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livello elementare.
ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: immersioni di subacquei diversamente abili, isola del Giglio
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“Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima” – Jacques Yves Cousteau
Erogatore in bocca, GAV gonfio, mano sulla maschera: mi butto all’indietro e galleggio in attesa di godermi colori e specie marine. Mani sulla cima, GAV sgonfio e inizia la discesa, che è un pò difficoltosa ma comunque fattibile. Questa descrizione dà l’idea di una normale immersione dove, dopo il briefing con gli istruttori, dal gommone ci si tuffa e si iniziano ad esplorare le profondità arrivando ai metri consentiti dal brevetto. É invece un’immersione un pò diversa per il semplice fatto che è fatta da me, persona disabile in sedia a rotelle, con un brevetto Open Water Diverse Ability, accompagnata da istruttori abilitati alla subacquea per disabili.

La parte teorica per una persona con una disabilità motoria non differisce da quella dei sub normodotati, quella che varia è la parte pratica che richiede altre accortezze. Essere una sub disabile significa pensare ad accorgimenti diversi a partire, ad esempio, dalla vestizione che avviene con l’aiuto di un Surface Assistant (il soggetto che assiste dalla superficie un subacqueo con disabilità durante la preparazione e al termine della sua immersione). La scelta della muta, ad esempio, va valutata attentamente in modo da poterla indossare più agevolmente. Io, ad esempio, ne ho una su misura, non intera ma composta da pantaloni e casacca così da poterla infilare da seduta e con minore fatica per chi assiste.

Il GAV (Giubbotto ad assetto variabile ovvero un jacket equilibratore per regolare l’assetto in immersione) ad esempio, va provato in più tipologie per capire quale tipo supporta meglio il corpo e/o offre diverse opzioni per l’inserimento dei pesi. La discesa in acqua, come accennavo in apertura, con un corpo con parti non del tutto funzionanti, è fatta con l’aiuto di istruttori abilitati e con tecniche specifiche. Il percorso di un subacqueo disabile è una sorta di “work in progress”; una volta fatte le lezioni e le immersioni da manuale, si creano poi accorgimenti che nascono dalle esperienze subacquee e che nel post briefing diventano utili sia al disabile che agli istruttori.

Ogni disabile ha peculiarità fisiche differenti e la possibilità di poter fare una sorta di immersioni su misura, cioè con dettagli studiati per prevenire disagi dati dai limiti corporei, fa sì che l’esperienza subacquea sia anche ludica, ricreativa e benefica. Nell’evento “Onde Inclusive” promosso dall’associazione Underwater Pro Tour (un’associazione nata per iniziativa di un gruppo di amici subacquei legati all’isola che ha tra le attività principali la salvaguardia dell’ambiente marino e l’inclusione sociale) che si è tenuto il 6/7 settembre 2025 presso Campese con la mia scuola L’Uomo e il Mare di Roma abbiamo avuto la possibilità di provare uno scooter subacqueo, un mezzo subacqueo che aiuta il disabile a muoversi con maggiore facilità ed indipendenza sott’acqua per una esplorazione più autonoma del mondo sottomarino. Cosa poi non trascurabile è la riduzione della fatica fisica che rende l’esperienza più piacevole ed accessibile.

Essendo al primo utilizzo l’ho provato con l’aiuto di una subacquea esperta che ne controllava la direzione per non variare troppo l’assetto ma l’ho trovato davvero utile dal punto di vista della fatica e dell’autonomia. La mia tecnica subacquea non è sicuramente tecnica per formazione, esperienza e limiti dovuti alla stessa condizione di disabilità ma è ugualmente un percorso fatto di regole, teoria e pratica, con diversi accorgimenti dati dalla diversa condizione di partenza ma con la stessa preparazione che ogni sub deve avere.


La subacquea per tutti non è solo uno slogan ma un insegnamento più profondo. È voler condividere una passione senza lasciare indietro chi non può, o meglio, è adattare gli strumenti (e adattarsi alle specificità di ognuno) per vedere nascere la stessa meraviglia nello sguardo in quanto l’emozione non conosce barriera o pregiudizio.
Stefania Paradiso
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Sono Stefania Paradiso, quarantasettenne, con la passione, tra le altre cose, per i libri, la musica live e la subacquea. Curiosa, appassionata e solare, mi muovo sulla sedia a rotelle da 34 anni. L’acqua, prima, e poi la subacquea sono diventati il mio elemento naturale e mi hanno permesso di scoprire la leggerezza e mondi nuovi
foto del servizio: in esterno credito Guido Alberto Rossi – foto subacquee Guido Valerio
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