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Le diverse sfaccettature della pace – parte I di Marco Bandioli e Michele Corrado

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Operazioni militari

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Come vi sono svariati modi di catalogare le tipologie dei conflitti armati e delle guerre, così parimenti avviene per catalogare la pace. Non è certo questa la sede più idonea per dilungarsi con dotte disquisizioni filosofiche, sociologiche o politiche al riguardo, tuttavia, la pace è fortemente legata ai presupposti, alle modalità ed alle finalità di quella guerra alla quale tale pace è associata. In termini generali, tutte le possibili declinazioni in cui si possa definire il concetto di “pace” (pace giusta, pace raggiunta, pace conquistata, pace presidiata, pace diffusa, pace possibile …) prescindono dalle seguenti considerazioni:
storiche
Al di là delle interpretazioni belliciste o pacifiste, esistono solo due tipologie di pace: la “pace imposta” (dove il nemico viene completamente annientato, viene spezzata la sua volontà di combattere e nulla gli viene concesso) e la “pace negoziata” (dove vi è la volontà politica di condurre un negoziato e dove il perdente assume quasi sempre lo “status” di vittima, non accettando quindi alcuna sanzione ritenuta ingiusta e generando così un periodo instabile di crisi sistemica, ovvero un periodo di “non pace” e di “non guerra”);
antropologiche
In questo caso si ignorano (spesso volutamente) le grandi differenze tra i belligeranti, sia in termini di cultura che di pensiero, religione e tradizioni. Esempi classici i conflitti del medio oriente.

La Guerra del Golfo è un esempio di operazione militare avente per scopo l’imposizione della pace – Nella foto aerei della USAF del 4th Fighter Wing (F-16, F-15C e F-15E) sorvolano gli incendi di petrolio del Kuwait, appiccati dall’esercito iracheno in ritirata durante l’operazione Desert Storm, 1991 -da https://commons.wikimedia.org/wiki/…USAF…Desert_Storm…jpg

Logicamente, c’è da chiedersi chi è che decide se la pace sia da considerarsi “giusta”
Generalmente a questa affermazione si usa far seguire la celebre tesi del sofista Trasimaco, secondo cui la giustizia consiste nel vantaggio di chi detiene il potere e impone le leggi a proprio favore, ovvero “il giusto è semplicemente l’utile del più forte”. Tanto premesso, nell’ambito dei due conflitti attualmente in corso che catturano l’attenzione della comunità internazionale, ovvero quelli in Ucraina e nella striscia di Gaza, non è da escludere il fatto che in tali contesti, ove non si pervenga ad un vero e proprio Trattato di pace, si possa manifestare, come unica soluzione possibile, la necessità di istituire delle aree di separazione, meglio note come “Zone di Interposizione”.

L’Interposizione è una attività militare consistente nello schieramento di una Forza di intervento, neutrale ed imparziale, spesso di natura multinazionale, che si interpone tra due Forze contrapposte al fine di dissuaderle dall’intraprendere, dal continuare o riprendere le ostilità. Per tale motivo detta Forza viene spesso identificata come una “Forza di Interposizione” che prevede una forma di intervento inserita principalmente in operazioni militari, definite come Operazioni di “Peace Keeping” (“Mantenimento della pace”) o di “Peace Enforcement” (“Imposizione della pace”), che rappresentano una sotto tipologia delle più ampie “Operazioni di Supporto alla Pace” (“Peace Support Operations” – PSOs), così definite dalla Carta dell’ONU (Cap. VII).

Nel merito, l’attività di interposizione può assumere sia la forma di una “operazione pianificata” – e quindi preventivamente accettata dalle parti in conflitto (o in tensione) – sia di una “operazione a carattere di urgenza”, concepita per separare nell’immediatezza due o più fazioni armate. La peculiarità di queste operazioni consiste nell’essere asservite a delle specifiche “Regole di Ingaggio” (ROE – Rules Of Engagement) previste da questa tipologia di operazioni e chiaramente decise a livello politico e, successivamente, allineate e concordate a livello operativo tra le eventuali Forze multinazionali che costituiscono la detta Forza di Interposizione Va compreso che tale Forza viene costituita ed equipaggiata con livelli di armamento definiti sempre dalle stesse ROE, tenendo presente il fatto che, al di là di una certa flessibilità delle stesse (per poter fronteggiare diverse situazioni), ad una significativa variazione di situazione sul campo, potrebbe essere necessario variare la missione e quindi anche le ROE e di conseguenza l’armamento.

Una caratteristica fondamentale di tale Forza è il possesso di “credibilità operativa”, ossia la capacità di condurre la missione assegnata nei termini previsti e con i vincoli imposti cosa che, operativamente parlando, significa possedere (in termini globali) un livello operativo superiore a quello delle Forze contrapposte. Naturalmente un conto è inviare e mantenere (consistenza, mezzi, periodi di tempo, tipologie di sorveglianza e pattugliamenti, avvicendamenti…) tale Forza lungo un confine di circa 41 Km. (massima estensione della Striscia di Gaza), altro è il posizionamento di un dispositivo molto più complesso lungo un confine di oltre 2300 Km. (attuale estensione del confine Ucraina/Russia). Si può manifestare comunque la necessità di istituire delle aree o degli spazi in cui la presenza, militare o civile che sia, debba anche essere interdetta, a seconda del contesto, sia per questioni di natura puramente bellica che per questioni di natura cautelativa o di generica sicurezza. Al riguardo, oltre che alle “Zone di Interposizione”, è quindi necessario precisare altre differenti tipologie che descriveremo nel prossimo articolo.

Fine parte I – continua
Marco Bandioli – Michele Corrado
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se non diversamente citate, immagini generate da AI – Guido Alberto Rossi
articolo pubblicato originariamente su https://www.difesaonline.it/
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Marco Bandioli
Ufficiale ammiraglio della riserva della Marina Militare italiana ha al suo attivo lunghi periodi di imbarco nei quali ha partecipato ad operazioni navali, anfibie e di sicurezza marittima, sia in contesti nazionali che multinazionali e/o NATO. Ha comandato tre unità navali in piena attività operativa ed è stato anche impiegato in ambito Interforze nonché nello staff alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa. Ha scritto un manuale di “Guerra anfibia” ad uso dell’Accademia Navale e per la casa editrice IBN un manuale operativo per la difesa antiterrorismo dei porti. Inoltre è autore di numerosi articoli, sia a livello strategico che tattico, per diverse riviste di settore, sia istituzionali che di normale divulgazione. In qualità di cintura nera 5°Dan di karate, e specialista in tecniche di combattimento militare, scrive periodicamente articoli per una organizzazione internazionale di arti marziali

Michele Corrado
Colonnello in ausiliaria dell’Esercito italiano, proveniente dal 162° Corso Accademia Militare, appartenente all’Arma del Genio, specialità paracadutisti, ha prestato servizio presso il San Marco della Marina Militare. Ha partecipato a diverse operazioni all’estero in Iraq, Somalia, Afghanistan, Kosovo e Kuwait con incarichi di Comando e staff. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali, Storia Contemporanea e Scienze Politiche, ha svolto incarichi di docenza di Tattica (per concorso) presso la Scuola di Applicazione e l’Università di Torino. Negli ultimi anni di servizio attivo, è stato Direttore del Museo Storico d’Artiglieria di Torino.
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PARTE I PARTE II PARTE III
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