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Il Settore navigante delle Ferrovie dello Stato italiane nella Grande Guerra

Reading Time: 9 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Ferrovie dello Stato, navi
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Anche il Settore navigazione delle Ferrovie dello Stato, durante la Grande Guerra prestò la sua opera allo sforzo bellico, basti pensare che la maggior parte dei caduti in servizio apparteneva al suddetto settore.

I piroscafi più grandi, come già accaduto per la guerra Italo-Turca, furono requisiti dalla Regia Marina italiana ed utilizzati come incrociatori ausiliari, partecipando ad azioni in Mar Adriatico e scortando convogli nel Mediterraneo Occidentale. Mentre le navi da carico, furono usate per il vitale trasporto dei rifornimenti dall’Atlantico sino ai porti Tirrenici. Inoltre alle FS furono assegnate anche diverse navi nemiche requisite, precedentemente  internate nei porti nazionali a causa dello stato di neutralità. Anche le navi che effettuavano i normali servizi di linea, ebbero a subire l’offesa nemica.

L’opera rinnovatrice dell’ingegner Bianchi, interessò anche il settore navigante e furono ordinati una serie di piroscafi (Città di Palermo, Città di Catania, Città di Messina, Città di Siracusa, Città di Sassari e Città di Cagliari) a diversi cantieri navali nazionali, al fine di rinnovare la flotta delle Ferrovie dello Stato (F.S.), riducendo i tempi di navigazione con le isole maggiori. Questi piroscafi di dislocamento compreso tra le 2000 e 3600 tsl, e velocità fra i 15 e i 20 nodi, dotate di moderni apparati motori, attirarono l’attenzione della Regia Marina italiana che decise, come era d’uso all’epoca, di iscriverli nel registro del naviglio ausiliario per trasformarli in incrociatori ausiliari in caso di conflitto. Cosa che fece, già in occasione della guerra Italo-Turca del 1910-11. Con i Regi Decreti del 6 e 13 maggio 1915, le suddette navi, furono requisite dalla Regia Marina e trasformate in navi da guerra. 

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Citta Di Catania
varato nel 1910, requisito dalla Regia Marina che armato con quattro cannoni da 120/46 e due da 47/40 fu trasformato in incrociatore ausiliario, ed assegnato alla base di Brindisi. Il 12 agosto 1915, mentre era in pattugliamento nel canale D’Otranto, fu fatto segno di un siluro lanciato dal sommergibile Austro-Ungarico U3, evitata l’arma con la manovra, speronava il sommergibile in fase d’immersione, provocandogli gravi danni. Dal dicembre 1915 a gennaio 1916, la nave partecipò all’evacuazione dell’esercito Serbo dal Montenegro e Albania, sia con missioni di trasporto, scorta convogli e bombardamento delle truppe Asburgiche in avanzata. A metà del 1916, fu assegnata con unità similari al gruppo incrociatori ausiliari Brindisi, effettuo missioni di scorta convogli e pattugliamento dello sbarramento del Canale d’Otranto. Alla fine del conflitto ritorno alle ferrovie dello Stato e riprese i normali servizi di linea fra Civitavecchia e Golfo Aranci.

Citta di Palermo
varato nel 1910, fu armato con 4 cannoni da 120/40 e 2 da 76/40, allo scoppio della guerra la nave di base fu dislocata a Brindisi, come unità di bandiera del contrammiraglio Enrico Millo, comandante della divisione Esploratori. L’11 luglio 1915 gli fu assegnato l’incarico di trasportare le truppe necessarie allo sbarco e occupazione dell’isola di Pelagosa, scortata da una flottiglia di cacciatorpediniere e torpediniere, raggiunse l’isola verso le 5.00 del mattino e constatata l’assenza di truppe avversarie, inizio le operazioni di sbarco che si conclusero in 4 ore.

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La nave fu poi utilizzata per il trasporto truppe tra Italia e Albania. Il giorno 8 gennaio 1916 lasciò Brindisi per Vallona, con a bordo 540 uomini fra equipaggio e militari inglesi diretti al fronte di Salonicco. Alle 08.30, circa a 6 miglia a Nordest di Brindisi urtò una mina posata probabilmente dal sommergibile austriaco UC 14, affondando rapidamente; i soccorsi, prontamente intervenuti, limitarono le vittime a 87 uomini, 33 italiani e 54 britannici.

