La crociera dell’Emden – parte II di Virginio Trucco

Virginio Trucco

18 Luglio 2026
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Emden

Il giorno 14 settembre 1914, dopo aver catturato il Trabbock, Muller rilascia il Kabinga, con tutti gli equipaggi catturati e lascia la zona in rotta verso Rangoon. Per ringraziare del trattamento ricevuto, i marinai inglesi si schierano sul ponte della nave e salutano alla voce la nave tedesca. Nella notte il Trabbock viene fatto esplodere, cosa che attira in zona il cargo Clan Mattheson che viene anche lui affondato. Ormai la notizia della sua letale presenza si è diffusa e nessuna nave lascia più i porti; intanto la marina britannica decide di scatenare la caccia al corsaro. Ma Muller decide di attaccare, direttamente la colonia Inglese e la sera del 22 settembre, l’Emden si presenta davanti a Madras, un importante cento di stoccaggio di petrolio. Dalla distanza di 3.000 metri, in soli 25 minuti, vengono sparati 125 colpi verso i depositi provocando esplosioni ed incendi con la perdita di 350.000 galloni. L’Emden si dirige quindi verso sud-est e, il 25, davanti a Colombo, affonda il Tymeric e cattura il Gry Fevale, utilizzandolo poi come nave prigione; il 27 cattura la carboniera Buresk con 6.600 tonnellate di carbone destinati alla squadra inglese della Cina. Una cattura strategica.

Dopo essersi rifornito Muller libera la Gry Fevale con tutti i prigionieri e fa rotta verso l’Isola di Diego Garcia dove lo attende il Markomannia. Giunto sull’isola il 9 ottobre, con sorpresa, Muller scopre che nessuno sa dello scoppio della guerra e la nave viene accolta festosamente e ne approfitta per effettuare alcune riparazioni ed un veloce carenaggio per ripulire la chiglia. Di fatto la sera del 10 riprende il mare e si dirige verso le Maldive  dove, il 15 ottobre affonda la Clan Grant. Nel frattempo l’HMS Yarmouth affonda la Markomannia e cattura la Pontoporos; nei giorni successivi vengono affondate dall’Emden la Ponrabbel e la Benmhor e, il 19 ottobre, il cargo Troilus. Inoltre, cattura la nave statunitense St. Egbert dove vengono trasferiti i prigionieri. , Dopo aver affondato la Chilkana e catturata la carboniera Exford, il 20 Muller decide di cambiare zona e, doppiando Ceylon, si dirige verso il porto di Penang. L’Emden non sa che ben 14 navi da guerra stanno dandogli la caccia; i traffici navali subiscono un brusco calo, e le compagnie assicurative aumentano premi. Muller decide di attaccare la base di Georgetown sulla costa occidentale della penisola della Malacca. Molto prima dell’alba del 28 ottobre, la nave arriva nella baia di Penang. Viene individuato l’incrociatore leggero Russo Zhemchug di 3050 tonnellate, alle ore 5.13, alzata la bandiera tedesca l’Emdan apre il fuoco sull’incrociatore da una distanza di 200 metri e, alle 5.28, si allontana di poco per lanciare un siluro contro la nave nemica, che viene colpita a centro nave, esplodendo e spaccandosi in due.

Inizia ad albeggiare e l’Emden esce dalla rada, nel frattempo individua quello che sembra un battello armato, e ordina di aprire il fuoco ma, accortosi dell’errore, fa sospendere il fuoco e torna indietro per scusarsi con il comandante dell’equivoco. Intanto avvista il cacciatorpediniere francese Mousquet di 310 tonnellate che rientra da un pattugliamento notturno; apre il fuoco ed il tiro preciso inizia a demolire il caccia, nonostante tutto questi riesce a lanciare un siluro che però manca l’incrociatore, un colpo colpisce le caldaie del Mousquet. Lo scontro è durato solo 10 minuti e Muller, cavallerescamente, si ferma e recupera i 36 naufraghi francesi. L’Emden fa quindi rotta verso l’isola di Nicobar, dove effettua riparazioni e il rifornimento di carbone dalla Beresk. La fama della nave en del duo comandate è ormai alle stelle. Muller riceve dal Kaiser la croce di ferro di prima e seconda classe e 50 membri dell’equipaggio quelle di seconda. Tutti i giornali parlano delle imprese della nave, paragonandola all’Olandese Volante. L’incontro programmato con l’Exford per il giorno 8 novembre, non avviene a causa dell’incontro di quest’ultimo con un convoglio nemico, che costringe la nave ad una deviazione. Muller decide quindi di attaccare l’isola di Cocos, strategicamente importante per la stazione radio ed il cavo sottomarino che parte dalla stessa. Verso le 06.00 del 9 novembre, si avvicina all’isola e sbarca una squadra di 50 marinai per distruggere la stazione radio e tagliare il cavo sottomarino, ma gli inglesi riescono ad inviare un SOS, che viene raccolto dal un convoglio di truppe scortato da tre incrociatori che si trova a sole 65 miglia di distanza.

Dal convoglio si stacca l’incrociatore leggero Sydney, armato di 8 cannoni da 152mm, che raggiunge l’isola verso le 9.00. Alle 09.15 Muller identifica la nave, leva le ancore e prende il largo. Alle 9.40 l’Emden apre il fuoco contro il Sydney e già alla terza salva colpisce l’obbiettivo distruggendo la centrale del tiro di poppa. Il comandante del Sydney si allontana di alcune centinai di metri, al fine di portarsi fuori dalla gittata dei cannoni tedeschi,  per  sfruttare la maggiore portata dei suoi. Alla fine gli inglesi, riescono ad inquadrare l’incrociatore corsaro tedesco, che in mezzora incassa più di cento colpi; alle 10:00 vengono colpite la stazione radio ed un cannone di prua, di seguito il timone e la centrale del tiro. Di fatto il tiro dell’Emden diventa sempre più impreciso ed i colpi da 105 tedeschi rimbalzano sulla corazzatura del HMS Sydney. Muller tenta allora il siluramento, ma la nave inglese – più veloce e manovriera – riesce ad evitarlo. Alle ore 11.15 Muller si rende conto di non aver più possibilità, e dirige verso l’isola più a nord di Cocos, per incagliarsi sulla barriera corallina ed ammainare la bandiera. La foto a lato, del 9 novembre 1914, fu scattata da un fotografo australiano non noto, e mostra il relitto dell’Emden sulla barriera corallina. I superstiti verranno portati in salvo e poi, dopo un lungo viaggio, trasferiti a Malta, dove verranno mantenuti in prigionia.

I sopravvissuti dell’equipaggio del SMS Emden confinato a Malta tra cui il capitano von Müller e il primo ufficiale Prinz Franz Josef von Hohenzollern, 1 dicembre 1914 – Autore Foto Lechter – SMS Prigionieri di guerra di Emden a Malta (Foto Lechter).jpg – Wikimedia Commons
Dopo 33.000 miglia percorse, sedici navi affondate, per un totale di 71.000 tonnellate di stazza, sette catturate, più un incrociatore ed un cacciatorpediniere, si concluse così la gloriosa campagna da corsa dell’Emden. Con la perdita di 141 ed il ferimento di 65 marinai, la nave ed il suo comandante entrarono nella leggenda, essendo l’unica nave ad essere stata braccata da più di 80 navi di quattro nazionalità. Da sola aveva interrotto per tre mesi il traffico nell’oceano indiano combattendo sempre con onore e comportamento cavalleresco verso il nemico.

Virginio Trucco

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PARTE I PARTE II
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