.
livello elementare
.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA
.
Per concludere questo Annus horribilis, vorrei ricordare un tratto della lezione magistrale di Martin Luther King, in occasione della consegna del Premio Nobel, che nella sua semplicità non può che essere più attuale, nonostante fosse stata scritta oltre 50 anni fa, in piena guerra fredda quando gran parte del mondo tremava in attesa dell’olocausto nucleare. Era l’11 dicembre 1964 e King recitò una frase di George Bernard Shaw1 non nascondendo una certa amarezza: “Abbiamo imparato a volare nell’aria come uccelli e a nuotare nel mare come pesci, ma non abbiamo imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.”

Martin Luther King Jr., anno 1964 – Autore Dick DeMarsico, fotografo del New York World – Telegram and Sun – Fonte biografia Wikipedia commons. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Martin_Luther_King_Jr_NYWTS.jpg
Nella sua lecture Martin Luther King offrì un’analisi cruda del mondo dell’epoca, evidenziando come l’Uomo, a fronte dei sorprendenti risultati scientifici e tecnologici ottenuti, dimostrava di perseguire un doloroso e preoccupante regresso spirituale. Contestualizzando l’evento, alla ricchezza materiale degli Stati Uniti, visti all’epoca come la terra dei self made men, si opponeva una povertà morale che King evidenziava con la citata frase di Shaw. Una constatazione semplice e tristemente attuale; un mondo tecnologicamente molto avanzato che sembra non aver imparato nulla dal passato, dove la lotta per le risorse delle nuove e vecchie superpotenze ci mostra un futuro oscuro dove un’intelligenza artificiale potrebbe dettare le regole della convivenza di un genere umano inebetito da un finto benessere.

il presidente Lyndon B. Johnson firma il Civil Rights Act del 1964 con Martin Luther King Jr., 2 luglio 1964 – Fonte: White House Press Office http://photolab.lbjlib.utexas.edu…18031 – Autore Cecil Stoughton, Ufficio Stampa della Casa Bianca Lbjsigningbill.jpg – Wikimedia Commons
King sottolineò come l’Umanità viveva tra due regni: uno interiore (scandito dallo spirito) ed uno esteriore, costruito negli anni dagli straordinari progressi scientifici. Se questi avevano dato maggior confort alla vita quotidiana, poco si era fatto per far crescere le masse da un punto di vista umano. Secondo King restavano aperte tre grandi questioni: l’ingiustizia razziale, la povertà e la guerra.
Il primo problema era ovviamente legato al movimento sociale per i diritti civili negli Stati Uniti. Non dimentichiamo che all’epoca, nonostante l’abolizione delle leggi razziali, sussistevano ancora gravi ingiustizie non solo verso americani di razze diverse ma anche verso il mondo femminile. Gli eventi tragici avvenuti, non solo negli Stati del Sud, avevano lasciato un segno nel tessuto sociale statunitense, diviso tra politiche internazionali che molti non comprendevano e avversavano; molto si stava facendo ma nel suo interno esistevano ancora notevoli differenze razziali. Ricordo che alla fine degli anni ’70 negli Stati del Sud esistevano ancora locali con una targa sulla porta (“WHITE ONLY”) significando la lentezza di assimilazione del cambiamento in atto nonostante le aperture presidenziali.

