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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: SICUREZZA MARITTIMA
parole chiave: medio oriente
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In quegli anni avvenne un evento che segnò per sempre gli equilibri medio orientali: il rovesciamento in Iran del regime dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, seguito dalla presa del potere da parte dei rivoluzionari di fede sciita. Con la caduta dello Scià, e l’ascesa al potere di Khomeini, rientrato in Iran dopo la caduta del monarca, si scatenò il caos; nel maggio del 1979, il nuovo governo stabilì nuovi piani di sviluppo per l’energia nucleare del Paese ed annunciò la cancellazione dell’intero programma per la costruzione del reattore franco-tedesco. Le esportazioni di petrolio dell’Iran, all’epoca circa tre milioni di barili giornalieri, furono repentinamente bloccate in quanto furono ritenuti svantaggiosi gli accordi precedenti.

Rimozione della statua dello Shah nell’università di Tehran University durante la rivoluzione del 1978 – autore non noto – fonte iichs.org
File:Statue of Shah Revolution.jpg – Wikimedia Commons
Anche la produzione petrolifera saudita, nel gennaio 1979, fu ridotta a due milioni di barili al giorno e la British Petroleum proclamò lo stato di necessità cancellando i contratti di fornitura del petrolio. Questa situazione provocò la salita dei prezzi nel mercato di Rotterdam, fortemente influenzati dai timori delle maggiori compagnie commercianti in petrolio. La conseguenza economica per i Paesi occidentali fu devastante rivelando, forse per la prima volta, l’indebolimento dei Governi nazionali a vantaggio dei poteri transnazionali. Le scorte petrolifere delle multinazionali petrolifere (le famose Sette Sorelle) provocarono un’enorme crisi del prezzo del petrolio con un aumento del costo del greggio da 14 dollari al barile del 1978 a 40 dollari al barile (per alcune qualità di greggio). Ricorderete le lunghe code ai distributori di benzina negli Stati Uniti e le politiche di austerity applicate in tutta Europa. Questo portò la politica estera statunitense a contrastare ogni sforzo europeo, in particolare della Germania e della Francia, per sviluppare accordi commerciali e diplomatici con il vicino traballante mondo sovietico. Anni che portarono da un lato ferite che ancora stiamo pagando con il mondo mediorientale e dall’altro la caduta del muro di Berlino ed un nuovo equilibrio con il mondo dell’Est europeo.
Errori del passato che si pagano ancora
Torniamo al 1979. Politiche economiche maldestre e scoordinate di alcuni paesi occidentali portarono a peggiorare la situazione in Iran e, a seguito del rifiuto degli Stati Uniti di consegnare lo Scià al nuovo regime, iniziarono manifestazioni di protesta anti-americane da parte degli studenti universitari iraniani. Il 4 novembre 1979 un gruppo di studenti penetrarono nell’ambasciata americana di Teheran e presero in ostaggio 52 diplomatici e funzionari. Il 24 aprile 1980 il presidente statunitense Carter ordinò una maldestra operazione di salvataggio (Eagle claw) che si concluse disastrosamente con la morte di otto militari statunitensi.

Operazione Eagle Claw: il fallito tentativo di porre fine alla crisi degli ostaggi in Iran per salvare 52 membri dell’ambasciata tenuti prigionieri presso l’ambasciata degli Stati Uniti, a Teheran, il 24 aprile 1980 – autore Bahram Mohammadifard
Usburnedhelicopter.jpg – Wikimedia Commons
Gli ostaggi furono liberati nel gennaio 1981 in cambio della fornitura di armi al regime iraniano da parte della nuova amministrazione del Presidente Reagan a sostegno della guerra contro l’Iraq, un conflitto sanguinoso che tenne impegnati i due Paesi dal settembre 1980 fino all’agosto 1988 con migliaia di morti.
L’effetto palla di neve arrivò nel Mediterraneo
La situazione di grave instabilità che si generò si sparse a macchia d’olio in molti Paesi orientali, spingendosi fino al Maghreb con la diffusione dell’integralismo islamico di cui ancor oggi subiamo gli effetti. La confusione politica mediorientale catalizzò la situazione libanese, già critica dal 1975, provocando nel 1982 l’intervento diretto delle forze israeliane, protagoniste dell’operazione “Pace in Galilea“. Si dovette ricorrere all’intervento di una Forza Multinazionale di Pace (MFO) per impedire un ulteriore sviluppo della crisi. La partecipazione italiana fu subito impegnativa e la Marina militare fu impegnata, dal settembre 1982 al marzo 1984, sia nelle operazioni di controllo e pattugliamento davanti alle coste libanesi, sia nella scorta al naviglio mercantile e militare impiegato per il trasporto dei primi reparti di proiezione dell’Esercito e del Battaglione “San Marco” a Beirut, un compito che la Marina militare italiana assolse nonostante non fosse preparata ad un dislocamento così massiccio e complesso, attuato necessariamente con mezzi tecnicamente obsoleti. Solo in seguito, con l’approvazione della legge navale e la costruzione di nuove unità per il trasporto truppe, la Marina militare italiana acquisì i mezzi necessari per la proiezione di contingenti oltre le acque territoriali. A questa situazione di conflittualità, mascherata dalle numerose crisi locali, si associarono fattori destabilizzanti sostanzialmente legati alla volontà dell’Unione Sovietica di consolidare le proprie posizioni nel Mediterraneo attraverso il potenziamento delle forze armate di Siria e Libia. Queste Nazioni, sebbene di religione musulmana, erano legate a Mosca da vari trattati di amicizia e cooperazione e fornivano un concreto supporto e rifornimento alle navi sovietiche nel Mediterraneo.
Andrea Mucedola
in anteprima: Motoscafi del Corpo della guardia rivoluzionaria islamica (Pasdaran) durante la manovra di Shahdat (esercitazione Martirio) nel Golfo Persico
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