L’aspettativa di vita ai tempi di Roma imperiale

Domenico Carro

6 Luglio 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Classiari
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Una vita pericolosa, vissuta pericolosamente. I classiari potevano certamente perdere la vita mentre erano in servizio, ma qual era la loro aspettativa di vita in epoca imperiale? Ovvero, quali erano le effettive prospettive di godimento del periodo di vita da veterani stando in congedo? Sebbene ci sia il rischio di lasciarsi fuorviare da interpretazioni approssimative che confondano il concetto di aspettativa di vita con quello di vita media della popolazione, potremmo fare delle valutazioni.

Nave romana con vela di poppa sul sarcofago di Copenaghen della fine del III secolo d.C. È una delle più antiche raffigurazioni di vela di poppa nella storia della navigazione. Luogo del ritrovamento: presumibilmente Ostia. Ubicazione attuale: Gliptoteca di Ny-Carlsberg a Copenaghen (Danimarca), Inv.-No. 1299. L’immagine sopra mostra una copia esposta al Museum für Antike Schiffahrt (Museo della Navigazione Antica) di Magonza, in Germania. Museum für Antike Schifffahrt, Mainz 02. Spritsail.jpg – Wikimedia Commons

Gli studi scientifici sulla demografia dell’impero romano sono concordi nell’ammettere che i dati disponibili non sono sufficientemente definiti, né del tutto attendibili, e nemmeno statisticamente validi. Ciò nonostante prendendo a riferimento alcuni insiemi ristretti di dati ritenuti sufficientemente rappresentativi, gli esperti hanno calcolato che l’aspettativa di vita al momento della nascita doveva essere compresa fra i venti e i trent’anni. Questo valore, puramente teorico, è fortemente influenzato soprattutto dall’elevata mortalità infantile. Esso tende poi a crescere durante l’infanzia e l’adolescenza, subendo successivamente varie modificazioni e progressive diminuzioni man mano che ci si avvicina alla senilità.

Rilievo funerario in marmo II-III secolo d.C. – Fonte Metropolitan Museum of Art, n. 49.69.5. Credit Line: Fletcher Fund, 1949 – pubblico dominio https://www.metmuseum.org/art/collection/search/254628

Fra i vari tipi di calcolo, tutti alquanto complessi, appaiono di particolare interesse quelli che si sono basati su dei valori di aspettativa di vita stimati dagli stessi Romani per le varie fasce di età: si tratta di un sistema di calcolo ideato per scopi fiscali da Ulpiano e trascritto poco dopo dall’altro giurista Emilio Macro. Tali valori, valutati di origine empirica ma “demograficamente possibili”, sono stati rielaborati con metodi scientifici in modo da creare di una tabella della vita nell’impero romano: essa riporta, al momento della nascita e per le età da 1 a 80 anni, ogni cinque anni, un gran numero di valori, fra i quali l’attesa di vita e la percentuale delle persone che raggiungono quella età. Pur trattandosi di cifre che hanno un valore meramente indicativo dei possibili ordini di grandezza dei predetti dati, possiamo trarne delle informazioni di larga massima riferite al momento del passaggio dal servizio attivo al congedo.

un’interessante tabella che propone, a seconda dell’età, l’aspettativa di vita prevista, la percentuale della popolazione in quella fascia di età (approssimata) e la probabilità di morire alla fine di quel periodo … Fonte “Frier’s Life Table for the Roman Empire,” p.144 of T.G. Parkin, Demography and Roman Society (1992) (fr. Bruce Frier’s Landlords and Tenants in Imperial Rome, 1980); cf. Coale & Demeny, Regional Model Life Tables and Stable Populations, 2nd ed. (1983) da Frier’s Life Table for the Roman Empire

Tenuto conto che i classiari si arruolavano ad un’età compresa fra 17 e 23 anni, per una ferma di 26 o 28 anni (da Settimio Severo in poi), essi potevano congedarsi quando avevano raggiunto un’età minima di 43 anni e massima di 51 anni. Per tali due età estreme essi avrebbero avuto, secondo la predetta tabella, un’aspettativa di vita fra 16 e 13 anni, potendo dunque raggiungere, mediamente, un’età compresa fra 59 e 64 anni. Si tratta, come detto, di valori tutt’altro che certi, da prendere comunque come grandezza orientative, quali possibili medie statistiche. Il che significa che chi arrivava a congedarsi aveva davanti a sé la prospettiva di godere della sua nuova posizione di veterano per ancora diversi anni: mediamente circa tre lustri, secondo questo calcolo teorico, ma probabilmente anche di più, tenendo conto delle esperienze antiche.

Superare la settantina, per i Romani, non era un evento eccezionale, se Augusto – di costituzione cagionevole – morì a 75 anni, suo figlio adottivo, Tiberio, a 77 e sua moglie Livia a 86. Plinio il Vecchio cita sette personaggi ultracentenari vissuti a Roma fra la repubblica e i primi decenni dell’impero, inclusa la prima moglie di Cicerone, Terenzia, vissuta fino a 103 anni. Da Censorino abbiamo invece delle notizie specifiche sull’articolazione della vita umana secondo i Romani.
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Marco Terenzio Varrone (peraltro anch’egli vissuto a lungo: fino a 90 anni), divideva la vita dell’uomo in cinque epoche, la cui prime quattro duravano quindici anni ciascuna: dopo la quarta, che accompagnava i seniores fino a sessant’anni, la quinta, quella degli anziani (senes), durava per il resto della vita. Secondo lo stesso Censorino, fra le tesi dei vari autori, quella più convincente suddivideva la vita in settennati: il decimo, quello dei settant’anni, era quello della maturità, prossima alla morte. Tuttavia lo stesso Censorino considera ancora migliore la tesi di Platone, che riteneva che il termine della vita dovesse essere indicato da un numero al quadrato, e più precisamente dal nove, il cui quadrato corrisponde all’età di ottantuno anni. Se ne ricava l’impressione che, per i Romani, superare i sessant’anni fosse pressoché scontato, pervenire ai settanta fosse abbastanza normale, mentre raggiungere gli ottanta non fosse eccezionale.
Domenico Carro
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