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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: REGNO DI ITALIA
parole chiave: Regia Marina
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Nel Risorgimento [ma anche ai giorni nostri ndr] vi sono stati molti personaggi che hanno scritto da protagonisti pagine di storia, talvolta non esitando a sacrificare la propria vita … ma anche altri che, dopo il 1861, cercarono di approfittare fino in fondo, pur senza eccessivi meriti, dei vantaggi offerti ai vecchi patrioti dal nuovo governo del regno d’Italia che forse fu fin troppo generoso. Si sa che la politica impone certe benevolenze. Uno di questi fu Felice Pierri.
Nel 1815 troviamo Felice Pierri, guardiamarina nella Real Marina borbonica, che in quello stesso anno fu promosso Alfiere di vascello. Nel 1820, imbarcato sulla fregata Amalia (1), combatté ferocemente contro gli insorti siciliani e poi ebbe il comando di una cannoniera siciliana catturata.

L’ormai vecchissima fregata Amalia ritratta dopo il passaggio alla Marina italiana negli ultimi anni di servizio – Foto archivio storico MM da www.agenziabozzo.it
Dopo essere stato un ligio ufficiale del re, si avvicinò all’effimero governo costituzionale di Napoli, sorto durante i moti del 1820-21, ed ottenne in quei frangenti la promozione a Tenente di vascello. Non sembra però che, in quel periodo insurrezionale, il suo ruolo sia stato molto importante perché, fallita la rivoluzione, mentre ai partecipanti non furono risparmiate le impiccagioni e il carcere, se la cavò con una semplice retrocessione ad Alfiere di vascello e fu trattenuto in servizio. Poco più tardi fu tuttavia destituito, forse per lo svogliato rendimento dopo la degradazione o per un inguaribile impulso a cospirare: ad ogni modo, con un ambiguo comportamento, si sconfessò chiedendo umilmente al Re un impiego civile che gli fu dato nella Regia dei Sali e Tabacchi. Si sa che con un posto sicuro si può mangiare due volte al giorno, ma con le rivoluzioni no. Quest’atto di benevolenza sovrana non fermò la sua attività in seno al partito mazziniano: anzi, venne ricordato dai suoi contemporanei come uno dei più autorevoli esponenti del liberalismo napoletano – benché anche questa volta non siano chiari né il suo ruolo né cosa facesse di preciso. Comunque sembra si tenne lontano da grossi guai pur essendo sempre tenuto sotto sorveglianza della polizia; di fatto, nel 1844, dopo i fatti di Cosenza che portarono alla fucilazione dei fratelli Bandiera, il Perri – per precauzione – fu internato in fortezza da marzo a settembre.

Il Viceammiraglio Luigi di Borbone Conte D’Aquila, ultimo comandante della Marina napoletana
Passarono da quel momento 16 anni e, con l’arrivo di Garibaldi a Napoli nel 1860, il Pierri cominciò a raccogliere i frutti della sua dedizione alla causa, molto ideale ma poco effettiva, venendo subito promosso da semplice impiegato a Ispettore Doganale di 1^ classe con il rango di Direttore. Poi venne la ricostruzione delle carriere degli ex militari che avevano meriti patriottici e che, per tale motivo, avevano subito ingiusti trattamenti. Nel Giornale Militare della Marina del 31 maggio 1863 lo troviamo richiamato in servizio come contrammiraglio e naturalmente subito collocato a riposo – ormai doveva essere sui settant’anni, essendo nato (forse) ad Amalfi nel 1791 – e ammesso a godere della pensione del suo grado.

Estratto dal giornale militare del 31 maggio 1863
Fu un fatto insolito e praticamente unico: forse il Pierri aveva qualche conoscenza importante o accampò qualche inspiegabile motivo che non conosciamo. Anche in Piemonte vi erano stati ufficiali destituiti per i moti del 1820-21 e poi reintegrati nel 1848, ma con costoro non si largheggiò perché riottennero solo il grado che avevano quasi trent’anni prima. I volontari garibaldini, che nel 1860 avevano combattuto una guerra “vera” facendosi le ossa in continue battaglie campali in Sicilia e al Volturno, se transitati in servizio permanente, ricevettero perfino un grado inferiore. Altri veterani napoletani del 1820 ebbero il loro bravo riconoscimento, ma sempre con avanzamenti praticamente simbolici.
Ad ogni modo, considerato che qualcuno nella Regia Marina, oltre ad averlo fatto avanzare di ben tre gradi (2) in più, gli aveva riconosciuto perfino la lauta pensione del grado superiore, cioè Viceammiraglio, la Corte dei Conti cominciò ad avere qualche perplessità ed indagò. Risultò che a suo tempo, come abbiamo visto, il Pierri era stato degradato ma non espulso e aveva poi servito con il grado inferiore assegnatogli fino alla destituzione, avvenuta per un motivo non inerente direttamente ai fatti del 1820-21. Per cui la nomina a Tenente di vascello, elargita e mantenuta per poco tempo da un governo non riconosciuto più di quarant’anni prima, non poteva essere tenuta in considerazione. Quindi il massimo cui poteva aspirare a norma di legge era la promozione a Capitano di vascello, pur nominale e immeritata, e perciò la Corte dei Conti gli riconobbe la pensione di tale grado, la metà di quella di Viceammiraglio.
In realtà, non potendo entrare nel merito delle nomine – considerato che nessuno volle regolarizzare la situazione – il Perri rimase ammiraglio. Non contento il Pierri non si dette per vinto e, senza alcun sostegno da parte della Marina o di altri antichi compagni, fece ricorso contro la decisione della Corte, e nel 1867 lo perse con compensazione delle spese. Dopo, di lui non resta più traccia e nel Dizionario del Risorgimento il suo nome non compare neppure.
Guglielmo Evangelista
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Note
1. La fregata Amalia era stata varata nel 1811 per la marina murattiana con il nome di Carolina. Era ancora in servizio nel 1860 quando, venendo incorporata nella Regia Marina, fu ribattezzata Caracciolo, svolgendo limitata attività fino alla sua radiazione avvenuta nel 1865.
2. Capitano di fregata, Capitano di Vascello e Contrammiraglio. Il grado di Capitano di corvetta era stato soppresso nel 1861.
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