If you save the Ocean You save the Planet

Eventi

  • No events

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

L’Erbio dei Genchi (L’albero degli Yankee)

Reading Time: 18 minutes

.
livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: golfo di La Spezia

 

Oggi Mario Lavagnini ci racconta, in maniera romanzata, la sosta operativa della flotta statunitense nella metà del XIX secolo nel golfo di La Spezia.

Un evento forse poco conosciuto che vide per quasi cinque anni un gruppo navale operativo americano di stanza nel Golfo con il beneplacito del re di Sardegna. Per motivi di lunghezza abbiamo pubblicato solo una parte dello scritto che meriterebbe di essere presentato in una adeguata veste libraria. Bella l’ambientazione, basata anche sui ricordi di famiglia, del piccolo borgo ligure di Le Grazie di Portovenere, abbracciato tra il promontorio del Pezzino e del Varignano. Questo paese, per lo più di pescatori e contadini, citato anche dal poeta latino Persio, ospitava in epoca romana un’importante frantoio nei pressi di una banchina commerciale dove, ci piace pensare, approdavano le navi romane per il rifornimento di acqua e olio. Buona lettura.

La USS Independence lasciò Norfolk il 26 luglio sotto il capitano di corvetta Thomas Conover per servire l’ammiraglia dello squadrone mediterraneo sotto il comando del commodoro Charles Morgan. Fu il primo Man of War  degli Stati Uniti a mostrare la bandiera a La Spezia, Italia, arrivando il 23 maggio 1850. Ritornò a Norfolk il 25 giugno 1852

Giornale di bordo
Nel nome del Signore. Oggi 23 maggio 1850 la Fregata (Independence) degli Stati Uniti agli ordini del capitano di corvetta Thomas A. Conover con 790 persone di equipaggio. Dopo essere stato concesso il permesso di approdo provvisorio in rada per espletare libera pratica, da fondo davanti al Varignano nel seno delle Grazie. Devo altresì informare che in questa occasione abbiamo ricevuto un’accoglienza entusiasta e calorosa dagli abitanti di questa bellissima e tranquilla baia. Anche se l’equipaggio era stremato dalla lunga navigazione è ritornata l’allegria.”

La fregata aveva un tonnellaggio di 2243 Ton, era lunga 58,14 metri e larga 16,64, con un pescaggio di 6,48 metri e con un complemento di 790 uomini di equipaggio. In origine armata con 90 cannoni, la USS Independence venne poi armata con 54 cannoni con gittata maggiore e tiro più preciso.

L’arrivo
Intanto nel piccolo paese, Le Grazie, i primi “mattinieri” sono indaffarati ai loro mestieri. I pescatori stanno preparando gli attrezzi e le esche. Il fornaio ha sfornato il pane. Tutto procede come sempre nel migliore dei modi perché nessuno abbia da mugugnare… forse quest’ultima opzione è un po’ disattesa, visto che il mugugno in questi borghi è il canto preferito, e viene spontaneo. Cosa è questa musica che si leva dalla baia? Ma questi sono squilli di tromba, seguiti da un coro di uomini… ma che sta succedendo?

From the Halls of Montezuma
To the shores of Tripoli;
We fight our country’s battles
In the air, on land, and sea;
First to fight for right and freedom
And to keep our honor clean;
We are proud to claim the title
Of United State Marine“.

Sebbene in questo paese si respira ogni giorno il profumo di festa e di vitalità, inevitabilmente balzano alle orecchie i cambiamenti portati da questa nuova musica. Questa musica è davvero bella e affascinante, gli astanti paesani sono rimasti senza fiato … ma che lingua è? Ma come parlano? Non è certo italiano!
Una serie di fischi da inizio a un ammaina e alza bandiera, (in una nave da guerra americana la bandiera deve sempre essere a riva, e per far ciò i normali alza bandiera al mattino e ammaina bandiera alla sera, sguarnendo l’albero per la notte, vengono sostituiti, pur rimanendo il rito, con un bel ammaina e alza bandiera simultaneo. Solo quando la nave andrà in disarmo o sarà radiata verrà ammainata e riconsegnata al comando.