Città di Siracusa
varata anche lei nel 1910, venne armata con 2 cannoni da 120/46 e 6 da 76/40. Nelle prime ore del 24 maggio 1915, lascio Brindisi, assieme all’esploratore Libia per effettuare uno sbarco sull’isola di Pelagosa, raggiuntala nelle prime ore del mattino iniziò le operazioni di sbarco, alle 6.17, ricevette la comunicazione  che il cacciatorpediniere Turbine, era impegnato da forse nemiche superiori intercettate mentre bombardavano Barletta, interruppe  lo sbarco e si portò a tutta velocità assieme all’unità gregaria verso il punto dello scontro, giungendo purtroppo quando il caccia era già stato affondato, avvistata la forza nemica in ritirata ad una distanza di circa 9000 m, apri il fuoco portandosi all’inseguimento, dopo circa 20’ causa la maggiore velocità delle unità austriache, interruppe il contatto e si portò sul punto dell’affondamento del Turbine, recuperando 9 naufraghi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Foto-15-1.jpgNel febbraio 1916, fu utilizzata per l’evacuazione dell’esercito Serbo dal porto di Durazzo, durante il quale partecipò al cannoneggiamento delle truppe austriache in avanzata. Dal maggio del 1916, l’unità fu destinata al gruppo incrociatori ausiliari con base a Brindisi, ed adibita a scorta convogli e pattugliamenti del canale d’Otranto. Il 18 dicembre 1918, disarmata fu restituita alle Ferrovie dello Stato e riprese i normali servizi di linea.

Citta di Messina
varata nel 1910, dopo l’iscrizione del naviglio militare, venne armata con 4 cannoni da 120/40. Inizialmente di base a Brindisi, fu trasferita a Venezia per essere di nuovo trasferita a Brindisi nel settembre 1915, come le unità similari fu utilizzata nel salvataggio dell’esercito Serbo, il trasporto truppe verso l’Albania  e pattugliamenti nel canale d’Otranto, nel giugno del 1916 venne assegnata al Gruppo Incrociatori Ausiliari.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Foto-16-1024x531.jpgAlle ore 6.00 del 23 giugno 1916, salpò da Valona per una crociera a protezione dei Drifters impegnati nello sbarramento del Canale d’Otranto, alle 08.35 vennero avvistate le scie di due siluri dirette verso la nave, nonostante le manovre evasive messe in atto, la nave fu colpita a poppa provocando una falla che ne causò affondamento in pochi minuti. La quasi totalità dell’equipaggio riuscì a salvarsi, il numero delle vittime fu di soli 33 uomini.

Città di Sassari
impostato nel 1909 con il nome di Maddalena, poco prima del varo fu cambiato in città di Sassari. Vista la velocità di soli 15 nodi, inizialmente la nave non venne inscritta nel naviglio militare, ma continuo a svolgere il suo servizio sulla rotta Civitavecchia-Golfo Aranci. La nave ebbe la sua prima esperienza bellica ancor prima dell’entrata in guerra dell’Italia, la notte del 6 gennaio 1915, durante una normale traversata, fu fermata ed ispezionata da un cacciatorpediniere francese, che trovando a bordo 30 cittadini tedeschi, li prelevo per internarli.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Foto-17-1024x721.jpgNel gennaio 1916, vista la necessità di naviglio per il salvataggio dell’esercito Serbo e la scorta dei convogli, la nave fu requisita dalla Regia Marina, armata con due cannoni da 120/40 e 2 da 76 ( secondo altre fonti da 57) la nave fu utilizzata prima nell’evacuazione dell’esercito Serbo, durante questa operazione il 25 e 26 febbraio 1916, durante le operazioni d’imbarco delle truppe, presso il porto di Durazzo, utilizzò i propri cannoni per rallentare l’avanzata delle truppe austroungariche. Con gli altri piroscafi a metà del 1916 fu assegnato al gruppo incrociatori ausiliare e destinato a compiti di scorta convogli e la protezione dei drifters impegnati nello sbarramento del canale D’Otranto. Nel 1917, fu dislocato a la Spezia per la scorta convogli, il 1 dicembre 1917, mentre era impegnato nella scorta di un convoglio composto da quattro mercantili partiti da Villefrance, alle 11.20 trovandosi fra le località di Ceriale e Borghetto S. Spirito, venne centrato all’altezza della sala macchine da un siluro lanciato dal sommergibile U 64, che ne provocò l’affondamento in pochi minuti, causando la perdita di quattro uomini dell’equipaggio.

Caprera
varata il 18/08/1910, sviluppava una velocità di 17 nodi, anche se alle prove superò i 20, assegnata alla tratta Civitavecchia Golfo Aranci, rimase in servizio delle F.S. sino al 1916, data in cui venne requisita dalla Regia Marina italiana e trasformata in incrociatore ausiliario, con compiti di scorta convogli, fu affondata al largo di Villa Joyosa dal sommergibile tedesco U64 il 18 agosto 1918 mentre era di scorta ad un convoglio proveniente da Gibilterra per Genova.

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Prometeo
varata nel 1906 dai cantieri Sir Raylton & Co. di Middlesbrough, con il nome di Fritzoe, dislocava 9800 tonnellate era una nave adibita al trasporto di carbone, nel 1912 venne modificata con l’inserimento di cisterne nella stiva e rinominata Hurley. Nel 1915 viene acquistata dalle Ferrovie dello Stato, ma è presto requisita dalla Regia Marina. Il 18 marzo 1918, mentre si trova a circa 300 miglia ad Ovest di Capo Carvoeiro, di ritorno da porto di Galveston con un carico di nafta, avvista il sommergibile tedesco U155, che le intima di fermarsi, il comandante ordina di aprire il fuoco con i due cannoni da 76 presenti a bordo, dopo un impari combattimento, la nave affonda in fiamme, con la perdita di tre uomini dell’equipaggio. 

