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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

1/2 dicembre 1942: invito al ricordo

Reading Time: 11 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Convoglio H, Da Recco

 

Alla fine del mese di ottobre dell’anno 2000 venni trasferito all’Ufficio Allestimenti Navali della Spezia, designato Capo Componente TLC/CN-ME della prima Unità classe Comandanti (progetto NUMC – nuove unità minori combattenti) e volli documentarmi sulla biografia e le gesta che avevano determinato a quattro valorosi Comandanti (Giuseppe Cigala Fulgosi, Costantino Borsini, Ener Bettica, Adriano Foscari) il conferimento della medaglia d’oro al valore militare e ora l’intitolazione di una nave della Marina Militare.

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Recuperati i dati che m’interessavano e leggendo le motivazioni delle medaglie d’oro, giunto a quelle relative ai comandanti Bettica e Foscari ebbi un sussulto poiché riportavano una data a me nota, il 2 dicembre 1942. Per la mia famiglia, e in particolare per mia mamma, quella data riaprì una ferita forse mai chiusa, poiché si trattava della stessa data in cui il giovane diciassettenne Pianezzola Giuseppe di Bassano del Grappa, fratello maggiore di mia madre, cadeva ferito nelle acque del Mediterraneo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Pianezzola-Giuseppe-1-1.jpgAlcuni testimoni sopravvissuti allo scontro navale nel Canale di Sicilia, e più precisamente sul Banco di Skerki, concordarono che quella notte lo videro cadere in mare ferito. Il suo corpo non fu mai ritrovato, dichiarato disperso venne insignito di croce al merito di guerra “alla memoria” il 29 gennaio 1949.

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Giuseppe Pianezzola, dopo avere frequentato le Scuole C.R.E.M.M. a Pola con la categoria di cannoniere, fu imbarcato sul Regio Cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco, comandato dal C.V. Aldo Cocchia, medaglia d’oro al valore militare conseguita nello stesso combattimento del 2 dicembre 1942. Il Da Recco faceva parte, assieme ai cacciatorpediniere Camicia Nera (C.C. Foscari) e Folgore (C.C. Bettica), ed alle torpediniere Procione e Clio, della scorta al convoglio “H” partito da Palermo per Biserta alle 10.00 del 1° dicembre 1942 e composto dalle navi mercantili Aventino, Puccini, KT 1 (tedesco) e Aspromonte.

La tragedia del convoglio H
Il convoglio “H” era partito da Palermo con un carico complessivo di 1.766 militari, ripartiti a bordo dell’Aventino e della Puccini, di 578 tonnellate di materiale bellico, di 120 tonnellate di munizioni tutti imbarcati sul mezzo tedesco KT 1, di 12 cannoni da 88 mm, di 32 automezzi e di 4 carri armati. Il comandante del convoglio era il C.V. Aldo Cocchia sul Da Recco.

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Quella notte era oscura, mare calmo, orizzonte fosco, con una luna coperta da banchi di spesse nubi. Dalle ore 20:00 circa sino alle 24:00 del 1° dicembre 1942 il convoglio fu sempre soggetto a sorvoli ed illuminazioni di aerei nemici, senza comunque subire alcun attacco.

Continuando nella mia ricerca, trovai l’esposizione dei fatti accaduti quella notte scritta da Aldo Cocchia nel suo libro di ricordi di guerra “Convogli”, e che ora mi pregio di riportarne un riassunto. 

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Aldo Cocchia, Capitano di Vascello, nato a Napoli il 30 agosto 1900. MOVM con la seguente motivazione: “Cacciatorpediniere e Capo Scorta di un convoglio che, nottetempo, attraversava una zona di mare fortemente insidiata, accortosi dell’avvicinarsi di unità navali nemiche soverchianti per numero, tonnellaggio e mezzi tecnici, si lanciava immediatamente all’attacco, disponendo altresì per la protezione delle navi del convoglio. Apprezzata prontamente la situazione, iniziava un ‘audace manovra di aggiramento dell’avversario svolgendo tre distinte azioni di fuoco per tentare di agganciarlo, distrarre il suo tiro dalle unità del convoglio e poterlo battere da posizione favorevole anche al lancio dei siluri. Durante la terza azione di fuoco alcune salve avversarie centravano la sua unità, arrestandola e provocando un violento incendio dentro e fuori il deposito munizioni prodiero, la cui vampata ustionava gravemente e carbonizzava quasi tutti i presenti sul ponte di comando. Pur menomato fisicamente per le ustioni gravissime alla testa ed alle mani, manteneva il comando della sua nave per oltre due ore, svolgendo efficace azione per tentarne il salvataggio. Anche quando le sue condizioni fisiche, impedendogli l’uso della vista, lo costringevano a passare il comando al suo secondo, manteneva la direzione delle operazioni di salvataggio, con alto senso di responsabilità e con stoica noncuranza delle atroci sofferenze, riuscendo a mantenere a galla la sua nave, che altrimenti sarebbe perduta con il suo equipaggio”. Banco Skerki, Canale di Sicilia, notte del 2 dicembre 1942.