I nostri cari avi rimangono allertati e incuriositi, si avvicinano alla nave, qualcuno di loro, armato da un curioso coraggio, quasi come si stesse arrampicando in un muro di porcospini, molla il gozzo dalla banchina, arma i remi, e piano piano si avvia verso la nave, ovviamente descrivendo un semicerchio di prudenza. Anche il prete abbandona l’altare, esce di chiesa e s’avvia guardingo verso la fonte della musica. Don Domenico Strata è l’autorità più vicina al suo popolo ed è d’uopo che controlli di persona cosa succede. Scende a piè veloce la scalinata della chiesa… Madonna Santa, ma è una nave americana! All’improvviso un tuono fragoroso squarcia il silenzio ritornato dopo l’inno. Una carica a salve sputa da una cannone da trentadue libbre tutto l’impetuoso fragore che aveva in corpo, in una fiammata che sembra uscire dalla porta dell’inferno.

Benedetta Santa Maria Santissima! Ma cos’è quest’inferno… scappate tutti!” Il buon don Domenico facendosi ripetuti segni della croce, risale di corsa la scalinata ed entra in chiesa, sembra quasi volare con quell’ala nera della tonaca. Nel paese tutti scappano alla rinfusa nascondendosi dietro qualche riparo… ma quel colpo ha un altro obbiettivo: è di riverenza verso il paese che li ospita. Lo indica la pavesata di bandiere che ha già raggiunto la varea degli alberi, i primi a capirlo sono i pescatori che remano per raggiungere la nave. I giorni passano in allegria e incominciano le visite al paese, i saluti timidi delle donzelle e i convenevoli galanti diretti alle matrone sedute fuori dalle porte di casa. Quel saluto è semplice ed è capito benissimo da quelle signore, affascinate da tanta galanteria. “Mom”, ecco come quei giovanotti vestiti di blu chiamano quelle signore, come se fossero al cospetto delle loro madri. “Mom”, questa parola speciale che non inventarono gli uomini ma che Dio mise nelle labbra dei bambini appena nati e che non ha bisogno di nessun interprete.

Il comandante di squadra navale americana nel Mediterraneo, ammiraglio Charles Morgan, il 23 luglio scrive all’incaricato d’affari Wiliam B. Kinney:

… la concessione avuta dal Re e dal governo della Sardegna di poter usufruire del Golfo di Spezia nell’ancoraggio e per la sosta delle navi della squadra navale degli Stati Uniti nel seno del Varignano è da considerarsi più che soddisfacente, avendo questo golfo ad ovest un posto riparato e un fondo marino profondo che consente di navigare in tutta sicurezza. Questo seno è in prossimità del ”Lazzaretto”, difeso questo dal forte di Santa Maria confinante col paese delle Grazie, dove la popolazione ci ha accolto benevolmente, in alto dal forte del Pezzino, il quale domina la città di Spezia e più sotto del quale si trova un piccolo paese chiamato Fezzano; la lunghezza del porto è di tre miglia Inglesi ed è ampio e capace tanto da contenere due forze navali. Non ho mai veduto un luogo così interessante e bello; questo è veramente eccezionale”.

Interessante, bello, eccezionale… caspita, queste parole sono le parole che da secoli si sentono dire del nostro paese. Tutti i viandanti che passano qui da noi o vi dimorano dicono la stessa cosa, sembra quasi che siano contagiose come i “Pioci” (pidocchi). Dopo questo preambolo fatto di fantasiose supposizioni, che penso non si discostino molto dalla verità, ho iniziato parlando di uomini, dei loro sogni, delle loro paure, della loro vita e delle loro abitudini, che ho appreso leggendo diari e giornali di bordo dell’epoca, in fondo, per chi naviga, ancor oggi si riconosce in queste parole, facendo le dovute differenze, in questa fantasiosa storia. La psiche dei naviganti sembra forgiata del solito ferro e con lo stesso fuoco che arde dentro i cuori di chi ha provato solitudine e malinconia per la lontananza dalle loro case e dalle loro genti. E credetemi che anche per chi rimane a terra succede la stessa cosa… stare seduti in qualche scoglio guardando lontano verso l’orizzonte in silenzio, non penso che lo si faccia per ammirare un bel tramonto… e quei sospiri non penso siano dovuti ad asma bronchiale. Se si potesse entrare dentro il cuore di quelle madri, di quelle spose e di quei poveri Telemaco, che sono i figli, che attendono la nave Argo veleggiare verso il porto, e finalmente riabbracciare il loro padre Ulisse: ebbene dentro quei cuori si troverebbe una lacrima che non vuole uscire per non disperdersi tra tante altre gocce d’acqua… ecco, in questa frase ho descritto quel sentimento che per i Brasiliani sta in una sola parola: “Saudade” una lacrima soffocata dentro l’anima.

