Pisa e gli Arabi e il mito di Kinzica – parte I

Gabriele Campagnano

30 Aprile 2019
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: X SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: pirateria araba, Arabi, Pisa, Musetto
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Il contrasto tra Pisa e gli Arabi andò avanti per molti decenni ed è all’origine del mito di Kinzica, che sopravvive ancora oggi.

Stretto tra migliaia di volumi dedicati (giustamente) a Genova e Venezia, l’approfondimento storico sulle fortune marinare di Pisa ha sempre stentato a raggiungere le ampie platee che meriterebbe. Eppure Pisa rimase, per lungo tempo, la potenza militare e commerciale più consistente del Tirreno. Prima di dedicarci agli anni di fuoco che videro Pisa opporsi all’invasione araba della Sardegna, è bene seguire le vicende della città toscana a partire dalla fine del VI secolo, quando le masnade longobarde (tema rilevante anche ai fini di Kinzica) occuparono buona parte della penisola. Per quanto riguarda l’egemonia longobarda su Pisa, alcuni storici ritengono che Pisa avesse comunque mantenuto i suoi organi governativi. Certo è che, nel 603, la città toscana era ben conosciuta per la sua forza marittima ed era schierata con i Longobardi contro l’Esarca di Costantinopoli. In quell’anno, ricevette addirittura la visita di un messo di Gregorio Magno, inviato per cercare la pace tra Greci e Longobardi. La lettera di Gregorio Magno (Epist. 35 . Smaragdo patricio et Exarco) che ci comunica questo dettaglio recita: “Abbiamo mandato un inviato nostro a Pisa, il più indicato a trattare una pace o una tregua con i Pisani, ma non abbiamo ottenuto nulla. I Pisani usciranno a breve con i loro dromoni per attaccare i sudditi dell’Imperatore”.

Il pericolo maggiore per le navi pisane, inizialmente rappresentato dalle navi greche bizantine, diventò, tra il VII e il IX secolo, l’espansionismo islamico. Dopo aver messo in ginocchio l’impero d’Oriente e distrutto quello Sasanide, gli Arabi ruppero la continuità istituzionale e religiosa del Mar Mediterraneo che, dopo quasi mille anni, cessava di essere un Mare Nostrum.

L’Impero sasanide, noto anche come secondo impero persiano, fu un’entità politica costituitasi nel 224 d.C. con Ardashir I in seguito alla caduta dell’Impero partico e alla sconfitta dell’ultimo re della dinastia arsacide, Artabano V. Il periodo sasanide è considerato uno dei periodi più importanti della storia della Persia, in quanto costituì l’ultimo grande impero iraniano prima della conquista musulmana e dell’adozione dell’Islam.  Il periodo sasanide rappresentò il picco dell’antica civiltà persiana ed  influenzò considerevolmente la civiltà romana ma anche oltre i confini territoriali dell’Impero, raggiungendo l’Europa Occidentale, l’Africa, la Cina e l’India. Ebbe termine nel 651 d.C.

Quando anche Cartagine e la costa Nordafricana caddero in mano degli Arabi, le coste italiane diventarono una loro terra di preda. Per Pisa, il pericolo maggiore arrivò però da quegli Arabi che, all’inizio dell’VIII secolo, avevano conquistato buona parte della penisola iberica.

Carlo Magno è uno dei sovrani più interessati alla costituzione di una marina forte, in grado di contrastare i Saraceni e commerciare con la costa opposta del Mediterraneo. Attorno all’800 (gli Annali Pisani riportano l’801 e il Fanucci il 782), un’ambasciata araba raggiunse il Porto Pisano, ma non vi trovò Carlo Magno, già spostatosi a Genova, dove li riceve, ricevendo come dono merci preziose ed esotiche (compreso un immancabile elefante). Il potere marittimo di Pisa sul Tirreno crebbe in modo consistente tra l’VIII e l’inizio del IX secolo. Il suo rapporto con le flotte “islamiche” (uso questo termine, in modo improprio, per parlare allo stesso tempo di arabi mediorientali, arabi e berberi nord-africani e arabi spagnoli) diventò sempre più di aperto scontro. Analogamente a quanto accade con Amalfi (al quale Pisa è, dal punto di vista commerciale, molto legata), gli Arabi sono spesso apprezzati partner dal punto di vista commerciale. Lo stesso non si può dire da quello istituzionale e militare per cui diventano ben presto i nemici più temuti.

