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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Riccardo Grazioli Lante della Rovere, guerra italo turca
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Tanti anni fa, un mio Comandante mi disse che “gli eroi servono in tempo di guerra, in tempo di pace servono i professionisti“. Sinceramente non ne sono ancora sicuro in quanto gli eroi sono da sempre tutti coloro che si dedicano agli altri, senza chiedere nulla in cambio, anche a rischio della propria vita, mentre la professionalità dovrebbe essere una caratteristica comune di tutti coloro che lavorano. Un esempio è il personale sanitario che, con grande professionalità, opera con mille difficoltà per la nostra salute.
Oggi parlerò di un eroe di guerra, forse poco conosciuto, a cui è intitolata una caserma della marina militare a Roma, Riccardo Grazioli Lante della Rovere. La sua storia l’ho ritrovata su un Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare che riporta compiutamente la sua breve ma eroica vita di questo ufficiale della Regia Marina Italiana che credo meriti di essere raccontata.

Chi fu Riccardo Grazioli Lante della Rovere
Il giovane Grazioli, all’età di 17 anni, nonostante da piccolo fosse stato affetto da mal di mare, volle entrare nella Regia Accademia Navale già sita nella città di Livorno, per frequentare i corsi normali per ufficiali del corpo di stato maggiore. Era il 1904 e la Regia Marina italiana già solcava i mari del mondo, dalla Cina al Sud America, fornendo un supporto sostanziale alla politica estera del nuovo Regno d’Italia.
Da subito Grazioli si applicò negli studi con grande volontà. Un suo ufficiale ai corsi ricordò che “la sua riuscita non poteva essere dubbia … e … mai diede luogo alla più piccola lagnanza, ma solo ad elogi.” Si racconta che a bordo del regio incrociatore Amerigo Vespucci, durante la prima crociera addestrativa, era tanta la voglia di darsi da fare che un giorno, un ufficiale, accortosi delle mani piagate per l’intenso lavoro con i cavi di manovra, dovette “obbligarlo a farsi medicare e a tenersi a riposo”.

RN incrociatore Amerigo Vespucci 1882, foto Ernesto Burzagli 1924
Estremo Oriente
Dopo l’uscita dall’Accademia Navale, a novembre del 1907, con il grado di guardiamarina, fu imbarcato sulla regia nave da battaglia Regina Margherita ma la vita a bordo della nave ammiraglia non lo soddisfaceva, o almeno non appagava la sua voglia di apprendere e di viaggiare, e così fece richiesta di destinazione all’estero.

Regia Nave da battaglia Regina Margherita (Fototeca Ufficio Storico della Marina Militare italiana)
La domanda fu accolta, e Grazioli fu destinato sul regio ariete torpediniere Vesuvio, allora di stanza nei mari della Cina. Il giovane ufficiale arrivò a destinazione nell’aprile del 1908. A bordo del Vesuvio, e anche nei periodi di licenza per proprio conto, ebbe modo di vedere e conoscere paesi e genti delle isole giapponesi, della penisola indocinese e della Siberia, oltre che della Cina. In quei mari navigò fra i monsoni e i tifoni, con il clima tropicale opprimente e con il freddo del Nord, ma era entusiasta dei nuovi orizzonti e passò “le ore vuote delle lunghe navigazioni senza approdo, studiando le lingue straniere, Egli che già conosce perfettamente il francese, l’inglese ed il tedesco”.

Regio ariete torpediniere Vesuvio in una cartolina dell’epoca
Quando il Vesuvio fu richiamato in patria, Grazioli chiese di essere trasferito sull’ariete torpediniere Puglia, uno dei tanti progetti del generale del Genio Navale Edoardo Masdea. La nave era stata progettata per il servizio stazionario nelle colonie ed oltremare, e di conseguenza era poco adatta ai servizi di squadra, ma ottima per quelli in mari lontani. Lo scafo aveva un rivestimento in legno ricoperto di lastre di zinco per sopportare lunghe campagne coloniali e navigazione nei mari tropicali. La nave, che oggi possiamo vedere al Vittoriale di D’Annuzio, avrebbe sostituito in Estremo Oriente il Vesuvio. La voglia d’avventura e di conoscenze di Grazioli non sembrò appagarsi e, quando anche il Puglia fu richiamato in Italia, cercò in tutti i modi di restare in Cina.