New Orleans: le restrizioni razziali per l’uso dei negozi durò fino alla fine degli anni ’60 – Fonte 1969 “Jambalaya” Tulane University Yearbook – Autore non noto – da https://commons.wikimedia.org/wiki …_New_Orleans_-_Tulane_Jambalaya_1969_…jpg
Non era un problema locale e King era consapevole che gli stessi problemi, che spesso sfociavano in fenomeni di intolleranza, erano ancora diffusi in molte parti del mondo ma nelle sue dichiarazioni sottolineava che l’ingiustizia razziale era un fenomeno che “doveva essere compreso alla luce della storia americana e affrontato nei termini della situazione americana”. D’altro lato, Martin Luther King percepiva che anche in altre parti del mondo si osservavano gli effetti aberranti post colonialismo, dove fazioni impreparate democraticamente venivano abbandonate al loro destino, incapaci di risolvere le ferite profonde di secoli di sopraffazione. Vulnus sociali che non potevano certo risolversi facilmente a causa delle diversità e dei disequilibri interni (la questione israele-palestinese ne è un esempio ancora attuale).
Il rischio per questi popoli era naturalmente di finire in mano a “falsi amici”, pronti ad aiutare in cambio di condizioni economiche vantaggiose.
Nel 1954 gli Stati Uniti, con una sentenza della Corte Suprema, avevano finalmente messo al bando la segregazione nelle scuole pubbliche, in linea con il disegno di legge, promosso dal Presidente Kennedy, approvato grazie al sostegno di milioni di americani; di fatto era una base giuridica per ottenere le pari opportunità che avrebbe calmato gli spiriti violenti che soffiavano da entrambe le parti. Per King, il fattore sociale che avrebbe potuto catalizzare questo zeitgeist era la non violenza, abbandonando l’uso delle armi che non avrebbero mai portato ad una pace permanente2; sosteneva che la violenza “non risolve alcun problema sociale: ne crea semplicemente di nuovi e più complessi”. La violenza era quindi impraticabile ed immorale perché di fatto prosperava sull’odio anziché sull’amore, colpendo le comunità e creando amarezza nei sopravvissuti e brutalità in chi distrugge; in pratica avrebbe generato solo sentimenti di odio che avrebbero perdurato per generazioni.
| Pensiamo all’attuale guerra russo-ucraina e nella striscia di Gaza. Ammesso si possano trovare delle soluzioni per portare finalmente una pace giusta a quelle tormentate popolazioni, l’odio permarrà per decenni prima di assopirsi e niente potrà mai essere come prima. Se le cause nel tempo potranno essere comprensibili – andando a leggere a posteriori i presupposti – come sempre le generazioni future saranno confuse dalla manipolazione dell’informazione fornita dai vincitori, che impedirà una valutazione corretta, accusando chi non può più difendersi. |
Secondo King, doveva essere quindi perseguita una politica basata sulla non violenza, simile a quella perpetuata da Gandhi per liberare il suo popolo dal dominio politico e dallo sfruttamento subito dal continente indiano per secoli a causa della colonizzazione dell’Impero Britannico. Non ultimo lanciò un richiamo ai “grandi pozzi di democrazia che furono scavati in profondità dai padri fondatori nella formulazione della Costituzione e della Dichiarazione d’Indipendenza [americana]”.

New York – photo credit andrea mucedola
Il secondo fattore individuato era la povertà; in un certo senso, secondo King, la povertà dei “poveri” americani era più frustrante di quella delle popolazioni africane e asiatiche, dove era stata condivisa ed accettata dalla stragrande maggioranza delle popolazioni. Negli Stati Uniti i poveri erano consci delle differenze, sapendo di vivere in una nazione ricca, circondati da una prosperità materiale che anche il Presidente Johnson, nel suo Messaggio sullo Stato dell’Unione del gennaio 1964, aveva tristemente sottolineato3.
C’era quindi bisogno di “una guerra mondiale totale contro la povertà” usando le risorse disponibili per sviluppare i sottosviluppati, istruire chi non aveva istruzione e nutrire chi non aveva cibo. Secondo questo principio – chiudeva King – “una grande nazione è una nazione compassionevole. Nessun individuo o nazione può essere grande se non si preoccupa “degli ultimi”.” Per quanto sopra tutte le nazioni ricche avrebbero dovuto fare il possibile per colmare il divario tra la minoranza ricca e la maggioranza povera. Citò allora la celebre frase di John Donne 7:
“Nessun uomo è un’isola, intero in sé: ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del mondo: se una zolla di terra venisse spazzata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, così come se lo fosse un promontorio, come se lo fosse una casa dei tuoi amici, o una tua: la morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché sono coinvolto nell’umanità: e quindi non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.”

