La Regia Marina italiana e i soccorsi ai terremotati messinesi di Virginio Trucco

Virginio Trucco

3 Luglio 2026
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA:MESSINA
parole chiave: Regia Marina italiana, Messina, Terremoto

Anni fa pubblicai un articolo in ricordo del terremoto del 1908 ed il successivo disastroso maremoto che colpì Messina e Reggio Calabria in cui parlavo dei soccorsi portati dalla marina russa. Mi permisi di commentare che, in realtà, i primi soccorsi furono portati dai marinai della Regia Marina imbarcati sulle navi in porto a Messina e nacque un putiferio – qualcuno mi ha persino chiesto le fonti di queste mia dichiarazione.  Ho cosi deciso di scrivere queste righe per cercare di chiarire l’opera di soccorso dei nostri ufficiali, sottufficiali e marinai presenti a Messina il giorno del terremoto. Soccorsi ai quali la Regia Marina italiana – ma anche in seguito la Marina Militare, in rispetto del suo soprannome di “Silenziosa” perché abituata a compiere le missioni affidategli senza clamore e senza vanto – a mio avviso non ha mai dato il giusto rilievo. Ovviamente questo non vuole togliere nulla ai marinai russi, inglesi, spagnoli, tedeschi, statunitensi e tutti quelli che portarono aiuto ai sopravvissuti a quel terribile disastro.

Il giorno 27 dicembre 1908 erano presenti a Messina le seguenti navi della Regia Marina: in banchina l’ariete torpediniere Piemonte (Foto 1), il cui comandante, il capitano di corvetta Francesco Passino, sceso a terra per pernottare con la famiglia, rimase vittima del sisma, alla fonda le torpediniere d’alto mare Spica, Saffo, Serpente, Scorpione e Sagittario. Inoltre, le torpediniere da costa 90S, 106S, 131S, 138S, 140S e 151S la nave cisterna Velino.

Foto 1 immagine dell’ariete torpediniere Piemonte della Regia Marina italiana, una delle navi impegnate nel disaster relief di Messina – Fonte http://www.marina.difesa.it/storiacultura/storia/almanacco/Pagine/PQRS/piemonte.aspx RN Piemonte2.jpg – Wikipedia

Il 28 dicembre 1908 alle ore 05.21, un violento terremoto colpi le coste siciliane e calabresi, soprattutto le citta di Messina e Regio Calabria. I sismografi dell’osservatorio di Firenze registrarono l’evento ma l’ampiezza dei tracciati superò  i 40 cm e quindi non entrò nei cilindri di registrazione. Ciononostante dall’osservatorio fu lanciato l’allarme che “da qualche parte” era successo qualcosa di molto grave. La storia ci insegna che il sisma colpì soprattutto la città di Messina con il crollo del 90% degli edifici, la rottura delle condutture di acqua e gas, l’interruzione delle linee telegrafiche, strade e della linea ferroviaria. Ma non solo, alla distruzione causata dal sisma si aggiunsero le onde di un forte maremoto. Voglio ricordare che il sisma, che raggiunse la magnitudine di 71,1 Mw, danneggiò gravemente le città di Messina e Reggio Calabria nell’arco di 37 secondi causando la mdi metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese, la più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime, a memoria d’uomo, e del disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano in tempi storici. Al termine di questi due eventi catastrofici, i marinai delle unità militari italiane furono fatti sbarcare, divisi in drappelli, ed inviati fra le rovine per soccorrere la popolazione e raccogliere i superstiti in prossimità del porto. Le fonti riportano che tra i vertici militari, gli unici superstiti furono il maggiore Graziani, Capo di Stato Maggiore della 24^ divisione di stanza a Messina ed il capitano di corvetta Arturo Cerbino, un ufficiale della base navale. I due ufficiali, resosi conto della gravità della situazione decisero di impiegare due unità militari per inoltrare telegrammi alle autorità centrali per avvisare del disastro occorso. Furono designate le torpediniere Serpente e Spica che, dopo aver riparato alcune lievi avarie – provocate dal maremoto – si districarono tra i  i rottami che avevano invaso il porto ed uscirono in mare.

