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Dalle profondità dello Ionio, i Bronzi di Riace, un mistero di XXV secoli di Andrea Mucedola

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Riace, statue, archeologia
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Bronzi-di-Riace-Turismo

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E’ passato quasi mezzo secolo dalla loro scoperta ma il fascino dei bronzi di Riace non è mutato. Quando si osservano per la prima volta, si resta colpiti dalla possanza di quei due eroi di un tempo passato che ci guardano dall’alto, irraggiungibili nella loro bellezza.

Raccontiamo oggi la storia presunta della loro scoperta, avvenuta il 16 agosto del 1972. Stefano Mariottini, un giovane sub romano, passava ogni estate a Monasterace, in Calabria, a fare immersioni. Vi era arrivato per la prima volta nel 1964 a studiare con un collega per preparare un esame ed aveva fatto le prime immersioni. È lì che la passione per l’archeologia, coltivata sui libri, e la subacquea si coniugarono. Quella mattina, Mariottini si immerse in apnea nelle acque cristalline del mar Ionio, a circa 200 metri dalle coste di Riace Marina. Era quasi mezzogiorno e come tutti i giorni stava facendo pesca subacquea.

Nelle dichiarazioni dell’epoca, Mariottini raccontava così la sua straordinaria scoperta: «Cercavo scogli isolati dove il pesce non fosse disturbato. Ne ho trovato un gruppo quasi circolare con al centro della sabbia. L’acqua era limpida, quasi trasparente. Ho visto una spalla. Ho capito subito che era una spalla e non un sasso qualsiasi perché l’anatomia dei bronzi è così precisa… Per un attimo ho pensato che fosse un cadavere. Era verde scuro. L’ho toccato. Ho iniziato a fare su e giù in apnea, spolverando la sabbia che lo copriva. Ho visto che era una statua intera sepolta nel fondale marino con il lato destro leggermente girato verso il fondo. Ho visto i capelli, la tenia, il viso coperto da concrezioni, sassolini e sabbia». A pochi metri vide l’altro Bronzo. «Mentre mi immergevo ho visto un ginocchio e un alluce a circa un metro di distanza. Ho fatto un’altra capriola e l’ho scoperto, era supino, coperto da qualche centimetro di sabbia. In un attimo l’ho visto, dalla testa ai piedi, in tutto il suo splendore. La muscolatura, il particolare delle ciglia e le palpebre fatte con i filetti di bronzo…». Aveva scoperto le statue dei due guerrieri greci che sarebbero in seguito diventate famose in tutto il mondo come i Bronzi di Riace.

Effettuò immediatamente una denuncia ufficiale che fu depositata il 17 agosto 1972 con protocollo n. 2232, presso la Soprintendenza alle antichità della Calabria di Reggio. Nella sua dichiarazione Stefano Mariottini:
«… dichiara di aver trovato il giorno 16 c.m. durante una immersione subacquea a scopo di pesca, in località Riace, Km 130 circa sulla SS Nazionale ionica, alla distanza di circa 300 metri dal litorale ed alla profondità di 10 metri circa, un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo. Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude, l’una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba fluente, a riccioli, a braccia aperte e con una gamba sopra avanzata rispetto all’altra. L’altra statua risulta coricata su di un fianco con una gamba ripiegata e presenta sul braccio sinistro uno scudo. Le statue sono di colore bruno scuro salvo alcune parti più chiare, si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti. Le dimensioni sono all’incirca di 180 cm.».
Sul lato sinistro di questa denuncia ufficiale, battuta a macchina, si ritrova un appunto scritto a mano, di colore rosso, a firma G. Foti : «La presente segnalazione fa seguito alla comunicazione telefonica del 16 agosto 1972, ricevuta alle ore 21 che denunziava la scoperta.»

Il mistero dei bronzi
Sebbene il recupero delle due statue fu eseguito solo pochi giorni dopo, incominciarono a serpeggiare immediatamente leggende o, come alcuni pensano, nuove verità sul ritrovamento. Il mistero, come vedremo, permane ancor oggi.

Bronzi-di-Riace-ritrovamento-41.
Chi fu il primo scopritore delle statue? Forse sono i resti di un saccheggio iniziato da clandestini molto prima del ritrovamento da parte di Mariottini? Perché Mariottini si riferiva nella sua dichiarazione ufficiale di un “gruppo di statue”? Erano forse presenti al momento altre statue oltre quelle che furono in seguito recuperate?
Nacquero voci che le due statue  degli eroi greci avrebbero avuto al momento della scoperta anche delle armi. Sicuramente entrambi avevano un elmo (di cui uno alzato verso la nuca), due scudi di legno rivestiti con lamina di bronzo, forse uno spadone ed una lancia, probabilmente in legno con la punta in bronzo.

