Guerra segreta: Operazione Pastorius – sabotatori nazisti negli Stati Uniti – Parte I

Francesco Caldari

5 Febbraio 2026
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA CONTEMPORANEA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OPERAZIONI SEGRETE MILITARI
parole chiave: Operazioni segrete tedesche, sabotaggi

La Seconda Guerra Mondiale è stato il conflitto durante il quale, più che in altre guerre, le operazioni non convenzionali furono esaltate e condotte. I comandi militari alleati americani e britannici costituirono organizzazioni ad hoc, come l’Office of Strategic Services (OSS), istituito il 13 giugno 1942, progenitore dell’attuale Central Intelligence Agency (CIA), un’agenzia di intelligence con funzioni che includevano anche l’uso di propaganda, sovversione e sabotaggio, e lo Special Operations Executive britannico (SOE), attivo sin dal il 19 luglio 1940 per attività di sabotaggio dietro le linee nemiche. Ma anche la Germania nazista non fu da meno; nei ranghi delle sue Forze Armate venne creata una sezione speciale dell’Abwehr, “Sabotaggio e ordini speciali“, un servizio segreto di Hitler guidato dall’Ammiraglio Canaris. Si trattava della Seconda Sezione dell’Abwehr che, durante la guerra, addestrò degli agenti sabotatori per portare la destabilizzazione ed il panico nel cuore del territorio avversario più lontano: gli Stati Uniti.

Wilhelm Franz Canaris (Aplerbeck, 1º gennaio 1887 – Flossenbürg, 9 aprile 1945) è stato un ammiraglio tedesco, a comando dell’Abwehr, il servizio segreto militare tedesco, dal 1935 al 1944. Nacque nel 1887 ad Aplerbeck, vicino a Dortmund, ma pochi sanno che la sua famiglia aveva lontane origini italiane di nome “Canarisi”, originaria di Torno e Sala Comacina sul Lago di Como, i cui discendenti si erano stabiliti in parte in Germania nel XVI secolo. Dopo aver prestato servizio a bordo durante la I guerra mondiale e fu decorato con la Croce di Ferro ed assegnato al nascente servizio segreto della Marina. Lavorò come agente in Spagna dall’aprile del 1916, sfuggendo ad un attentato e diventando uno degli uomini più ricercati dall’MI6, il servizio segreto britannico. Nel 1918 tornò in servizio attivo come comandante di U-Boot nel Mediterraneo, dove affondò diciotto unità nemiche. Al termine della guerra, Canaris continuò la carriera militare ed ebbe il comando della corazzata Schlesien nel 1922, dell’incrociatore scuola Berlin nel 1923 e il grado di capitano di vascello nel 1931. In quel periodo tornò ai servizi segreti, nel 1935, diventando capo dellAbwehr, con la promozione al grado di ammiraglio. Partecipò all'”Operazione Valchiria”, il fallito tentativo per uccidere Hitler. Canaris fu arrestato e trasferito all’Accademia della Gestapo di Fürstenberg/Havel, dove restò recluso fino al 7 febbraio 1945. Portato al campo di concentramento di Flossenbürg, venne torturato. Il suo ultimo ultimo messaggio fu “Naso rotto durante ultimo interrogatorio. La mia ora è giunta. Non ero un traditore. Ho fatto il mio dovere di tedesco. Se sopravvivi, ricordami a mia moglie”. La mattina seguente, 9 aprile 1945, l’ammiraglio Canaris fu portato al patibolo e strangolato con una corda di pianoforte.

Operazione Pastorius
Gli Stati Uniti d’Aerica, ancora prima del loro ingresso nel conflitto, a seguito dell’attacco a sorpresa delle forze aeree e navali giapponesi alla base di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, partecipavano con un notevole sforzo logistico in favore degli alleati impegnati contro le forze dell’Asse. Ciò avveniva grazie alla legge nota come Lend-Lease Act, dell’11 marzo 1941, che autorizzava il rifornimento via mare di notevoli quantità di materiali a favore delle Forze britanniche e sovietiche impegnate sui fronti “caldi” europei. Dopo l’ingresso nel conflitto, la distanza geografica degli Stati Uniti si rivelò un fattore importante per la vittoria delle Forze Alleate, in quanto se da un lato permise agli USA di tenere lontani i combattimenti dal proprio territorio e concentrare gli sforzi bellici sulla produzione industriale e tecnologica mantenendo la superiorità – si pensi ad esempio allo sviluppo dell’arma nucleare – dall’altro consentì di inviare un flusso continuo di truppe, armi e rifornimenti ai fronti europeo e del Pacifico.

