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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: II MILLENNIO a.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Sardegna nuragica
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2.2 Orli e listelli in rilievo sulle mura
Lo scafo delle navicelle nuragiche, di disegno lineare e di norma austero nella decorazione, presenta talvolta sulle fiancate uno o più ordini di rilievi che, a differenti altezze, corrono lungo tutto il perimetro dell’imbarcazione. Gli scafi di tipo V possiedono sempre almeno due cordonature; una superiore, solitamente situata poco sotto il bordo; un’altra inferiore, sempre in corrispondenza dell’intersecarsi del fondo con le bande. Una terza cordonatura è talvolta interposta equidistante tra le prime due.

Sappiamo per certo 94 che la cantieristica antica faceva largo uso di funi e gomene nella costruzione degli scafi. Non solo nella legatura delle stuoie di papiro, come documentato nei numerosi dipinti egizi dell’Antico Impero, ma anche nella costruzione di scafi in legno, utilizzandole con precise funzioni strutturali. Questa cima era destinata a contrastare le forze che, qualora la nave si fosse trovata in dorso d’onda, avrebbero altrimenti spezzato in due o più parti lo scafo. La struttura doveva probabilmente essere completata da una seconda cima, tesa di sotto alla chiglia, allo scopo di conferire uguale resistenza alle opposte sollecitazioni alle quali la nave era invece soggetta durante la navigazione in caso d’onda. Poco sotto il bordo, ancora oggi è d’uso che le piccole imbarcazioni applichino un listello di legno, con funzione di paracolpi (detto bottazzo), situato in tale posizione per sfruttare la maggiore resistenza che ha lo scafo in corrispondenza dell’intersezione tra le mura e le pontature di coperta. Questo listello è talvolta sostituito da una grossa gomena, come d’uso ancor oggi, che con il medesimo scopo corre lungo tutto il perimetro dell’imbarcazione. L’ipotesi che i rilievi a listello (e la funicella), presenti poco sotto il bordo delle navicelle nuragiche con scafo di tipo V, siano un elemento strutturale e non decorativo della costruzione, sarebbe accettabile se tali navicelle fossero il modello di imbarcazioni di modeste dimensioni adibite a compiti di traghettamento, con la conseguente necessità di proteggere lo scafo dai frequenti piccoli urti durante le operazioni di accosto, di abbordo, di approdo.
Se così fosse sarebbe possibile, a partire dalla presumibile dimensione delle gomene e dal posizionamento dei parabordi, trarre una precisa indicazione di scala che ci consentirebbe di stimare intorno ai 7 metri la lunghezza dell’eventuale modello reale di una navicella con scafo del tipo V.

2.3 Altre strutture
Completano lo scafo di molte navicelle95, oltre la protome e gli apparati di sospensione, diversi altri elementi, strutture e attrezzature, tra i quali possiamo comprendere, insieme al gavone di prora che spesso risulta dalla fusione della protome con lo scafo, altri oggetti quali trasti, anellini, animali, totem, rilievi, colonnine, barrette di rinforzo. La connessione delle parti può essere ottenuta fondamentalmente in due modi: mediante un procedimento di fusione limitato alle superfici da unire oppure mediante l’introduzione tra esse di un altro metallo fuso.
Il gavone di prora è del tutto assente negli scafi cuoriformi e del tipo V, dove è spesso sostituito da una particolare giunzione della protome che simula una funicella avvolta a spirale. Il gavone non svolge solo la funzione di tenere all’asciutto cibi, indumenti e quant’altro occorra riparare dall’acqua durante la navigazione 96, ma anche quella, strutturale, di chiudere con una parziale pontatura, irrobustendo la sezione di scafo maggiormente esposta alla violenza delle onde. La presenza del gavone può essere trascurata solo nel caso di piccoli scafi, destinati ad acque tranquille. La sua assenza parrebbe allora confermare che almeno per quanto concerne gli scafi di tipo V, non a caso sempre privi di albero, siano da escludere le grandi dimensioni e l’utilizzazione nella navigazione d’altura.
L’ambito costiero palustre dello scafo del tipo V consentirebbe allora una diversa lettura del piccolo anellino che compare in posizione laterale 97 su alcuni scafi, nonché del piccolo rilievo a “sella” presente sui tre scafi cuoriformi. Tanto l’anellino che il rilievo a sella si mostrano sempre nella medesima posizione, sull’orlo delle mura di sinistra in posizione circa equidistante tra prua e poppa. Secondo Lilliu 98 nella n° 78 da Tula (Tav. LXI) questo anello sostituiva l’anello che, in altri esempi, sormonta il mezzo del manico a doppio ponte, e ancora quando si voleva appendere l’oggetto dopo l’uso in piano.