La presenza della marina statunitense nel golfo di La Spezia
Conosciamo la prima nave della flotta americana che ha dato fondo all’ancora nel seno delle Grazie, ne conosciamo la data, ma quella nave non fu la prima a navigare nel Mediterraneo. Le navi della Us Navy avevano avuto modo di distinguersi alcuni anni prima, tra il 1804/08, quando una squadra navale, composta da dieci cannoniere, attaccò il porto di Tripoli, abituale rifugio della marina piratesca, per liberare la fregata USS Philadelphia che era stata catturata dai pirati tripolini il 31 ottobre 1803, l’azione venne condotta con estrema audacia, tale da destare l’ammirazione dell’ammiraglio Nelson.

USS Philadelphia

Questa impresa, compiuta dal tenente Decatur il 16 febbraio 1804, è ricordata nel celebre inno dei “marines”. La giovane nazione degli USA decide di intervenire a migliaia di miglia dal suo territorio poco dopo aver ottenuto l’indipendenza. C’è una frase emblematica del presidente Thomas Jefferson che diede origine all’attacco contro i pirati Algerini, Tunisini e Tripolini: “Soldi a fiume per le armi e nemmeno un cent per i ricatti”. Gioacchino Rossini, su un libretto di Angelo Anelli descrisse un fatto analogo che ispirò l’opera “L’italiana in Algeri”. In verità si trattava di una certa signora milanese Antonietta Suini Frappoli, rapita dopo un assalto di due sciabecchi algerini al largo dell’isola del Giglio.

Catturata dai corsari fu portata nell’harem del Bey di Algeri, Mustafà Ibn Ibrahim che se ne invaghì. Pochi anni dopo, sotto la pressione degli attacchi franco-americani, che scaricarono ben 500 tonnellate di proiettili sputati fuori dai loro cannoni, durante il blocco navale di Algeri, fu rilasciata e potette tornare a Milano. 

USS Independence

Prima ancora della nave USS Independence, che nel 1850 diede fondo nel nostro golfo, nel 1846, il 12 ottobre, arrivò nelle acque di La Spezia una nave civile americana, un veliero di nome “Mercante” carico di tabacco, resina e pece, che si ormeggiò al Lazzaretto del Varignano proveniente da Richmond, perché ebbe a lamentare alcuni morti. A tal proposito il magistrato di sanità, sentito il capitano Tristan Jordam della nave americana e avuto rapporto dei medici, concluse dichiarando che doveva trattarsi di febbre gialla e diede ordini a riguardo, per isolare l’epidemia e scongiurare il contagio. Alle navi americane fu affidato il seno del Varignano e il nuovo ormeggio fu di gradimento all’ammiragliato USA.

