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L’Accademia Navale di Livorno, tra tradizione e futuro

tempo di lettura: 12 minuti

 

livello elementare 
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ARGOMENTO: MARINA MILITARE
PERIODO: 1881 – OGGI
AREA: LIVORNO, TOSCANA, ITALIA
parole chiave: Accademia Navale


Una visita virtuale all’Istituto

In un articolo precedente abbiamo raccontato la travagliata storia dell’Accademia navale, dalla sua creazione nel 1881 allo sviluppo odierno che ne fa un ateneo universitario specialistico di eccellenza non solo nell’ambito militare. Molti mi hanno scritto chiedendomi delle informazioni. A tutti ho risposto che il miglior  modo per conoscerla è viverla o, se ci si accontenta, di visitarla. Per facilitarvi, ho pensato di accompagnarvi virtualmente tra quelle austere mura, in un viaggio che mi riporta indietro ai miei primi anni di marina.

Un breve ricordo
Tutto iniziò nel 1977, quando mi presentai a Livorno come tanti ragazzi della mia età, provenienti da tutta Italia, per sostenere il tirocinio preparatorio per effettuare le prove di ammissione. Era una giornata calda d’estate ed il profumo del ligustro riempiva l’aria del viale dei pini che dall’elegante cancello di ferro sul lungomare livornese porta all’austero portone di legno dell’Istituto. Mi ritrovai con la mia valigia in mano, contenente gli effetti minimi di corredo necessari per quei 40 giorni. Ricordo che eravamo tutti molto confusi, in un misto di eccitazione e timore. Ci incamminammo verso l’aula di registrazione, guardandoci intorno incuriositi da quei lunghi corridoi separati dal piazzale dalle grandi porte finestre a vetri. Una rapida doccia e via, a sederci per il primo test … Il sottufficiale che ci accompagnava  era molto simpatico ma ferreo.

Il K3, che poi scoprimmo significava il comandante della direzione corsi allievi, ci domandò che cosa ci aveva spinto a fare la domanda di ammissione. Nel mio caso era il legame con il mare, quell’elemento che avevo incominciato ad amare e temere all’isola Palmaria, tra un tuffo e l’altro della mia giovinezza. Esisteva poi anche un altro fattore ovvero l’eredità spirituale che avevo appreso al Comando del Varignano (il COM.SUB.IN.), dove mio padre, un operatore Gamma del dopo guerra, all’epoca prestava servizio. Un luogo magico dove la formalità era forse minore del resto della Marina militare ma l’elemento umano, indifferentemente dal grado,  seguiva regole antiche e molto semplici. Una Marina diversa da quella che avrei scoperto in seguito in Accademia e sulle navi. Non nascondo che abituato a tanti uomini straordinari nella loro semplicità ed audacia fui sorpreso da quell’atmosfera ovattata e ritmata che accompagnava asetticamente le nostre giornate. Un luogo in cui la forma, come ci veniva detto ogni giorno, era sostanza. In realtà la maggior parte di noi non aveva ancora chiaro il nostro futuro, era come vivere un sogno ma, col senno del poi, non poteva essere diverso. L’Istituto, con le sue regole centenarie, aveva ed ha, lo scopo di formare i futuri Comandanti dando un imprinting unico. Quando marciavamo nei lunghi corridori, sui muri color calce le foto delle sciabole d’onore sembravano osservarci per incitarci in quella corsa contro noi stessi per superare le prove quotidiane. Nonostante i posti fossero limitati, non esistevano rivalità tra i tantissimi concorrenti, anzi nacquero le prime amicizie di cui molte durano tutt’oggi.

