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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI – XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Royal Navy, Marine Française
L’Inghilterra, a partire dal XVI e XVII secolo, iniziò a sfruttare ed a servirsi di una fonte energetica fino a quel momento poco impiegata: il carbone. In quel periodo si preferiva come combustibile ancora il legname (visto le ingenti risorse disponibili). Il carbone, fino a quel momento, non aveva vasti campi d’impiego perché non c’era ancora la tecnologia adatta ad estrarne tutte le potenzialità. Tuttavia, durante la Prima rivoluzione industriale si scoprì che a parità di peso il carbone era un combustibile con un potere calorifico decisamente superiore a quello del legno e dunque con il carbone si era in grado di avere un quantitativo assai più alto di energia.

Schema della Macchina a vapore di Watt, 1780. L’uso di un regolatore centrifugo fa risalire questa macchina al 1788 o a un periodo successivo – Fonte: Popular Science Monthly, Volume 12 PSM V12 D152 Watt steam engine 1780.jpg – Wikimedia Commons
Alla fine del XVIII secolo (1769) James Watt aveva inventato la macchina a vapore. Tale creazione diede il via alla Prima rivoluzione industriale in Inghilterra. Il nuovo macchinario riusciva a trasformare l’energia chimica del carbone in energia termica, e in seguito in energia meccanica. Peraltro la sua prima applicazione fu proprio nell’estrazione del carbone, dando energia alle pompe che svuotavano le miniere sotterranee dall’acqua di falda. La macchina a vapore nel corso dei decenni successivi venne migliorata e negli anni fra il 1815 e il 1870 si vide la piena crescita del predominio della Gran Bretagna nell’industria, nel commercio, nella finanza e nella marina mercantile.
Dopo il Congresso di Vienna del 1815 la Gran Bretagna divenne la prima potenza mondiale. Infatti, grazie (anche) al loro potere navale e marittimo i britannici uscirono dalle guerre napoleoniche come la più grande delle potenze, la più ricca e la più importante. Londra aveva un nuovo sistema industriale e dominava i commerci marittimi, attraverso i quali, con la protezione della Royal Navy, poteva esportare i prodotti frutto della propria superiorità tecnica e organizzativa. Attraverso la rivoluzione industriale, i britannici furono in grado di trasformare l’isola da “un paese di bottegai” a “officina del mondo”. L’applicazione della propulsione a vapore sulle navi fu sperimentata paradossalmente prima in Francia, nel 1783, poi negli Stati Uniti, ma la potenza navale che più d’altre ne colse l’importanza della rivoluzione fu l’Inghilterra. Dopo anni in cui la propulsione a vapore rimase limitata alla navigazione fluviale e di piccolo cabotaggio, nel 1823 venne messa in linea la prima nave da guerra a vapore della Marina britannica, l’HMS Lightning. Solo nel 1849 tuttavia comparve un vascello di 2° classe, l’HMS Agamemnon, propulso a vapore e vela.

Il piroscafo HMS Lightning porta la Royal Sovereign nel porto di Portsmouth, 31 luglio 1827 – Autore Henry Moses (artista, incisore ed editore) The Lightning Steamer bringing the Royal Sovereign into Portsmouth Harbour, July 31 1827 RMG PU6492.tiff – Wikimedia Commons
La Royal Navy tra innovazione e nuove politiche navali
Le marine da guerra, nella seconda metà del XIX secolo, registrarono un importante sviluppo tecnologico, che si materializzò in cinque direzioni: l’affermazione della propulsione meccanica, prima a pale poi a elica, delle costruzioni in ferro, dell’applicazione di corazze, introduzione di nuove armi (cannoni rigati a retrocarica, granate, mine subacquee, i primi sommergibili a vapore e i primi siluri) e la “disposizione dei cannoni dell’armamento principale in torri corazzate girevoli” (A. Santoni, Storia e politica navale dell’età contemporanea).
La Gran Bretagna, a metà del XIX secolo, produceva quasi due terzi del carbone mondiale, quasi metà del ferro, cinque settimi dell’acciaio, due quinti dei macchinari e quasi metà della tela di cotone. Inoltre, in questo periodo iniziava a produrre i suoi effetti anche l’impiego della propulsione a vapore per le navi da guerra. In seguito, quando le navi a vapore si affermarono, il peso industriale della Gran Bretagna le diede l’opportunità di riprendersi la provvisoria superiorità che le aveva sottratto La Grande Nation (la Francia) nella progettazione dei singoli vascelli. Infatti, la capacità di realizzare più navi di ogni altra nazione, il primato tecnologico sui carboni a più alto potere calorifico e le notevoli risorse di carattere finanziario erano le salde basi del potere marittimo della Gran Bretagna. Oltre a questo, vi era la grande competenza e professionalità degli equipaggi (decisamente superiori a quelli delle altre marine).