Regio ariete torpediniere Puglia (Fototeca Ufficio Storico della Marina Militare italiana)
La richiesta ebbe esito positivo, e alla partenza del Puglia, nel 1909, il Grazioli fu destinato alla Guardia della legazione italiana. In questo periodo, fra le altre attività, Grazioli effettuò un viaggio in Manciuria e completò gli studi delle lingue russa e cinese. Promosso sottotenente di vascello nel maggio 1911, fu richiamato in patria, dove giunse nell’agosto dello stesso anno.
L’imbarco sul Marco Polo
A settembre, durante la licenza, fu richiamato per imbarcarsi sul regio ariete corazzato Marco Polo, una delle numerose unità che nel settembre 1911 erano state riarmate nella previsione di un conflitto armato contro l’Impero Ottomano.

Regio ariete corazzato Marco Polo (Fototeca Ufficio Storico della Marina Militare italiana)
Secondo le direttive impartite dall’ammiraglio Aubry il 27 settembre il Marco Polo fu assegnato all’Ispettorato Siluranti, comandato dal contrammiraglio Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi. Il Ministero della Marina fece uscire da Taranto il Marco Polo affinché si portasse davanti San Giovanni di Medua (sulla costa nord dell’Albania), nel cui porto erano in corso operazioni d’imbarco di contingenti ottomani (uomini, cavalli e armi) sul piroscafo turco S’abah.
Guerra italo turca
La guerra era iniziata ma sul Marco Polo, dotato di apparati radio di non elevata potenza, non se n’era a conoscenza perché era stato perso il contatto radio con la stazione RT di Santa Maria di Leuca. In una lettera di Grazioli, del 16 ottobre 1911, iniziata e mai inviata, si legge che “il Marco Polo, giunse in zona … dando poi fondo davanti San Giovanni di Medua, accanto al Sabah, passando due notti. All’albeggiare del secondo mattino il Lombardia ci avverte della dichiarazione di guerra, ed abbiamo catturato senz’altro il piroscafo”. Dal piroscafo turco di 1380 t e con 33 membri d’equipaggio, nel frattempo, erano stati fatti sbarcare uomini e armamenti, e così gli uomini del Marco Polo trovarono solo pochi militari, la cassa con i fondi destinati alle truppe ottomane e 550 t di carbone. Il Marco Polo scortò poi il piroscafo turco fino a Brindisi, dove fu preso in carico dalla Capitaneria di Porto. Dopo gli scontri vittoriosi di Prevesa e Gomenizza e le direttive politiche di non intervento, per “convenienza politica”, contro sistemazioni a terra nei territori ottomani nei Balcani, la guerra in Adriatico fu limitata alla sorveglianza delle acque a sud di Otranto e alla lotta al contrabbando di guerra, cosicché alcune unità, compreso il Marco Polo, dell’Ispettorato Siluranti furono riassegnate ad altri comandi.
Il 12 ottobre 1911, il grosso del convoglio (19 piroscafi) con a bordo il personale, e i mezzi del corpo di spedizione del R. Esercito, al comando del generale Carlo Caneva, giunsero a Tripoli, con altre unità della 2a Divisione della II Squadra, cui si erano aggiunti la corazzata Ammiraglio di Saint Bon e il Marco Polo. Lo stesso giorno, l’ammiraglio Aubry emanò nuove direttive riassegnando le forze navali e il Marco Polo fu assegnato alla Divisione Navi Scuola della II Squadra Navale, con base a Tripoli. I compiti affidati alla Divisione navale prevedevano le operazioni di sbarco delle truppe, dei servizi e dei materiali, la protezione del corpo di occupazione in Tripolitania, il mantenimento delle comunicazioni con l’Italia, e l’occupazione di altre località costiere, secondo le disposizioni del generale Caneva, comandante supremo delle forze italiane in Tripolitania.