Dove finirono quelle armi? Finirono nel mercato clandestino dei beni archeologici? Cosa c’è di vero della scoperta anche di una terza statua scomparsa dopo il recupero dopo l’acquisto da parte di un ricco magnate straniero?

Le domande degli studiosi non furono da meno. Da dove provenivano quelle statue? Erano su una nave (anche se i cui resti non risultano essere stati ritrovati), stivate per il trasporto. Forse provenivano da Reggio, all’epoca fiorente città della Magna Grecia, dirette a Roma? Oppure, erano state acquistate in Grecia se non addirittura depredate da mercanti dell’epoca?
Il loro autore è ancora sconosciuto. La fattura è eccezionale e fa pensare ad un grande artista, forse Policleto o addirittura al grande Fidia. E se la firma dell’autore fosse riportata proprio in quegli elmi spariti? Forse rappresentavano i sette eroi contro Tebe? In questo caso uno potrebbe essere Polinice, figlio di Edipo, «non sepolto» perché considerato un traditore della patria.

Bronzi-rinvenimento.
Ma i misteri si arricchirono di nuove testimonianze. Giuseppe Bragò, uno studioso che da anni si interessava alla loro storia, riferì di aver raccolto prove, documenti inediti e sconcertanti, che dimostrerebbero come Stefano Mariottini, scopritore “ufficiale” delle statue, avrebbe organizzato una messa in scena insieme ad un compiacente Sovrintendente al fine di occultare la verità e forse percepire insieme il cospicuo premio di rinvenimento.

In questo caso chi aveva veramente scoperto le due statue?
Bragò racconta, nel suo libro “Fasce di bronzo”, che alcuni ragazzi di Riace (Cosimo e Antonio Alì, Giuseppe Sgrò e Domenico Campagna) scoprirono il 16 agosto del 1972 le statue e denunciarono la scoperta il 17  agosto alla Guardia di Finanza di Monasterace. Dai documenti ufficiali risulta invece che Stefano Mariottini fece la sua denuncia, nella stessa data, alla Soprintendenza di Reggio Calabria. Di fatto, all’epoca sorse immediatamente una causa per accaparrarsi il cospicuo premio del ritrovamento. Secondo la Corte giudicante, essendo stata effettuata e registrata la telefonata, Mariottini segnalò per primo il ritrovamento servendosi di una telefonata di “preavviso” e quindi doveva essere l’assegnatario  del premio.

bronzi-riace_290x435Sempre secondo il Bragò, la denuncia “ufficiale” del ritrovamento, firmata dal Mariottini, narra di “un gruppo di statue”, e non di solo “due” ed il Mariottini descrive i Bronzi con una tale ricchezza di particolari che fa presupporre che una delle statue ritrovate non corrisponda ai Bronzi recuperati oggi esposti a Reggio Calabria. Inoltre, riferisce  la testimonianza di un testimone oculare di uno dei furti operati in danno dei Bronzi, Anna Diano di Siderno, che vide uscire dal mare di Riace “due pescatori” (due sub) trasportando un enorme scudo bronzeo ed una lancia, spezzata in due. In questo caso i reperti furono venduti a più compratori. L’ipotesi di un terzo Bronzo potrebbe restare quindi aperta. Per chi volesse saperne di più e leggere i documenti ufficiali e confrontarli con le foto, suggerisco la lettura del libro di Bragò, “Facce di Bronzo”, direttamente dal link amazon che trovate in calce a questo articolo. L’aura di mistero che circonda questi due capolavori resta ed accresce ancor più l’attenzione sulla loro storia moderna.

Recupero e restauro
Tempo fa, un noto archeologo subacqueo, mi confidò che esistevano anche molte dicerie locali. Le statue potevano essere state frettolosamente buttate in mare per motivi ignoti dopo una conservazione precedente a terra e poi scoperte nel 1972. 

terzo_bronzo

Inoltre,  il recupero fu  effettuato con una certa leggerezza e con mezzi non del tutto appropriati per l’importanza della scoperta. Per sollevare e recuperare i due capolavori, il Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri utilizzò  un pallone di sollevamento, gonfiato con l’aria delle bombole. Il 21 agosto fu recuperata la prima statua, denominata B, mentre il giorno successivo toccò alla statua A, Si racconta che quest’ultima, durante il trasporto, ricadde una volta sul fondo prima d’essere finalmente portata al sicuro sulla spiaggia.