«E’ una pagina triste e dolorosa, questa che qui s’inizia – senza dubbio la più triste e dolorosa della intera mia vita – e non per le ferite, mutilazioni, la rovina impressa alla mia carne, ma per lo strazio di vite umane che furono distrutte, per il sangue versato, per le giovinezze fiorenti troncate nel combattimento. Un combattimento che si svolse la notte sul 2 dicembre 1942 fra un paio d’unità sottili italiane ed una divisione di incrociatori e caccia britannici, accompagnati da velivoli notturni. Un combattimento che ebbe l’epilogo di tanti altri, sostenuti da italiani in condizioni disperate d’inferiorità.

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… Ricevuti gli ordini, convocai sul Da Recco lo stesso 30 novembre i comandanti delle unità da guerra e delle navi mercantili che formavano il convoglio “H” per la riunione che, quando possibile, tenevo sempre prima di prendere il mare con una formazione navale. … Precisai che, qualora si fossero avvistate navi di superficie sospette, Da Recco, Camicia Nera e Procione sarebbero andate all’attacco, senza attendere ordini o segnali, ed avrebbero combattuto ad oltranza… Il 1° dicembre… alle ore 10 cominciarono a mollare gli ormeggi le navi del convoglio “H” mentre suonavano le sirene di allarme… Il convoglio “H” navigava con Puccini ed Aventino in linea di fronte e col K.T.I. nella scia del Puccini… la piccola nave germanica non aveva mezzi di comunicazione; ed allora avevo dato ordini al suo comandante di mettersi dietro il Puccini e di seguirne scrupolosamente i movimenti. Le siluranti erano disposte intorno al convoglio come di consueto: Da Recco e Procione, dotati di ecogoniometro in posizione prodiera per difesa antisommergibile, Clio e Camicia Nera sui fianchi, rispettivamente a sinistra e dritta, Folgore di poppa… … Il convoglio giunse all’altezza di Trapani. Esattamente come era stato disposto, l’Aspromonte uscì prontamente dal porto e si aggregò alla formazione… Alle 20 il Folgore informò che il suo apparecchio “Metox” aveva individuato alcuni radar a grande distanza; successivamente lo stesso cacciatorpediniere poté precisare che quei radar ci avevano localizzati e che i velivoli erano distanti da noi qualche decina di chilometri. Sarebbero stati sul nostro cielo fra otto-dieci minuti al massimo… I primi bengala si accesero intorno al convoglio verso le 20.30… gli apparecchi nemici si preoccupavano principalmente di non prendere il controllo delle navi per poter segnalare con continuità posizione, rotta, velocità del convoglio alle unità nemiche già uscite o in procinto di uscire dal porto di Bona…