USS Mississippi, una nave a ruota, partecipò alla dislocazione nel Mediterraneo

Il 12 agosto del 1850 due “Blu Jackets” che facevano parte della Corvetta USS Mississippi salvarono due soldati del forte Santa Maria da sicura morte perché, poco esperti del nuoto, erano in procinto di annegare. La nave americana era giunta alcuni giorni prima e si trovava all’ancora nel seno del Varignano per intervenire nella cura dello scafo e per far riposare il personale imbarcato. Nelle navi statunitensi vigevano dei regolamenti ferrei ma altamente “umanizzati”, in primo luogo dal 1842 il Congresso aveva varato una legge che aveva stabilito che l’arruolamento dovesse comportare l’età minima di 21 anni, Oltre a ciò fu precisato che il trattamento alimentare, per le porzioni di cibo distribuite a bordo, dovesse comprendere molta frutta e diverse qualità di verdure, nonché pesce e carne fresca in giusta quantità, uova e formaggio, thè e caffè, mentre la riserva di acqua dolce avrebbe dovuto essere tenuta in un locale idoneo alla conservazione, per garantire all’equipaggio la genuina qualità delle bevande. Tutto questo per una sana alimentazione. Era tollerato un consumo minimo di birra e di “bourbon whiskey”, mentre si trovava una buona riserva di tabacco “Virginia” nella cambusa della nave. Inoltre era previsto che il personale di bordo effettuassero esercizi ginnici consoni alla propria qualifica per mantenere l’impegno richiesto sulla nave. Il personale di bordo, a scaglioni di cinquanta persone, ottenne l’autorizzazione per scendere a terra e questa fu un’occasione per visitare i luoghi limitrofi, dal borgo delle Grazie a Porto Venere e al Fezzano, avendo così l’opportunità di cogliere la naturale bellezza della costa e dei suoi caratteristici centri abitati.

Radm Silas Stringham

È certo che il nostro paese, Le Grazie, fu favorito dalla produzione di ortaggi e di animali da fornire alle navi, fu questo un momento favorevole al commercio. Il rifornimento di acqua era garantito dalla presenza di una fontana di ottima qualità (per i vecchi alla fontanella). La squadra navale americana del Mediterraneo era composta d’alcune fregate e da corvette armate, oltre al naviglio minore, che si alternavano nelle loro campagne di navigazione; quindi furono molte le navi che visitarono il nostro golfo. Alcune di queste entreranno nella storia americana per la parte che ebbero nella Guerra Civile, come la Fregata USS Congress e USS Cumberlain, con il suo comandante Rear Admiral Silas H. Stringham. La squadra navale nel frattempo era impegnata a sorvegliare il traffico commerciale amico per difenderlo dai possibili attacchi dei pirati islamici che erano sempre pronti ad assalire ogni nave priva di scorta e che navigasse in solitario per depredarla del prezioso carico. Erano già passati tre anni dalla prima concessione dell’ancoraggio, da parte del Regno di Sardegna, alla squadra navale che stazionava nel golfo di La Spezia.

segretario di Stato, William L. Marcy

Siamo nel 1851 quando, nel corso della corrispondenza diplomatica tra il governo degli Stati Uniti (nelle vesti del suo segretario di Stato, William L. Marcy) ed il ministro della Marina Sabauda (Camillo Benso conte di Cavour), alla richiesta per il rinnovo alla concessione, considerando il porto spezzino vitale per la flotta di Casa Savoia, essa venne modificata mettendo il vincolo di trasferimento dalla cala del Varignano alla rada delle Grazie. In conseguenza di tale decisione l’ammiraglio Silas Stringham poté comunicare a Washington il consenso del regno Sardo Piemontese e, dal 1852, poté usufruire di questo ancoraggio. Purtroppo anche l’ancoraggio delle Grazie ebbe poca durata, sempre per gli interessi del Regno Sabaudo.

Così nel 1857 alla marina americana venne concessa la baia di Panigaglia, giustificando tale cambiamento con l’avvio dei lavori per il nuovo arsenale. Dopo aver preso visione del luogo e trovandolo adatto agli scopi, il nuovo rappresentate a Torino, John M. Daniel, che frequentava spesso il golfo di Spezia, si attivò al fine di ottenere l’accesso a terra e gli spazi necessari per approvvigionare le navi della squadra navale.

