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Brown waters Black berets, le operazioni anfibie lungo il Delta del Mekong

livello elementare

 

ARGOMENTO: STORIA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: VIETNAM
parole chiave: Vietnam, Mekong, Riverine operations, Vietcong, Brown soldiers
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Delta del Mekong, primi reparti UDT impiegati per bonificare contro gli ordigni dei Vietcong

Brown soldier, nell’inferno del Mekong
Ne abbiamo avuto un assaggio nel film Apocalipse Now; tra anse dei fiumi contorti circondati da giungle impenetrabili, fu condotta una guerra sporca, senza quartiere ne regole per il controllo delle vie navigabili interne del Delta del Mekong, centro strategico del Vietnam del Sud. I protagonisti furono uomini e donne inviati a combattere in un ambiente ostile dove nulla era come sembrava, i brown soldier.

La guerra del Vietnam interessò una superficie di oltre 15000 miglia quadrate e quasi otto milioni di abitanti. Rapportato alla superficie del Vietnam del Sud, il Delta costituiva quasi un quarto del territorio e deteneva circa la metà della popolazione, per lo più contadini e pescatori. Molti vivevano lungo i fiumi, rubando alla giungla piccole aree aperte dove costruivano i loro villaggi.

Il Delta è una pianura alluvionale pianeggiante creata dal fiume Mekong e dai suoi numerosi affluenti. Di fatto esisteva all’epoca solo una strada asfaltata, l’autostrada 4, che attraversava il Delta a sud di Saigon. I trasporti avvenivano soprattutto via fiume, lungo le oltre 1.500 miglia di corsi d’acqua navigabili naturali, interconnessi da altre 2.500 miglia di canali artificiali di varia larghezza, profondità e condizione. Una rete fluviale complessa che favoriva i movimenti occulti dei Viet Cong lungo le rive, consentendo al minimo allarme di nascondersi nella folta giungla, tra sabbie mobili e serpenti tutt’altro che rassicuranti.

Durante l’ultima guerra in Viet Nam il Delta era diventato una delle principali roccaforti dei Viet Cong (VC). A metà del 1966 nell’area erano arroccati circa 28 battaglioni di VC e 69 compagnie separate, per un totale di circa 82.500 soldati che operavano contro il Vietnam del Sud con lo scopo di interrompere il flusso di riso necessario per la loro sopravvivenza. Tre divisioni dell’Esercito della Repubblica del Vietnam (ARVN’s), ovvero la Settima, la Nona e la Ventunesima, erano basate nel Delta insieme a sei gruppi di assalto fluviale ed undici gruppi costieri nelle acque adiacenti.

I gruppi di assalto fluviali del Sud Vietnam erano stati costituiti secondo il modello dei Dinassauts francesi impiegati nella Guerra dell’Indocina. I Francesi, dall’inizio della campagna contro i Viet Minh, organizzarono delle unità fluviali utilizzando degli ex mezzi da sbarco statunitensi (ideali per tali corsi d’acqua poco profondi) e unità di piccole dimensioni prodotte localmente. Vi imbarcarono reparti misti esercito e marina inquadrati nelle “Divisions navales d’assaut“, solitamente abbreviate in “Dinassaut“. Una parte sanguinosa e poco conosciuta di una guerra dimenticata rispetto a quella combattuta in seguito dagli Americani. Queste forze fluviali francesi svilupparono tattiche di combattimento per la guerra nei fiumi adatte a quell’ambiente , tattiche che vennero poi mutuate dagli Americani.

I militari americani entrarono per la prima volta nel Delta del Mekong nel 1957, quando i consulenti della marina statunitense sostituirono i loro omologhi francesi. Nel 1966 la tredicesima Brigata Aviazione militare dell’esercito americano fornì supporto all’ARVN. La Marina statunitense aveva due task force che operavano nelle acque del Delta del Mekong; la Task Force (TF) 115, con l’Operation MARKET TIME, aveva il compito di pattugliare le aree costiere per prevenire l’infiltrazione di VC ed il rifornimento dal mare. La TF 116, Operation GAME WARDEN, combatteva lungo i fiumi effettuando pattugliamenti continui degli stessi.

Operando con uno squadrone di attacco di elicotteri della Marina degli Stati Uniti, squadre SEAL e una divisione di dragaggio fluviale, la River Patrol Force, condusse pattuglie di ricognizione, operazioni di salvataggio, imboscate di giorno e di notte e incursioni hit-and-run contro i Viet Cong. Le perdite furono altissime da entrambe le parti.

La creazione di una forza fluviale della Marina per il Delta del Mekong derivò da uno studio del marzo 1966 del Military Assistance Command, Vietnam (MACV), chiamato Delta Mobile Afloat Force Concept and Requirements. In pratica le missioni tipiche di questo Comando congiunto Esercito e Marina consistevano nell’assicurare le linee di comunicazione fluviali dagli attacchi dei Viet Cong, conducendo operazioni offensive contro le forze nemiche per isolare le aree chiave di produzione alimentare dei VC ed interdire i loro percorsi di approvvigionamento.