Il comandante Herbert Kuppisch a bordo del U-boot 96 (U 96) – Fonte Bundesarchiv Bild.101 II-MW-3495-04_Uboot_U_96_Herbert_Kuppisch.jpg – Wikimedia Commons

Da parte loro i nazisti cercavano di interrompere la catena logistica di sostegno con le azioni dei Unterseeboot, sommergibili organizzati per attaccare il naviglio alleato con la tattica wolfsrudel (“branchi di lupi”)  durante la “battaglia dell’Atlantico”. L’Alto Comando tedesco pensò bene di portare la guerra sul territorio americano con operazioni non convenzionali, ovvero mediante sabotaggi di obiettivi sensibili con lo scopo – per quanto possibile – di scalfire il potenziale industriale e, allo stesso tempo, far serpeggiare il terrore tra la tranquilla popolazione statunitense che viveva quasi ordinariamente la propria vita di tutti i giorni. Pare che fu proprio Adolf Hitler ad ideare un’azione contro gli americani sul suolo americano.

foto segnaletica della polizia di New York del tenente Walter Kappe – Fonte Star Collection della Biblioteca di Washington Walter Kappe, director of Nazi saboteurs: 1936 | Walter Kapp… | Flickr

Il tenente Walter Kappe era un nazista della prima ora (asseriva di aver partecipato al fallito putsch della “birreria di Monaco” del 1923), ed era rientrato in Germania nel giugno 1937 dagli Stati Uniti dove aveva vissuto per 12 anni, lavorando principalmente come giornalista per la stampa di lingua tedesca di Chicago, per poi divenire uno dei fondatori del “Friends of the Hitler Movement” e, in seguito, direttore del giornale della Amerika deutscher Volksbund, un’organizzazione filo-nazista tedesco-americana.
In patria fu nominato direttore della propaganda della stazione DJB di Berlino, che trasmetteva in Nord e Sud America, e prese parte ai combattimenti in Francia. Kappe fu notato dall’Abwehr, guidata dall’ammiraglio Wilhelm Franz Canaris. Visto il suo passato statunitense, l’Abwehr gli diede l’incarico di formare una squadra di sabotatori da inviare negli Stati Uniti scelti tra tedeschi che avevano vissuto negli Stati Uniti e che erano tornati in patria dopo che Hitler era salito al potere. Spulciò negli archivi di rimpatrio dell’Istituto tedesco per gli esteri e ne prescelse dodici che diventarono poi otto prima di essere inviati per l’addestramento in una tenuta segreta a Quenzsee, nello stato di Brandenburg.

Si trattava di cittadini americani naturalizzati (apparentemente due, sebbene in conclusione della vicenda solo uno poté essere riconosciuto tale) che avevano lavorato per molti anni negli Stati Uniti. Vennero addestrati in maniera intensiva per tre settimane, apprendendo le tecniche della fabbricazione e dell’uso di esplosivi ed incendiari, inneschi e varie forme di dispositivi meccanici, chimici ed elettrici a tempo ritardato. La loro missione, piuttosto ambiziosa, era quella di compiere azioni di sabotaggio di impianti legati alla difesa americana, in particolare l’industria dei metalli leggeri che forniva all’industria aeronautica quasi tutti i materiali di base per realizzare i bombardieri ed i caccia. Inoltre colpire obiettivi strategici come le centrali idroelettriche alle Cascate del Niagara, stabilimenti della Aluminum Company of America in Illinois, Tennessee e New York, chiuse sul fiume Ohio vicino a Louisville, Kentucky, la Horseshoe Curve, un passo ferroviario cruciale vicino ad Altoona, Pennsylvania e le vicine officine di riparazione della Pennsylvania Railroad, un impianto di criolite a Philadelphia, l’Hell Gate Bridge a New York, la Pennsylvania Station a Newark, New Jersey.

foto segnaletica FBI di George Dasch

Prima della partenza furono predisposti certificati di nascita falsi, tessere della previdenza sociale, carte di rinvio della leva e patenti di guida e furono dotati di quasi 175.000 dollari in valuta americana. Divisi in due squadre da quattro operatori ciascuno, capeggiate da George Dasch ed Edward Kerling, furono trasferiti sulle coste americane mediante dei sommergibili salpati da Lorient, un porto marittimo nella Francia occupata. Ebbe così inizio l’Operazione Pastorius, così denominata – non senza un pizzico di ironia – in ricordo di Franz Daniel Pastorius, che fu capo della prima comunità di immigrati tedeschi in Pennsylvania. La missione, come vedremo fu però un completo fallimento, soprattutto a causa della mal ponderata scelta di alcuni degli operatori coinvolti. Già prima che la missione iniziasse, rischiò di essere compromessa perché George Dasch lasciò dei documenti riservati su un treno, ed uno degli operatori, ubriaco, annunciò ai clienti di un bar di Parigi di essere un agente segreto.