USS Congress

Avute in affitto le due chiese sconsacrate di Sant’Andrea e Sant’Anna dalla diocesi di Sarzana ed altre proprietà presenti nel territorio di Panigaglia, i marinai americani iniziarono a trasformare la riva e la terra adiacente realizzando in breve tempo un pontile da approdo di legno per lo sbarco delle provviste mentre i locali delle chiese ed alcune casette adiacenti furono utilizzate come magazzini per il carbone e il munizionamento, oltre per il deposito dei materiali di bordo necessari alla navigazione. Questa era la prima fase di trasformazione del territorio che, come vedremo, alcuni anni dopo, sarà migliorato e reso più confacente alle esigenze, realizzando nuove strutture ivi comprese un acquedotto ed un piccolo cimitero per il personale deceduto.

Maria Theresa d’Austria (1801–1855), Regina di Sardegna e moglie di Carlo Alberto I 

Il 1853 fornì un momento felice offerto dalla famiglia reale che soggiornava a La Spezia. Erano presenti la Regina Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto e la Regina Maria Adelaide con tutta la Corte. I medici avevano consigliato alla consorte del Re Vittorio Emanuele II di prendere bagni di sole nella confortevole città spezzina per riprendersi da una faticosa maternità. Arrivò con la nave a ruote “Governolo” il 5 luglio, e il giorno 6 si trasferiva in città, alloggiando presso l’albergo “Croce di Malta”. Visitò tutti i paesi del golfo, Lerici e Porto Venere, e fu accolta ovunque con grande calore da parte degli abitanti e dalle autorità. Nello stesso tempo nella rada del nostro paese era presente la fregata USS Cumberland sulla quale, il 16 agosto, l’ammiraglio Silas Stringham, comandante la squadra navale americana del Mediterraneo, diede una festa da ballo in onore della Regina Maria Adelaide e della nobiltà presente nel golfo. Fu una giornata da ricordare in quanto fu avversata da un furioso temporale con lampi e tuoni che fecero da cornice all’intrattenimento mondano, all’interno del quale si verificò un episodio che suscitò le ire dell’ambasciatore Austriaco a Torino, Appony. A bordo della fregata venne infatti applaudito il comandante americano della corvetta USS St. Louis, il capitano Ingraham, per aver sparato contro una nave austriaca a Smirne nella guerra di Crimea.

Regina Maria Adelaide, consorte di Vittorio Emanuele II

La Regina Maria Adelaide, prima di salire a bordo della nave americana, volle visitare il Lazzaretto del Varignano, dove lei e la sua Corte furono accolte dal commissario di sanità Carlo Bellero, che fece da guida al percorso, allungandolo fino a Santa Maria da dove poté ammirare il golfo e la piana della città di La Spezia. Dopo aver consumato un pranzo offerto dagli abitanti del piccolo paese delle Grazie, che erano entusiasti della visita della loro regina, nel pomeriggio si trasferì a bordo della fregata americana. Tra le varie nobiltà presenti vi era una graziosa, stupenda ragazza che festeggiava il suo 16° compleanno: la futura contessa di Castiglione Virginia Oldoini Rapallini, fiorentina, figlia del marchese Filippo Oldoini ma soprattutto cugina del Conte Camillo Benso di Cavour.

la contessa Virginia Oldoini Rapallini di Castiglione

Irrequieta, consapevole della propria bellezza e intrigata fin da giovanissima in storie galanti, ambiziosa e intelligente divenne poi uno strumento politico del potente cugino Cavour alla Corte di Francia.

Quel giorno la giovane impressionò i presenti per la sua ingenua presenza, la notevole bellezza e per la sua personalità che già lasciava presagire il suo futuro. Stupì il fatto che si rivolse al comandante della nave parlando in perfetto inglese e subito dopo rivolgendosi ad un ospite di nazionalità francese si rivolse a quest’ultimo conversando in perfetto francese. Fu ammirata e corteggiata dagli ufficiali americani che, in quella occasione si comportarono cavallerescamente e pieni di attenzione.

Mentre i borghi del golfo godevano degli appuntamenti mondani offerti dalla presenza della famiglia reale, la squadra navale americana era impegnata ad approntare nella baia di Panigaglia una base a terra per lasciare l’ancoraggio delle Grazie. La baia di Panigaglia si presentava accessibile e ampia, con il mare profondo. La posizione era veramente felice, perché protetta dai venti di traversia. Durante i lavori di trasformazione scoprirono una polla d’acqua di notevole portata la cui mancanza negli anni precedenti aveva costretto i vecchi abitanti a trasferirsi nel paese di RIA, che di acqua ne era ricco.

