Ancona, un grande porto militare … ma solo per un giorno

Guglielmo Evangelista

16 Giugno 2025
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX – XXI SECOLO
AREA: ANCONA
parole chiave: Ancona

Nel porto di Ancona, al tramonto dello Stato Pontificio, vi prestavano servizio a turno i guardacoste a vapore San Pietro, San Giovanni, San Paolo, San Giuseppe; erano navi moderne tenute in buone condizioni di efficienza, ma alle loro spalle non esisteva nessun porto militare per piccolo che fosse, nonostante la continua presenza di navi da guerra di tutte le nazioni. Nel 1860 vi erano dislocati il San Pietro e il San Paolo che costituivano la “Sezione Adriatica” della Marina papale ma, dopo la conquista di Ancona nel settembre 1860 da parte dell’esercito e della marina sardo-italiana, le cose cambiarono.
Come mostra la geografia si tratta dell’unico porto importante dell’Adriatico sulla cui sponda orientale si profilava all’epoca la minaccia dell’Austria e la Regia Marina dovette necessariamente trasformare lo scalo nell’unica sede possibile della flotta in quel settore, anche se inadeguata e senza possibilità di appoggiarsi a strutture preesistenti e, inoltre, bisognava fare in fretta. Vi fu quindi stabilita la sede del terzo Dipartimento Marittimo, istituito il 17 novembre 1860, con competenza territoriale da Santa Maria di Leuca al confine austriaco sul delta del Po; ma non vi furono assegnate unità navali che rimasero divise fra gli altri due Dipartimenti (Genova e Napoli).

Tuttavia non si partì proprio dal nulla. Ancona aveva un arsenale di antichissime origini dove, dopo essere stato modernamente ristrutturato nel 1843 da Michele Bevilacqua, si costruivano navi mercantili anche di grosse dimensioni: la Regia Marina lo occupò assieme agli edifici circostanti, fra cui quello del bagno penale e così il complesso divenne la sede dell’ammiragliato; nell’ampio edificio della Capitaneria e della Sanità fu ricavato anche un deposito per i coscritti della leva di mare (1).

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Posa della prima pietra del nuovo arsenale (Stampa di Augusto Bedetti – Foto Catalogo Regionale dei beni culturali)

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L’ingresso dell’arsenale e parte degli edifici che furono occupati dalla Marina nel XIX secolo. Il piccolo edificio neoclassico verso destra era il casello del dazio (Cartolina dell’epoca)

Nel 1862 l’organico della base era inizialmente previsto in cinque ufficiali di Stato Maggiore, uno del Genio Navale, un ufficiale di Arsenale, due di Maggiorità, 31 fra sottufficiali e marinai, 16 operai e un palombaro.

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L’edificio della Capitaneria di porto e della Sanità Marittima. A destra la caserma della Guardia di Finanza e a sinistra il basamento della Batteria della Lanterna che, polverizzata dai colpi delle navi sarde, fu il principale fattore della caduta di Ancona, il 29 settembre 1860

L’arsenale era privo di un bacino di carenaggio, inconveniente costantemente rilevato praticamente fino ai giorni nostri, ed era definito “di pochi mezzi” ma nonostante questo era in grado di svolgere notevoli interventi anche se sostanzialmente di tipo tradizionale su scafi in legno e la dice lunga il fatto che nel 1866 aveva nei magazzini. 50 tonnellate di rame per foderare le carene e 20.000 metri quadrati di tela da vele contro poche tonnellate di acciaio. Fu quello il vero e breve periodo di prestigio di Ancona come porto militare che toccò il culmine quando nel giugno-luglio 1866 vi si concentrò l’intera flotta prima di andare incontro al suo destino verso le acque di Lissa. Al suo ritorno, il 21 luglio, tutta Ancona si era portata a San Ciriaco per scorgere il prima possibile all’orizzonte il fumo delle navi in arrivo. Purtroppo i più esperti si accorsero subito che nella formazione mancavano due corazzate e quando furono più vicine si resero conto delle cattive condizioni di varie altre. Fu facile appurare la verità: la folla scese al porto e salì su molte barche andando incontro e unità e circondandole, non per festeggiare ma per lanciare immaginabili e pesanti apprezzamenti anche mentre si sbarcavano i feriti, fra cui il più grave era il Tenente di vascello Demetrio Vaglieco (2), che vennero ricoverati nell’ospedale navale (3).

