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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX – XX SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: politica navale statunitense
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Le vicende sono note, e non sempre trasparenti nel gioco delle influenze straniere e degli enormi interessi finanziari: nel 1903, il governo della Colombia, adducendo mancanza di potere nella futura gestione del canale, decise di non ratificare l’accordo con gli Stati Uniti. Questo costituì il pretesto per una sommossa che portò alla costituzione di Panama come Repubblica indipendente, una transizione favorita dalla minaccia d’intervento degli Stati Uniti in caso di reazione del governo colombiano.

Una vignetta politica che raffigura le crescenti ambizioni imperiali dell’America dopo la vittoria decisiva sulla Spagna nella guerra ispano-americana del 1898 – Fonte Cornell University: Persuasive Cartography: The PJ Mode Collection File:Victor Gillam A Thing Well Begun Is Half Done 1899 Cornell CUL PJM 1136 01.jpg – Wikimedia Commons
Fu così che Panama divenne una repubblica indipendente sotto la tutela degli Stati Uniti che, in cambio, ottennero l’affitto della Zona del Canale e l’autorizzazione, nel 1904, a iniziare i lavori sulle ceneri dei ripetuti e tragici fallimenti degli appaltatori internazionali (la stessa società francese coinvolta nei lavori del canale di Suez). Di fatto si dovette aspettare il 1907 quando la direzione e l’esecuzione dei lavori fu assunta direttamente dal Genio Militare statunitense che concluse l’opera in tempi che oggi non sarebbero neppure ipotizzabili. La realizzazione del canale costituì il prologo della proiezione statunitense nel Pacifico e confermò la trasformazione degli Stati Uniti in una grande potenza pronta ad assumersi responsabilità globali.

L’opera di scavo del Canale di Panama: un’opera gigantesca, la prima con prevalente impiego di grandi macchine ed il maggior impiego di esplosivi mai sino ad allora registrato, realizzata in meno di sette anni, fu un opera faraonica che dava lustro ad una nazione sino allora non certo considerata una vera potenza di prima grandezza. A tal riguardo le creazione delle repubbliche indipendenti di Panama e di Cuba, sotto la tutela degli Stati Uniti, vanno interpretate come applicazioni delle teorie del Mahan a cui va riconosciuta la visione strategica basata sul potere marittimo. Questa grande opera, che di fatto apriva una nuova via tra i due oceani, diventava elemento catalizzatore del potere marittimo statunitense e lo è ancora oggi, considerando che un altro grande Paese dall’altra parte dell’oceano pacifico, la Cina, da oltre trent’anni si adopera per il suo controllo, talvolta aiutata dall’ insipienza e mancanza di visione dell’amministrazione statunitense (id est Presidenza Jimmy Carter) al tempo poco attenta alle problematiche strategiche globali.

In estrema sintesi, il canale di Panama, al di là della sua importanza per l’economia mondiale, fu fondamentalmente un’espressione ed esercizio del potere marittimo e navale statunitense. All’azione personale del Mahan, quasi maniacale, si deve la percezione moderna dell’importanza del dominio marittimo, una linea di pensiero che spazia dalla dottrina navale all’economia ed alle infrastrutture marittime, ormai accettata dal pensiero strategico delle principali Marine e ancor oggi motivo di orientamento della politica interna ed estera dei Paesi a vocazione marittima.

Sebbene Mahan sia forse più conosciuto come pensatore navale che stratega e grande esperto di geopolitica, il suo pensiero influenzò per più di un decennio ed al massimo livello la politica estera navale statunitense, nel passaggio da un ruolo secondario a quello di attore principale, prima regionale e poi globale; fu tra l’altro precursore delle organizzazioni internazionali oltre che fautore di accordi bilaterali con altri “soggetti” di potere marittimo: egli infatti affermava che di fronte a potenze in grado di affermarsi con le sole proprie risorse, vi fosse la necessità di costruire organizzazioni internazionali. Incidentalmente va ricordato che, in riconoscimento di queste sue teorie e delle sue capacità, fu per un breve periodo il delegato statunitense alla Convenzione dell’Aja del 1899. Nello specifico il Mahan ipotizzò un accordo stabile tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna in quanto, essendo due potenze marittime, potevano unirsi per condividere la conquista dei mari, seguendo il concetto chiave che le potenze marittime avrebbero dovuto cooperare per contrapporsi a quelle continentali.

Un esempio pratico, l’opposizione alla espansione continentale zarista che ebbe un tragico epilogo nella battaglia di Tsushima quando dopo un lungo e faticoso trasferimento della flotta russa del Baltico, guidata dall’ammiraglio Nikolai Rozhestvensky, venne sconfitta nello stretto di Tsushima dall’abilità tattica giapponese, ma dopo essere stata anche fiaccata da otto estenuanti mesi di navigazione senza rifornimenti e punti di appoggio logistico, come conseguenza delle azioni diplomatiche e delle ritorsioni commerciali delle due potenze marittime anglosassoni. Di fatto la sconfitta della Russia a Tsushima segnò la fine della potenza navale zarista in Asia e nel Pacifico, consolidando la politica nipponica in Asia orientale che presentò il Giappone come potenza marittima emergente prima regionale e poi nel Pacifico. La similitudine con la politica cinese attuale è curiosa ma non troppo lontana dalla realtà.
Mahan elaborò e diffuse il concetto di dottrina navale, cioè la politica che gli Stati avrebbero dovuto adottare in campo marittimo-militare, perseguendo una dottrina supportata da una marina militare consistente, dotata di un’adeguata capacità di proiezione con mezzi adeguati per tutelare obbiettivi strategici come, per esempio, la sicurezza di passaggi nelle acque ristrette. La percezione di Mahan, in merito alla debolezza marittima e navale degli Stati Uniti, confermata dalla sua diretta esperienza sul campo al comando della USS Wachusett, si riflettè nell’elaborazione dei capisaldi della sua teoria:
– la costruzione di una marina militare con capacità di proiezione oceanica;
– la creazione di un sistema logistico di basi navali;
– il controllo delle comunicazioni marittime e la messa in sicurezza di stretti e infrastrutture critiche.

USS Wachusett fu il penultimo comando in mare di Albert T. Mahan, un’unità che stazionò dal 1882 al 1884 nella baia di El Callao in Perù a difesa degli interessi statunitensi durante la Guerra del Pacifico, tra Cile, Perù e Bolivia. Si trattava di un’unità a propulsione mista ad elica appartenente ad una classe di sette – classificate sloops of war – allora già “datate”, in quanto autorizzate dal Congresso nel febbraio 1861 e costruite nell’Arsenale di Boston, presto usurate da un ampio e duraturo impiego in tutti i mari del Globo – Fonte U.S. Naval Historical Center USS Wachusett (ID-1840).jpg – Wikimedia Commons
Le ipotesi dell’ascesa e della collocazione degli Stati Uniti tra le potenze marittime non erano certo né promettenti né – a prima vista – fondate; l’incidente dell’USS Baltimore ne fu l’evidenza e coincise temporalmente con la diffusione delle teorie del Mahan. Come vedremo l’incidente dell’incrociatore Baltimore e le tensioni con il Cile furono per gli Stati Uniti un importante segnale, la consapevolezza della loro debolezza e soprattutto della loro scarsa credibilità (navale) che portò alla creazione di un marina nuova.
Gian Carlo Poddighe
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Note
1. USS Wachusett fu dislocata in Perù in difesa dei locali interessi statunitensi durante la guerra del Pacifico (tra Cile e Perù 1879-1884).
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