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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Iran
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Il fervore rivoluzionario dell’Iran ha radici profonde che ci portano all’inizio del XX secolo, quando l’Iran conobbe la sua Rivoluzione Costituzionale (1906-1911), ovvero quando elementi del popolo, mercanti, intellettuali e persino alcuni esponenti del clero sciita (ulama) si ribellarono al dominio arbitrario dei Qajar, chiedendo una costituzione ed un parlamento che li rappresentasse. La rivoluzione ebbe successo e fu promulgata una costituzione ed instaurato un Parlamento (Majles) le cui riforme furono ripetutamente osteggiate dall’ingerenza straniera e dall’intransigenza dello scià Mozaffar al-Din Shah Qaja (vedi foto in basso Mozaffar al Din – Autore Golestan Palace Mozaffar ad-Din Shah Qajar portrait.jpg – Wikimedia Commons).

Di fatto gli Inglesi, nel 1907, si accordarono con i Russi per la spartizione della Persia in zone d’influenza, fatto che consentì l’intervento militare zarista a favore della restaurazione assolutista nel 1908. La rivolta continuò e i costituzionalisti partendo da Tabriz e dal Sud del Paese riconquistarono Teheran nel 1909. Il Parlamento assunse allora un consulente americano, il banchiere di New York Morgan Shuster, per cercare di risanare le deboli finanze pubbliche, azione che fu però osteggiata dalla grande nobiltà Qajar, poco propensa a pagare le imposte richieste. Questo portò ad un nuovo intervento russo, chiamato dalla nobiltà per imporre l’assolutismo. Il travagliato popolo persiano rielesse un terzo Majles che consentì al sistema parlamentare di sopravvivere alla repressione.

Fu nel 1925 che il Parlamento votò per il cambio di dinastia dai Qajar ai Pahlavi ma il nuovo Scià, Reza Pahlavi (immagine in alto – Autore Ghazarians Mohammad Reza Pahlavi 1973…jpg – Wikimedia Commons) avviò ben presto un regime autoritario in cui il ruolo del Majlis era sostanzialmente solo formale. Reza Pahlavi iniziò un processo di modernizzazione, costruendo ferrovie, scuole laiche ed uno stato centralizzato, ma represse anche l’opposizione in modo autocratico, instaurando stretti legami con Gran Bretagna e Stati Uniti. Devastò la vita rurale, acuendo i divari sociali dando spazio ai critici del clero, che erano guidati da Khomeini. La componente conservatrice religiosa si scagliò contro il cambiamento, facendo leva anche su altre realtà come studenti, intellettuali e commercianti che iniziarono a mettere in discussione la legittimità del regime dello Scià, pur perseguendo di fatto visioni molto diverse per il futuro dell’Iran.

Anglo-Persian Oil Company o AIOC oil, Masdsched Soleyman, Ahmad Rasekhi Langaridi: Mardan-e Naft, Teheran – Aioc oil.jpg – Wikimedia Commons
Va premesso che, dopo la scoperta del petrolio a Masjed-Soleyman, avvenuta nel 1908, la Concessione D’Arcy, sostenuta dagli inglesi, divenne la Anglo-Persian Oil Company (AIOC, in seguito Anglo-Iranian, ora British Petroleum). All’epoca il governo iraniano non aveva alcuna quota dei profitti per cui, nel 1933, lo Shah Reza tentò invano di rinegoziare l’accordo petrolifero, ottenendo però solo concessioni che di fatto favorivano ancora in gran parte la Gran Bretagna.

La rivolta iraniana nelle università, Teheran viene abbattuta dagli studenti la statua dello Scià, 1978 – Fonte iichs.org Statue of Shah Revolution.jpg – Wikimedia Commons
La Rivoluzione del 1979
Il cambio epocale avvenne nel 1979, con la Rivoluzione iraniana che nel giro di pochi mesi rovesciò la monarchia Pahlavi ed instaurò uno stato teocratico il cui impatto andò ben oltre i confini dell’Iran, modificando gli schieramenti della Guerra Fredda e scatenando una nuova crisi petrolifera. Secondo il professor Mehrzad Boroujerdi, la rivoluzione diede una nuova e potente voce all’Islam politico, dando “un tocco islamico al sentimento anti-imperialista e anti-americano” in Medio Oriente. La posizione anti-occidentale del regime iraniano e il suo allineamento con l’Islam militante ispirò movimenti interni ed esterni che riallinearono le lealtà regionali in un periodo già difficile per sè stesso: la guerra fredda. Ironia della sorte, gli studenti universitari e liberi professionisti, oggi vittime del regime, all’epoca giocarono un ruolo importante nelle proteste, organizzando manifestazioni e pubblicando lettere aperte e manifesti contro lo Scià. Fra di loro anche gruppi femminili, minoranze etniche e ufficiali militari di medio livello che si unirono ai disordini.