Lo studio del MACV prevedeva la creazione di piccole basi lungo i corsi d’acqua, libere da mine e avamposti nemici, per ospitare le unità della struttura di supporto della forza e i depositi di equipaggiamento. Nel giugno del 1966 il generale William Westmoreland scelse personalmente un sito vicino a My Tho per impiantare una nuova base che fu battezzata Dong Tam. Il concetto originale prevedeva una forza composta da due gruppi di assalto fluviale (in seguito chiamati squadroni d’assalto fluviali), supportati da cinque navi caserma.

Sebbene il piano fosse approvato dal Dipartimento della Difesa il 5 luglio 1966, il Segretario alla Difesa Robert McNamara decise di ridurne il numero a due, di fatto riducendo la capacità abitativa a solo un battaglione dei tre costituenti la brigata originale. La Marina americana vi trasportò quindi una chiatta abitativa che però non era in grado di muoversi autonomamente e necessitava di essere trainata. In pratica, inizialmente la forza poté contare solo su due battaglioni di manovra mentre il terzo era accasermato nella base di Dong Tam.

Inizio delle operazioni
I primi elementi arrivarono in Vietnam il 16 dicembre 1966. Inizialmente le brigate della 1a e 3a divisione operarono da Bearcat, appena a sud di Saigon, e a nord del delta del Mekong, nella III zona tattica del corpo, mentre la 2a brigata operava da Dong Tam. La componente US Navy della MRF era la River Assault Flotilla I, conosciuta anche come Riverine Assault Force e TF 117 composta dagli squadroni del 9° e 11° River Assault, che erano ulteriormente organizzato in divisioni di assalto fluviali. Uno squadrone d’assalto fluviale poteva trasportare un battaglione mentre una divisione d’assalto fluviale poteva portare una compagnia.

Quando la MRF venne sciolta, la TF 117 era formata da quattro squadroni d’assalto fluviali, con l’aggiunta degli squadroni del 13° e del 15° River Assault. Uno squadrone d’assalto fluviale di quattrocento uomini consisteva in un massimo di tre barche comando e controllo (CCB), ventisei navi corazzate truppe (ATC), sedici motovedette di assalto, una rifornitrice e cinque monitori.

Monitori,  quelle strane piccole cannoniere fluviali
I primi monitori e le CCB erano molto simili nella costruzione. La differenza principale era il pozzo di mortaio da 81 mm a poppa della torretta da 40 mm sul monitore invece di un riparo per le comunicazioni radio (al posto del pozzetto con il mortaio) sul CCB.

Inizialmente, due dei monitori furono convertiti sostituendo il mortaio con due lanciafiamme M10-8 (che gli avvalsero il nome di Zippo, come il celebre accendino). Successivamente, tutti i monitori furono convertiti in barche Zippo (visto la loro capacità di dare rapidamente fuoco a porzioni di giungla e permettere ai soldati di scendere a terra con maggiore sicurezza) e gli fu sostituita la torretta anteriore con due mitragliatrici pesanti M10-8. La forza fluviale comprendeva anche una squadra di supporto per i subacquei, un team di demolitori ordigni esplosivi ed un gruppo di ricognizione fluviale. I sommozzatori avevano lo scopo di bonificare le mine rilasciate dai Viet Cong prima che arrivassero contro le unità fluviali. In seguito, con l’acquisizione di maggiore esperienza, vennero migliorate le attrezzature di bordo, le corazzature e le procedure operative. Applicando le necessità della guerra terrestre furono montate sulle chiatte motorizzate le armi in dotazione all’artiglieria della brigata: ogni chiatta poteva così trasportare due obici da 105 mm che consentivano di colpire obiettivi a maggiore distanza. Dovendo sparare da ferme (non erano cannoni navali), le chiatte dovevano essere arenate sulle sponde del fiume per poter assicurare il supporto diretto di fuoco alle unità di terra una volta che erano sbarcate. Altre importanti innovazioni includevano la costruzione di minuscole piattaforme per l’atterraggio degli  elicotteri.

Problemi di Comando e Controllo
L’MRF non era una task force congiunta diretta da un solo comandante. La Direttiva sulla pianificazione del MACV 12-66 del 10 dicembre 1966 prevedeva il coordinamento tra le unità dell’esercito e della marina coinvolte, con la marina che forniva uno stretto sostegno all’esercito. Di fatto la determinazione della missione e dell’area di operazione della MRF era una costante fonte di attrito tra i comandanti delle forze armate coinvolte (esercito, marina e aeronautica). In pratica, l’obiettivo e l’area di operazione erano selezionate dal comandante della 2a brigata o da un comandante dell’esercito di livello superiore.