Regio incrociatore corazzato Varese
Homs
Il 17 ottobre, il Marco Polo fu inviato a cooperare con l’incrociatore corazzato Varese e la torpediniera d’alto mare Arpia nel bombardamento di Homs, iniziato il giorno prima a seguito della mancata accettazione della resa delle autorità ottomane. All’alba del 18 ottobre il Marco Polo arrivò davanti Homs e, secondo le direttive del Varese, iniziò il bombardamento delle postazioni nemiche, che continuò, a intervalli, fino alle 18:00 del pomeriggio, quando iniziò a sventolare una bandiera bianca. Cessato il fuoco, alcuni notabili della città richiesero l’intervento degli italiani per bloccare i saccheggi che erano iniziati dopo la frettolosa partenza dei turchi. Ne seguì, nei giorni successivi, lo sbarco dei tre battaglioni dell’8° Reggimento Bersaglieri, giunti a bordo dei piroscafi Liguria, Orione, Rio Amazones e Solunto. Una volta attestate a terra le truppe del R. Esercito, le unità italiane rientrarono a Tripoli, a meno del Marco Polo, che rimase in zona pronto a fornire supporto alle forze a terra.
Pochi giorni dopo, il colonnello Giovanni Maggiotto, comandante dell’8° Reggimento Bersaglieri, decise di eseguire un’avanzata a ovest di Homs, allo scopo di occupare il Margheb, un’altura a 4 km dalla città, da cui poter controllare l’accesso principale a Homs per chi proveniva dall’interno della regione. Al Marco Polo fu richiesto l’invio della batteria delle forze da sbarco, che sarebbe stata sistemata sull’altura, una volta occupata. L’operazione si sviluppò il 23 ottobre, e sull’altura furono posizionati tre cannoni da 76 mm N2 con i rispettivi retrotreni, smontati e portati a spalla da marinai e bersaglieri, poiché non vi erano strade di accesso alla sommità, e i quattro muli a disposizione trasportavano le cassette di munizioni. La postazione della Regia Marina, comandata dal tenente di vascello Corrado Corradini Bartoli del Marco Polo, così come le posizioni presidiate dai bersaglieri furono sottoposte a un violento fuoco nemico.
Il capitano di vascello Maffeo Scarpis, comandante del Marco Polo, così descrisse gli avvenimenti di quel giorno: “Durante il combattimento del 23 Ottobre, essendosi i bersaglieri spinti molto innanzi, facendo fuoco in varie direzioni, incaricai il sottotenente di Vascello Grazioli, di recarsi a terra per chiedere al Colonnello [Maggiotto] ed al Sotto Tenente di Vascello Corradini informazioni sulla posizione occupata dal nemico … Giunto a terra, e saputo, che il Colonnello si trovava molto lontano, sulla linea del fuoco, il Signor Grazioli si diede subito alla ricerca di un cavallo, ed appena avutolo, partì al galoppo direttamente per il Margheb. Appena giunto in detta località, egli osservò personalmente le posizioni nemiche, e poi attraversando sempre al galoppo la linea del fuoco, si portò dal Colonnello, per avere informazioni sulle posizioni dei nostri. Ritornato a bordo, quando seppi che egli aveva in così breve tempo, compiuto la missione affidatagli, in modo così completo ed intelligente, gli feci i più vivi elogi in presenza del Comandante in 2a e lo incaricai di ritornare a terra per attingere nuove informazioni.“

Batteria della Regia Marina a Tripoli cartolina d’epoca da www.lavocedelmarinaio.com
In effetti, le notizie sulle posizioni relative delle forze italiane e nemiche permisero al Marco Polo di riprendere il fuoco con efficacia, consentendo alle truppe di poter rientrare nelle proprie linee di difesa attorno a Homs, senza subire ulteriori danni. Il rapporto prosegue:
“Nel recarsi per la seconda volta a terra, il Signor Grazioli, venuto a conoscenza che il Comandante della batteria era stato ferito e trasportato all’Ospedale, affidò la missione che aveva ricevuta all’aspirante guardiamarina di comandata nella barca a vapore, e fattosi sellare un cavallo da carabiniere, partì al galoppo, per rimpiazzare il collega ferito. Egli raggiunse la batteria ai piedi del Margheb, quando le truppe si ritiravano e quando già cominciava ad imbrunire. Alcuni oggetti appartenenti alla batteria non erano stati ancora ritirati dal colle; la gente era esausta dalle fatiche e dal digiuno, ed era anche un po’ disorientata per la mancanza del Comandante e del capopezzo Meloni; il terreno, oltremodo accidentato, rendeva difficilissimo il trasporto di un carico pesante, eppure la nostra batteria rientrò quella sera in città completa, e con tutti gli accessori, e se nulla fu perduto o dimenticato, il merito principale spetta, senza dubbio, all’energia ed alla ferrea volontà spiegata in quella circostanza dal Sotto Tenente di Vascello Grazioli.“
Grazioli, infatti, incontrò gli uomini della batteria che stavano ripiegando su Homs; dopo averli rincuorati, si accorse che non tutti i pezzi erano stati portati via dalla postazione sull’altura. Con alcuni uomini, andò sul Mergheb e recuperò il materiale, un avantreno di un cannone e altri pezzi, raggiungendo poi gli uomini della batteria, sotto il fuoco nemico. Grazioli rimase e riorganizzò la batteria.

