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La leggenda di Dioniso e dei pirati che divennero delfini

Reading Time: 5 minutes

 .
livello elementare
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ARGOMENTO: MITI E LEGGENDE
PERIODO: NA
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Dioniso, Bacco
.

C’era una volta un semidio greco, Dioniso (chiamato dai Latini Bacco) che,  nel suo girovagare sulla terra degli uomini,  decise di assumere sembianze umane. Si sa, era un vezzo degli dei scendere fra gli Umani e mischiarsi con loro, spesso per sedurre belle fanciulle (o per par condicio fanciulli) per soddisfare la loro vanità e desideri. Il padre degli dei, Zeus, era maestro in questi usi e, quando scendeva sulla terra, spesso si accompagnava con belle donne lasciandogli poi in eredità un figlio. 

Hera, coniuge di Zeus, Museo nazionale di Villa Giulia, Roma

Dioniso era figlio di Sèmele, bellissima figlia di Cadmo, re di Tebe, e del fedifrago Zeus. Questa scappatella non fu gradita ad Hera, sua consorte, che presa da gelosia, decise di ucciderla. Prese quindi le sembianze della nutrice della giovane e insinuò nell’animo della fanciulla che Zeus non l’amasse veramente e che doveva quindi metterlo alla prova. Naturalmente Zeus, che la incontrava sotto spoglie mortali, cercò di dissuaderla. Ma Sèmele non ne volle sapere e Zeus fu costretto ad apparirle nella sua forma … divina emanando un tal calore che la povera fanciulla venne bruciata. Sarebbe morto anche il piccolo che portava in grembo se Zeus non lo avesse protetto. Misteri divini, il padre degli dei lo cucì nella sua coscia fino al momento della nascita e poi lo affidò al fido Hermes perché lo portasse segretamente dalle ninfe Iadi affinché lo nutrissero e allevassero. Le ninfe Iadi erano sette sorellastre delle Pleiadi Esperidi; erano ninfe dei boschi e della pioggia, buone e di animo gentile. Zeus, forse per ricompensarle per il loro operato, le mutò in seguito in una costellazione del firmamento che potete facilmente osservare nelle notti estive in cielo vicino a quella del Toro. Divenuto adolescente, l’educazione di Dioniso fu seguita da Ino, sorella di sua madre Sèmele, e dal vecchio Sileno

Sileno ed il piccolo Dioniso

Anche Sileno era un semidio, essendo figlio del dio Hermes e di Pan; oddio, non era certo una bellezza ma dotato di saggezza e predisposto alla vita godente. Fu forse grazie a lui che Dioniso un giorno scoprì che dai frutti della vite poteva essere ricavato un dolce nettare, delizioso e inebriante, il vino. Un liquido che faceva dimenticare la stanchezza e le pene corporee portando ad una sensazione di euforia ed ebbrezza. Hera, che non aveva dimenticato il tradimento del marito, per vendicarsi dell’affronto, fece perdere la ragione al giovane Dioniso che incominciò a vagare senza fine per il mondo accompagnato dal vecchio e mai sobrio amico Sileno e da un allegra compagnia gaudente di satiri e ninfe dei boschi. Da quel momento la pazzia divenne sinonimo del suo modo di essere. Chissà perché (si fa per dire) gli Umani incominciarono così a celebrare feste in onore di Dioniso. Queste feste, dette dionisiache, venivano effettuate due volte all’anno, in primavera ed in autunno, le ultime in occasione del periodo della vendemmia. In questi riti si beveva, si cantava e si recitavano componimenti poetici che raccontavano le gesta e le avventure del dio, i ditirambi. Dal ditirambo ebbe poi origine il dramma quale forma di … umana pazzia.  

Uno dei suoi attributi era il sacro tirso, un bastone nodoso avvolto da edera e pampini e sormontato da una pigna ed il kantharos, una coppa caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l’orlo. Mi direte in vino veritas? Forse. Di certo il dio Dioniso divenne nel tempo una comoda “divina” giustificazione dell’umana debolezza, della folle trasgressione, dell’istinto irrazionale che proprio grazie al nettare d’uva si rivelava, nonché di quella pazzia nella quale l’Uomo talvolta si nasconde per sfuggire al grigiore della vita. Forse era proprio questa la condanna della vendicativa Hera per questo semidio senza pace.   

Dioniso ed i delfini 
Vi domanderete perché, in un sito che parla di cultura di mare, parliamo di mitologia e di divinità tipiche dei boschi. Un pò di pazienza e ci arriveremo subito. In una bella giornata di sole (vogliamo immaginarcela così) Dioniso si trasformò in un bellissimo ragazzo, vistosamente abbigliato e si recò al mare, in ozio sulla spiaggia ed ammirando l’orizzonte. Il Fato volle che sul posto passò una nave di pirati. Lo abbiamo raccontato tante volte, i pirati esistevano già oltre 5000 anni fa e scorrazzavano nel mar Mediterraneo a caccia di prede facili e villaggi da razziare. Non è chiaro se Dioniso chiese ingenuamente un passaggio o se l’equipaggio, vedendo un giovane solitario e così ben vestito, decise di rapirlo per poi chiedere un lauto riscatto.

Una volta catturato, ignavi che fosse un dio, i pirati lo legarono all’albero maestro della nave. Dioniso non ci mise molto a slegarsi a chiese quindi all’equipaggio di liberarlo immediatamente. Non funzionò molto bene per cui venne deriso e gli fu detto che sarebbe tornato libero solo dopo il pagamento di un consistente riscatto. Gli incauti se la cercarono ed all’improvviso, sul ponte della nave, cominciò a scorrere un fiume di vino, i sartiame si trasformarono in lunghi serpenti, e sulle strutture crebbero rigogliosi rami di edera. A questo punto Dioniso, seccato dalla stupidità di quegli umani, si tramutò in un leone e divorò il comandante.  I marinai ovviamente spaventati decisero di buttarsi in acqua ma, nel tragitto verso il mare, incominciarono a trasformarsi in delfini. L’unico ad essere risparmiato fu proprio il nocchiere al timone che aveva compreso cosa stava succedendo.

Dioniso tornò quindi sull’Olimpo mentre il pilota, ormai divenuto comandante di una nave senza equipaggio, si diresse verso terra preceduto da quel gruppo di delfini in fuga. Da allora i delfini divennero amici degli uomini ed ancora ne ricercano l’amicizia, figli di pirati pentiti da cui discendono.

Un bel mito del mare tra pirati e delfini da leggere sorseggiando, un buon calice di vino … bianco naturalmente.

 

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