Manifestanti offrono fiori ai soldati durante la rivoluzione del 1979 – 1979 Islamic Revolution.jpg – Wikimedia Commons
Questa situazione fu dovuta, secondo l’Università Britannica, ad “un decennio di straordinaria crescita economica, ingenti spese pubbliche e un boom dei prezzi del petrolio portarono a elevati tassi di inflazione e alla stagnazione del potere d’acquisto e del tenore di vita degli iraniani“. In questo clima si inserì un fattore internazionale: il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter che nel 1977-78 aveva spinto lo Scià a liberalizzare il petrolio, ritardando alcune spedizioni di armi.

L’8 settembre 1978 migliaia di manifestanti si radunarono in piazza Jaleh (Meydan-e-Jaleh) a Teheran per i rituali sciti dell’Ashura ma il regime dello Scià, dopo aver dichiarato la legge marziale, ordinò alle truppe di aprire il fuoco sulla folla, causando la morte di decine di persone e centinaia di feriti. Fu la fine di ogni speranza di compromesso tra lo Scià e i manifestanti e la rivoluzione divenne fuori controllo. Scioperi diffusi ridussero la produzione iraniana a 6 milioni di barili al giorno, paralizzando le esportazioni. Le università si svuotarono, i bazar rimasero chiusi e persino alcune parti dell’esercito iniziarono a vacillare. Nel gennaio 1979 lo Scià, ufficialmente per cure mediche, volò all’estero e Shapour Bakhtiar, un politico del Fronte Nazionale fu nominato Primo Ministro. Nel frattempo, l’Ayatollah Khomeini annunciò il suo ritorno che avvenne il 1° febbraio 1979, accolto all’aeroporto da circa tre milioni di persone. Nel giro di pochi giorni Khomeini chiese il rovesciamento delle istituzioni reali rimanenti e, l’11 febbraio, elementi dell’esercito e della polizia dichiararono la neutralità nel conflitto interno, rifiutandosi di sparare sui manifestanti. Forze rivoluzionarie e civili invasero quindi le strade sfruttando un vuoto politico che Khomeini e i suoi alleati avrebbero presto colmato.
Nel marzo 1979 si tenne un referendum per la Repubblica Islamica il cui risultato fu unanime: il 98% degli elettori aveva detto “Sì” alla trasformazione dell’Iran in una Repubblica Islamica a cui fece seguito la promulgazione di una nuova costituzione, redatta nell’estate del 1979 e ratificata a larga maggioranza in un secondo referendum a dicembre, che abolì il sistema parlamentare del 1906 e sancì il Velayat-e Faqih (Tutela del Giurista) affidando il potere assoluto alla figura clericale suprema.

Ruhollah Khomeini ottenne così l’assoluto potere sulle questioni esecutive, legislative e giudiziarie e furono creati altri organismi religiosi come il Consiglio dei Guardiani, composto da giuristi con il compito di esaminare la conformità della legislazione all’Islam. Nell’aprile del 1979 Khomeini fondò il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), in farsi Pasdaran, un insieme di milizie paramilitari, creato per proteggere la rivoluzione, che avrebbe svolto un ruolo cruciale durante la guerra Iran-Iraq e nella gestione della politica interna. Come risultato, tra la fine del 1979 e l’inizio del 1980, migliaia di oppositori furono arrestati e considerati “nemici di Dio”, con conseguenti incarcerazioni di massa ed esecuzioni in tutto il Paese. Sul periodo consiglio anche la lettura di questo articolo Quadro politico medio orientale negli anni ’80: le radici dell’instabilità • OCEAN4FUTURE autore

