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Viaggio nel Mediterraneo

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: biogeografia, mar Mediterraneo, evoluzione
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Iniziamo oggi un viaggio a più tappe nel mare nostrum. Il dottor Luigi Piazzi, ricercatore e docente presso l’Università di Sassari, ci accompagnerà in questa navigazione per scoprirne le sue caratteristiche ma anche i suoi problemi. Da non perdere.

credit NASA – public domain

Il Mediterraneo è stato da sempre il mare più sfruttato dall’Uomo; sulle sue rive sono nate alcune delle più grandi civiltà del pianeta che ne hanno utilizzato con avidità le sue risorse. L’eccessivo sfruttamento delle stesse ha portato negli ultimi decenni del secolo scorso a compromettere in modo preoccupante l’equilibrio che da sempre aveva regolato i rapporti tra l’Uomo ed il grande mare. Oggi una generale presa di coscienza da parte delle popolazioni rivierasche ha condotto ad un differente atteggiamento nei confronti dell’ambiente e sono state intraprese molte azioni per arrestare il degrado e ripristinare, per quanto è possibile, la situazione originale di equilibrio. Esistono leggi nazionali e internazionali che regolano le interazioni umane sull’ambiente e sono stati intrapresi studi su grande scala per monitorare la situazione ecologica dei principali ecosistemi creando molte aree marine protette. Nonostante ciò risanare l’ambiente non è un’impresa facile. Molte aree sono state talmente compromesse da far apparire il degrado irreversibile; molti impatti causati all’ambiente sono difficili da arginare e richiedono interventi a larga scala che per ora non sono stati ancora attuati.

Il Mediterraneo rappresenta un hot spot di biodiversità, cioè un’area caratterizzata da una diversità biologica tra le più alte del pianeta dove vivono moltissimi organismi esclusivi di questo mare. L’alta biodiversità rende i fondali estremamente belli e interessanti sia per lo scienziato che per il turista; gli ambienti mediterranei, laddove hanno mantenuto il loro aspetto naturale, non hanno niente da invidiare ai più blasonati mari tropicali; il problema è che è sempre più difficile trovare aree del Mediterraneo non degradate o sovra sfruttate.
Il Mediterraneo ha quindi urgente bisogno di interventi di gestione che prendano in considerazione l’intera fascia costiera, cioè tutta quella zona che comprende non solo le coste propriamente dette, ma anche un’ampia porzione di mare prospiciente le coste e le  terre emerse interessate dallo stesso bacino idrografico.

Se gli interventi locali sono importanti, questi non possono prescindere dall’attuazione di piani di gestione a larga scala in quanto in natura non esistono compartimenti stagni e si stabiliscono complesse interazioni tra compartimenti marini anche molto distanti tra loro, a volte apparentemente completamente scollegati. Proliferazioni algali possono essere legate all’utilizzo di sostanze fertilizzanti drenate dai corsi d’acqua centinaia di chilometri dal mare. Ad esempio lungo le coste toscane, la scomparsa di ampi tratti di pineta, è stata causata dai tensioattivi trasportati in mare dai fiumi e risospinti dal vento sotto forma di aerosol. Nella protezione dell’ambiente marino è quindi necessario prendere in considerazione le interconnessioni che si creano tra i differenti ecosistemi e prevedere piani di gestione che comprendono azioni ad ampio raggio.

photo credit @andrea mucedola

E’ importante quindi conoscere i principali habitat dell’ambiente marino costiero mediterraneo, la situazione attuale, metterne in evidenza le criticità e le minacce e mostrare le azioni che sono state intraprese per proteggerne la biodiversità e gestirne le risorse. Se vogliamo che la natura che ci circonda si mantenga in tutto il suo splendore occorre che tutti noi ci impegniamo da una parte a conoscerla, perché senza la conoscenza è difficile comprenderne le problematiche, e dall’altra a rispettarla con azioni anche apparentemente insignificanti ma che possono risultare fondamentali per il mantenimento della biodiversità. Iniziamo ora il nostro viaggio dalle caratteristiche ecologiche e biogeografiche del Mediterraneo.

Aspetti biogeografici
Con il termine “biogeografia” viene indicata la disciplina che studia la distribuzione geografica degli animali e delle piante, indagando sulle origini di tale distribuzione. Nel Mediterraneo si trovano principalmente organismi di origine atlantica, dal momento che il nostro mare è, di fatto, un grande bacino collegato all’oceano attraverso lo stretto di Gibilterra. Rispetto all’oceano, però, il Mar Mediterraneo presenta molte peculiarità la cui origine va ricercata nelle vicissitudini geologiche che hanno portato alla sua formazione. Tra le molte specie atlantiche possiamo trovare organismi ad affinità fredda, caratteristici delle coste del nord Europa e penetrati nel mar Mediterraneo durante le ere glaciali, ed organismi ad affinità calda, tipici delle coste africane ed arrivati durante i periodi interglaciali. Gli uni e gli altri sono in massima parte scomparsi rimanendo segregati in aree del bacino con particolari caratteristiche di temperatura delle acque.

Molti animali e vegetali atlantici, una volta isolati dalle popolazioni di origine e sottoposti a nuove condizioni ambientali, si sono evoluti in nuove specie, andando a costituire degli endemismi cioè specie esclusive del bacino. Alcuni di essi non ebbero però origine atlantica, ma derivarono direttamente dalla fauna e dalla flora originaria del paleoceano Tetide, da cui è derivato il Mediterraneo che subì nelle epoche drammatiche vicissitudini geologiche tra le quali anche un quasi completo disseccamento.

 

Il paleoendemismo mediterraneo più conosciuto è una fanerogama marina, la Posidonia oceanica. Nella seconda metà del XX secolo, il Mediterraneo si è arricchito anche di specie di origine indopacifica, che penetrarono in parte attraverso il Canale di Suez, ma soprattutto furono introdotte dall’Uomo sia volontariamente, per scopi di allevamento e pesca, sia in maniera non volontaria, arrivando nel Mediterraneo attaccate alle chiglie di imbarcazioni, nelle acque di zavorra delle navi o associate a detriti galleggianti ed altre specie importate.

photo credit @andrea mucedola

Gradienti mediterranei
Possiamo oggi riconoscere in Mediterraneo due principali gradienti: il primo (orizzontale) che vede una preponderanza di specie atlantiche nel settore occidentale e di tipiche mediterranee in quello orientale, il secondo (verticale) che mostra specie ad affinità fredda distribuite soprattutto nelle aree più settentrionali e specie ad affinità calda in quelle meridionali. Questo schema di massima è poi modificato sia da situazioni locali particolari e da una continua evoluzione negli areali degli organismi, sia dall’arrivo casuale delle specie introdotte.

La Toscana, la Corsica e la Sardegna da un punto di vista biogeografico possono essere inserite nella provincia calda del Mediterraneo centrale, comprendente fra l’altro le Baleari. Tale zona, posta al centro del bacino occidentale del Mediterraneo, è caratterizzata dalla presenza di molte specie termofile, ovvero ad affinità calda. Le specie di origine atlantica sono preponderanti, ma appaiono ben rappresentate anche le specie tipicamente mediterranee, con percentuali da considerare alte nella regione geografica considerata. Nella nostra prossima tappa affronteremo la suddivisione degli organismi marini e scopriremo come questi si distribuiscono nelle profondità.

Luigi Piazzi

 

 

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