ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: II MILLENNIO a.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Sardegna nuragica .
2.4 Le colombelle sull’anello di sospensione
Diversamente vanno interpretate le colombelle che spesso ornano la sommità dell’anello di sospensione. Esistono sostanzialmente due linee d’interpretazione: una fa capo al Lamarmora 101 che considera le colombelle animali esclusivamente e variamente simbolici; l’altra, del Crespi 102, che legge nei volatili anche un significato funzionale e pratico, allude alla avventurosa scoperta della terra, mediante la direzione segnata dal passaggio delle emigrazioni di certi volatili. La tesi ricorda come non si può escludere che le colombelle rappresentate avessero più che funzione rituale un valore pratico, “per il loro sapersi dirigere, se liberate, verso casa e che i marinai di legni a vela usavano talvolta liberare le colombe quali vivi, anche se muti e romantici, messaggi di favorevoli navigazioni”. Il navigante, fuori dalla vista della terra, faceva uso di uccelli che liberava da una gabbia e seguiva nel loro volo per raggiungere l’approdo. Questo metodo, noto nel viaggio degli Argonauti (Apollodoro), è lo stesso raffigurato su di un sigillo babilonese 103, seguito da UtNapitshstim (il Noè babilonese) nella leggenda del diluvio, e dai suoi successori biblici. La tesi trova ulteriore conferma nelle navicelle sarde dove la colombella si trova in cima all’anello di sospensione, quasi sempre, salvo nei manufatti 104 n° 15 (da Nuragus, Tav. XX) e n° 40 (da Gravisca, Tav. XXXVII), correlata alla presenza dell’albero o del semialbero.

2.5 Altre raffigurazioni animali
Anche altri animali, oltre le colombelle e quelli raffigurati nelle protomi, sono presenti su alcune navicelle sarde. Nella n° 43 (da Nuoro) appare una scimmia 105, nella n° 2 (da Abbasanta, Tav. VIII) Lilliu 106 pensa di riconoscere un topo o un ranocchio, nella n° 31 (da Bultei, Tav. XXXII) 107 la battagliola è ornata da due cani, nella n° 64 108 (navicella del Duce da Vetulonia, Tav. L). Lilliu descrive due anatrelle, un riccio, alcuni cani, un suino, un torello con le corna giovani, una pecora e un animale sdraiato e disteso per lungo sull’orlo.

Il Lilliu 109 ritiene “la navicella da Vetulonia, come le analoghe, un esempio di battello da trasporto di lunga navigazione per la forma e le dimensioni, ma non certamente per l’ornato plastico, che non ha relazione alcuna con animali trasportati per mare. A quale scopo caricare cani e cinghiali?”.110
Tuttavia lo scopo c’è: i cani sono animali da caccia e per la difesa personale, mentre i cinghiali erano preziosi per la carne e il grasso. I cinghiali possono essere addomesticati se catturati da piccoli e perciò potevano diventare una merce. Inoltre, i denti e le zanne erano ottimi talismani per la loro forma lunata.

2.6 Altri elementi dello scafo
Altre strutture presenti in coperta su alcune navicelle di età nuragica sono infine barrette bronzee, cosiddette di rinforzo. Il Crespi 111 elabora l’ipotesi che le lunghe barrette raffigurino due remi ovvero un albero a doppia antenna, temporaneamente smontato come d’uso sulle navi antiche. Vi sono inoltre le protomi prodiere: tutte le navicelle oggi conosciute, qualunque sia la foggia dello scafo, mostrano traccia di un prolungamento della prora ornato da una protome animale che riproduce in modi diversi il toro (o il bue), il cervo (o il daino), l’ariete (o il muflone). Il toro è la figura predominante. Molto varia è poi la tipologia delle corna, nelle quali gli artigiani si sono sbizzarriti, per Lilliu, “nell’inventare forme, posizioni, movimenti vari, per lo più naturali rendendole col modellato per lo più robusto ma non pesante e di solito elegante nelle linee bellamente ricurve” 112. Anche la lunghezza e l’orientamento del collo presentano una ricchissima casistica, variando da inclinazioni perfettamente orizzontali ad altre esattamente verticali. Non è da escludere l’ipotesi che la protome, saldata per ultima alla prua, fosse poi modificata nell’orientamento, deformandone il collo, per bilanciare in modo micrometrico la navicella.

