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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO:
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Bacini galleggianti
Entriamo ora nei dettagli. I bacini galleggianti della Marina Militare italiana sono classificati da moltissimo tempo G.O. (dove G è per galleggiante di uso locale ed O era la lettera distintiva della categoria bacini) (4), anche se un curioso assortimento di fonti spiega in modo molto più fantasioso e apodittico il significato come “galleggiante orizzontale”, “galleggiante di offensiva”, “gestione officine”, “Genio opere” o “grande opera”.


E’ arduo recuperare informazioni precise sui bacini galleggianti sia per la rarità di fonti specializzate sia per la contraddittorietà fra loro, tanto più che molte seguono diversi criteri nella scelta dei punti di riferimento su cui calcolare le dimensioni. Elaborando i dati ministeriali, del Registro Navale e di altre fonti italiane ed estere, si può tracciare una tabella di tutti i bacini galleggianti esistenti in Italia fra il 1918 e il 1945, pur confessando che questo tentativo non è esente da lacune ed inesattezze. Non sono compresi i bacini galleggianti per torpediniere e cacciatorpediniere che erano identificati in modo diverso. A fine anni ’20 ne rimanevano solo due: Bacino galleggiante da torpediniere n. 1 (Cravero, 1888) e Bacino galleggiante da torpediniere n. 2 (Pattison 1888).
Nel complesso i bacini italiani possono essere considerati in gran parte piuttosto piccoli, non confrontabili con certi esemplari giganteschi e presenti nella stessa epoca come quello di Sasebo in Giappone e di Portsmouth lunghi oltre duecento metri. In tempi più recenti le dimensioni dei bacini galleggianti hanno ovviamente seguito il crescere di quelli delle navi e attualmente il più grande del mondo si trova in Corea del Sud ed è lungo 438 metri. Nei territori italiani d’Oltremare fu presente per molto tempo solo il bacino galleggiante di Portolago nell’isola di Lero e solo in occasione della campagna in Africa Orientale ne furono inviati due a Massaua nonostante che già a fine ‘800 ne fosse stato richiesto uno, qualificandolo come necessarissimo (5).
La Marina italiana ha posseduto solo unità di tipo tradizionale e non sono mai stati presenti bacini in cemento armato né autopropulsi come ne entrarono in servizio nella Marina degli Stati Uniti che impiegarono anche unità armate con mitragliere anti-aeree da 20 e 40 millimetri, una cautela necessaria perché nella concitazione dei combattimenti i giapponesi li attaccavano spesso scambiandoli per portaerei.
Un’eccezione decisamente singolare è però rappresentata dal bacino galleggiante per prova sommergibili, progettato dall’ingegnere Cesare Laurenti per conto del cantiere FIAT S. Giorgio del Muggiano (La Spezia), fu costruito dalla Società Esercizio Bacini nel suo cantiere di Riva Trigoso e varato e consegnato ad aprile 1912; era una struttura di uso estremamente specifico nel cui interno, una volta entrato il sommergibile, grazie all’atmosfera artificiale che riproduceva le condizioni della pressione in profondità potevano essere misurate le sollecitazioni che lo scafo e le apparecchiature avrebbero realmente ricevuto.
La Marina Militare italiana del dopoguerra, dopo aver ceduto all’U.R.S.S. il bacino G.O. 5 in conto riparazione dei danni di guerra e aver perduto quelli di Pola – che in precedenza non erano stati trasferiti altrove – continuò ad impiegare le unità superstiti per parecchi decenni, gradualmente rimpiazzate dall’entrata in servizio della nuova generazione di unità qui di seguito elencate:

Al giorno d’oggi, nonostante i passi da gigante dell’evoluzione della tecnica, l’impiego dei bacini galleggianti continua a dimostrarsi una pratica sempre valida.
Guglielmo Evangelista
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in anteprima Archivi di Pearson Scott Foresman, donati alla Wikimedia Foundation Dock Fluttuante (PSF).png – Wikimedia Commons
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Note
- 4) Come da Atto n.562 della Direzione Generale delle costruzioni navali del 25 ottobre 1925, che tuttavia conferma classificazioni già in uso da tempo.
- 5) Le nostre navi nel Mar Rosso spesso erano obbligate a servirsi del lontano bacino di Dar es Salaam in Tanganica, allora colonia tedesca.
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Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
Bibliografia essenziale
Aldo Antonicelli: “Il l bacino speciale galleggiante per il collaudo dei sommergibili dell’ingegner Cesare Laurenti”. In www.ocean4future.org/savetheocean/archives/73690
Oreste Calamai: “Annuario della Marina mercantile e delle industrie navali in Italia” La Marina mercantile italiana editrice. Genova 1912
Giovanni De Chiro: “Un pezzo di storia da ricordare” In “Notiziario della marina” n. 10/2012
Giovanni Giuriati: “Il porto di Venezia”. Ferrari, Venezia 1924
Raul Marsetich: “Il porto di Pola e il cantiere navale Scoglio Olivi e l’arsenale durante il periodo italiano” in www.crsrv.org Quaderni 17
Ministero delle Comunicazioni: “La marina mercantile al … Relazione del Direttore Generale al Ministro delle comunicazioni” Provveditorato Generale dello Stato, Roma, anni vari
Giorgio Molli “Dal cammello al bacino galleggiante” In “Lega Navale” N. 22/1913
N.N. “Port directory” U.S. Navy Department. Office naval intelligence . Govern print office, Washington 1923
Eugenio Pescetto: “Il bacino galleggiante del porto di Genova” In Rivista marittima n. 9/1874
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