sezione concorrenti concorso anno accademico 1977

Ci diedero una divisa interna che consisteva in un corpetto da marinaio, un berrettuccio bianco ed un paio di Jeans. Nelle poche libere uscite settimanali usavamo una tenuta da marinaio, con il berretto in plastica con il nastrino Accademia Navale, ma senza solino. Le giornate erano scandite dagli squilli di tromba che segnavano il tempo tra una lezione e l’altra, tra le esercitazioni sportive ed i periodi di ricreazione. La selezione dei primi quaranta giorni fu estremamente rigida; le visite mediche e psicoattitudinali mietevano ogni giorno molte speranze tra i concorrenti. Il colpo finale lo diede l’esame di matematica e geometria, tenuto da professori di Pisa che facevano parte del corpo docente dell’Ateneo. Un test selettivo che non guardava in faccia nessuno dove non c’erano raccomandati o protetti. A questa selezione rigorosa si univa quella delle dimissioni volontarie. Molti di noi, osservando dai finestroni sul mare il bellissimo lungomare di Livorno ed i famosi Bagni Pancaldi con il loro glorioso passato da raccontare, si posero delle domande sul loro imminente futuro e decisero di tornare a casa. Alla fine fummo ammessi in poco più di un centinaio di allievi per il corpo dello Stato Maggiore ed un’altra quarantina suddivisi tra il corpo ingegneri e sanitario. Iniziò così un lungo cammino che scandì per quattro anni la nostra vita, creando come in tutti gli ambienti, amicizie che durano ancora oggi. Di quei 120 cadetti del primo anno uscimmo meno della metà con un legame che ancora oggi è molto forte. Mi fermo qui, non ho intenzione di annoiarvi con la mia lunga vita in Marina, ed è ora di iniziare, anche se virtualmente, il nostro viaggio in questo prestigioso Istituto. 

Oltre cento anni ma non li dimostra

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 1978-amm.-Agostinelli-Vespucci-1024x735.jpg

1978, nave Vespucci, gli allievi prima classe vengono salutati prima della partenza dall’Ammiraglio Sergio Agostinelli, Comandante dell’Accademia Navale, un ammiraglio di altri tempi – foto Enrico Giambruni, storico fotografo dell’Accademia

In Accademia tra passato e futuro
Di solito l’Accademia non è aperta al pubblico se non con visite guidate in date prestabilite o in occasioni eccezionali come gli Open Day e le recenti Giornate FAI di Primavera. Vi si accede percorrendo lo splendido viale dei pini dall’ingresso del cancello di San Jacopo, posto sul lungomare di Viale Italia. Dopo aver fiancheggiato il Palazzo Studi e la Palazzina Comando, si incontra sulla destra un ampio edificio a tre piani, formato da tre ali perpendicolari che racchiudono un’ampia “piazza d’armi” dove vengono tenute le assemblee giornaliere degli allievi. Il piazzale, come viene chiamato l’ampio cortile, è circondato da grandi finestre che si affacciano sui corridoi interni, attraversati dagli allievi del I (pivoli) e II anno (anziani) sempre di corsa nei loro spostamenti in sezione. È tradizione che quelli del secondo anno, caratterizzati dalle due barre rosse sul maglione blu marina ed il berretto rincalcato (chiamato in gergo pizza), corrono “pattinando” per dimostrare la loro scafatura sui giovani pivoli del I anno. 

Al centro dell’ala principale, che guarda il mare, si trova la torre dell’orologio a tre facce e, sulla quale si legge, sul frontone della facciata interna, il motto PATRIA E ONORE. Una curiosità: si racconta che il motto originale era “Patria e Re” ma dopo l’avvento della Repubblica furono aggiunte le tre lettere per completare la parola ONORE.

La torre dell’orologio ospitò al 1947 al 1953 il pittore di Marina Rudolf Claudus, che alla fine della prima guerra iniziò un lungo periodo di collaborazione con la Marina italiana di cui divenne in pratica il pittore ufficiale. In circa mezzo secolo di sodalizio Claudus realizzò centinaia di opere destinate ad ornare le sale di navi e Circoli, e che trovano oggi ospitalità nei Musei e nelle stanze di rappresentanza dei palazzi della Marina. Purtroppo molte sono state depredate dall’egoismo umano che le ha volute solo per se stesso.

Rudolf Claudus – Nave Amerigo Vespucci

Il quarto lato rivolto verso il mare è aperto e ospita interrato il brigantino Alfredo Cappellini le cui sovrastrutture sono utilizzate ancor oggi degli allievi dell’Accademia per esercitarsi nella manovra delle vele in vista della campagna estiva del I anno sulla nave scuola “Amerigo Vespucci”. Sui pennoni dell’albero di maestra del brigantino, alto circa 25 metri, gli allievi apprendono come aprire e chiudere le vele seguendo gli ordini al fischio dei nostromi.

il brigantino Alfredo Cappellini, interrato nel piazzale sul mare, palestra di addestramento per gli allievi prima dell’imbarco sull’Amerigo Vespucci

