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livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Posidonia oceanica, Mar Mediterraneo, fanerogame
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Oltre alle alghe, in mare troviamo anche piante superiori che derivano da antenati che, evoluti sulla terraferma, sono ritornati successivamente alla vita marina. Queste piante sono chiamate fanerogame e si riproducono mediante fiori e frutti; come le più evolute piante terrestri, esse presentano una struttura radicale, un fusto (che può avere sia uno sviluppo strisciante che verticale) e foglie disposte in ciuffi.
In Mediterraneo si trovano cinque specie di fanerogame marine ma la più importante da un punto di vista ecologico è sicuramente la Posidonia oceanica. Questa pianta costituisce delle praterie che si estendono dalla superficie fino a circa quaranta metri di profondità, sia su fondi sabbiosi che rocciosi. Le praterie rappresentano degli ecosistemi complessi, caratterizzati da elevati tassi di produzione e da un’alta biodiversità. Inoltre, con la loro presenza contribuiscono a stabilizzare i fondali ed a smorzare l’azione delle onde (idrodinamismo) limitando l’erosione costiera.
Le praterie, vere e proprie foreste sottomarine, offrono riparo a molti organismi e creano molti micro habitat che permettono lo svilupparsi di differenti comunità. Organismi animali e vegetali, cosiddetti epifiti, utilizzano per vivere le foglie e i fusti della pianta come substrato; molti invertebrati si spostano lungo le foglie cibandosi degli epifiti e un gran numero di pesci frequenta le praterie in cerca di cibo o di rifugio, specialmente nelle fasi giovanili. Colonie di briozoi sono comunemente presenti sui rizomi della pianta come bivalvi, tunicati, spugne e policheti. Inoltre, diverse specie di ricci (Paracentrotus lividus e Psammechinus spp.), stelle marine e crostacei si spostano tra i rizomi e le foglie. Tipica abitante delle praterie è la nacchera (Pinna nobilis), il mollusco bivalve più grande del Mediterraneo, che a causa del prelievo indiscriminato e di una grave infezione batterica è divenuto ormai raro se non estinto.

Pinna nobilis
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Tra i più comuni pesci delle praterie possiamo ricordare gli sparlotti (Diplodus annularis), le salpe (Sarpa salpa), le tanute (Spondyliosoma cantharus), gli scorfani (Scorpaena notata e Scorpaena scropha), i gronghi (Conger conger) e gli onnipresenti labridi (Labrus merula, L. viridis). Molto più rari ma tipici di questo ambiente sono i pesci ago (Sygnathus typhle) e i cavallucci marini (Hyppocampus spp). Tra i pesci che frequentano le praterie vi sono anche i trigoni (Dasyatis pastinaca) e le aquile di mare (Myliobatis aquila) che non è raro vedere “volare” sopra lo strato fogliare muovendo le larghe pinne pettorali come vere e proprie ali.
Le praterie di Posidonia oceanica mostrano segni di sofferenza in ampie aree del settore nord-occidentale del Mediterraneo a seguito della crescente pressione antropica sull’ambiente costiero. Le principali cause di regressione si possono riassumere a grandi linee in un aumento della torbidità e dell’inquinamento e in una distruzione di origine meccanica. L’immissione di sostanze inquinanti nelle acque costiere causa vari effetti negativi sulle praterie di Posidonia oceanica, tra cui la necrosi dei tessuti dovuta alla presenza di sostanze tossiche, la morte della pianta nelle porzioni più profonde (a causa dell’intorbidamento delle acque) e un’inibizione della fotosintesi da parte delle alghe che si accrescono sulle foglie favorite da una troppo alta concentrazione di sali nutritivi.
Le cause meccaniche comprendono la distruzione diretta di porzioni di prateria; queste cause sono legate soprattutto agli ancoraggi e all’azione delle reti a strascico. Le radure ed i canali che si formano all’interno di una prateria tendono in genere ad allargarsi per l’azione delle correnti marine e del moto ondoso che contribuiscono allo scalzamento dei rizomi. Gli squilibri derivanti al sistema costiero in seguito alla scomparsa delle praterie a Posidonia oceanica sono stati studiati in molte zone del Mediterraneo. Gli effetti diretti possono essere riassunti in un impoverimento quantitativo e qualitativo delle biocenosi del sistema litorale, che si manifesta soprattutto in una diminuzione della produzione primaria e della diversità. Inoltre, la scomparsa delle praterie può favorire il processo di erosione delle spiagge, venendo a mancare una barriera che, in condizioni naturali, riesce ad ammortizzare la forza delle onde.
I giardinieri del mare
Negli ultimi decenni una crescente sensibilizzazione alle problematiche ambientali ha portato alla protezione delle praterie e ad una riduzione dei carichi inquinanti nelle aree costiere.
Nonostante questi importanti provvedimenti, il recupero delle praterie è spesso troppo lento se non addirittura irrilevante. Infatti, le praterie di Posidonia oceanica, anche se caratterizzate da un elevato grado di stabilità, presentano capacità di ripristino molto limitate. Ciò è dovuto al lento ritmo di accrescimento dei rizomi e allo scarso contributo che si ha dalla riproduzione sessuata. È stato calcolato che occorrono circa 3000 anni per permettere la ricolonizzazione di 100 m2 di prateria. Per questi motivi si è valutata la possibilità di favorire i processi naturali di ripristino attraverso progetti di trapianto. Fin dagli anni ’70, in Nord America ed in Australia, sono stati effettuate molte riforestazione dei fondali costieri, utilizzando differenti specie di fanerogame.
In Mediterraneo, i tentativi di trapianto hanno principalmente interessato le praterie di Posidonia oceanica. Sono state sperimentate differenti metodiche per assicurare l’ancoraggio al fondo delle talee per il tempo necessario per permettere lo sviluppo delle radici.

giovane posidonia
.Tra le più efficaci tecniche sono risultate l’utilizzo di griglie metalliche o di tutori, anche se recenti test con tecniche di ingegneria naturalistica hanno evidenziato ottimi risultati. Le sperimentazioni effettuate sinora, pur ottenendo percentuali di sopravvivenza piuttosto variabili, sono servite per mettere a punto tecniche che possono assicurare eccellenti risultati. In pratica oggi si può operare con successo una riforestazione dei fondali.
Queste condizioni si vengono a creare principalmente laddove occorre favorire processi naturali di ricolonizzazione di praterie degradate, mitigare il danno derivato dall’ampliamento dei porti, ottenere il riforestamento di una trincea aperta in occasione di un’escavazione archeologica o per il passaggio di un cavo o di una condotta attraverso la prateria.
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Luigi Piazzi
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è biologo ricercatore presso l’Università degli Studi di Sassari (UNISS) – Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio. E’ docente presso l’International School of Scientific Diving di tecniche per la ricerca subacquea.