I rapporti con la popolazione furono sempre cordiali e i marinai americani ebbero a compiacersi di questi contatti per ottenere frutta e verdure sempre fresche, diverse qualità di carne, molti pesci e pregiati molluschi, olio, vino, uova, pane e formaggi: tutto questo per allietare e soddisfare la mensa dei marinai e degli ufficiali che sentivano il bisogno di gustare cibo gustoso e genuino. Offrirono agli abitanti parte delle loro razioni di tabacco e di whisky per contraccambiare la loro amicizia. Nei giorni di festa al passeggio nel piccolo borgo delle Grazie partecipavano, oltre la popolazione vestita a festa anche alcuni ufficiali e marinai con indosso la classica divisa “Blue Jackets”. Alcuni partecipavano alle funzioni religiose nella chiesa Sant’Andrea (ora Nostra Signora Delle Grazie).

Mentre proseguiva l’attività delle navi americane nel Mediterraneo, si verificarono alcuni episodi di grave natura, come nel caso di un assassinio avvenuto a Marsiglia nel 1850, che interessò quattro marinai americani della corvetta USS Mississippi: Giorgio Roberts, Giacomo Macket, Giacomo Maikey e Tommaso Betton. Questi marinai, dopo aver disertato dalla nave, fuggirono con una barca rubata. Furono catturati a Porto Torres e consegnati alle autorità Francesi. Erano stati accusati di aver ucciso un padrone marittimo francese.

.
Il 9 settembre 1854, il giorno dopo la tradizionale festa della Madonna delle Grazie (patrona del paese di Le Grazie), suscitò scalpore l’assassino del marinaio americano Giovanni Knoflock di 26 anni, imbarcato nella corvetta USS Saranac, di religione cattolica romana, nativo di Filadelfia, che fu ucciso da un colpo di pugnale al cuore che ne causò la morte immediata. Sotto accusa fu posto tutto l’equipaggio, ma poco dopo fu identificato il colpevole, che fu condannato al capestro e giustiziato.

La salma del marinaio Knoflock venne poi sepolta nel cimitero cattolico americano di Panigaglia. Tra tante morti sofferte negli anni di permanenza nel nostro golfo, alcune erano dovute ad annegamento, altre a malattia. Tra queste, risalta quella del marinaio John Kennedy da Boston, stato del Massachussets, deceduto a bordo della USS Cumberland alle ore 5 del mattino del 2 ottobre 1854, nativo dell’Irlanda, di religione cattolica romana, che si presume sia avo del Presidente John Fitzgerald Kennedy. Nello stesso giorno era deceduto il marinaio Alfonso Bian e il giorno 4 moriva Geremia Emerson, commissario di bordo, entrambi imbarcati nella stessa nave.

ministro Alfonso La Marmora

Il Regno d’Italia si era appena costituito e aveva bisogno di nuovi spazi a mare in quanto da poco aveva incorporato la marina borbonica e le sue navi, oltre quella veneta e toscana. Dovendo intervenire nel golfo di Spezia, che avrebbe dovuto essere in grado di accogliere la nuova flotta del Regno, il ministro Alfonso La Marmora manifestò l’intenzione di non rinnovare più la concessione data dalla marina degli Stati Uniti d’America per la base di Panigaglia, la quale fu lasciata libera nel mese di luglio del 1864. Quindi le navi americane presero a fare molti viaggi agli ordini del nuovo (1868) ammiraglio Louis M. Goldsborough, inviato a La Spezia per trasportare negli Stati Uniti tutto quanto di loro proprietà fosse tenuto in deposito a Panigaglia e, tra questi, anche i resti dei marinai che lì erano sepolti.