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La flotta italiana ad Ancona dopo la battaglia di Lissa

Per tutto il tempo della campagna il locale magazzino viveri assicurò a tutte le unità rifornimenti costantemente sufficienti per due mesi, ma dopo la loro partenza la sua capacità fu ridotta da 400.000 a 151.200 razioni. Quando a seguito del Trattato di Vienna del 3 ottobre 1866 l’Italia ottenne l’assegnazione del Veneto, si smobilitò rapidamente gran parte della base e il 1° aprile 1867 la sede del terzo Dipartimento fu spostata a Venezia dove fu trasferito tutto il materiale dell’arsenale che, successivamente, dopo un periodo di abbandono, grazie all’interessamento della Camera di Commercio riprese la sua attività sotto gestione privata.

Ad Ancona rimasero per un certo periodo un Comando Marina provvisorio, un magazzino e il rimorchiatore ex pontificio San Paolo, usato per il servizio doganale e armato dalla Guardia di Finanza. Questa situazione si protrasse solo per il breve tempo necessario alla completa smobilitazione della base e il San Paolo fu restituito alla Marina venendo anch’esso trasferito nell’alto Adriatico. Per oltre quarant’anni la presenza della Regia Marina fu praticamente inesistente, limitata alla Capitaneria di porto e a quelle piccole realtà facenti parte dell’amministrazione territoriale periferica: una sezione del Genio Militare per la Marina, il faro e il semaforo sul monte Cappuccini con annesso osservatorio meteorologico. Va però ricordato che a inizio ‘900 fu attivata una stazione radio situata vicino al faro. Il 6 agosto 1904 la visitarono Guglielmo Marconi e il Ministro delle poste Stelluti che, provenienti da Bari, giunsero ad Ancona a bordo della corazzata Sardegna e per due giorni furono effettuati con molto successo vari esperimenti di collegamento con la stazione di Poldhu in Cornovaglia.
Con l’incrinarsi della Triplice Alleanza e l’approssimarsi della prima guerra mondiale si pensò di fare di Ancona un importante centro di difesa dell’Adriatico, ma nonostante l’evidente utilità questa proposta incontrò attenzione alterna e pareri discordanti. Ad ogni modo nel 1911 vi fu istituito un Comando di Difesa marittima che tuttavia non sembra che fosse considerato molto importante perché nel 1914 vi era preposto solo un Capitano di fregata della riserva navale e, tra l’altro, in quello stesso anno fu soppresso quando prevalse l’opinione che riteneva la città indifendibile e quindi la sua posizione di disarmo sarebbe stata la sua protezione. Questa imprevidenza fece soffrire ad Ancona bombardamenti navali ed aerei a partire dal 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, quando il cantiere navale subì grossi danni rimanendo paralizzato per molti mesi e nel corso del conflitto anche l’antica Capitaneria e la Cattedrale subirono pesanti danni. Ovviamente la realtà impose tardivi provvedimenti e ben presto il porto ospitò costantemente molte navi, divenne una stazione di MAS e, a terra, fu costruita una stazione per la ricarica degli accumulatori dei sommergibili (4).

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Sommergibili classe F ad Ancona durante la guerra 1915-18

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La Capitaneria di porto ricostruita quasi integralmente dopo i danni di guerra (1929, da cartolina)