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… Mancavano pochi minuti a mezzanotte quando sul lato destro del convoglio s’accese un’ampia cortina di 15 bengala. Si formò nel cielo come una barriere luminosa d’un colore giallo rossastro di malaugurio… supposi… che così vasta distribuzione d’illuminanti fosse preludio ad un attacco violento d’aerosiluranti e presi le consuete misure difensive: nebbia e manovra. … Spenti i bengala stavo già per mettere il convoglio nuovamente in rotta quando mi portarono un altro messaggio di Supermarina, intercettato dalla nostra stazione radio… Era uno di quei messaggi radio che si chiamavano di scoperta e diceva… che “alle 21.40 un aereo tedesco aveva avvistato a nord di Bona una formazione navale nemica ad alta velocità con rotta est”. Il marconigramma fu captato dalla nostra stazione esattamente alle 24; e mi fu consegnato già in chiaro, qualche secondo dopo. … Comunque – e ciò sia ben chiaro – alle 24 non c’era più nessuna possibilità di salvare il convoglio “H”. Nessun ordine, nessuna manovra, nessuna iniziativa poteva ormai sottrarre ad un nemico veloce, dotato di radar, assistito da velivoli ricognitori che lanciavano illuminanti, questo convoglio capace di sviluppare una velocità massima di nove nodi circa. … A mezzanotte e un quarto giudicai di non poter procedere più oltre in direzione dei banchi di mine ed ordinai di riprendere la rotta primitiva… Da Roma più niente e niente da Biserta… Niente anche dagli altri o per gli altri convogli in mare. E niente più velivoli, niente bengala. Sembrava d’essere di colpo entrati in un’oasi di pace. Ma il Da Recco aveva tutta la gente al posto di combattimento con i cannoni carichi e le caldaie pronte a sviluppare la massima velocità. … A mezzanotte e mezza, a circa diecimila metri di distanza da noi, s’accesero sul mare le prime vampate delle artiglierie nemiche. … La divisione navale (la britannica Forza “Q”) che ci attaccava era costituita dagli incrociatori leggeri Aurora, Sirio, Argonaut, scortati dai due cacciatorpediniere Quiberon e Quentin … Comunque, se noi e gli inglesi fossimo stati ad armi pari, la sproporzione del numero e del tipo delle unità avrebbe potuto anch’essere compensata dal nostro slancio e dal nostro valore, ma ad armi pari non eravamo e questo significò molto, significò tutto…
… Reagimmo ugualmente. Per quanto non ce ne fosse bisogno ripetei alle siluranti l’ordine di andare all’attacco del nemico, estendendo l’ordine anche al Folgore… perché era il caccia nella migliore posizione per svolgere un’azione proficua col siluro ed anche perché dalle vampate… capii subito che i nemici erano molti… A SUPERMARINA comunicai che eravamo in contatto con navi di superficie nemiche. Da Recco mise, alla massima forza, la prora sugli inglesi. Camicia Nera, Procione, Folgore non ebbero un attimo di esitazione. Misero anch’essi tutti la prora sul nemico e, alla massima velocità, diressero per silurare… Il nemico sparava presto e bene. Tra di noi i suoi proietti piovevano fitti, raccolti, ben centrati, meglio che in un tiro diurno… Intorno al Da Recco era tutto un fiorire di colonne d’acqua, levate dagli scoppi delle granate avversarie su dal mare…
… Il nemico – ormai vicinissimo – concentrava il suo fuoco su qualcuno dei nostri, ma non sul Da Recco. – È il Folgore – e non poteva essere altrimenti. Aveva fatto all’incirca la mia stessa manovra… ed era arrivato sopra gli inglesi qualche minuto prima del Da Recco ed aveva ingaggiato il combattimento con strenuo valore. … Vedemmo che rispondeva al fuoco avversario… vedemmo che cercava di stringere le distanze… Aveva già lanciato parte dei suoi siluri contro la formazione britannica, ora voleva portarsi più sotto al nemico per lanciare gli altri. Scoperto, fatto segno al fuoco delle artiglierie degli incrociatori, colpito una due volte, non aveva rotto il contatto, aveva proseguito nella azione… Giunse a distanza ravvicinatissima mentre contro di lui si accanivano tutte le armi avversarie: lanciò gli ultimi siluri che aveva ancora a bordo… Vedemmo il Folgore in fiamme con incendi che avvampavano la poppa, con la prora dilaniata dagli scoppi, ma lo vedemmo combattere ancora… crivellato da proiettili di ogni genere. Affondò, ma il suo ultimo cannone smise di sparare solo quando il mare si chiuse sul ponte di coperta dell’unità… … Da Recco giunse in vista della mischia mentre l’azione raggiungeva il suo parossismo. Non volli aprire il fuoco… per conseguire una posizione che mi consentisse di lanciare i siluri con la quasi certezza di colpire…
… I tubi di lancio erano brandeggiati. La distanza era ormai scesa a circa duemila metri, ma il nemico non s’era accorto del Da Recco, tutto preso com’era a finire il Folgore. E qui la sorte si volse improvvisa contro di noi… L’imponderabile fu … rappresentato da un po’ di nafta raccolta in un fumaiolo… per imperfetta tenuta d’una valvola d’intercettazione. Questa nafta prese d’un tratto improvvisamente fuoco. Dal fumaiolo eruppe un’alta colonna di fiamme. Eravamo a meno di duemila metri dal nemico ed immediatamente fummo centrati… Accostai subito per disorientare il tiro avversario e per mettermi nello stesso tempo sull’angolo di mira e quindi lanciare tutti i siluri… Dopo pochi secondi dalla prima salva, caduta in mare, una ne giunse a bordo. Colpisce con due granate il complesso binato numero uno, con altre due il deposito munizioni di prora che prende fuoco deflagrando spaventosamente. … Sul ponte di comando… s’avventa una enorme lingua di fuoco che investe ustiona uccide tutti coloro che trova sul suo passaggio, che sconquassa le trasmissioni d’ordini, che recide i collegamenti elettrici acustici telefonici col resto della nave… Il nemico non si curò più oltre di noi. Ci lasciò bruciare, convinto che a finirci sarebbe bastato l’incendio, e s’allontanò velocemente.»