Per quanto sembra anacronistico, addestrarsi nel terzo millennio operare come ai tempi della marina velica, ha ancora la sua validità. Lo scopo è di creare nei futuri ufficiali una forma mentale e fisica che li guiderà nella loro carriera futura. Queste esercitazioni richiedono naturalmente impegno e fatica ma sono essenziali per la preparazione alla campagna estiva sull’Amerigo Vespucci.

chiusura delle vele sull’albero di maestra, memorie campagna Vespucci 1978

La campagna sulla nave scuola Amerigo Vespucci, erroneamente chiamata crociera estiva, ha un durata di circa 120 giorni e completa la preparazione nautica e marinaresca degli allievi del I anno. Oltre ad apprendere le manovre della nave a vela, gli allievi hanno modo di apprendere i rudimenti della navigazione, l’uso pratico del sestante e dei sistemi ottici, di radionavigazione e radar per il posizionamento in mare.

esercitazioni di carteggio, memorie campagna Vespucci 1978

Le lezioni sulle materie professionali si susseguono tra le prime guardie in navigazione ed in porto. Al termine della campagna viene chiamato il “saluto alla voce“, un’antica tradizione marinaresca che prevede che gli allievi salgano sui pennoni e “salutino” gli spettatori innalzando il loro berretto. Gli allievi praticano tutte le attività dei marinai, comprese le pulizie delle strutture esterne. 

Nave Vespucci: gli allievi ufficiali effettuano tutti i giorni il posto di lavaggio che comprende il lavaggio dei ponti e delle tughe e la lucidatura degli ottoni, memorie campagna Vespucci 1978

nave Vespucci: in navigazione verso Palma di Maiorca, memorie campagna Vespucci 1978

Le strutture didattiche
Il complesso dell’Accademia Navale copre, attualmente, un’estensione di circa 215.000 metri quadrati e comprende, oltre agli alloggi del personale, le aule didattiche, i laboratori, un modernissimo simulatore di manovra, un osservatorio celeste, e le dotazioni sportive che includono una grande piscina, diverse palestre, due porticcioli per le barche a vela ed un poligono di tiro. Dall’altro lato della strada vi è una grande area adibita agli sport collettivi per l’atletica leggera, il calcio, il basket, la pallavolo ed il maneggio.

palestra arti marziali anno 1978 – istruttori ed allievi

Il tempo per gli allievi è serrato: dalla sveglia mattinale fino al silenzio scandito dalla tromba alla fine della serata. Durante il periodo non impegnato in lezioni e studi, gli allievi e gli Ufficiali possono usufruire di sale ricreative, biblioteche, un cinema ed un auditorium. 

Il camerone è un grande alloggio collettivo dove gli allievi del I anno riposano al termine della lunga giornata. Gli allievi sono responsabili del rifacimento del letto ogni mattina. Dal II anno, gli allievi sono ridistribuiti in camerette a quattro letti.

Le sale ricreative possiedono salotti di diverse dimensioni, sale televisione e biliardo dove gli allievi del I e II anno e del complemento passano le serate. 

Visitando gli interni
Entrando dal portone principale, sulla destra, si incontra un locale che riserva un indubbio interesse: la Sala delle Bandiere, creata nel 1921 quando la Regia Marina ordinò che ogni classe di allievi fosse contraddistinta da un nome distintivo ed una propria bandiera. La sala delle bandiere è arricchita di molti cimeli e reliquie; tra di essi modelli di navi, elementi delle divise, un grande plastico dell’Istituto e la bandiera di guerra dell’Accademia. 

la sala delle bandiere 

Nella sala delle bandiere sono esposte quelle disegnate e realizzate da ogni corso. Nella tradizione, ogni corso dell’Accademia Navale possiede un colore diverso (in realtà sono 5 colori che si ripetono a rotazione), un “grido di battaglia” ed una bandiera. Il nome  viene scelto dagli allievi del  I anno al termine della campagna del Vespucci. In tale occasione viene disegnata e realizzata  a mano dagli stessi allievi la “bandiera del corso“, che è sempre  caratterizzata dal  colore del corso e da un disegno che richiama il soggetto del nome prescelto.