Terminato il conflitto nel 1921 fu soppresso il Comando Militare Marittimo e Ancona tornò essere una città priva della Marina Militare con l’eccezione di un Ufficio Tecnico del Genio Navale incaricato della sorveglianza dei lavori di interesse della Marina e di tutti i rapporti con i locali cantieri navali e con le acciaierie d Terni dove esisteva una sede distaccata (5)
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Durante la seconda guerra mondiale Ancona divenne un importante un centro di comunicazioni valorizzando sia il vecchio centro dei Cappuccini che il nuovo complesso del monte dei Corvi dove furono anche costruite alcune batterie. Dopo il conflitto, che rase al suolo buona parte del porto e la Capitaneria, facendo anche scomparire le ultime vestigia dell’ottocentesco arsenale, la Marina si insediò ad Ancona in modo consistente riaffermando l’antichissima posizione strategica della città nel quadro di un Adriatico diventato nuovamente una delicata zona di confine con l’Europa Orientale, anche se di fronte a un notevole e progressivo sviluppo di enti basati a terra continuò a mancare un porto militare.

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Fulcro di questa nuova fase fu in un primo momento l’ex caserma Cialdini con annesso l’ampio convento(6) già appartenuta all’esercito, in bella posizione con vista sul mare e tuttora in parte utilizzata come circolo sottufficiali.

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Vista lato mare dell’ex caserma Cialdini (Da Google maps)

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La monumentale facciata del Comando Scuole

Non molto tempo dopo vennero costruiti nuovi insediamenti operativi e residenziali nella zona orientale della città dove dal 10 aprile 1957 si insediò il Comando del Dipartimento Marittimo dell’Adriatico, ritornato da Venezia dopo quasi cento anni. E’ stato soppresso nel 2013 nell’ambito della ristrutturazione delle forze armate, ma tuttora Ancona resta una base importante perché vi è stata collocata la sede del Centro di Selezione della Marina Militare, attivato a partire dal 1992 nel nuovo comprensorio di Piano San Lazzaro.

Guglielmo Evangelista

in anteprima xilografia della veduta del porto di Ancona – Fonte Strafforello Gustavo, La patria, geografia dell’Italia, III. Provincie di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino. Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1898 – Autore disegno C. Cornaglia – incisore G. Barberis Ancona veduta del porto xilografia.jpg – Wikimedia Commons


Note

1) Il complesso della Capitaneria e della Sanità Marittima erano stati fatti costruire da Pio VII nel 1821 sule fondamenta di un bastione quattrocentesco e, all’interno, si trovava la cappella della Madonna del Molo.
2) Demetrio Vaglieco fu uno dei 58 feriti della Formidabile che si impegnò in un furioso duello contro i forti di Lissa. Fu decorato con la croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia e probabilmente le ferite lasciarono un segno doloroso poiché, dopo un periodo di aspettativa, fu destinato a impieghi sedentari fino alla precoce cessazione dal servizio.
3) In previsione dello scontro con l’Austria fu trasformato in nave ospedale il piroscafo Washington, sommariamente attrezzato e capace di soli 100 letti. Per ogni evenienza l’esercito mise a disposizione ad Ancona 160 letti mentre l’ospedale municipale non fu di nessun aiuto per assoluta carenza di spazio. L’ospedale navale era stato costituito solo pochi giorni prima del conflitto insediandosi alla meno peggio nel convento di Santa Palazia, luogo salubre e ventilato, ma il cui accesso dal porto era molto difficile.
4) Fu proprio per rendere inservibili i sommergibili, catturare i MAS e portarli a Pola, che la sera del 4 aprile 1918 sbarcò lungo la costa a nord di Ancona un numeroso commando austriaco. Per errore lo sbarco avvenne troppo lontano dalla città costringendo i nemici a nascondersi e a raggiungere il porto solo la notte successiva dove fu scoperto e catturato. Proprio due di quei MAS, partendo da Ancona nel giugno successivo, avrebbero attaccato al largo di Premuda le corazzate Santo Stefano e Teghetoff.
5) Nel XIX secolo tale ufficio esisteva soltanto a Terni diretto da un Ingegnere Capo di 2^ Classe (Maggiore)
6) La caserma Cialdini, già appartenuta all’esercito, fu ricavata dopo l’unità d’Italia dalla chiesa di Sant’Agostino del 1341 a dal grande convento annesso. Della chiesa è stato conservato, per il suo pregio, il portale quattrocentesco di Giorgio da Sebenico.
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