rinvenuta nel 1992 dal giacimento di Mutrecu Biancu, nell’area della Foresta Demaniale di Lula, sec. XII-XI a.C. Questa è una foto di un monumento che fa parte del patrimonio culturale italiano e partecipa al concorso Wiki Loves Monuments Italia 2024 – Vedi autorizzazioni – Fonte opera propria – Autore Alessandra Imbellone Modellino votivo di navicella con protome bovina e anatrelle in bronzo.JPG – Wikimedia Commons
L’interpretazione lascia tuttavia spazio ad alcune considerazioni:
a) ci si domanda per quale motivo l’anellino sia presente su alcune barche del tipo V e C, mai in quelle di tipo E ed EV, e sia sempre posizionato nel medesimo punto, rigorosamente sul lato sinistro;
b) non si vede inoltre la necessità di un ulteriore anello di sospensione, e per giunta di tanto minori dimensioni, in alternativa ad altri numerosi e più efficienti appigli, come il manico, l’anello, la protome.
Cosa si deve intendere poi per “appendere dopo l’uso”? Certamente l’espressione è da riferire all’uso domestico dell’oggetto lucerna. Ma l’unico risultato pratico che poteva ottenersi appendendo l’oggetto lateralmente era forse quello di facilitare lo sgocciolamento dell’olio combustibile residuo, al fine di ripulire perfettamente la lampada. Resta tuttavia da chiedersi se un artificio di così complessa realizzazione (l’anellino doveva essere fuso a parte e poi saldato in una posizione che consentisse di bilanciare l’oggetto) sia giustificabile dal modesto risultato raggiunto, che si sarebbe più facilmente potuto conseguire posando la barchetta capovolta su un piano ovvero sospendendola per la protome. Tuttavia in questi due ultimi casi i manufatti si sarebbero potuti danneggiare. Negli scafi cuoriformi compare un piccolo rilievo a sella che per Lilliu 99 “forse stilizza un uccello o qualche altro animaletto”. Tuttavia riesce assai difficile leggere nel rilievo la stilizzazione di un uccello e non si comprende perché in questi scafi debba mostrarsi appena accennato e per di più rinunciando alla simmetria che su altre navicelle nuragiche vuole gli uccelli sempre disposti a coppie. Potremmo allora formulare l’ipotesi che questi rilievi altro non siano che i frammenti residui di anellini del tutto simili a quelli già visti sulle navicelle del tipo V, e che la posizione meno protetta abbia rilievi, effettuati sulla base dell’osservazione diretta solo per le navicelle esposte nei Musei di Cagliari e Sassari, e per il resto su disegni e fotografie, non hanno permesso, per via dell’angolazione di ripresa, di riconoscere in alcune navicelle la presenza del gavone di prora, e tantomeno di poterne valutare le dimensioni. navigazione 96, ma anche quella, strutturale, di chiudere con una parziale pontatura, irrobustendola, la sezione di scafo maggiormente esposta alla violenza delle onde. La presenza del gavone può essere trascurata solo nel caso di piccoli scafi, destinati ad acque tranquille. La sua assenza parrebbe allora confermare che almeno per quanto concerne gli scafi di tipo V, non a caso sempre privi di albero, siano da escludere le grandi dimensioni e l’utilizzazione nella navigazione d’altura. L’ambito costiero palustre dello scafo del tipo V consentirebbe allora una diversa lettura del piccolo anellino che compare in posizione laterale 97 su alcuni scafi, nonché del piccolo rilievo a “sella” presente sui tre scafi cuoriformi. Tanto l’anellino che il rilievo a sella si mostrano sempre nella medesima posizione, sull’orlo delle mura di sinistra in posizione circa equidistante tra prua e poppa.
Secondo Lilliu 98 nella n° 78 da Tula (Tav. LXI) questo anello sostituiva l’anello che, in altri esempi, sormonta il mezzo del manico a doppio ponte, e ancora quando si voleva appendere l’oggetto dopo l’uso in piano. L’interpretazione lascia tuttavia spazio ad alcune considerazioni:
a) ci si domanda per quale motivo l’anellino sia presente su alcune barche del tipo V e C, mai in quelle di tipo E ed EV, e sia sempre posizionato nel medesimo punto rigorosamente sul lato sinistro;
b) non si vede inoltre la necessità di un ulteriore anello di sospensione, e per giunta di tanto minori dimensioni, in alternativa ad altri numerosi e più efficienti appigli, come il manico, l’anello, la protome.
