente inadeguata anche ai soli compiti di ricognizione.

Cant Z 501, gabbiano

Oltre alle carenze numeriche pesarono quelle tecnologiche infatti all’aviazione ausiliaria, nonostante le crescenti necessità di lotta ai sommergibili, per indisponibilità di aerei e strumentazioni adeguate sarebbe stato assegnato solo il ruolo di sorveglianza e non quello offensivo. Una volta segnalata la presenza di sommergibili nemici, con fumate o tiro delle armi, per mancanza di apparati per il collegamento in fonia, l’attacco era demandato alle unità navali di superficie.

La sola presenza di un aereo poteva avere un effetto deterrente e indurre un sommergibile a sospendere l’attacco ed un efficacia le scorte aeree la avevano visto che gli Z 501 contribuirono all’affondamento di due sommergibili e al danneggiamento di sei; tuttavia nessun sommergibile alleato sarebbe stato perso per esclusiva azione aerea (malgrado il 70% delle missioni avesse avuto finalità antisommergibili). Questa obbligata condotta operativa avrebbe contribuito al successo dei battelli degli Alleati che furono responsabili dell’affondamento del 56% del tonnellaggio dell’Asse in navigazione.

Dall’11 giugno 1940 all’8 settembre 1943, la ricognizione marittima effettuò 31107 missioni per complessive 125893 ore di volo. Anche i reparti dell’Arma aerea svolsero missioni a protezione di unità navali in navigazione.

Cant Z 506 b Airone

Bombardieri, aerosiluranti e ricognitori strategici svolsero complessivamente 3730 voli per scorta antisommergibile e 11390 per esplorazioni e ricognizioni. I caccia eseguirono 33930 voli per la scorta antiaerea e 2120 per esplorazioni e ricognizioni.

Confrontando i circa 37000 voli di scorta aerea effettuati con tutti i tipi di velivoli e i circa 4400 convogli navali da e per i porti italiani d’oltremare si ottiene una media di circa otto velivoli per convoglio. Nell’ipotesi che tutti i voli di scorta aerea fossero andati a beneficio dei circa 1250 convogli per l’Africa settentrionale, si otterrebbe un rapporto di 30. Valori molto bassi se coinvolgevano monomotori da caccia.

Macchi C 200, Saetta

Infatti, considerando il traffico per la Libia e il caso più favorevole di un convoglio diretto a Tripoli per la rotta di ponente, utilizzando la scorta di velivoli M.C. 200, sarebbero occorse dieci pattuglie. In particolare, questo utilizzando solo Pantelleria per 8 ore o, utilizzando sia Pantelleria 13 ore  o Lampedusa 12 ore e mezza. Impiegando pattuglie di sei velivoli ciascuna, per un totale di 60 o 78 velivoli complessivi, rispettivamente.

Il contributo tedesco
All’inizio del 1941 i rovesci italiani in Grecia e in Libia avevano spinto i Tedeschi ad inviare propri reparti in Mediterraneo. Da gennaio e fino a maggio, era stato schierato in Sicilia il X Fliegerkorps (X Corpo Aereo Tedesco, C.A.T.), mentre da novembre era giunto sempre in Sicilia il II Fliegerkorps (II C.A.T.) che, pur con organici variabili, sarebbe rimasto fino al termine della guerra.

Junker 52 del II Fliegerkorps

Il contributo aereo tedesco si sarebbe concretizzato prevalentemente nell’attacco alle forze navali britanniche, alle basi navali di Alessandria e di Malta, al traffico marittimo e al canale di Suez mediante la posa di mine. Modesto era stato invece il contributo delle unità tedesche di superficie.

Relitto del KT 12, Sardegna. Il KT12, partito da Livorno con direzione il Nord Africa, non arrivò mai a destinazione. Era il 10 giugno del 1943 quando questa nave tedesca, che trasportava 30 uomini e molto carburante, venne colpita da un sommergibile britannico, il HMS Safari. La nave si spezzò in due: la prua, colpita dal siluro, andò a fondo subito, mentre il resto dell’imbarcazione sparì sott’acqua circa 40 minuti dopo. Il relitto si trova nei pressi di Orosei e, data la profondità,  è una meta ambita per i subacquei 

Prima dell’armistizio italiano, le unità da guerra di superficie tedesche in Mediterraneo furono un caccia ex greco (Vassilefs Georgios, denominato dai tedeschi Hermes), tre ex torpediniere francesi (Bombarde, La Pomone e L’Iphigenie) cedute nell’aprile del 1943 dalla Regia Marina, qualche cacciasommergibili (in genere ex pescherecci trasformati), poche navi ausiliarie, alcune squadriglie di motosiluranti (Schnellboote) e di motodragamine (Raumboote), un buon numero di motozattere da sbarco (Marinefahrprahme) e di pontoni semoventi (Farhen-Ferries, tra i quali i Siebel-Farhen) e infine, alcuni trasporti militari armati del tipo “Kriegs transport”, meglio conosciuti come “KT”, costruiti in cantieri italiani. KT erano unità trasporto militare. Il progetto prevedeva la costruzione di circa 60 navi, ma non vennero completate tutte. Un bel relitto si trova  a circa 34 metri al largo di Orosei.

In sintesi, le missioni di scorta diretta furono quindi poche ma aerei e sommergibili tedeschi però ottennero cospicui risultati ai danni del nemico contribuendo alla protezione indiretta dei convogli.

Gianluca Bertozzi

 

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