A partire dalla fine del VII secolo, i primi pirati arabi raggiungono le coste sarde, mettendo a sacco varie città e villaggi costieri per buona parte dell’VIII secolo. Posta geograficamente a poca distanza da Pisa, la Sardegna rappresenta uno snodo importante per le navi pisane, ma gli Arabi rendono sempre meno sicura la navigazione e spingono diversi centri abitati dell’isola a spostarsi verso l’interno.

Dopo aver sostenuto scontri in mare e subito diverse razzie costiere (il termine razzia deriva dall’arabo “ghaziyya”), i Pisani sono forse la prima forza europea a immaginare una vendetta clamorosa. Nell’828, ad un secolo circa dalla vittoria di Carlo Martello a Poitiers, Pisa decide tentare un’incredibile prova di forza. Assieme ad altre città toscane e lombarde, mette insieme una grande flotta e, con il beneplacito del Papa, si spinge fino alla costa Berbera, nei pressi dell’attuale Mahadia (la Città d’Africa presa, sette secoli dopo, da Astorre Baglioni). I soldati “italiani”, tra lo stupore degli Arabi, irrompono in città e lo scontro è violentissimo con migliaia di morti.

Probabilmente, alla fine sono gli Arabi ad avere la meglio, costringendo i Pisani a ritirarsi, ma l’impresa, dal punto di vista del morale, è riuscita. Ora gli Arabi sanno che Pisa può colpirli in casa loro, e che ci sono altre città costiere italiane (la già citata Amalfi su tutte) che possono mettere a dura prova le loro difese. Ciononostante, le forze arabe acquisiscono un controllo sempre più consistente sul Tirreno.

il sacco di Roma 846 d.C. Già nell’830 pirati saraceni avevano devastato le aree abitate della campagna romana, giungendo fino alle basiliche di San Pietro e San Paolo e penetrando fino a Subiaco dove vennero distrutti l’abitato e il Monastero. Nella notte tra il 24 e il 25 agosto dell’846 i pirati saraceni, dopo aver attaccato e saccheggiato Centumcellae, Porto e Ostia, si spinsero fino a Roma. Non riuscendo a penetrare all’interno delle mura cittadine, distrussero e depredarono i dintorni della città riuscendo a saccheggiare per la seconda volta le basiliche di San Pietro e San Paolo. San Pietro era difesa da una guarnigione di soldati composta da Franchi, Longobardi, Sassoni e Frisoni che venne completamente sterminata. Il sacco delle due basiliche maggiori della cristianità comportò l’edificazione, per volontà di papa Leone IV tra l’848 e l’852, delle Mura Leonine, erette a protezione della basilica di San Pietro. L’area racchiusa dalle mura, chiamata Città leonina, ebbe amministrazione propria sino al XVI secolo, e ora coincide in gran parte con lo Stato della Città del Vaticano e l’odierno rione di Borgo. Dopo essersi ritirati da Roma, i saraceni che saccheggiavano il Lazio vennero sconfitti da Guido I di Spoleto presso Centumcellae (Civitavecchia) e Fondi – da Wikipedia

La stessa città di Roma, che nelle cronache islamiche del tempo è rappresentata come un deposito di immensi tesori, subisce un grave saccheggio nell’846, e si salva solo grazie all’imponenza delle Mura Aureliane (fatto, questo, che convinse Papa Leone a costruire le Mura Leonine). Luni, a poca distanza da Pisa, viene completamente rasa al suolo dai pirati saraceni nell’849, e neanche la vittoriosa Battaglia di Ostia, dello stesso anno, spinge i nuovi padroni del Mediterraneo a desistere.

fine parte I – continua

Gabriele Campagnano

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immagine di anteprima Pisa nella Tavola Peutingeriana. Molto interessante il dettaglio di Corsica e Sardegna –  dall’articolo originale 

 

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