Raggiunto comunque il territorio americano rispettivamente nei pressi di New York (a bordo del sottomarino U-202) ed in Florida (U-584), fu ordinato alle due squadre di non iniziare il loro programma di sabotaggio prima di due mesi dal lor arrivo sul territorio americano. Gli otto operatori si sarebbero dovuti incontrare il 4 luglio in un hotel di Cincinnati per coordinare le loro operazioni. I due capisquadra erano stati dotati di fogli scritti con inchiostro simpatico, sui quali erano riportati i nomi e gli indirizzi dei loro contatti in loco (anche loro cittadini di origine tedesca).

L’arrivo
Poco dopo la mezzanotte del 13 giugno 1942, George Dasch ed i suoi tre compagni – che vestivano uniformi della Marina germanica così da essere classificati prigionieri di guerra se scoperti, sbarcarono con quattro casse di esplosivi e detonatori ad Amagansett Beach, Long Island. Qui ebbero il primo incontro con la vigilanza americana: un marinaio si avvicinò a Dasch sulle dune della spiaggia mentre questi si stava cambiando in abiti civili. Cercarono di convincerlo che erano pescatori abusivi, quindi lo corruppero con 260 dollari per dimenticare ciò che aveva visto. Il marinaio fece finta di accettare, tornò in caserma e riferì l’incidente, consegnando il denaro, ma quando la Guardia Costiera tornò nel luogo in cui era stato visto Dasch, i tedeschi avevano finito di seppellire gli esplosivi ed erano già in viaggio per New York City. Dopo diversi tentativi, la Guardia Costiera trovò il nascondiglio degli esplosivi e le uniformi sepolte e, circa dodici ore dopo lo sbarco, riferirono l”evento al FBI, la polizia federale competente, allora come ora, per il controspionaggio interno sul CONUS. Nel frattempo le quattro spie tedesche, arrivati a New York, si divisero in due coppie: Dasch si accompagnò a Ernest Peter Burger, che era stato naturalizzato cittadino statunitense nel 1933 1

 

foto segnaletica di Ernest Peter Burger  (September 1, 1906 — October 9, 1975) – Fonte archivi FBI  Ernest Peter Burger.jpg – Wikimedia Commons

Il 14 giugno, George Dasch confidò a Ernest Peter Burger che, ancor prima di lasciare la Germania, aveva deciso di tradire l’Operazione Pastorius e che era intenzionato a consegnarsi all’FBI qualche giorno dopo a Washington. Ernest Peter Burger concordò e decisero di chiamare immediatamente l’FBI di New York, usando lo pseudonimo Franz Daniel Pastorius. Per assurdo l’agente di turno registrò il messaggio di Dasch ma ritenne si trattasse di una telefonata di un folle e la archiviò senza prendere provvedimenti. Nonostante la sua chiamata non avesse sortito l’effetto sperato, il 18 giugno, George Dasch si recò a Washington e, il giorno dopo, si presentò al FBI, consegnandosi. Intanto il gruppo capeggiato da Edward John Kerling, ignaro di ciò che stava succedendo, era sbarcato dal sommergibile U-584 senza particolari problemi nei pressi di Ponte Vedra, Florida, ed i quattro sabotatori si erano divisi per raggiungere separatamente Chicago e New York. Non immaginavano di certo il tradimento in corso da parte di George Dasch. Di fatto, sulle base delle informazioni da lui fornite, entro il 27 giugno furono catturati tutti i sette agenti rimasti e, in una conferenza stampa, il capo del Federal Bureau Investigation, J. Edgard Hoover, annunciò gli arresti dei sabotatori nazisti, naturalmente senza fornire dettagli dell’operazione2 .

Fine Parte I – continua
Francesco Caldari
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  1. Ernest Peter Burger, al suo rientro in Germania, era stato aiutante di campo di Ernst Roehm, il capo delle famigerate SA (Sturmabteilungen), il braccio armato del partito nazista, in seguito epurato nella “notte dei lunghi coltelli”, ed era stato internato diciassette mesi in un campo di concentramento per aver scritto un articolo critico nei confronti della Gestapo.
  2. Il ruolo fondamentale di George Dasch per la scoperta e cattura delle altre spie fu rivelato solo parzialmente a guerra finita.
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Bibliografia
D. A. Johnson, Betrayal: The True Story of J. Edgar Hoover And the Nazi Saboteurs Captured During WWII, Hippocrene Books, 2007;
M. Dobbs, Saboteurs: The Nazi Raid on America, Knopf Doubleday Publishing Group, 2005
https://www.fbi.gov/history/famous-cases/nazi-saboteurs-and-george-dasch

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PARTE I PARTE II
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