La presenza mediterranea non terminò con la partenza dal golfo di Spezia delle navi americane, ma in seguito a ciò il Segretario della Marina Gideon Welles, il 18 luglio 1864, ordinò al colonello William L. Long, capo dei servizi logistici, di provvedere al recupero dei beni giacenti a Panigaglia per trasferirli al porto di Villefrance dove esisteva un bacino di carenaggio, adeguato alla manutenzione delle navi, in attesa di essere trasportati negli Stati Uniti. A loro era stato concesso questo deposito in alternativa a quello spezzino. Prima di abbandonare il golfo di Spezia, la marina americana aveva potuto seguire la tragica evoluzione della guerra di secessione combattuta nello stesso suolo americano. Alcuni tafferugli scoppiarono tra gli equipaggi per la presenza di marinai sudisti, e per questo dovette intervenire un battaglione di carabinieri italiani per riportare la pace.

Parecchi marinai non americani si arruolarono e vestirono la divisa “Blue Jackets”, molti furono i marinai reduci della marina napoletana, veneta e toscana, che sotto la bandiera americana trovarono un’alternativa combattendo per i propri ideali. Furono affascinati dalle poche ma determinate leggi di quel nuovo mondo e la loro Costituzione che guardava al futuro, garantendo la difesa della vita umana, il benessere di tutti i cittadini e la volontà di perseguire il progresso, che erano e sono tuttora, le aspirazioni e l’obbiettivo primario dell’opera legislativa degli Stati Uniti d’America. Gli USA ebbero la loro consacrazione come nazione indipendente proprio dal mare, dove si conquistarono il rispetto di tutte le altre marineria mondiali e furono temuti in virtù del valore delle loro genti, sempre pronti ad intervenire là dove era necessaria la loro presenza militare e sempre in aiuto dei più deboli e nel rispetto dei diritti umani.

Le navi che componevano il Mediterranean Squadron degli USA furono le seguenti:
Fregata Congress armata da 50 cannoni agli ordini del capitano di corvetta Craven con 477 persone di equipaggio compreso il commodoro Samuel Lvingstone Breese
Fregata Costellation armata da 22 cannoni agli ordini del capitano di vascello Bell (futuro commodoro) con 287 persone di equipaggio.
Fregata Independence armata da 32 cannoni agli ordini del capitano di corvetta Thomas A. Conover con 790 persone di equipaggio.
Fregata Cumberland armata di 54 cannoni agli ordini del capitano di corvetta Perry con 450 persone di equipaggio.
Fregata Costitution armata da 54 cannoni agli ordini del capitano John Gwin con 450 persone di equipaggio.
Pirofregata Saranac armata da 8 cannoni agli ordini del capitano di vascello Long con 287 persone di equipaggio.
Pirofregata Wabash armata da 10 cannoni con 190 persone di equipaggio.
Corvetta San Jacinto armata da 24 cannoni agli ordini del capitano Crebb con 140 uomini di equipaggio.
Corvetta Mississippi armata da 24 cannoni agli ordini del commodoro Morgan con 190 persone di equipaggio
Corvetta Saint Louis armata da 20 cannoni agli ordini del capitano di vascello Ingraham con 190 persone di equipaggio.
Corvetta Levante armata da 16 cannoni agli ordini del capitano di vascello Magruder con 140 persone di equipaggio.
Pirocorvetta Susquehanna agli ordini del capitano Sand con 320 uomini di equipaggio e con armamento di 8 cannoni.
Pirocorvetta Savannah
Pirocorvetta Richmond
Pirocorvetta Jroquois al comando del capitano di corvetta Palmer
Supply Macedonian
Supply Union
Supply Plymount agli ordini del tenente di vascello Porter con 90 persone di equipaggio e 4 cannoni.