I comandanti della seconda brigata e della TF 117 concordavano in seguito i tempi e l’organizzazione delle attività della missione. A quel punto uno staff di pianificazione congiunto sviluppava i dettagli dell’assalto, per terra e lungo il fiume. Facile a dirsi ma molto più complesso da realizzare di quanto si possa pensare. Alla fine il piano operativo era comunicato ai due Comandanti, di solito a bordo dell’ammiraglia della MRF, la nave da sbarco Benewah.

team operativo misto di Seal della US Navy e soldati del Vietnam del Sud

Concetto Operativo
Le operazioni della MRF consistevano in attacchi aerei, terrestri coordinati, sostenuti da forze aeree e navali. Una volta che la forza entrava in contatto con i VC, i comandanti si muovevano rapidamente per tagliare le possibili vie di fuga, spostando le unità in posizioni di blocco sui fianchi VC e sul retro.

Dopo che il fuoco dell’artiglieria e gli attacchi con elicotteri e aerei da combattimento erano stati diretti sulle posizioni VC, le truppe di terra ripulivano l’area. Durante il primo anno di attività della MRF, queste tattiche si rivelarono molto efficaci ma, nel tempo, i Viet Cong incominciarono ad impiegare ordigni improvvisati, rilasciati nei fiumi con congegni di scoppio a comando,  effettuando imboscate sempre più frequenti dalle rive.

brown soldier, Vietnam Delta del Mekong

La guerra dei brown soldier
Quando l’MRF era ancorata, le minacce più critiche provenivano dalle mine galleggianti, portate dai sabotatori che si avvicinavano a nuoto o con imbarcazioni per effettuare degli  attacchi suicidi. Inoltre, operare in un ambiente fluviale presentava problematiche nuove per i combattenti. L’acqua salata del Delta del Mekong causò problemi di manutenzione delle strutture di bordo, spesso corrodendo anche le chiesuole delle armi. Le operazioni di attacco dovevano essere pianificate considerando maree, variazioni delle profondità dei corsi d’acqua, ostruzioni naturali e occasionali (riportate dall’intelligence) nonché gli spazi idonei per lo sbarco. La presenza di sabbie mobili e zone con presenze di fanghi molli dovevano essere ovviamente evitate. Il terreno bagnato e paludoso causava problemi anche ai piedi dei poveri soldati, ribattezzati brown soldiers, che indossavano scarponi anfibi non propriamente stagni. Non a caso i soldati non indossavano quasi mai i calzini. Una volta entrati in acqua, il che era inevitabile, i soldati si sarebbero bagnati i piedi ed i calzini bagnati negli stivali li avrebbero tenuti umidi ancora più a lungo, anche  dopo essere usciti dall’acqua, con conseguenti problemi igienici.

Un altro fattore limitante era lo sbarco sulle rive. I soldati non erano addestrati a muoversi su una spiaggia, nessuno aveva ricevuto un addestramento anfibio. L’onnipresente sedimento molle li faceva affondare per pochi attimi, imprigionandoli e rendendoli facili bersagli per gli AK 47 del nemico. Inoltre, i nuovi fucili M16 in dotazione si dimostrarono poco efficaci e si inceppavano facilmente a fronte dei vecchi ma più efficaci Kalashnikov russi.

Lessons Learnt
Queste lezioni apprese divennero parte della dottrina moderna di combattimento in ambienti asimmetrici dove la minaccia da parte di due o più soggetti, qualitativamente e quantitativamente inferiori, contro forze militari richiede strategie e tattiche di guerra non convenzionali. In quelle situazioni  i combattenti “più deboli” cercano di usare strategie basate sulla sorpresa ed il sabotaggio. Era il caso dei VietCong che, pur avendo un potenziale bellico minore, sfruttavano l’ambiente particolare del Delta in maniera più efficace delle spesso impacciate forze regolari statunitensi.

Operare lungo un fiume, in cui ogni ansa poteva nascondere una minaccia nuova, aveva un effetto psicologico non trascurabile per le forze americane; un fattore che portò i pianificatori a mettere in discussione continuamente le loro tattiche tra successi effimeri e tragici errori. Di fatto, anche se con gravi perdite a livello tattico e operativo, la MRF fu un successo militare, permettendo per molto tempo il controllo del Delta settentrionale del Mekong e riaprendo la Highway 4 per la prima volta dal 1965.  Il successo dell’Operazione liberò il flusso commerciale di riso nel Delta dando un breve respiro alle popolazioni locali.

Curiosità
Una domanda che non trovò mai risposta fu il perché il Corpo dei Marine degli Stati Uniti, organizzato e addestrato per le missioni di guerra anfibia fu schierato dal Pentagono nel nord montuoso del Paese mentre una brigata dell’esercito americano fu assegnata in una missione anfibia in un compito non congegnale, tipico del Corpo dei Marine.

Per approfondire:

       

 

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