Marco Agrippa: la Guerra Sicula e la lotta contro Sesto Pompeo

Domenico Carro

7 Luglio 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: I SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Marco Vipsanio Agrippa, Ottaviano
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Le stesse qualità, la stessa indole e la stessa mentalità si ritrovano sia nell’Agrippa “politico” che nell’Agrippa “ammiraglio”, cioè nel ruolo che egli rivestì negli anni in cui Ottaviano gli attribuì la piena responsabilità delle operazioni marittime. Tale funzione iniziò nel bel mezzo della Guerra Sicula, quando Ottaviano si trovava nella pressante necessità di difendere l’Italia dalle ostilità condotte dalle flotte di Sesto Pompeo. Costui aveva occupato la Sicilia l’anno dopo la morte di Cesare, e da allora esercitava la pirateria contro Roma e l’intera Penisola, provocando danni e vittime, così come una gravissima carestia derivante dalla paralisi del traffico marittimo.
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denario Sesto Pompeo

Egli disponeva infatti di ingenti forze navali, armate da elementi raccogliticci ma superbamente addestrati al combattimento in mare, e ne affidava il comando ad ammiragli espertissimi, fra i quali alcuni capi pirati cilici catturati molti anni prima da suo padre, Pompeo Magno. Dopo aver invano tentato varie soluzioni, sia diplomatiche che militari, per rimuovere questa nuova ed esiziale pirateria, Ottaviano decise di affidare il comando della guerra navale al suo amico d’infanzia Marco Agrippa, che, pur avendo appena 26 anni, stava già assumendo il suo primo consolato (37 a.C.).

Agrippa costruì un nuovo porto, il Portus Iulius, congiungendo i laghi Averno e Lucrino con il mare, e lo allestì come una base navale del tutto rispondente. Vi radunò le navi disponibili e mise in cantiere una nuova grande flotta costituita da unità molto robuste, di cui egli stesso studiò accuratamente i progetti per migliorarne le prestazioni in combattimento. Per tutto il resto dell’anno e nel successivo inverno sottopose ad un addestramento intensivo gli equipaggi: prima a terra, poi esercitandoli alle manovre tattiche nelle acque dei due laghi, ed infine in mare, approfittando dei giorni di cattivo tempo per abituare i suoi uomini a operare con disinvoltura anche nelle condizioni peggiori.

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Portus Iulius. Il porto era difeso da una lunga diga marittima da Punta dell’Epitaffio a Punta Caruso, sulla sponda sabbiosa del Lago Lucrino e sulla quale passava la Via Herculanea. Il porto prevedeva un canale che permetteva alle navi di entrare nel bacino del Lucrino. Il porto esterno, dietro Capo Miseno, potrebbe aver servito le navi attive della marina romana mentre la rada interna era probabilmente progettata per la flotta di riserva e per le riparazioni, nonché come rifugio dalle tempeste.Portus Julius plan.png – Wikimedia Commons

Nella primavera del 36 a.C. si avviò infine l’operazione pianificata da Ottaviano ed Agrippa per attaccare la Sicilia da tre direzioni: da nord Marco Agrippa doveva impegnare la maggiore flotta avversaria; da levante e da sud-ovest Ottaviano e Lepido dovevano sbarcare le rispettive legioni. Mentre questi ultimi incontrarono serie difficoltà per mare ed in costa, Agrippa riportò una netta vittoria navale nelle acque di Milazzo, privando la flotta di Sesto Pompeo di trenta navi. Poi, essendosi impadronito del litorale fra Milazzo e Tindari, consentì l’afflusso di tutte le legioni di Ottaviano ed il successivo taglio dei rifornimenti degli avversari.

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Piano offensivo siciliano di Augusto e Agrippa contro Sesto Pompeo nel 36 a.C. plan offensive Sicile -36.png – Wikimedia Commons

Nel contempo fece costruire e distribuire sulle sue navi un nuovo attrezzo navale, l’harpax, da lui ideato per scagliare a distanza i ramponi di abbordaggio, rendendo così più spedito l’arrembaggio e la cattura delle navi nemiche.

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Logorato dalle privazioni, Sesto Pompeo si trovò infine costretto ad uscire da Messina con l’intera flotta di 350 unità, ma venne definitivamente sconfitto da Marco Agrippa in battaglia navale (acque di Nauloco), perdendo quasi tutte le sue navi: ne salvò solo 17, con le quali fece vela verso il Mediterraneo orientale, in una navigazione senza ritorno.
Fine II parte – continua
Domenico Carro

in anteprima denario di Augusto coniato per celebrare la vittoria di Nauloco
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