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Le fonti antiche sui colli albani di Ersilia D’Ambrosio e Fabrizio Marra

livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: NA
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Castelli Romani, storia, geologia, vulcani

 

In passato l’utilizzo delle fonti antiche nello studio dei Colli Albani, come testimonianze inequivocabili delle eruzioni di epoca storica, è stato condotto senza l’atteggiamento critico necessario quando si dispone di versioni diverse e divergenti degli stessi avvenimenti. Tito Livio riferisce di “un insolito innalzamento delle acque del lago di Albano“ e Cicerone scrive “durante la guerra contro Veio, essendo cresciute oltre misura le acque del lago di Albano …”.

la città romana del Tuscolo sulle alture del vecchio vulcano

L’evento è riportato da Dionigi di Alicarnasso con toni catastrofici: “(…) un lago distante da Roma non meno di centoventi stadi, posto tra i cosiddetti monti albani (…) subì un tale incremento, nonostante l’assenza di piogge o nevicate o d’altra causa evidente, che allagò buona parte della regione montana circostante, distrusse molte case di campagna e alla fine si aprì il cammino tra le gole delle montagne e riversò una fiumana impetuosa sulle pianure sottostanti”.

Nella “Vita di Camillo” Plutarco, la cui fonte è Dionigi, descrive il fenomeno in maniera ancora più spettacolare e modifica anche la tradizione che lo collocava nell’estate del 398 a.C., durante la canicola (23 luglio – 24 agosto), facendolo “slittare” all’inizio dell’autunno. Si enfatizza così il carattere prodigioso dell’evento, dal momento che la tracimazione delle acque si sarebbe verificata dopo la fine di un’estate torrida e secca:

Poco dopo, al culmine della guerra, si verificò il caso del lago Albano (…)”. 2. “Si era in autunno; l’estate che stava finendo non si era segnalata né per piovosità né per asprezza di venti meridionali. (…)”. 3. “Invece il lago Albano (…), senza alcun motivo se non divino, crebbe e si gonfiò a vista d’occhio, lambì le falde dei monti e arrivò a toccarne le più alte cime con le sue acque lisce, crescendo senza agitarsi o ribollire”. 4. (…) quando la massa e il peso dell’acqua infranse per così dire l’istmo che separava il lago dal paese sottostante, un enorme fiotto scese verso il mare attraverso i campi e le piantagioni (…)

L’antropologo scozzese James George Frazer, nel suo celebre saggio Il Ramo d’Oro (1890), fece notare un particolare molto curioso: osservando una carta del Parco Regionale si nota come il  perimetro dei Castelli Romani delinei la sagoma di un drago. Gli occhi della bestia sarebbero rappresentati dai due laghi

Tito Livio riporta una versione dai toni meno drammatici nella quale inserisce, pur senza riconoscerne la consequenzialità, la stretta relazione tra la portata eccezionale delle precipitazioni nevose dell’inverno precedente e l’innalzamento anomalo del livello delle acque del lago verificatosi nel 398 a.C. Il racconto di Tito Livio, quindi, non testimonia la tracimazione del lago e si accorda con  i dati scientifici.

V, 13: “(…) Quell’anno fu contrassegnato da un inverno rigido e nevoso (…) Al duro inverno succedette un’estate opprimente e pestilenziale per tutti i viventi (…); V, 15: “Frattanto furono annunciati molti prodigi (…): su di uno solo si concentrarono le preoccupazioni generali: il lago nella selva Albana (…) crebbe fino ad un livello insolito (in altitudinem insolitam crevit). Furono inviati ambasciatori all’oracolo delfico, per domandare che cosa volessero significare gli dei con quel prodigio, ma la sorte offerse un interprete più vicino in un vecchio veiente (…) il quale cantò in modo profetico che i Romani non si sarebbero impadroniti di Veio prima che l’acqua fosse stata scaricata dal lago Albano (…)”; V, 16: “(…) quando arrivarono gli ambasciatori da Delfi portando il responso dell’oracolo, che concordava con la profezia del vate prigioniero. (…)”.

nell’ambito dei Castelli abbiamo zone di emissioni gassose dal sottosuolo come Tor Caldara che occasionalmente emettono gas nocivi dal sottosuolo, evidenza che nelle profondità esiste ancora un’attività vulcanica fervente

L’aggettivo “insolitam” non rimanda ad avvenimenti catastrofici o ad un innalzamento “sensazionale” del livello idrico, ma semplicemente ad una anomalia naturale. I fenomeni naturali “fuori dell’ordinario” che si verificano nel corso di un momento di crisi, come quello connesso ad una guerra, assumono per i Romani un valore “religioso” e appaiono una manifestazione dell’ira degli dei che “rompono” la pace con gli uomini. Questi ultimi devono comprendere l’offesa fatta alle divinità e intervenire per ristabilire la pace.

