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Le costruzioni navali italiane 1936-1945 – parte II

Reading Time: 9 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ARCHITETTURA NAVALE
parole chiave: costruzioni, armamenti, regia marina italiana

 

Le costruzioni navali
I limiti economici e produttivi della guerra non furono pochi, ma l’industria cantieristica italiana espresse il massimo della sua capacità produttiva: un grande merito da non dimenticare va attribuito alle maestranze, ai tecnici e ai dirigenti. Dall’inizio della guerra sino alla data dell’8 settembre 1943, la cantieristica italiana lavorò su 358.000 tonnellate di naviglio da guerra e la marina ricevette 81 nuove unità di prima linea, vale a dire una nave da battaglia, tre incrociatori, cinque caccia, 16 torpediniere, 29 corvette, 29 sommergibili per 156.307 tds complessive, elenco completato da 14 sommergibili tascabili, 27 Mas, 36 motosiluranti, 52 Vas e 95 MZ e 100 ML.

Cantiere di Monfalcone

Non va sottovalutato l’apporto di lavoro di arsenali e cantieri nell’attrezzare numerose piccole unità da pesca e da diporto per compiti di dragaggio, di vigilanza e di scorta costiera sbarco, nonché la trasformazione di un certo numero di navi mercantili in incrociatori ausiliari e navi ospedale. Per quanto riguarda la marina mercantile furono impostate 416.000tsl di naviglio col completamento di 60 unità per 305.733tsl (di cui 47 per 265.000tsl impiegate durante la battaglia dei convogli) cui si aggiunsero alcune costruzioni per conto della Marina germanica e furono riparate navi per circa 400.000tsl.
Ovviamente questa produzione è ridottissima rispetto a quella degli Stati Uniti e decisamente inferiore anche a quella dell’impero Britannico e delle alleate Giappone e Germania tuttavia considerato che la previsione prebellica più ottimistica rappresentava le 55-60.000 tds come il massimo possibile, si può dire che lo sforzo non fu da poco e, anche se ciò che poi effettivamente prese il mare fu il 67% di quanto impostato, fu per l’Italia e per le sue condizioni di allora, un buon risultato. Il residuo prebellico del carico di lavoro dei cantieri fu rappresentato dalla nave di battaglia Roma e Impero (poi bloccata), dagli otto incrociatori veloci della classe “Capitani Romani“, dai 2 ex incrociatori siamesi ribattezzati Etna e Vesuvio, dall’avviso Diana e dai quattro sommergibili da grande crociera della classe “Cagni“. Un totale di 16 unità per 93.000 t, di cui furono completate 9 unità per 63.000 tonnellate.

Regia nave Diana. Impostato nei cantieri di Fiume come panfilo di Benito Mussolini, allo scoppio della seconda guerra mondiale era ancora in costruzione e fu completato come avviso veloce ed adibito a vari usi, tra cui principalmente missioni di trasporto veloce di truppe e materiali sulle rotte della Libia e dell’Egeo

Negli anni della guerra molti lavori e risorse furono assorbiti dal riattamento della nave da battaglia Cavour e per la nave portaerei Aquila, assai meno per quella che avrebbe dovuto essere la seconda portaerei, lo Sparviero e la nave da battaglia Impero. Si trattò di sole quattro navi, ma per 116.000 tds circa che richiesero molti materiali e lavoro, non tutti sottratti a lavori più urgenti e necessari, ma a proposito del Cavour fu certo questo il caso per l’obsolescenza della nave.

Regia Nave Cavour alla parata di Napoli del 1938

La costruzione della portaerei Aquila, ottenuta per la trasformazione del transatlantico Roma, iniziò lentamente nel 1941 ed i lavori furono accelerati dopo la battaglai di Capo Matapan. Due anni più tardi, ormai a conflitto compromesso, venne impostata la portaerei di scorta Sparviero per conversione della motonave Augustus.

La portaerei Aquila, l’incompiuta

Alla data dell’armistizio l’Aquila era quasi pronta per le prove in mare (ma anche se le avesse completate era molto lontana dall’operatività dato che il reparto volo avrebbe richiesto anni per divenire operativo) ma fu abbandonata come i lavori del Sparviero, la cui ricostruzione era appena abbozzata. Molto probabilmente sarebbe stato meglio concentrare quest’impegno sul naviglio leggero o al massimo impiegarlo per accelerare il completamento della Roma e dell’Impero dato che così si sarebbero ottenute due moderne grandi unità impiegabili al posto di una vecchia unità con molte limitazioni operative e due portaerei inutilizzabili per anni.

Regia Nave Roma

All’8 settembre 1943 erano in varie fasi di costruzione undici cacciatorpediniere, diciassette torpediniere, trentadue corvette e ventinove sommergibili, senza contare il Cavour, sette incrociatori leggeri e le due navi portaerei. Per l’Italia cantieristica e industriale fu davvero un grande lavoro, con una produzione mai raggiunta prima. Furono introdotte su ampia scala nuove tecniche costruttive quale l’impiego estensivo della saldatura degli scafi e delle sovrastrutture e quella dell’impiego di materiali leggeri compositi o meno.