Sebbene possa sembrare una cosa anacronistica, l’appartenenza ad un corso ha un significato  importante per i suoi membri, quasi una fratellanza che dura nel tempo, anche al termine del servizio effettivo. Gli appartenenti, al di là delle amicizie personali, usano ritrovarsi ufficialmente durante il venticinquennale ed il quarantennale dall’uscita del Corso insieme alle loro famiglie che, di fatto, li hanno accompagnati durante la loro carriera sugellando quelle amicizie fraterne che vanno oltre il rapporto di lavoro. 

memorie della campagna Vespucci 1978 – sullo sfondo la bandiera del mio Corso (SAOREN – 1977-1981) che scelse il suo nome al termine della campagna estiva … il nome in gaelico significa “liberi sul mare” e fu scelto perché la campagna si svolse nei mari del nord toccando oltre che l’Inghilterra anche la Scozia e l’Irlanda, terre tradizionalmente di lingua gaelica. La bandiera in campo verde (colore del corso) mostra un albatros che vola libero sulle onde del mare in tempesta

Dalla nascita della Accademia Navale, ogni Corso Normale ha seguito questa regola. In realtà in principio, ovvero dal 1881 al 1931, i Corsi portavano il nome del Capo Corso ma in seguito la regola venne modificata ed il nome, scelto dagli allievi sul Vespucci, divenne legato alle … vicissitudini della campagna estiva.

Un’ultima informazione su questa bellissima sala delle bandiere che è arricchita anche di molti cimeli e reliquie. Tra di essi modelli di navi, elementi delle divise, un grande plastico dell’Istituto e  la bandiera di guerra. Spostandoci verso l’ala nuova incontriamo al piano terra le mense ufficiali e allievi dove i frequentatori consumano i loro pasti quotidiani. Lungo i muri che costeggiano i corridoi, cimeli navali, motti di navi e tante foto storiche di navi che hanno fatto la storia della marina italiana. Si possono anche osservare le foto delle sciabole d’onore, allievi che hanno mantenuto il rango di Capo corso durante tre anni del corso normale. In particolare la sciabola d’onore, per quanto riguarda la Marina militare, da cui discende la tradizione, può concorrere a questo riconoscimento di merito solo un allievo ufficiale del Corpo di stato maggiore. Ai lati si trovano le scale per i piani superiori per raggiungere gli alloggi degli allievi, ovvero le camerate della I classe (chiamati in gergo pivoli) e le camerette per i cadetti del secondo anno (gli anziani).

Attraverso i corridoi del piano terra si raggiunge la biblioteca, un grande locale ricco di documenti e volumi di grande interesse storico e culturale. Tra di essi i volumi degli annuali dei corsi che riportano i nomi di tutti gli allievi e ufficiali che hanno frequentato l’Accademia dalla sua nascita. Una ricca sezione di riviste specialistiche italiane e straniere è disponibile per le ricerche e le tesi degli studenti.

La grande biblioteca storica – foto scattata in occasione del 40ennale del corso SAOREN (2017)

Adiacente all’edificio principale raggiungiamo il Palazzo Studi che contiene le aule ed i laboratori. L’attività didattica si svolge normalmente nel periodo mattinale in moderne aule universitarie, dotate di sistemi multimediali a complemento della didattica tradizionale.

Oggigiorno l’Accademia è dotata di una rete campus (con oltre 1000 punti di connessione) alla quale tutti i frequentatori possono connettersi tramite un computer personale per le attività di studio. L’informatica è stata sempre un punto di forza dell’Istituto che fu il primo a dotarsi di supercomputer negli anni ’70, all’epoca tra i più moderni sistemi telematici che erano collegati alle università americane. L’innovazione per la Marina Militare è stata sempre un punto di forza necessario per fornire agli allievi la migliore qualità di istruzione possibile. Degno di nota è il simulatore di plancia, uno strumento multimediale per addestrare i futuri ufficiali alle manovre marinaresche che saranno poi chiamati ad eseguire in mare.

il modernissimo simulatore di plancia per l’addestramento alla manovra navale

Ancora oggi l’insegnamento è assicurato da numerosi docenti militari e civili, sia appartenenti all’organico dell’Accademia sia provenienti dalle migliori Università  (Pisa, Genova, Trieste e Napoli) sia esperti di settore, con un rapporto di circa un docente ogni tre  frequentatori. Tra le aule, di particolare interesse è il settore nautico dove, tra aule di carteggio e didattiche, si può visitare un interessante planetario dove gli allievi incominciano a studiare le costellazioni del cielo. Tra i vari scaffali, si possono osservare strumenti nautici antichi, veri pezzi da museo che raccontano storie passate di navigazioni intorno al mondo effettuate dalle navi italiane.