Scilla
varato nel 1896, fu il primo ferry boat, ad effettuare il servizi di traghetto fra Messina e Villa S.Giovanni. Il 28 agosto 1917, affondò davanti a Catona per urto contro una mina ( secondo altre versioni per siluramento), provocando la morte di 4 uomini dell’equipaggio e 30 passeggeri, fra cui diversi militari.

Tripoli
Dato che le navi più moderne erano state requisite dalla Regia Marina, le FS impiegarono sulla linea Civitavecchia-Golfo Aranci dei vecchi piroscafi Tripoli, Bengasi e Derna. Il Tripoli sebbene ristrutturato nel 1912, aveva una velocità di crociera di 13 nodi, una stazza di 1743 tonnellate, 60 uomini di equipaggio e poteva trasportare 341 passeggeri. Alle 20.00 del 17 marzo 1918, la nave partì da Olbia con ben 457 passeggeri, fra cui ben 379 militari di ritorno da licenze.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Foto-19-1024x627.jpgLa nave era scortata dall’incrociatore ausiliario Principessa Mafalda, che dopo due ore, a causa del mare avverso fece rientro in porto, alle 22.30, il Tripoli fu colpito da un siluro lanciato dall’U80 a centronave, che esplose nel locale caldaie, nonostante l’SOS subito lanciato e che per affondare la nave impiegò 4 ore, il ritardo dei soccorsi comporto la perdita di 288 vite umane. Dopo poche ore, anche il piroscafo Bengasi che percorreva la stessa rotta in senso inverso, fu attaccato dallo stesso sommergibile , ma con la manovra riuscì ad evitare il siluro e utilizzando il cannone presente a bordo fece allontanare il sommergibile. Il 31 ottobre 2014, il relitto del Tripoli è stato individuato dal cacciamine Vieste a 20 miglia da Capo Figari su un fondale di 1000 metri.

Inoltre:

Port Said: piroscafo di 5301 tls, affondato il 10 dicembre 1915 a largo della cirenaica con la perdita di tre uomini dell’equipaggio e tre passeggeri.

Federico Gonfalonieri: piroscafo sequestrato (ex Izgled) di 4434 tsl, fu affondato a 120 miglia dalle coste inglesi l’5 marzo 1917 con la perdita di 15 uomini dell’equipaggio e due militari.

Antonio Sciessa: piroscafo sequestrato (ex Metlekonitz) di 1927 tsl, fu affondato il 3 maggio 1917, a 60 miglia da Capo Matapan dal sommergibile U14.

Goffredo Mameli: piroscafo sequestrato (ex Maria Racich) di 4124 tsl, affondo il 20 aprile 1917 a 40 miglia da Capo Spartel con 5 morti fra l’equipaggio .

Carroccio: piroscafo sequestrato (ex Choising ) di 1657 tsl, fu affondato il 15 maggio 1917, 8 miglia a ovest di Valona.

Portofino: piroscafo da 1754 tsl, fu affondato da sommergibile in Atlantico il 3 giugno 1917 con la perdita di 3 membri dell’equipaggio.

Feltre: Piroscafo sequestrato (ex Rhenania) di 6579 tsl affondato il 26 agosto 1917, 6 miglia ad Est di Flamborough

Italia: piroscafo di 3456 tsl, affondò a causa dell’attacco di un sommergibile il 11 ottobre 1917 al  largo di Savona.

Pontida: piroscafo sequestrato (ex Kattenturm) di 6018 tsl, affondò per l’urto contro una mina posata da un sommergibile al largo di Varazze il 22 Novembre 1917, con la perdita di tre uomini di equipaggio e tre militari. La mina era stata posata dal sottomarino tedesco UC-35. Il relitto si trova ad una profondità tra i 64 e i 75 metri in posizione (44° 21° N – 08°38° E)

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Kattenturm_1907.jpg

Quarnero: piroscafo sequestrato di 3237 tsl, affondato nel canale di Bristol, fra Portland e Cardiff, il 4 marzo 1918.

Termini: piroscafo di 1523 tsl, affondato al largo dell’isola di Milo il 21 marzo 1918 dall’U77, mentre era diretto a Salonicco con materiale bellico con la perdita di 8 marinai.

Pietro Maroncelli: piroscafo sequestrato (ex Ambria) veniva affondato in posizione 40° n e 8°E dall’U89 il 30 maggio 1918, mentre navigava in convoglio, come unità capo convoglio.

Virginio Trucco

 

in anteprima due immagini del relitto del Tripoli scoperto dal cacciamine Vieste
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