guerra del Vietnam – photo credit @ Guido Alberto Rossi
Martin Luther King citò quindi il terzo grande male che affligge la nostra Umanità: la guerra. Ritorniamo al contesto storico di quegli anni (guerra fredda) quando il mondo viveva nell’incubo dei pericoli della proliferazione nucleare, che si erano estesi dopo la notizia del primo esperimento nucleare da parte della Repubblica Popolare Cinese (16 ottobre 1964). Secondo King, l’Uomo sembrava ignorare la minaccia di un annientamento reciproco perché troppo dolorosa e quindi inaccettabile. Ambedue le forme di guerra (limitata e nucleare) non erano risolutive ed il pericolo era che se l’Uomo avesse continuato “a flirtare senza esitazione con la guerra” avrebbe trasformato la Terra in “un inferno che nemmeno la mente di Dante avrebbe potuto immaginare”. Si sarebbe quindi dovuto costruire un mondo pacifico, non limitandoci a dire “Non dobbiamo fare la guerra” ma amando la pace, essendo pronti a sacrificarsi per essa.

Martin Luther King ricorreva quindi ad una metafora interessante:
“C’è una piccola storia affascinante che ci è stata tramandata nella letteratura greca su Ulisse e le Sirene. Le Sirene avevano la capacità di cantare così dolcemente che i marinai non resistettero alla tentazione di dirigersi verso la loro isola. Molte navi furono attirate contro gli scogli e gli uomini dimenticarono casa, dovere e onore mentre si gettavano in mare per essere abbracciati da braccia che li trascinavano verso la morte. Ulisse, determinato a non lasciarsi sedurre dalle Sirene, decise inizialmente di legarsi saldamente all’albero della sua nave e il suo equipaggio si turava le orecchie con la cera. Ma alla fine lui e il suo equipaggio scoprirono un modo migliore per salvarsi: presero a bordo il bellissimo cantore Orfeo, le cui melodie erano più dolci della musica delle Sirene. Quando Orfeo cantava, chi si preoccupava di ascoltare le Sirene?”
Una metafora per esaltare l’affermazione della pace, una melodia di gran lunga superiore alle discordie della guerra. Andavano quindi trasformate le dinamiche delle superpotenze per il potere mondiale, passando da una corsa pericolosa agli armamenti nucleari ad una competizione positiva per rendere la pace e la prosperità una realtà per tutte le nazioni del mondo5. L’amore era (ed è) la parola chiave che ci dovrebbe unire tutti, indipendentemente dal nostro credo, una convinzione che – cita King – si ritrova nella Prima Lettera di San Giovanni: “Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio; e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio; Perché Dio è amore. Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi e il Suo amore è perfetto in noi.”
King chiudeva questa sua lezione magistrale con una constatazione:
“Gli oceani della storia sono resi turbolenti dalle crescenti ondate di odio. La storia è ingombra delle rovine di nazioni e individui che hanno seguito questa strada autodistruttiva dell’odio. L’amore è la chiave per la soluzione dei problemi del mondo.“ “Se l’ottimismo di ieri è impossibile, in quanto ci troviamo di fronte a una crisi mondiale che ci lascia così spesso in balia del mormorio impetuoso del mare inquieto della vita è anche vero che … ogni crisi ha sia i suoi pericoli che le sue opportunità. Può significare salvezza o rovina. In un mondo oscuro e confuso, il regno di Dio può ancora regnare nei cuori degli uomini.”
Sebbene King si fosse espresso criticamente sia contro il capitalismo che contro il socialismo reale – realizzato in URSS e in altri paesi – fu accusato dal Governo americano di comunismo. Martin Luther King veniva ucciso a Memphis il 4 aprile 1968.
Nel 1983, la proposta di dedicargli un giorno alla memoria divenne legge e fu firmata dal presidente Ronald Reagan che istituì una festa nazionale da celebrarsi il terzo lunedì di gennaio. Solo il 18 gennaio 1993 il Martin Luther King Day fu celebrato per la prima volta in tutti i cinquanta Stati degli USA. Andava combattuta l’ipocrisia umana sostenendo la necessità di un cambiamento della società che non poteva essere appagato con la semplice elemosina ad un mendicante … l’Uomo doveva rigenerarsi facendo un salto di qualità verso una Era di pace da lui sognata con il celebre discorso “I have a dream” 8: «… I have a dream I say to you today, even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream that is deeply rooted in the American dream. I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal … ».