La torpediniera Serpente diresse su Reggio Calabria, non sapendo che anche quella città era stata colpita dal sisma e quindi accostò verso nord per dirigersi  all’isola di Stromboli dove scoprì però che il cavo telegrafico risultava tranciato. Il comandante si diresse allora verso Milazzo, riuscendo solo alle 18.00 ad informare il presidio di Catania. Lo Spica,  comandata dal tenente di vascello A. Belleni, nel pomeriggio, trovò operativo il telegrafo di Marina di Nicotera ed inviò il messaggio alle autorità centrali. A Messina venne finalmente rintracciato il prefetto Trinchieri che affidò il comando delle operazioni, per anzianità di grado, al maggiore Graziani, stabilendo il comando delle operazioni a bordo del Piemonte. Nel frattempo il comandante Cerbino riesce a noleggiare i piroscafi Washington, Scrivia e Montebello, che si trovano in porto, per utilizzarli per trasportare i feriti in altre città. Nella tarda mattinata viene rintracciato il colonello De Cosa, comandante della direzione d’artiglieria che, dopo aver avvallato l’operato dei due ufficiali della regia marina, assunse il comando delle operazioni. La torpediniera Saffo venne quindi inviata a trasmettere un messaggio al comando regionale dei carabinieri di Palermo, trasmesso dal telegrafo di Porto Santa Venere. Allo scendere della notte la situazione si aggrava: le rovine della città sono illuminate dagli incendi. La zona del porto e parte della città vengono illuminati dai proiettori delle unità navali, mentre drappelli di marinai armati percorrono le rovine per prevenire gli odiosi atti di sciacallaggio. Ai superstiti vengono forniti i primi aiuti, tramite i viveri delle unità militari e l’acqua della cisterna Velino, rigidamente razionata.

Nel pomeriggio le autorità di governo, informate dal messaggio dello Spica, si attivano ed il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti decise di convocare il Consiglio dei Ministri per prendere i primi provvedimenti. Intanto il ministro della Marina, Carlo Mirabello, ordinò alla Divisione Volante, composta dalle navi da battaglia Regina Elena, Regina Margherita, Vittorio Emanuele e Napoliche si trova in navigazione nelle acque della Sardegna, di dirigere a tutta forza su Messina. In un secondo momento il Vittorio Emanuele venne dirottato su Napoli per imbarcare il Re e la Regina che erano partiti da Roma. Il Ministro della Marina italiana chiese al contrammiraglio Vladimir Ivanovich Litvinov (foto 2) che si trovava alla fonda nella rada di Augusta al comando del gruppo speciale della flotta del Baltico, in crociera addestrativa, composto dalle corazzate Slava, Tzésarévitch, dagli incrociatori Admiral Makaroff e Bogatir di portare soccorso alla citta distrutta.

fotografia dell’contrammiraglio Vladimir Ivanovich Litvinov (foto 2) Litvinov, Vladimir Ivanovich (ammiraglio) – wiki7.org

La stessa richiesta venne inoltrata al comando del incrociatore inglese Sutley che si trovava a Siracusa assieme alla Torpediniera Boxer. L’ammiraglio Litvinov, senza attendere l’autorizzazione da San Pietroburgo, decise di salpare con tutto il Gruppo navale – tranne l’incrociatore Bogatir che ricevette l’ordine di caricare il massimo dei rifornimenti per poi seguire il grosso del Gruppo. Per quanto riguarda le navi inglesi, ottenuto il consenso dal comando di Malta, si diressero anch’esse verso Messina. Il pomeriggio del giorno 28 a Catania arrivarono i tre piroscafi noleggiati, che assieme ai feriti portarono la notizia dell’accaduto. per quanto possa sembrare assurdo, le truppe di stanza nella città non vennero subito inviate a Messina sia perché non si era a conoscenza dello stato della ferrovia sia perché non si avevano ordini in merito. Per l’impiego della ferrovia si dovette aspettare il 29 quando, con un treno speciale, venne inviato un regimento di fanteria che arrivò a Messina alle 9.30 del mattino. Nel pomeriggio giunse da Palermo un battaglione di bersaglieri a bordo di un piroscafo poco dopo la squadra volante. Nel pomeriggio giunse l’incrociatore Coatit con a bordo il ministro dei lavori pubblici Piero Bertolini.