due ostaggi americani catturati nell’ambasciata di Teheran Two American hostages in Iran hostage crisis.jpg – Wikimedia Commons
L’assalto all’ambasciata statunitense
Nel novembre 1979, studenti seguaci di Khomeini presero in ostaggio 52 americani dell’ambasciata statunitense di Teheran. La crisi degli ostaggi si trascinò per 444 giorni (fino al gennaio 1981), causando negli Stati Uniti un’ondata di indignazione nazionale che causò la caduta del presidente Jimmy Carter, rendendo l’opinione pubblica statunitense consapevole dei problemi in Iran e nel Medio Oriente.
Nel settembre 1980, Saddam Hussein, leader sciita iracheno, temendo l’esempio rivoluzionario dell’Iran ed approfittando dei disordini interni, invase l’Iran. La conseguente guerra Iran-Iraq (1980-1988) fu brutale e causò forse un milione di vittime ma fornì all’Iran un’esperienza nella mobilitazione delle comunità sciite a livello internazionale, penetrando in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Durante la guerra, l’Iran strinse legami con gruppi sciiti iracheni e con le milizie sciite in Libano (di fatto creando Hezbollah nel 1982). Il conflitto ampliò l’influenza dell’Iran nella Regione, gettando i semi di una duratura rivalità tra Iran ed i Paesi arabi sunniti del Golfo. In parole semplici, la Rivoluzione iraniana segnò un’era di disimpegno degli Stati Uniti e la creazione di una rete scita in Medio Oriente in contrapposizione ai Paesi sunniti trasformando una monarchia tradizionale filo-occidentale e occidentalizzata in una repubblica islamica teocratica che mise le basi dell’instabilità in tutto il Medio Oriente, ispirando e supportando numerosi movimenti islamisti: dagli Hezbollah in Libano alla politica sciita irachena post-Saddam, ma anche gli Houthis in Yemen. Internamente il dissenso, specialmente dei giovani, fu ed è ancora represso … basta leggere le notizie di questi ultimi mesi dove studenti ma anche ragazzi del popolo vengono barbaramente uccisi solo per la loro voglia di libertà. Negli ultimi mesi del 2025 molti commercianti iraniani hanno chiuso i loro negozi per protestare contro l’inflazione dilagante, cosa che ha portato nuovamente in piazza la protesta contro la grave situazione economica dell’Iran che sta lottando contro l’elevata inflazione e le sanzioni legate al controverso programma nucleare del governo, con un’inflazione che, secondo il FMI, ha raggiunto il 32,5% nel 2024. Il FMI stima che i prezzi al consumo non scenderanno sotto la soglia del 40% nel 2026 rendendo difficile la sopravvivenza di larghe fasce della popolazione.

Secondo Hossein Marashi, segretario generale del Partito riformista “Esecutivi della Costruzione“, la crescita economica in Iran è stata circa dell’1% negli ultimi due decenni, riducendo drasticamente il potere d’acquisto della popolazione. Va compreso che l’economia iraniana è legata alla questione nucleare che ha alla base l’odio verso Israele, paese che non riconosce formalmente, e considera il suo acerrimo nemico. Avendone minacciato la distruzione, il timore è che realizzando delle bombe atomiche Teheran possa attaccare Israele distruggendolo. Da li le sanzioni ONU per impedire un uso militare della tecnologia nucleare che hanno portato ad azioni violente fino alla guerra dei 12 giorni del giugno 2025, quando raid aerei israeliani e statunitensi hanno gravemente danneggiato installazioni in Iran, seguita da una successiva risposta missilistica contro una base US in Qatar. A queste azioni eclatanti, vanno aggiunte quelle dei proxies in Medio Oriente, come Hezbollah in Libano e i ribelli Houthi in Yemen, per esercitare pressioni su Israele e gli Stati Uniti. In questi ultimi mesi si è affacciata l’ipotesi, paventata da Trump, di un nuovo intervento aereo contro infrastrutture militari iraniane per cercare di dare un termine al massacro degli studenti che, secondo le fonti statunitensi, riportano oltre tre mila vittime. Una “Armada” statunitense si sta spostando verso le acque del Golfo ed i venti di tempesta si sono rialzati … anche se i dubbi sono tanti: in primis nell’ipotesi della caduta del regime quale sarebbe l’alternativa? Quali sarebbero le conseguenze nel Golfo e, in generale nel mondo arabo? Non ultimo, un attacco sul territorio non sarebbe gratuito … ci sarebbero molte perdite e, forse, Trump, non vuole rischiare di creare un nuovo Afghanistan. Il regime a sua volta, al di là dei proclami, sta comprendendo che il supporto internazionale da parte dei suoi più famosi alleati non è poi così sicuro. Come disse Shirazi, poeta persiano del XIII secolo, “Non è azione di persone savie il venir a pugni con un leone e stender la mano al filo d’una lama“. Quello che è tristemente sicuro è il dolore di una giovane generazione, il cui grido di libertà è ancora soffocato nel sangue.
Andrea Mucedola
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[…] venissero garantiti a fronte del secolarismo religioso del regime. A tal riguardo ricorderete un mio precedente articolo in cui avevo riassunto in breve la storia recente di quello splendido Paese, un cammino fatto di […]