Citazione di Martin Luther King Jr. – autore U.S. Army USAGW by Lisa Bishop https://commons.wikimedia.org/wiki/Martin_Luther_King_Jr…jpg
Martin Luther King ha lasciato un’eredità che non è stata ancora raccolta
Si fa fatica a trovarne un segno nei nostri giorni fra egoismi e anacronistici disegni di potere che si ripetono in un mondo sempre più multipolare che viaggia a più velocità. Tutto ciò che sta avvenendo è frutto degli errori dei secoli precedenti e dimostra come secoli di pensiero laico e religioso sono spesso calpestati dal fatto illusorio di sentirsi superiori agli altri, senza comprendere che esistono diverse realtà, spesso inconciliabili. Sebbene si odano tamburi di guerra c’è però sempre una speranza che deve restare accesa dentro di noi: cambiare e trasmettere i cambiamento agli altri, non con la violenza e la sopraffazione ma con la condivisione dei nostri sentimenti. Voglio anch’io, nel mio piccolo, avere un sogno con cui voglio chiudere quest’anno: “che il nuovo anno porti saggezza a questa Umanità sofferente, debole e ferita, che i grandi della Terra comprendano la loro follia e l’importanza di condividere le risorse di questo pianeta per dare un futuro alle nuove generazioni”. E’ un sogno ma, come disse Shakespeare nella “Tempesta” noi “Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita9” … e la nostra vita è meravigliosa … Buona fine e Buon principio per un anno di serenità e felicità.
Andrea Mucedola
foto in anteprima, alba sul deserto, 2013 – @ photo credit andrea mucedola
ò
Note
1. George Bernard Shaw “Now that we learned to fly the air like birds, swim under water like fish, we lack one thing – to learn to live on earth as human beings”.
2. la violenza non risolve alcun problema sociale: ne crea semplicemente di nuovi e più complessi.
3. Fortunatamente, sono stati compiuti passi significativi nella lotta per porre fine alla lunga notte dell’ingiustizia razziale. Abbiamo assistito al magnifico dramma dell’indipendenza dispiegarsi in Asia e Africa. Solo trent’anni fa c’erano solo tre nazioni indipendenti in tutta l’Africa. Ma oggi trentacinque nazioni africane si sono sollevate dalla schiavitù coloniale. Negli Stati Uniti abbiamo assistito alla graduale scomparsa del sistema di segregazione razziale.
4. Johnson aveva proclamato il “più alto tenore di vita al mondo” degli Stati Uniti, ma si era rammaricato che ciò aveva comportato dolorose “dislocazioni, perdita di posti di lavoro e lo spettro della povertà in mezzo all’abbondanza”.
5. In pratica vivendo tutti in una grande “casa mondiale”… “in cui dobbiamo vivere insieme: indipendentemente dalle nostre razze e religioni, poiché non potremo mai più vivere l’uno senza l’altro, e dovremo imparare a vivere insieme”.
6. Martin Luther King, essendo cristiano e quindi contrario a qualsiasi totalitarismo, non era comunista e, nel libro La forza di amare, aveva affermato la necessità di riconoscere il bene e il male in entrambi i sistemi economici che si fronteggiavano durante la guerra fredda.
7. John Donne (1572-1631), poeta inglese, da “Devotions” (1624).
8. Libera traduzione da I have a dream: “Ho un sogno e vi dico oggi: anche se affrontiamo le difficoltà di oggi e di domani, ho ancora un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano. Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva il vero significato del suo credo… “Riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali“.
9. “We are such stuff as dreams are made on … and our little life Is rounded with a sleep“ – Shakespeare, La Tempesta (Atto 4, Scena 1).
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.
.