Nelle costruzioni militari privilegiati furono il naviglio di scorta e sottile, i sommergibili e il naviglio veloce da combattimento. La Regia Marina tornò al concetto dei cacciatorpediniere di elevato dislocamento, con le unità della classe “Comandanti Medaglia d’Oro” da 2950 t e artiglierie da 135 mm. Ne furono previsti ben 20, si fece a tempo ad impostarne 9, ma nessuno entro in servizio. Lo stesso fu per una parte dei caccia della seconda serie della classe “Soldati“; impostati in sette ne entrarono in servizio solo cinque.

Dato che c’era necessità di cacciatorpediniere, ma che la loro costruzione richiedeva tempi abbastanza lunghi, la Marina tornò ad una vecchia soluzione risalente alla prima metà degli anni Trenta: affidare a numerose unità sottili veloci siluranti alcuni compiti dei caccia. Fu varato così il programma delle torpediniere d’attacco della classe “Ariete“, di cui ne furono previste ben 42, ne furono impostate 16 e completata solo una. Impegno di grande rilevanza fu quello posto nella costruzione di naviglio antisommergibile, dei quali la Regia Marina mancava quasi totalmente ad eccezione di quattro avvisi scorta. Quelle del tempo di guerra furono delle eccellenti realizzazioni: gli avvisi scorta della classe “Ciclone” furono sedici e completati in quindici; per quanto riguarda le corvette quelle della classe “Gabbiano” furono programmate nel numero di sessanta, ma solo ventinove riuscirono a prendere il mare. Costruite per avere un’esistenza “spendibile” di sei mesi rimasero in servizio sino al 1981 con il loro ultimo esemplare che fu l’Ape.

Iniziate ad entrare in servizio solo dall’ottobre 1942, resero eccellenti servizi, equipaggiate con efficienti armi “antisom”, apparati motori elettrici per la navigazione silenziosa, ecogoniometri, buon armamento antiaereo. Buoni risultati furono anche ottenuti con la costruzione del naviglio minore veloce, quali le vedette antisommergibili, ma soprattutto le motosiluranti che permisero di superare i ridotti limiti d’impiego dei MAS. Le motosiluranti derivavano dai progetti e dalle esperienze delle Schnellboote tedesche, ma risultarono unità di così buone caratteristiche che alcune di esse, rimodernate, rimasero pienamente operative sino al 1978.

Importante fu la costruzione, di progetto tedesco, delle numerose motozattere “MZ” che, destinate all’operazione di sbarco a Malta, svolsero un importante lavoro di traffico costiero lungo le coste dell’Africa settentrionale sino a ridosso delle prime linee, e poi nelle acque nazionali, rimanendo ancora in servizio per moltissimi anni.

Nel settore del naviglio subacqueo, le costruzioni di guerra riguardarono l’impostazione o la raccolta di materiali per cinquantadue sommergibili: furono completati tredici battelli della classe “Platino“, otto dei dodici impostati della classe “Tritone“, purtroppo nessuno dei quindici impostati della classe “Bario“.

Tutti sommergibili del tipo da media crociera su cui era stato fatto tesoro delle esperienze di guerra dei battelli italiani e tedeschi. Per i tipi da grande crociera ci si rivolse a quelli destinati al trasporto di materiali tra le coste atlantiche della Francia e l’Estremo Oriente, ma dei dodici battelli “Romolo” che furono avviati alla costruzione, solo due poterono essere completati. Le realizzazioni costruttive furono dunque apprezzabili sia in numero sia in qualità. L’industria cantieristica italiana continuò a lavorare anche dopo l’8 settembre 1943 per conto della Marina germanica, e riuscì a completare un numero importante di unità, tra cui 13 torpediniere d’attacco della classe ”Ariete” un avviso scorta classe “Ciclone”, 19 corvette, 9 motosiluranti, 12 VAS, 8 DV, un sommergibile costiero classe CM e dieci sommergibili tascabili CB assieme a 20 motozattere e 29000 tsl di mercantili anche di stazza rilevante.

sommergibili costieri veloci tipo XXIII costruiti per la Marina tedesca

I cantieri navali italiani in questo periodo iniziarono la costruzione di mezzi subacquei tedeschi impostando 25 sommergibili costieri veloci tipo XXIII (18 battelli a Genova, 7 a Monfalcone, inizialmente ne erano previsti 30 e 15 rispettivamente) rimasti incompleti e 30 sommergibili tascabili Tipo XXVIIB Seehund in parte consegnati.

Oltre tutto c’è da osservare che ci fu un aumento di produttività dei cantieri, fatto da considerarsi straordinario in considerazione delle condizioni in cui si trovavano l’Italia e la sua economia; i tempi medi di costruzione di un cacciatorpediniere della classe “Soldati” furono di sedici mesi e dieci giorni, contro i diciannove mesi e venticinque giorni di un caccia della prima serie della stessa classe costruito prima della guerra.

