Storia dell’evoluzione della vela di Maria De Filippo

maria de filippo

18 Novembre 2017
21 May 2026. Louis Vuitton 38th America's Cup - Preliminary Regatta Sardinia. Official Practice Race.
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: VELA
PERIODO: SECOLI
AREA: DIDATTICA
parole chiave: vela

La vela, oggi una filosofia di vita per chi la pratica, costituisce uno dei più antichi sistemi di propulsione noti ed utilizzati dall’Uomo, la cui introduzione può essere considerata  l’evento più importante nel corso della storia dell’arte marinaresca e la cui comprensione non può esimersi dallo studio della sua evoluzione nel tempo.

Nave_egizia_in_legno_2800_aC

Nave egizia in legno del 2800 a.C. da profili_di_navi_dell’antichità (mitidelmare.it)

Far arrivare quaranta navi cariche di tronchi di cedro”: così uno scriba egizio nel 2600 a.C., riportando un ordine del faraone Snefru, testimoniava quanta importanza avesse già in quel tempo remoto il sistema di navigazione a vela, così perfezionato ed efficiente da poter armare una flotta di quaranta navi per un viaggio sino ai porti del Libano, laddove era diffuso il cedro. Le imbarcazioni che per secoli hanno dominato tutto il Mediterraneo, dall’Egitto alla Fenicia, dalla Grecia all’impero romano, per esplorare, commerciare e dominare le rotte dei mari, furono quelle a “vele quadre” che venivano armate su pennoni orizzontali, cioè lunghe aste perpendicolari all’asse longitudinale della nave.

Questo tipo di velatura, che divenne simbolo ed essenza intramontabile del veliero, forniva una buona spinta con vento portante ma non permetteva in alcun modo di risalirlo, tanto da rendere spesso necessario l’ausilio dei rematori. Basti pensare che erano “caracche” a vele quadre, quelle usate nelle spedizioni di Vasco de Gama, Amerigo Vespucci e Ferdinando Magellano.

Così gli antichi navigatori, sentendo la necessità di disporre di una vela che si prestasse a sfruttare anche i venti provenienti dai settori prodieri, inventarono “la vela latina”, il cui nome, secondo la corrente di pensiero più diffusa, non indicava la provenienza dai lidi romani, ma piuttosto la forma “trina”, cioè triangolare.

la caracca NAO Victoria la caracca Nao Victoria (95).JPG – Wikimedia Commons

All’interno del Mediterraneo la vela latina continuò a mantenere una certa supremazia nel naviglio mercantile minore, nella pesca e soprattutto nella pirateria. Era la fine del 1400 quando i predoni barbareschi, protetti e spesso sovvenzionati dall’impero ottomano di Costantinopoli, navigavano sugli agili “sciabecchi”, scafi lunghi e sottili armati con tre grandi vele latine e dotati di remi, adatti alle loro azioni piratesche. Successive evoluzioni tecniche nel settore nautico portarono allo sviluppo della vela aurica, la cui tela trapezoidale, che per la prima volta si stendeva a poppa degli alberi, era tesa nella parte superiore su un pennone detto picco e nella parte inferiore su un’asta orizzontale parallela al ponte, detta boma.

Acquerello e matita su carta della goletta (schooner) Wanata da Wanata schooner.png – Wikimedia Commons

Eccetto che nei velieri “schooner”, anche queste vele furono progressivamente rimpiazzate dalla moderna “vela Marconi” o “bermudiana”,  il cui taglio longitudinale rappresenta una evoluzione della vela latina, esportata dai coloni olandesi durante i loro viaggi di conquista. Fu proprio un bermudiano di origini olandesi che, nel  XVII secolo, costruì le prime barche con questa velatura. Il termine Marconi fu successivamente coniato per omaggiarne la somiglianza con l’antenna della radio senza fili.

Uno sloop bermuda della Royal Navy, che entrava in porto nelle Indie Occidentali. A partire dagli anni 1790, la marina britannica acquistò un gran numero di queste navi bermudiane, alcune ordinate direttamente da costruttori locali, altre acquistate dal commercio. L’esempio più degno di nota fu la HMS Pickle, che portò a casa la notizia della vittoria britannica nella battaglia di Trafalgar. Le navi bermudiane, che potevano avere da uno a tre alberi, furono inizialmente impiegate per contrastare la minaccia dei corsari francesi nelle acque occidentali, diventando poi le navi di consulenza standard della flotta – porta comunicazioni e trasporti veloci di materiali o persone vitali. Venivano anche impiegati per ricognizioni, caccia a contrabbandieri di schiavi e per altri usi. La nave mostrata potrebbe essere il più antico esempio documentato di una goletta con velatura triangolare Bermuda su una nave a più alberi, anche se l’attrezzatura era già stata utilizzata precedentemente nelle Bermuda – Autore John LynnRoyal Navy – Bermuda Sloop2.jpeg – Wikimedia Commons

Grazie all’uso di questa vela longitudinale, i vascelli leggeri costruiti in legno di cedro bermudiano erano largamente apprezzati per la loro agilità e velocità, specialmente nelle andature di bolina utile a commerciare tra le isole dell’arcipelago disposte lungo la direzione dei venti principali. Quando alle Bermuda si sviluppò un’economia marittima, questa conformazione velica si diffuse sui grandi vascelli oceanici, che presero il nome di “sloop Bermuda”.

Mayflower_America's cup 1886_sloop bermudiano1

Da quelle lontane isole questa vela è arrivata fino ai giorni nostri con una particolare conformazione, che si è evoluta nel tempo: si tratta di una vela triangolare posta a poppa dell’albero e presenta un angolo di penna fissata alla parte superiore dell’albero stesso con la caduta prodiera normalmente inferita lungo tutto l’albero; alla base si trova l’angolo di mura, mentre quello di scotta è fissato all’estremità del boma.

a alto foto d’epoca del Mayflower, America’s cup, uno splendido sloop bermudiano in seguito trasformato in una goletta interamente costruito in legno di quercia e pino duro – JSJmayflower.jpg – Wikimedia Commons

Molti anni sono passati e dal mondo del diporto a quello delle regate, le innovazioni tecnologiche nei tessuti e nella forma dell’attrezzatura velica hanno reso le attuali imbarcazioni incredibilmente performanti e nelle competizioni più estreme, come quelle partecipanti alle regate dell’America’s cup, capaci di toccare velocità di 40 nodi con vele rigide come ali. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

Maria De Filippo 

in anteprima un’imbarcazione dall’America Cup 2026 regata di Cagliari – da Arbiter gentile concessione Franz Botrè

mPer contattare Maria De Filippo e condividere l’emozione della navigazione a vela alla scoperta della natura:
email: mariadefilippo@ymail  magiesailing@gmail.com
Tel./ phone : 0039/3391961638

Pagina facebook: https://www.facebook.com/magiesailing/

 

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