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Le risorse minerarie artiche sono così desiderabili?

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO

AREA: ARTICO
parole chiave: risorse minerarie
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Per definizione l’Artico (o circolo polare artico) si estende dal Polo Nord fino al parallelo geografico 66° 33′ 45.9″ di latitudine nord. Le regioni artiche sono considerate, invece, quelle racchiuse all’interno di una isoterma di 10° C di temperatura media nel mese di luglio. Di particolare interesse mediatico, più che economico, è la Groenlandia la cui  economia risulta scarsamente diversificata, dipendente da attività primarie come la pesca e, per quanto insignificante nell’economia generale, da un crescente turismo.

Le prospezioni minerarie e l’inizio di attività estrattive, ancora in gran parte potenziali se non ipotetiche, stanno facendo cambiare le prospettive, sebbene siano comunque irrilevanti in termini di PIL. Alcuni aspetti della “piccola economia” di questa “grande isola” sono stridenti, al punto di suscitare perplessità: la Groenlandia ha lasciato la UE nel 1985, per non essere soggetta a rigide restrizioni sulla pesca e, stranamente, malgrado l’incidenza dei costi logistici e di trasporto, il suo pesce viene ora destinato soprattutto in Asia; ben poco in Europa e negli Stati Uniti  con i quali potrebbe essere oggetto un accordo di libero scambio, facilmente raggiungibile come sottostante agli esistenti accordi di difesa.

L’occasione ci da la possibilità di parlare di un aspetto spesso sopravvalutato ovvero delle risorse minerarie (ad eccezione del petrolio e del gas) della regione artica. Una constatazione comune è che ancora una volta la geografia è probabilmente il fattore più importante che determina il comportamento delle dinamiche politiche internazionali. In parole semplici: la vicinanza della Groenlandia al Nord America, alla Scandinavia e all’Artico è geo-strategicamente significativa ma non per le sue risorse che sono ancora da definire. Nella suggestione, mediatica e poi politica, il mito delle terre rare fa si che i dati sulla produzione di minerali e metalli siano quasi sempre sovrastimati. Di fatto, nella suggestione collettiva, meno è conosciuto un territorio più forti sono le illazioni e aspettative di ricchezza, e questo vale anche per le attuali riserve minerarie dei territori artici nel loro complesso che è opportuno identificare, anche se a grandi linee.

In termini generali va compreso che ogni cifra presentata per le riserve di uno specifico minerale rappresenta di fatto una stima fatta in un determinato momento, tenendo conto della posizione, della tecnologia, dei costi di produzione, dei prezzi di vendita e dello stato delle conoscenze geologiche. Le stime volumetriche delle riserve possono quindi variare nel tempo. Fattori che entrano in gioco sono l’aumento o diminuzione dei prezzi di vendita dei minerali e dei metalli, delle conoscenze derivate da ulteriori esplorazioni, le valutazioni del rischio geologico, nonchè le effettive capacità di sfruttamento delle risorse legate ai progressi tecnologici che influiscono sui costi di sfruttamento.

Per quanto riguarda lo specifico delle regioni artiche, ed ancor più della Groenlandia, il potenziale contributo di queste regioni alle forniture e alle riserve globali è attualmente piccolo o modesto per la maggior parte dei minerali critici, anche considerando le sovrastime di cui sopra.

L’entità dell’esplorazione mineraria nel mondo varia sostanzialmente in linea con i prezzi dei metalli. Sebbene manchino dati consolidati ed affidabili per l’Artico, i budget globali per l’esplorazione sono aumentati di circa l’80% in termini di prezzi correnti tra il 2016 e il 2022, più o meno in linea con l’aumento dell’indice LME (London Metal Exchange). Per quanto concerne i metalli considerati “più critici“, l’Artico fornisce oltre il 10% della produzione globale solo per tre: palladio (<44%), platino (<13%) e nichel (<11%). In tutti e tre i casi, la Russia è il principale fornitore e gran parte di questa fornitura proviene dalle miniere della società̀ russa Nornickel nell’Artico. Per completezza il Canada è il secondo maggior fornitore di nichel dell’Artico.
Inoltre, l’Artico fornisce meno del 5% delle forniture globali di: cobalto (<3,8%), rame (<4,1%), grafite naturale (<1,5%) e terre rare (0,7%). Nella regione artica si stima che la Groenlandia, di larga massima, possa ospitare l’1,% delle riserve globali di terre rare. Alcuni di questi metalli critici sono ottenuti come sottoprodotti della lavorazione di altro tipo; determinante – praticamente in ogni caso – il trattamento o il pretrattamento dei minerali a “bocca del giacimento” per ridurre i costi ed i volumi di movimentazione. Inutile dire che fattori determinanti per una valutazione complessiva sono gli spazi disponibili, energia e la mano d’opera, non certo reperibile economicamente nella maggior parte dei territori artici.

Per quanto concerne gli altri minerali di interesse globale, le stime volumetriche mostrano che l’Artico ospita solo quote relativamente modeste delle riserve minerarie globali – meno del 10% in tutti i casi. Anche in questo caso, la Russia possiede le maggiori riserve, in particolare di terre rare (<9%), rame (<8%), metalli del gruppo del platino (<7%) e nichel (<4%), oltre a quote minori di altri minerali. Nella regione artica si stima che la Groenlandia, di larga massima, possa ospitare l’1,% delle riserve globali di terre rare. In estrema sintesi, la Russia è in ogni caso il produttore dominante, in particolare di gallio (<0,5%), germanio (<3%) e tellurio (12%).

Per completezza, l’Artico contribuisce in misura altrettanto ridotta alla fornitura globale di minerali moderatamente critici, ovvero meno del 10% nella maggior parte dei casi  a parte il vanadio (<26%), che proviene interamente dalla Russia. Per quanto concerne l’argento, un minerale frutto di forti speculazioni economiche in quest’ultimo periodo, Russia artica e Alaska contribuiscono alla fornitura di meno dell’8% mondiale. Altra risorsa sono i fosfati per i quali la Russia rappresenta fino a 6,4% delle forniture con l’aggiunta di un ulteriore 1% da parte della Finlandia (che fornisce globalmente anche 5% del minerale di cromo).

I Paesi artici forniscono un contributo modesto ma utile alla fornitura di alcuni metalli come ad esempio il selenio, che è un sottoprodotto della raffinazione del rame o dello zinco (Russia e Svezia, come complesso regionale, forniscono fino al 10,2% del selenio globale). La Russia e la Norvegia producono entrambe silicio e alluminio e l’Islanda, pur non avendo miniere di bauxite, è il decimo produttore al mondo di alluminio sfruttando le sue disponibilità di energia elettrica per la trasformazione dei minerali importati. La Finlandia rappresenta una eccezione perché ospita consistenti riserve di cromo che la pongono come terzo paese a livello globale mentre è quinta come produzione con una share del 5%.

In conclusione, il mito delle riserve groenlandesi dovrebbe essere ridimensionato; la maggior parte delle riserve dell’Artico si trovano in territorio russo e la loro attuale maggiore accessibilità si deve anche alla politica di colonizzazione (e spesso deportazione) forzata del secolo scorso da parte dell’Unione Sovietica.

Giancarlo Poddighe
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1. L’alluminio è un metallo prodotto con tre passaggi di lavorazione: dalla bauxite all’allumina ed all’elettrolisi del metallo di altissima purezza. Per tale produzione occorrono impianti industriali avanzati e enormi quantità di energia elettrica a basso costo: l’alluminio è infatti definito anche come energia elettrica allo stato solido.

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