Prima di chiudere, un ultimo aneddoto
Nella Sala dei cimeli, adiacente all’antico Parlatorio (una grande e lussuosa stanza dove gli allievi potevano incontrare le famiglie e le fidanzate di passaggio a Livorno), si trovano dei capienti volumi che riportano le foto di tutti gli allievi del I anno dal 1881 ad oggi.

allievo 1 classe Giovanni Falcone 1957

Fra di essi troviamo persone che per vari motivi non proseguirono i loro studi o la carriera diventando però dei simboli di riferimento per tutti, come Giovanni Falcone (corso 1957) che, assegnato al Corpo dello Stato Maggiore, nonostante il suo grande amore per il mare, volendo diventare un ingegnere navale e non un Comandante di Unità, decise di lasciare il corso iscrivendosi poi alla facoltà di Legge.

Una scelta che forse non fu facile visto che aveva superato brillantemente gli esami di ammissione Il destino volle che il giovane Falcone iniziasse quella carriera da magistrato che lo portò poi a servire l’Italia in un’altra maniera, diventando un simbolo della lotta contro la criminalità organizzata.

In quasi 140 anni di vita, dal lontano 6 novembre 1881, l’Accademia Navale ha formato oltre 11.000 Ufficiali dei Corsi Normali, 35.000 Ufficiali dei Corsi Ausiliari e di Complemento, compresi quelli dei Corsi preliminari navali ed a Nomina Diretta.

Gli Ufficiali che frequentano l’Accademia Navale, ora come allora, sono plasmati al senso del dovere ed al culto della Patria e dell’Onore. Valori che possono sembrare astrusi in una società che ha dato priorità ad altri valori, spesso tralasciando quelli etici che sono i mattoni di ogni società civile. Se la Patria rappresenta la comunità di patrimoni culturali, storici ed etici di un popolo, l’onore, inteso come purezza di intenti e di comportamento, ne rappresenta il collante.

La solidarietà e l’abnegazione fanno parte dell’educazione impartita tra quelle mura ottocentesche. In sintesi, dalla sua nascita, l’Accademia si è posta come obiettivo la formazione di Ufficiali professionalmente preparati, forgiati nello spirito ed all’adempimento del proprio dovere per terra e per mare, pronti a consacrare col sacrificio della loro vita gli ideali ricevuti in Accademia Navale. Nella cappella dell’Accademia, sulle sue pareti, è possibile osservare su grandi lastre di marmo le posizioni delle navi e dei sommergibili italiani affondati durante i conflitti navali. Nomi che nascondono drammi e sacrifici di tanti marinai che diedero la loro vita per la Patria. Tra di loro oltre 1.400 Ufficiali hanno sacrificato la loro vita in quelle guerre passate e presenti, per mare, per cielo e per terra, credendo in quel Patria e Onore che li aveva accolti la prima volta in quel piazzale dove iniziò la loro avventura.

Andrea Mucedola

 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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Leonida cataldino
Ospite
Leonida cataldino
27/12/2019 5:34

C’ero anch’io nel 1977 ma il mio 13,42/20 non fu sufficiente x entrare nei corpi tecnici per cui fui selezionato. Ho un ricordo freschissimo di quei 40 gg e nelle immagini ho riconosciuto qualche volto. Purtroppo la ferita di non avercela fatta a quel tempo… sanguina ancora. Un saluto
Leonida Cataldino

admin
Amministratore
27/12/2019 8:33
replicare a  Leonida cataldino

I ragazzi del ’77 si sono ritrovati dopo 40 anni nel 2017 ricordando gli amici, anche quelli conosciuti solo da concorrenti. La vita va così … l’importante è credere ancora in determinati valori .. quelli vanno oltre la divisa

Francesco Brecciaroli
Ospite
Francesco Brecciaroli
13/02/2019 0:18

Molto istruttivo ed accurato. Si sente un profondo amore per quell’Istituzione che tanto ha dato all’Italia.

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