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La battaglia navale è cominciata alle 00.37 e si è conclusa alle 01.35 del 2 dicembre 1942. Il cacciatorpediniere Camicia Nera, comandato dal C.C. Foscari, ha lanciato complessivamente sei siluri. Il cacciatorpediniere Folgore, comandato dal C.C. Bettica, colpito da nove proietti dopo che era andato all’attacco lanciando sei siluri, ha continuato a sparare fino al suo affondamento. La torpediniera Procione, comandata dal C.C. Renato Torchiana, centrata dal tiro inglese, viene colpita all’armamento di prora; con il timone in avaria si allontanò imbarcando molta acqua nei locali prodieri. La torpediniera Clio, comandata dal T.V. Vito Asaro, rimase in prossimità del convoglio con il compito di occultarlo mediante cortine nebbiogene. Per quanto attiene il convoglio, il piroscafo tedesco KT 1 affondò senza lasciare alcun superstite. L’Aventino, lacerato da numerosi proietti che fecero strage tra i 1.100 uomini imbarcati, affondò in cinque minuti dopo aver ricevuto il colpo di grazia da un siluro. La motonave Puccini, avvolta dalle fiamme, alimentate dalle esplosioni del carico, fu abbandonata per ordine comandante, che scomparve in mare insieme a centinaia di naufraghi; fu affondata dal Camicia Nera poiché non poteva essere presa a rimorchio. Il traghetto Aspromonte fu colpito sul ponte di comando; tutti quelli che vi si trovavano furono uccisi o gravemente feriti ed alle 01.29 colò a picco dopo una violentissima esplosione.”

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Riporto ora un sunto della testimonianza di Giuseppe Fasano, sergente nocchiere imbarcato sull’Aspromonte, al quale venne concessa la medaglia d’argento: «… Eravamo in testa a un convoglio di cinque mercantili scortati da navi militari … verso le ore 23 aerei nemici ci avvistarono … Il Da Recco telegrafava a Roma che eravamo stati avvistati da aerei nemici. Ma questa rispondeva con il classico “proseguite”. …
… Verso le ore una del 2 dicembre, una squadra di incrociatori inglesi, con l’ausilio dei bengala, aprì all’improvviso il fuoco contro la nostra scorta, affondando il Folgore e danneggiando fortemente il Da Recco … Dopo di che cominciò la strage dei mercantili che furono affondati, e il Puccini bruciò tutta la notte con fiamme alte fino al cielo. L’Aspromonte si era distanziata dal convoglio, e sembrava essere scampata alla strage, ma non fu così: dopo circa venti minuti, numerosi bengala ci circondarono e subito dopo una prima salva di cannonate tirate dalla parte di dritta faceva arco su di noi finendo in mare poco distante sulla sinistra, alzando altissime colonne d’acqua. … Una seconda salva colpiva il ponte di comando uccidendo quasi tutti quelli che vi si trovavano e quindi, centrando il tiro, fu un continuo cannoneggiamento …».

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è sbarco-salme-Trapani.jpgGravissime furono le perdite umane. Su 3.300 uomini imbarcati sui mercantili e sulle navi militari se ne perdettero 2.200. Sul Da Recco perirono cinque ufficiali, quindici sottufficiali e novantotto sottocapi e comuni; sul Folgore quattro ufficiali, tredici sottufficiali e centosette sottocapi e comuni; sul Procione due sottufficiali e un comune; sull’Aspromonte, dov’era imbarcato anche personale militare, sei sottufficiali e trentacinque sottocapi e comuni.

Dopo avere raccontato quanto successe quella tragica notte, delle gesta memorabili di eroi meritevoli di medaglie d’oro e profonda deferenza, vorrei umilmente concludere con la mente rivolta in rispettoso silenzio verso tutti coloro che hanno donato alla Patria la loro vita, ricevendo in cambio onore e gloria soltanto in alcune ricorrenze, e a coloro che, come mio zio, sono stati dichiarati dispersi e decorati alla memoria, privi di una sepoltura degna del loro estremo sacrificio. Se avessi l’autorità necessaria, battezzerei la nostra Unità più bella e forte “AI CADUTI IN MARE”, ad imperituro ricordo di tutti quei marinai che navigando sul mare sono diventati loro stessi mare.

Dario Petucco
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Fonti bibliografiche
• “La rotta della morte” di Libero Accini, Mursia editore, 1970;
• “Io c’ero” di Franco Bandini, Longanesi & C. editore, 1971;
• “Con la pelle appesa ad un chiodo” di Vero Roberti, Mursia editore, 1972;
• “La battaglia dei convogli in Mediterraneo” di Giorgio Giorgerini, Mursia editore, 1977;
• illustrazioni tratte dai sopraccitati libri e dal web;
• fotografie di quadri originali della Famiglia Petucco Pianezzola

 

 

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