Ma vanno ricordati anche i quei marinai che, deceduti durante la sosta, vennero poi sepolti nel piccolo cimitero di Panigaglia:

deceduto età data unità navale
George Coolgiboy 18 anni 15/ 4/ 1851 USS Cumberland
Giorgio Coblez 18 anni 15/ 4/ 1851 USS Cumberland
Maurizio Smitiz 21 anni 26/ 4/ 1851 USS Independence
Bronw Emory 19 anni 3/ 5/ 1851 USS Independence
Daniel Cormich 27 anni 4/ 10/ 1851 USS Independence
Giorgio Sangev 55 anni 23/ 6/ 1852 USS Cumberland
Eduardo Pennosa 21 anni 31/ 12/ 1852 USS Cumberland
Michele Kennely 30 anni 30/ 3/ 1853 USS Cumberland
B. Franklin 23 anni 26/ 4/ 1854 USS Independence
Giovanni Knofloch 26 anni  09/ 9/ 1854 USS Saranac
Giovanni May 26 anni 19/ 9/ 1854 USS Saranac
John Kennedy 25 anni 02/10/1854 USS Cumberland
Alfonso Bian 24 anni 02/10/1854  USS Cumberland
Geremia Emerson 55 anni 04/10/1854 USS Cumberland
Davide Cormich 27 anni 5/10/1854 USS Independence
Nicola Whelan 31 anni 9/10/1854 USS Cumberland
Giacomo Randell 25 anni 01/02/1855 USS Levante
James Williams 26 anni  07/02/1855 USS Cumberland
Patrich Mc Laughlin  31 anni 23/03/1855 USS Cumberland

Così finisce la storia che avevamo derubricato nello scaffale del tempo. Una gloriosa storia che ha visto l’impegno di una nazione d’oltre oceano appena nata, e una nazione che stava nascendo cancellando quei confini che gli egoismi avevano scavato, come ferite nella nostra italianità. Di questa storia rimane un segno tangibile fatto di nobile legno di Pitch – Pine. Un segno tangibile che ha resistito, sotto vela, ai poderosi venti di tempesta sopra l’alberatura di una nave della flotta USA, e ha fatto il proprio dovere proteggendo dalle intemperie una centenaria storia di una famiglia di Le Grazie.

L’erbio de Gienchi (L’albero degli Yankee)
Mio nonno, Raffaele Lavagnini, fabbro del paese, dovendo costruire una nuova casa per la sua numerosa famiglia incominciò ad approvvigionarsi dei materiali occorrenti. Ebbe la fortuna di trovare in Panigaglia del legname e un albero di nave lasciato in un magazzino. Confidò delle sue conoscenze presso il comando del Varignano e chiese di acquistare tutto il legname giacente immagazzinato. Gli fu concesso in cambio delle sue prestazioni lavorative… così mio nonno ebbe il suo bell’alberetto di Velaccio per farne la trave di colmo del tetto. Modificò il progetto della casa per poter usare l’albero senza modificarne le dimensioni. Questo ha un significato speciale: “Fatti un’Arca di legno resinoso… ed ecco come dovrai farla” così ordina Dio a Noè, e sembra che una diretta provvidenza divina abbia influito nel dimensionamento della casa di famiglia.

Sono passati 101 anni da quando mio nonno Raffaele installò quell’albero sul tetto della casa Lavagnini, ed ora che il restauro si prefigge di modernizzare quel tetto, il nobile e storico albero ha alcune strade segnate: prendere la via del fuoco; marcire in qualche discarica o diventare il simbolo del gemellaggio con la nostra amata America, che non poco ha influito nel nostro carattere e in qualche parola della nostra lingua. Ad esempio: braccabolo da brake ball ( rompi palle); avasia da “away sea” per allontanarsi verso il mare, grindon (comodino) che assomiglia a un grosso grinder per caffè molto usato dagli americani, oppure Scuna, o Polaccone, o Leudo (barca da carico) da Load (caricare), Dock (Bacino) che a Ria voleva significare un luogo in cui si stava bene. Basta rovistare nel nostro dialetto o nelle nostre tradizioni qualche residuo lessicale salta fuori.

Mario Lavagnini

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE
print
(Visited 492 times, 6 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della traduzione

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro, e la pubblicazione per qualunque utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite la seguente email: infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

19 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
astronomia e astrofisica
Biologia
biologia e ecologia marina
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
marine militari
Marine militari
Materiali
Medicina subacquea
meteorologia e climatologia
Meteorologia e stato del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
scienze marine
Sicurezza marittima
storia
Storia della subacquea
storia della Terra
Storia Navale
subacquea
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share
Translate »