Dipinto della corazzata francese La Gloire di François Geoffroi Roux (1811-1882) – François Geoffroi Roux – The French Battleship La Gloire.jpg – Wikimedia Commons
Nel 1859 la Marina francese era stata la prima al mondo a varare una “vera” nave corazzata: il Gloire. Quest’ultimo, dotato di corazzatura in acciaio e scheletro in legno, venne in seguito surclassato dal HMS Warrior (varato nel 1860) della Royal Navy. La corazzata britannica era caratterizzata da uno scafo e di un’armatura in acciaio.

La corazzata britannica HMS Warrior dopo la riduzione del bompresso, ma prima del suo riarmo nel 1867. Data tra il 1861 e il 1867. Fonte: scansione da pagina 7 di Gardiner, Robert, Conways All the Worlds Fighting Ships 1860-1905, New York: Mayflower Books Inc., 1979, ISBN 0-8317-0302-4 HMS Warrior (1860).jpg – Wikimedia Commons
Successivamente, venne impostato un importante programma per la realizzazione di corazzate. Quest’ultime erano indubbiamente superiori per potenza di fuoco a quelle della Marina francese. Inoltre, è bene sottolineare che la forza industriale della Gran Bretagna, in fase di celere evoluzione tecnologica, insieme alle sue ampie disponibilità di carbone e alla sua estesa rete di porti di caricamento, era in pratica irraggiungibile per La Grande Nation. Globalmente, fino ai primi anni Ottanta del XIX secolo, la Royal Navy britannica non ebbe rivali; tutto questo, di fatto, portò a una riduzione della spesa per la flotta. È bene precisare che i tagli avvennero – anche – per la teoria del “Brick and mortar school” (“mattoni e mortai”), una scuola di pensiero (costituita dagli esponenti del British Army, in consonanza di vedute coi colleghi-rivali francesi) che, sostanzialmente, invocava la necessità di diminuire le spese per una flotta di alto mare ed esortava una strategia di carattere difensivo (edificare fortificazioni costiere).
Tuttavia, questa teoria trovò scarso successo in Gran Bretagna e l’Ammiragliato britannico, nel 1889, vista la graduale e temibile intesa diplomatica fra la Francia e l’Impero russo, decise di mantenere in vita una grande flotta da combattimento di dimensione quanto meno pari alle flotte congiunte della seconda e terza Marina da guerra del momento. Di conseguenza, il Parlamento britannico il 31 maggio 1889 emanò il Naval Defence Act 1889 dando via al “Two-power standard”, una dottrina che costituì l’architettura della politica navale britannica per i due decenni successivi. Vedremo nel prossimo articolo come la Gran Bretagna fu costretta in seguito ad abbandonare questa linea perché si profilava all’orizzonte una nuova minaccia: la Marina imperiale tedesca. La Pax Britannica si stava avviando alla conclusione…
Continua
Francesco Sisto
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in anteprima l’HMS Agamemnon, una corazzata da 91 cannoni della Royal Navy ordinata dall’Ammiragliato britannico nel 1849 in risposta alla minaccia percepita dalla Francia per il possesso di navi della classe Napoléon. Il quadro rappresenta il vascello HMS Agamemnon, ormeggiato al largo di Greenwich, probabilmente mentre caricava il cavo dell’Atlantic Telegraph nel 1858 – autore George Chambers HHMS Agamemnon, lying off Greenwich GM1738 by George Chambers the Younger.jpg – Wikimedia Commons
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Francesco Sisto
Genovese, è laureato in Scienze Storiche. Ha conseguito il master universitario di II livello in Intelligence and Security, il master universitario di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale e il master universitario di II livello in Studi internazionali strategico-militari presso il CASD. Collabora con Difesa Online e ha svolto attività di ricerca e analisi presso il Centro Studi Militari Marittimi di Venezia. Ha ricoperto l’incarico di Political Advisor su nave Cavour della Marina Militare. Collabora con il Centro Studi Militari Aerospaziali.
Originariamente pubblicato su Commenti e opinioni Archivi • MACHIAVELLI
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