Nel racconto di Livio, infatti, la costruzione dell’emissario del lago è la “risposta” dei Romani ad una richiesta divina manifestatasi attraverso un prodigio e interpretata grazie al vaticinio di un anziano abitante di Veio. Egli rappresenta l’antichissima abilità degli Etruschi di comprendere la volontà divina attraverso i prodigi, di svolgere i riti necessari per ristabilire la concordia con gli dei. Egli, inoltre, rimanda all’opera di irreggimentazione delle acque attuata dagli Etruschi nelle zone, come quella albana, sotto il loro controllo.

cono di fango che si è generato nei pressi di Fiumicino, 2013 

Nel racconto delle vicende collegate alla presa di Veio, Valerio Massimo segue Livio: “(…) difatti il lago Albano, senza essere stato gonfiato da acque piovane o fluviali, superò improvvisamente il suo normale livello (solitum stagni modum) (…).” Il riferimento al “solito livello di stagno” (solitum stagni modum) è un’importante indicazione rispetto alla sostanziale stabilità del livello del lago.

L’emissario di Albano, come le opere idrauliche realizzate in altri laghi vulcanici della regione (Nemi, Pavona, Gabi, Pantano Secco), serviva a regimentare il livello dell’acqua alla quota delle attività antropiche, nell’ambito del controllo idrico attuato dagli Etruschi attraverso un esteso reticolo di canali, ancora conservati intorno a Veio. L’emissario di Albano sarebbe stato costruito nell’ultimo decennio del VI sec. a.C., prima di quello di Nemi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il livello delle acque del lago si sarebbe innalzato per l’ostruzione di un antico cunicolo etrusco che i Romani avrebbero poi ripristinato, seguendo le indicazioni di un abitante di Veio. Non si sarebbe comunque trattato di un evento catastrofico, ma di una crescita modesta, poco superiore al livello a cui l’emissario l’avrebbe regolata. Un innalzamento superiore a qualche metro non sarebbe compatibile con il regime idrogeologico del lago che determina l’esistenza di una quota di equilibrio, regolata dalla posizione della falda.

Spiegare per quale motivo due storici come Tito Livio (latino) e Dionigi di Alicarnasso (greco) riportino due versioni tanto differenti dello stesso fatto non è lo scopo della presente trattazione. È evidente, però, che il racconto di Tito Livio è compatibile con le caratteristiche naturali del lago craterico, le modalità di costruzione del suo emissario e le necessità “politiche” di rimarcare l’occorrenza di un prodigio naturale, seppure non di carattere catastrofico. Di contro, per la versione di Dionigi di Alicarnasso mancano sia i presupposti geologici e idrogeologici sia le evidenze materiali dei prodotti della tracimazione.

il lago di Castel Gandolfo , sullo sfondo a sinistra Monte Cavo

Per Niccolò Machiavelli la costruzione dell’emissario, per rispondere all’oracolo delfico citato da Tito Livio, rappresentava l’uso strumentale della religione da parte delle classi dirigenti romane. Nell’ambito di un’attività di ricerca rigorosa non si dovrebbe riconoscere valore alla volontà di manipolazione ipotizzata da Machiavelli, né accettare in maniera acritica le fonti antiche che devono essere inserite nel contesto storico e ideologico di appartenenza. Per questo è di particolare importanza un approccio aperto e multidisciplinare che non ceda al fascino del racconto antico, ma si fondi su solide competenze scientifiche, storiche, archeologiche, linguistiche e filologiche.

Ersilia D’ Ambrosio 1 e Fabrizio Marra 2

1Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali-Direzione Musei Archeologici e Storico-Artistici.
2Istituto Nazionale di Geofisica  e Vulcanologia.

Articolo pubblicato originariamente da https://ingvterremoti.com/

 

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BIBLIOGRAFIA

Andretta, D., Voltaggio, M., 1988. La cronologia recente del vulcanismo dei Colli Albani. Le Scienze, 41, 243, 26-36.

D’Ambrosio, E., Giaccio, B., Lombardi, L., Marra, F., Rolfo, M.F., Sposato, A., 2010. L’attività recente del centro eruttivo di Albano tra scienza e mito: un’analisi critica del rapporto tra il vulcano laziale e la storia dell’area albana. In: Ghini G. Ed., Proceedings of Sesto Incontro di Studi sul Lazio e Sabina, Roma 4-6 Marzo 2009. Lazio e Sabina 6, Ed. Quasar Roma, 125-136.

Funiciello, R., Giordano, G., De Rita, D., Carapezza, M.L., Barberi, F. 2002. L’attività recente del cratere del Lago di Albano di Castelgandolfo, Rendiconti Accademia dei Lincei, 13, 113-143.

Funiciello, R., Giordano, G., De Rita, D., 2003. The Albano maar lake (Colli Albani Volcano, Italy): recent volcanic activity and evidence of pre-Roman Age catastrophic lahar events. Journal of Volcanology and Geothermal Research 123, 43-61.

Giaccio, B., Marra, F., Hajdas, I., Karner D.B., Renne, P.R., Sposato A., 2009. 40Ar/39Ar and 14C geochronology of the Albano maar deposits: implications for defining the age and eruptive style of the most recent explosive activity at the Alban Hills Volcanic District, Italy. Journal of Volcanology and Geothermal Research 185, 3, 203-213. doi:10.1016/j.jvolgeores.2009.05.011

Marra, F., Freda, C., Scarlato, P., Taddeucci, J., Karner, D.B., Renne, P.R., Gaeta, M., Palladino, D.M., Trigila, R. Cavarretta G. (2003) –  Post-caldera activity in the Alban Hills Volcanic District (Italy): 40Ar/39Ar geochronology and insights into magma evolution, Bull. Volc., 65, 227-247.

 

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