Inoltre, la mattina del 29 la squadra russa e quella inglese giunsero a Messina quasi contemporaneamente, ma le due navi inglesi – su richiesta italiana – vennero inviate a Reggio Calabria. Dalle navi russe sbarcarono drappelli di marinai e, mentre alcuni si unirono agli italiani nella ricerca di superstiti, altri iniziarono a rimuovere le macerie dalle banchine del porto, dove fu installato un posto di primo soccorso. La prima riunione ad alto livello si tenne alle 02.00 del 30 a bordo del Regina Elena. Non avendo ancora una chiara visione dell’accaduto, si decise di dividere la città in settori con a capo un responsabile per provvedere ad inviare i superstiti verso il porto, raccogliere i feriti, ricercare persone sepolte e recuperare i cadaveri.

Il disastro ebbe un eco internazionale e, in seguito, molte nazioni inviarono le loro navi militari presenti nel Mar Mediterraneo in soccorso delle citta colpite.

Francia le navi da battaglia Justice e Veritè, l’incrociatore Torpediniere Dunois e i cacciatorpediniere Carquois e Fanfare
Germania la nave da battaglia Ersatz Freya, gli incrociatori protetti Victoria Louse, Hertha, Vineta e Hansa
Gran Bretagna oltre all’incrociatore Sutley ed alla Torpediniera Boxer, le navi da battaglia Ducan, Exmouth, gli incrociatori Euryalus, Lancaster e gli incrociatori leggeri Minerva e Philome
Portogallo la nave da difesa costiera Vasco de Gama 
Russia oltre a quelle già citate, le cannoniere Guilak e Korietz
Spagna  gli incrociatori Catalunia e Princesa de Asturias
Stati Uniti la Squadra impegnata nella circumnavigazione del globo ed appena entrata in Mediterraneo attraverso Suez, formata dalle corazzate Connecticut e Illinois e la nave rifornitrice Culgoa

La Regia Marina italiana inviò, oltre alle navi già presenti a Messina ed a quelle della Squadra Volante, le Corazzate Re Umberto e Sicilia, incrociatore Coatit e Minerva, ariete torpediniere Lombardia, cacciatorpediniere Granatiere e Lanciere, torpediniere d’alto mare Olimpia e Orfeo, nave da trasporto Volta ed i rimorchiatori d’alto mare Atlante e Ercole.

Soccorritori dopo il terremoto di Messina (dicembre 1908) – Autore Luca Comerio (1878-1940) Comerio, Luca (1878-1940) – Soccorritori dopo il terremoto di Messina (dicembre 1908).jpg – Wikimedia Commons

Tutte le navi raggiunsero Messina dopo aver imbarcato ingenti quantità di viveri e altri generi di conforto. In particolare, mentre le navi maggiori furono utilizzate per trasportare i feriti e sfollati verso le diverse destinazioni assegnate, trasportando nel viaggio di ritorno viveri e materiali, le unità minori, dato il minor pescaggio, portarono soccorso ai piccoli centri della costa colpiti dalla calamità. Una grande operazione di disaster relief, non scevra di errori dovuti alla poca esperienza per attuare un soccorso di tale livello. Le difficoltà maggiori furono sicuramente nelle comunicazioni che ritardarono l’intervento e resero più complesse le operazioni di soccorso. Atti di eroismo e abnegazione che confermano l’importanza delle Marine militari in operazioni non belliche e di protezione delle popolazioni.
Virginio Trucco

Bibliografia
L’opera di soccorso a Messina da parte delle Marine Militari dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Di Stèphan Jules Buchet e Franco Poggi. Bollettino d’archivio dell’USMM dicembre 2008.
28/12/1908 il terremoto di Messina, di Sergio Cavacece, Antonio Cimmino, Claudio Confessore , Pancrazio Vinciguerra e Mario Veronesi, sito WWW.lavocedelmarinaio.com

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