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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
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La Danimarca nell’ultimo decennio è stata certamente una sorta di convitato di pietra nelle crescenti dispute artiche, apparentemente orientata a valutare le migliori offerte al riguardo. Non va però dimenticato il peso che nel Paese può avere la sua maggiore industria, quella marittima, dominata da un colosso come Maersk, un gruppo integrato che comprende la più grande compagnia di navigazione mercantile al mondo (per ricavi), nonché la seconda per capacità dopo MSC (Mediterranean Shipping Company).
Per dare un’idea: nel momento in cui gli USA denunciano la propria vulnerabilità, ed in generale quella dell’Occidente, riguardo al trasporto marittimo ed a vettori occidentali (solo 85 sarebbero riconducibili agli USA), Maersk Line dispone di oltre 600 navi con una capacità di 2,6 milioni di TEU. Una compagnia che sarà sicuramente interessata alla rotta artica ed a mantenere buoni rapporti con Russia e soprattutto Cina, anche in un quadro che, nel Baltico e nell’ Artico, sta cambiando, a seguito di una diversa percezione della minaccia da parte della Russia.

La Maersk Newcastle in partenza dal terminal Northfleet Hope di Tilbury, 3 settembre 2017 Maersk Newcastle (IMO 9215878) River Thames 2017.jpg – Wikimedia Commons
In questo contesto, la Danimarca si è posto, e oggi si pone ancor più, il problema delle spese della difesa in ambito NATO e degli obiettivi comuni: non solo le parole e la tracotanza di Trump, ma la necessità della ricerca di una maggiore chiarezza che impone una profonda analisi della politica estera, ben al di là della retorica sull’acquisto eventuale della Groenlandia. Le politiche mondiali stanno cambiando, in un campo, quello dello scambio, in cui i cinesi sono maestri, nell’approccio, nell’insediamento e nel controllo di attività logistiche, come i porti, o le attività estrattive facendo leva anche sul consenso e la labilità di governi locali, con o senza il ricorso alla “politica del debito”; non è una novità, non lo è nella regione considerati i tentativi in altri paesi della regione, compreso il Canada; lacci, lacciuoli con implicazioni strategiche e militari da cui è difficile liberarsi. La crescente cooperazione russo-cinese nell’Artico impone una presa di posizione, una scelta strategica, con profonde implicazioni economiche. Per una strana coincidenza, immediatamente dopo la apparentemente scandalosa “proposta” di Trump, il Governo danese ha annunciato un nuovo programma per la difesa con stanziamenti di circa 2 miliardi di dollari (14 miliardi di corone danesi) orientato a rafforzare la presenza militare nella regione artica e nordatlantica. Un cambiamento strategico che ha riflessi nelle dinamiche di sicurezza del Mar Baltico a seguito dell’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, un mare dove la Danimarca prevede ora di mantenere la propria presenza con risorse e mezzi diversi rispetto al passato, fregate e aerei piuttosto che unità di pattugliamento.

Unità danese della classe THETIS in navigazione – Fonte: Forsvarsministeriet
RDN F357 Thetis.jpg – Wikimedia Commons

Il F 537 Thetis e il pattugliatore P 561 Skaden in porto a Copenaghen F357 SKDN.jpg – Wikimedia Commons
Ancora nel 2021 il parlamento danese aveva approvato un piano per la costruzione di nuove navi per il pattugliamento del Mar Baltico, polivalenti e plurimpiego in un’ottica di risposta ambientale, che avrebbero dovuto sostituire le unità della classe THETIS attualmente in servizio. Al ministro della Difesa, Troels Lund Poulsen, è toccato annunciare che “La situazione è cambiata in diversi settori da quando è stata presa la decisione del 2021 di progettare nuovi pattugliatori. Ci troviamo di fronte a una situazione di politica di sicurezza significativamente cambiata …” e “risulta necessario riorientare il progetto per concentrarsi sulle capacità artiche delle unità“.
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Nuove unità artiche che dovranno operare in modo più efficiente con requisiti di manutenzione ridotti, in particolare nelle acque della Groenlandia, migliorando la capacità operativa nelle regioni artiche e dell’Atlantico settentrionale. Un cambio significativo, evidentemente accompagnato da obbiettivi di valore aggiunto. Una vera svolta strategica in risposta all’evoluzione delle dinamiche di sicurezza nelle regioni del Baltico e dell’Atlantico settentrionale, con particolare enfasi sulla volontà di presenza artica della Danimarca, in particolare intorno alla Groenlandia.
Giancarlo Poddighe
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