Le due statue, ribattezzate a Reggio Calabria come “il giovane” e “il vecchio”, sono alte rispettivamente 1,98 e 1,97 metri, ed il loro peso, originariamente di 400 kg, è attualmente diminuito a circa 160 kg, grazie alla rimozione della terra di fusione. La presenza della ceramica per proteggere l’integrità della Statua A, sembra attestare che le due opere fossero in viaggio per essere trasportate in un altro luogo, forse Roma. Dopo il recupero, le statue vennero avviate al primo restauro che fu realizzato tra il 1975 ed il 1980 a Firenze. Si trattò della pulizia e conservazione delle superfici esterne ed un primo tentativo di svuotamento della terra di fusione posta all’interno delle statue. La rimozione della terra di fusione fu in realtà effettuata in seguito (1992-1995) nel laboratorio di restauro del Museo di Reggio, e conclusa solo nell’ultimo restauro avvenuto tra gli anni 2010 e 2013 presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria, a Palazzo Campanella.

bronzi-di-riace-restauro

Durante i restauri furono utilizzati sofisticati dispositivi ispirati alla strumentazione per la diagnostica medica (endoscopi) e la chirurgia micro invasiva, con una microtelecamera ed un ablatore ad ultrasuoni per rimuovere le concrezioni.

Risultati
Dall’analisi delle due statue venne stabilito che i Bronzi di Riace sono opere originali della metà del V secolo a.C., con somiglianze talmente evidenti da farne ipotizzare l’ideazione e realizzazione da parte di uno stesso Maestro.

bronzo a.
Il loro stile esclude la fattura attica, ma rimanda a stilemi dorici propri del Peloponneso e dell’Occidente greco. Le due statue furono quindi certamente eseguite ad Argo, come ha dimostrato l’esame delle terre di fusione eseguito dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma. Le due statue raffigurano un oplite (Bronzo A) ed un re “guerriero” (Bronzo B).  Probabilmente i due Bronzi furono realizzati per essere visti insieme, per cui dovevano aver fatto parte di un gruppo di statue. Questo valorizza l’ipotesi che, trattandosi di un gruppo statuario posto ad Argo, esso abbia a che fare con il mito dei Sette a Tebe, narrato da molti poeti antichi, che si pone come “mito nazionale” argivo, non esportato in altri luoghi.

Bronzo-B.
Le due statue furono realizzate in bronzo, con uno spessore molto tenue, a meno di alcuni particolari realizzati in argento, in calcite e in rame. Ad esempio i denti della Statua A sono realizzati in argento mentre  i capezzoli, le labbra e le ciglia di entrambe le statue in rame, come la cuffia sulla testa del Bronzo B. In calcite bianca è la sclera degli occhi, le cui iridi erano in pasta di vetro, mentre la caruncola lacrimale è di una pietra di colore rosa.

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Una visita indimenticabile
Il nuovo Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) rappresenta uno dei rari esempi di edificio progettato e realizzato per accogliere collezioni museali. Sito a Palazzo Piacentini si affaccia sulla Piazza De Nava, nel centro storico della città. L’area è molto ben servita da un punto di vista dei trasporti, adiacente alla stazione ferroviaria Reggio-Lido e, proprio grazie all’ottima posizione di cui gode, risulta facilmente raggiungibile sia da mezzi pubblici che privati, sia per chi si muove all’interno del centro cittadino (sono presenti numerosi parcheggi) sia per chi arriva dall’esterno (non è lontano il collegamento all’Autostrada A3).

Il MArRC è uno dei Musei archeologici più rappresentativi del periodo della Magna Grecia, con importanti collezioni, noto al mondo grazie all’esposizione permanente dei famosi Bronzi di Riace, accoglie anche una vasta esposizione di reperti provenienti da tutto il territorio calabrese. Il nuovo percorso museale ha inizio dall’alto, con una sezione dedicata alla Preistoria e si sviluppa fino al piano terra attraverso l’esposizione delle grandi architetture templari dei territori di Locri, Kaulonia e Punta Alice, garantendo una continuità spaziale e logica che ha il suo epilogo con l’esposizione dei materiali, ognuna provvista di testi esplicativi e supporti dedicati, ha l’obiettivo di “raccontare” al visitatore la Storia della Calabria. Al piano seminterrato la dotazione delle Sale espositive è integrata da tre spazi destinati alle Mostre temporanee.

 

 

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2 commenti

  1. Pippo Cappellano Pippo Cappellano
    17/08/2017    

    La foto a colori di uni dei bronzi, si riferisce ad una foto di scena della serie realizzata per RAI UNO dal titolo “Nel Mare degli Antichi, da me diretta con la consulenza di Sabatino Moscati e Piero Gianfrotta. I bronzi sono dei calchi in vetroresina realizzati per ricostruire la scena del ritrovamento insieme a Stefano Mariottini. Grazie per l’attenzione
    Pippo Cappellano

    • 17/08/2017    

      Grazie Pippo. Un evento straordinario che tu hai raccontato come sempre con grande professionalita’.

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