Cosa si deve intendere poi per “appendere dopo l’uso”? Certamente l’espressione è da riferire all’uso domestico dell’oggetto lucerna. Ma l’unico risultato pratico che poteva ottenersi appendendo l’oggetto lateralmente era forse quello di facilitare lo sgocciolamento dell’olio combustibile residuo, al fine di ripulire perfettamente la lampada. Resta tuttavia da chiedersi se un artificio di così complessa realizzazione (l’anellino doveva essere fuso a parte e poi saldato in una posizione che consentisse di bilanciare l’oggetto) sia giustificabile dal modesto risultato raggiunto, che si sarebbe più facilmente potuto conseguire posando la barchetta capovolta su un piano ovvero sospendendola per la protome. Tuttavia in questi due ultimi casi i manufatti si sarebbero potuti danneggiare. Negli scafi cuoriformi compare un piccolo rilievo a sella che, per Lilliu 99, “forse stilizza un uccello o qualche altro animaletto”. Tuttavia riesce assai difficile leggere nel rilievo la stilizzazione di un uccello e non si comprende perché in questi scafi debba mostrarsi appena accennato e per di più rinunciando alla simmetria che su altre navicelle nuragiche vuole gli uccelli sempre disposti a coppie. Potremmo allora formulare l’ipotesi che questi rilievi altro non siano che i frammenti residui di anellini del tutto simili a quelli già visti sulle navicelle del tipo V, e che la posizione meno protetta abbia fatto sì che nessuno di tali anelli si sia conservato integro. Si può allora ipotizzare che tale anellino non rappresenti se non un particolare tipo di scalmo atto ad accogliere un solo remo, propulsore e direzionale insieme, ovvero una pertica adatta alla navigazione lagunare e palustre in bassi fondali, ovvero un unico remo con funzioni solo direzionali.100 Sulle navi nuragiche la propulsione doveva essere affidata a remi a pagaia (così come sono d’altronde equipaggiate le barche fenice di Korshabad), vista l’assenza di altri oggetti sulle fiancate interpretabili come scalmi. Difficilmente si può ravvisare nelle colombelle un vezzo artistico di oggetti aventi funzione di scalmo.
Pierluigi Montalbano
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estratto dal saggio Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche
Capitolo II Forma, funzione e diffusione delle navicelle bronzee nuragiche
non tutte le immagini sono tratte dal saggio
Note
85. Lilliu 1966, p. 425.
86. E’ anche l’opinione di Zervos (Zervos 1954, p. 331).
87. Lilliu 1966, pp. 313314 e 387388, sebbene il Crespi (Crespi 1884) avesse già riconosciuto nella L 191 una piccola imbarcazione.
88. Nonostante la diversa impressione del Crespi (Crespi 1884, p. 19).
89. Paglieri 1960, p. 210.
90. Lilliu 1966.
91. Moscati 1966, p. 110.
92. Erodoto, storie, V.; anche Moscati 1968, p. 106.
93. Per una descrizione delle navi fenicie: Bartoloni 1988; Frost 1982.
94. Vandier 1955, vol.V, p. 930, fig. 348
95. I rilievi, effettuati sulla base dell’osservazione diretta solo per le navicelle esposte nei Musei di Cagliari e Sassari, e per il resto su disegni e fotografie, non hanno permesso, per via dell’angolazione di ripresa, di riconoscere in alcune navicelle la presenza del gavone di prora, e tantomeno di poterne valutare le dimensioni.
96. Lilliu 1966, p. 391: “ la piastra potrebbe suggerire anche un piccolo spazio coperto dell’imbarcazione”.
97. Lo stesso anellino è anche visibile, posizionato allo stesso modo, in Thimme J. 1980 , KKS 183.
98. Lilliu 1966, p. 424.
99. Lilliu 1966, p. 314
100. Dopo aver esaminato presso il Museo di Sassari la barchetta di Meana, simile per la caratteristica sospensione a giogo alla L. 289, oggi a Torino, e alla L 321, “del Duce”, entrambe dotate di anellino, non escluderei che la lieve prominenza che appare al lato sinistro (di fronte al bue oggi mancante), interpretata in Lilliu 1966, p. 438, come “mucchietti di paglia o altro mangime per l’animale”, possa essere letta come la base residua di un anellino in tutto e per tutto simile a quello delle due barchette prima ricordate. Nel più recente Lilliu 1989, pp. 6465, si osserva invece che i due rilievi “parrebbero significare lo scalmo per i remi dell’imbarcazione”.
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