Regia Nave Airone classe Spica

Le torpediniere prebelliche della classe “Spica” avevano avuto un tempo di costruzione unitario medio di sedici mesi e ventisette giorni: l’unità del tempo bellico che ne voleva rappresentare il proseguimento, l’Ariete, fu costruita in 13 mesi.

Regia Nave Ariete

Per costruire un avviso scorta della classe “Ciclone” ci vollero mediamente diciassette mesi e tredici giorni, ma per costruire i loro predecessori della classe “Orsa” ce n’erano voluti ventiquattro.

avviso scorta Ciclone

I tempi furono pressoché eguagliati tra costruzioni prebelliche e belliche nelle categorie dei sommergibili e degli incrociatori leggeri. I sommergibili prebellici dell’ultima serie della classe “600”, i cosiddetti “africani” avevano richiesto un tempo medio di costruzione di dodici mesi e venti giorni, i loro immediati successori del tempo di guerra, i battelli della classe “Tritone” e quelli della classe “Acciaio”, richiesero diciassette mesi e quindici giorni i primi, e tredici mesi e tredici giorni i secondi. Vi influirono difficoltà di reperimento di materiali particolari e di apparati, propri dei sommergibili. Tuttavia il risultato rimane di rilievo. I tre piccoli incrociatori della classe “Capitani Romani”, i soli completati durante i tre anni di guerra considerati, furono completati in media nel giro di trentanove mesi, tanti quanti se ne impiegarono per costruire a suo tempo i primi incrociatori della classe “Condottieri” serie “Da Barbiano”. Per le unità di nuovo tipo, si arrivò a costruire le motozattere “MZ” in sessanta giorni e anche meno, mentre le corvette ebbero un tempo medio di costruzione di dieci mesi.

Conclusioni
Le costruzioni navali del tempo di guerra non furono tali e tante da poter influire sull’andamento delle operazioni navali, ma consentirono alla Regia Marina di riempire alcuni dei molti vuoti provocati dalle vicende belliche e di riparare, se pur tardivamente, ad alcuni errori e manchevolezze di cui soffriva la composizione delle forze navali sin dal primo giorno di guerra.

I risultati furono comunque ben al di sopra di qualsiasi rosea previsione dei piani e dei programmi predisposti prima della guerra. I materiali, per quanto necessario e pur con traversie di vario genere, furono messi a disposizione e l’industria cantieristica fece più del suo meglio per dare alla Marina operante tutto ciò che fu possibile dare: gli equipaggi fecero valorosamente la loro parte sul mare, altrettanto la fecero gli operai e i tecnici nei cantieri.

Una considerazione è che se la Marina dispone oggi di una buona componente tecnologica e produttiva, le basi di essa furono proprio gettate negli anni della guerra. La realtà bellica di tutti i giorni, le esigenze difensive e offensive davanti ad un avversario sempre più dotato di mezzi e accanto a un alleato altrettanto tecnicamente evoluto, fecero aprire gli occhi alla Regia Marina su esperienze ed esigenze che essa non aveva mai vissuto, valutato e guadagnato nel corso della sua esistenza. Questa lacuna fu certo dovuta alla ragione di fondo di aver preparato in venti anni una Marina guardando più al presente che avanti.

Ma la guerra fu una scuola rapida, severa e dolorosa. Con quel poco che poteva fare l’industria nazionale, scarsa di materie prime e povera di tecnologia, la Regia Marina riuscì a guadagnare terreno, almeno nelle fasi progettuali e di pre-produzione, in quei settori vitali che erano stati trascurati o ignorati in venti anni di preparazione.

Si andò dall’applicazione dell’elettronica e dell’elettroacustica ad apparati di scoperta di superficie e subacquei più avanzati di quelli già in produzione, alle artiglierie con nuovi cannoni navali a doppio scopo antinave e antiaereo, alle armi antisommergibili con nuovi tipi di lanciabombe e lanciarazzi multipli e con bombe di profondità più adeguate alle esigenze, a sistemi complessi e raffinati di telecomunicazioni. Purtroppo a tanto impegno non poté seguire una produzione di serie che, nell’ipotesi migliore, avrebbe potuto prendere il via dal 1944-1945 in poi.

Gianluca Bertozzi

 

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PAGINA PRINCIPALE
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PARTE I
PARTE II

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FONTI
Le costruzioni navali italiane di guerra di Giorgio Giorgerini
Le navi da guerra italiane 1940-1945, di Erminio Bagnasco, Enrico Cernuschi
Fascisti sul mare: La Marina e gli ammiragli di Mussolini di Fabio De Ninno
I sommergibili del fascismo di Fabio De Ninno
Navi mercantili perdute aa.vv.
Come perdere la guerra e vincere la pace cura di V. Zamagni

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