Dal punto di vista nautico le protomi delle navicelle sarde, di generose dimensioni, paiono nella maggior parte dei casi inadatte alla navigazione. Nel maggior numero dei casi le protomi erano fuse a parte e solo in un secondo momento saldate alla prora, con tecniche diverse. Si possono riconoscere le tecniche d’unione “a manicotto”, più diffuse sulle barche del tipo V, e le tecniche a “piastra saldata”, più comuni sugli scafi ellittici. Nella tecnica a manicotto la protome è innestata tramite un bottone o spinotto in un corrispondente alloggiamento. Nella tecnica a piastra saldata la protome presenta all’estremità inferiore del collo una flangia triangolare che è adattata, saldandola, alla prora dello scafo, formando in tal modo una sorta di gavone.
2.7 Gli apparati di sospensione
Tutte le barchette nuragiche possono essere utilizzate, oltre che posate su un piano, anche in posizione sospesa. Ciò grazie ad appositi apparati di sospensione i quali, seppure di differenti fogge, presentano tutti sulla cima un anello verticale, forse il simbolo del sole, e sono calibrati in modo da consentire il perfetto equilibrio dell’oggetto, che nel supposto uso come lucerna doveva essere tale da evitare ogni perdita di liquido combustibile. La tipologia degli apparati di sospensione può essere ordinata secondo tre classi ben distinte: a ponte, ad albero impostato sul fondo, mista. Al culmine è situato un anello, talvolta aperto sulla sommità, altre volte saldato o chiuso in cima da una colombella, forse simbolo della luna. È possibile che all’anello fosse collegata una corda o una catenella del tipo “a otto”, ben noto ai fonditori di età nuragica. 113 La sezione piatta delle maglie sembra bene adattarsi agli anelli aperti nei quali l’ultima maglia della catena poteva facilmente essere introdotta di traverso per poi reggere senza difficoltà, quando raddrizzata, l’oggetto.
L’uso di funi o catenelle sembra tuttavia impedito, in alcune navicelle, dalla presenza della colombella che sovrasta l’anello. Ci pare allora più verosimile ipotizzare che la navicella venisse sospesa inserendo l’anello in un piolo fissato alla parete in posizione orizzontale 114. In questo modo la colombella, lungi dal rappresentare un ostacolo, sarebbe anzi servita da appiglio per sfilare più comodamente la navicella dal suo sostegno. Al di là delle evidenti funzioni che il manico a ponte riveste nell’oggetto lucerna, resterebbe da chiedersi fino a che punto la sua foggia possa aver tratto ispirazione da strutture similari eventualmente presenti su un ipotetico modello reale.
Strutture centinate simili nella forma sono visibili su barche egizie dell’Antico Impero e possono essere ritrovate nei cerchi a botte delle imbarcazioni tradizionali del lago di Como. Un preciso richiamo a queste strutture, la cui funzione era quella di offrire, ricoperta con pelli o tessuti, un estemporaneo riparo dalle intemperie, uno spazio per il pernottamento. Una protezione alle merci più delicate si può leggere anche nella costruzione centinata a graticcio, forse una cabina, che è presente nella n° 53 (Sardegna).
In luogo della più diffusa sospensione a ponte, sette navicelle presentano un albero saldato al fondo, simbolo del nuraghe, e terminante con una sorta di capitello, in cima al quale è impostato l’anello, che in questo tipo di barche è sempre sormontato da una colombella che guarda verso poppa.
Altre dodici barchette adottano invece un sistema misto, in virtù del quale un albero più piccolo è fuso in un sol pezzo sulla sommità di un manico del tipo a doppio ponte. Tanto la sospensione ad albero che quella a semialbero sono caratteristiche esclusive delle barchette a scafo ellittico di tipo E ed EV, e mancano del tutto negli scafi cuoriformi C e in quelli del tipo V. L’albero delle barchette nuragiche, basso e tozzo, pare inadatto ad accogliere un gioco velico. È tuttavia possibile che alberi di tal fatta non fossero destinati ad accogliere vele, ma avessero in realtà il compito di sostenere, come nella hippos fenicia, una coffa di avvistamento da leggersi nel disegno a capitello della parte terminale della struttura. Questi capitelli sono sorprendentemente simili ai ballatoi delle torri nuragiche così come raffigurate nei modellini classificati da Lilliu con Sc. 268 e 269 (da Ittireddu e Olmedo), tanto da far ritenere non improponibile l’ipotesi che alcuni alberi volessero in qualche modo significare, quasi come una sorta di “insegna nazionale”, la struttura a torre dell’edificio più rappresentativo della civiltà nuragica.
Pierluigi Montalbano .
estratto dal saggio Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche
Capitolo II Forma, funzione e diffusione delle navicelle bronzee nuragiche non tutte le immagini sono tratte dal saggio in anteprima navicella nuragica, dalla tomba del duce a poggio al bello, Vetulonia, conservata al Museo archeologico nazionale (Firenze) Navicella nuragica, dalla tomba del duce a poggio al bello, Vetulonia, 650-625 ac. ca. 03.jpg – Wikimedia Commons
Note
101. Lamarmora 1840, p. 264: la colomba è un “animale sacro dedicato a Venere”.
102. Crespi 1884, p. 14.
103. Barnett 1958, p. 230.
104. Sono la scultura n° 15 da Nuragus, con manico a doppio ponte e colombelle sull’anello e sui bordi, e la n° 40, da Gravisca, con manico sempre a doppio ponte. Di una terza navicella, la NN 107 da Ossi, ricordata dallo Spano, non esiste un’illustrazione dalla quale poter rilevare se la colombella e l’anello posassero su un manico a doppio ponte, oppure su un semialbero impostato su doppio ponte
105. Lilliu 1982, p. 212.
106. Lilliu 1966, p. 387.
107. Lilliu 1966, p. 402.
108. Lilliu 1966, pp. 429 e segg.
109. Lilliu 1966.
110. Lilliu 1966, p. 433.
111. Crespi 1884, p. 14: “dall’archetto di sostegno fin sull’estremità delle corna, posavano simmetricamente, in senso obliquo, due aste quasi cilindriche che si potrebbero prendere per due antenne in disarmo o due remi.
112.Lilliu 1966, p. 22.
113. Lo Schiavo 1980, tav. XLVII, fig. 3.
114. Una soluzione simile a quella utilizzata per sospendere il bronzo L 246, che raffigura una colomba in volo appesa per un
anello ad una sorta di un gancio ritorto.
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