2° capo cannoniere Emilio Signanini
Di quei pochi giorni, durante i quali svolse le mansioni di comandante di batteria, uno degli addetti, il 2° capo cannoniere Emilio Signanini, descrisse in una lettera del 10 novembre 1912, indirizzata al padre di Grazioli, l’instancabile opera del figlio, che non dormiva di notte per vegliare alla loro difesa, condividendo il suo vitto, e sempre interessandosi del loro benessere al punto da essere considerato “una persona sacra per cui tutti avremmo dato la vita“. Nella stessa trincea dove era sistemata la batteria della Marina, era sistemato anche un plotone di bersaglieri al comando del tenente Luigi De Martini. Il 28 ottobre, le forze turche e indigene attaccarono violentemente le postazioni italiane; durante la sparatoria, De Martini fu colpito mortalmente, e Grazioli assunse il comando del plotone, inviando un biglietto, scritto a matita, al colonnello Maggiotto: “Colonnello Maggiotto, (il) Tenente De Martini ucciso sulla mia trincea. Ho preso la direzione del suo plotone. La pregherei, se possibile, inviarmi qualche uomo sulle ali e possibilmente un ufficiale. Ho sospeso il fuoco per risparmiare munizioni. Grazioli“.

la morte del STV Grazioli, Homs, 28 ottobre 1911. rappresentazione pittorica di Grazioli colpito a morte durante l’attacco nemico alle postazioni italiane. (Fototeca U.S.M.M.)
L’attacco del nemico continuò. Grazioli, nel cercare d’individuare meglio dove indirizzare i tiri della batteria, si espose alla fucileria nemica, e, mentre stava impartendo ordini, fu colpito mortalmente alla testa da tre pallottole. Nella citata lettera, Signanini scrisse: “Il signor Grazioli era morto. Non abbiamo pianto: gli eroi non si piangono, non si piange chi come il nostro ufficiale muore sul campo dell’onore per la gloria d’Italia …”.
Sul luogo della battaglia, su ordine del comandante Scarpis, i marinai del Marco Polo eressero subito un cippo funerario, con blocchi di granito e una colonna romana presa dalle rovine di Leptis Magna. Il 30 ottobre il feretro del valoroso ufficiale, ricevuti gli onori militari solenni sotto bordo della nave Marco Polo veniva imbarcato sulla nave ospedale Regina Margherita. A Tripoli la salma fu poi trasbordata sul piroscafo Enrichetta ed il 2 novembre sbarcata a Napoli, e quindi trasferita a Roma dove, alla presenza del Ministro della Guerra, del Ministro della Marina, di rappresentanti di Casa Savoia, e delle massime autorità politico-militari si svolse una maestosa cerimonia funebre. Il feretro, avvolto dalla bandiera della regia nave Marco Polo, venne sepolto al cimitero del Verano a Roma, nella cappella di famiglia. La sua morte fu pianta da tutta l’Italia e numerosi poeti scrissero odi in memoria di questo purissimo eroe. Lo stesso Gabriele D’Annunzio, nella sua composizione poetica “La canzone dei trofei”, ne pianse la morte.
Riccardo Grazioli Lante della Rovere, un giovane eroe che perse la vita tra le sabbie libiche credendo nel senso del dovere e della Patria.
Fonti
– Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare – Settembre 2012, articolo dell’amm. Stéphan Jules Buchet
– AA.VV., In memoria di Riccardo Grazioli Lante della Rovere, Roma, Tipografia del Senato, 1912.
– articoli ANMI
– Wikipedia
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