Guerra segreta: Sabotatori nazisti negli Stati Uniti: il processo – Parte II

Francesco Caldari

12 Febbraio 2026
tempo di lettura: 9 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA CONTEMPORANEA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Operazioni segrete

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Presto i giudici americani iniziarono a discutere sui capi d’accusa contro gli otto sabotatori e sulla giurisdizione, militare o civile. Il presidente degli Stati Uniti F.D. Roosevelt – che seguiva il caso in prima persona con grande interesse, anche per le sue implicazioni propagandistiche – il 2 luglio emise l’ordine esecutivo 2561, con il quale disponeva che il processo, al pari di eventuali altri nel futuro, fosse svolto avanti una Commissione Militare, contro “persone che sono sudditi, cittadini o residenti di qualsiasi nazione in guerra con gli Stati Uniti o che prestano obbedienza o agiscono sotto la legge di una qualsiasi di tali nazioni e che durante il periodo di guerra entrano o tentano di entrare negli Stati Uniti e sono accusati di aver commesso o tentato o preparato a commettere sabotaggio, spionaggio, atti ostili o bellici o violazioni delle leggi di guerra“.

Questo caso fu considerato un precedente dall’amministrazione Bush junior per la detenzione e i processi dei terroristi di al-Qaeda. Trattandosi di un caso parzialmente nuovo, non mancò il dibattito (prima e dopo il processo) tra i giuristi americani sugli aspetti procedurali. Seppure gli avvocati d’ufficio difensori dei sabotatori avessero presentato avanti la Corte Suprema l’eccezione di incostituzionalità e invalidità del processo, sostenendo che i ricorrenti avevano diritto a un giudizio civile, tale eccezione fu respinta. Il processo iniziò l’8 luglio ed il 3 agosto la Commissione ritenne tutti gli imputati colpevoli delle accuse di violazione della legge di guerra. In particolare, per gli articoli: 81 che definisce il reato di corrispondenza o fornitura di informazioni al nemico, ed 82, che definisce il reato di spionaggio. In pratica il tribunale li ritenne colpevoli di cospirazione e dei reati citati e li condannò a morte per elettrocuzione. Roosevelt, come da legge promossa per la circostanza, approvò le sentenze ma commutò la condanna di Burger in ergastolo e quella di Dasch in trent’anni di prigione. I restanti sei furono giustiziati l’8 agosto sulla sedia elettrica al terzo piano della prigione del Distretto di Columbia, e sepolti a Washington in un sito indicato solo con lastre di legno e numeri al posto dei nomi. Solo nel 1982 è stata aggiunta al luogo di sepoltura una lapide con i nominativi.

Processo ai sabotatori nazisti, Washington, D.C. La commissione militare speciale, composta da sette membri, apre il terzo giorno di lavori del processo agli otto sabotatori nazisti nell’aula del sesto piano del Dipartimento di Giustizia. Seduti nella commissione, da sinistra a destra: il Generale di Brigata John T. Lewis; il Maggiore Generale Lorenzo D. Casser; il Maggiore Generale Walter S. Grant; il Maggiore Generale Frank R. McCoy, presidente della commissione; il Maggiore Generale Blanton Winship; il Generale di Brigata Guy V. Henry; il Generale di Brigata John T. Kennedy – Fonte  Library of Congress’s Prints and Photographs division digital ID cph.3c34579 Nazi saboteur trial.jpg – Wikimedia Commons

I restanti sei (nelle foto segnaletiche del FBI) furono giustiziati l’8 agosto sulla sedia elettrica al terzo piano della prigione del Distretto di Columbia, e sepolti a Washington in un sito indicato solo con lastre di legno e numeri al posto dei nomi. Solo nel 1982 è stata aggiunta al luogo di sepoltura una lapide con i nominativi. Nel 1948, il presidente Harry S. Truman concesse la clemenza esecutiva a Dasch e Burger, a condizione che fossero deportati nella zona americana della Germania occupata, dove erano considerati traditori perchè avevano causato la morte dei loro commilitoni. Sebbene fosse stato promesso loro il perdono giudiziale da J. Edgar Hoover in cambio della loro collaborazione, Burger morì nel 1975 e Dasch nel 1992 in Germania, senza che nessuno dei due uomini lo ricevesse.

Herbert Hans Haupt

Werner Thiel

Heinrich Heinck

Richard Quirin

Edward John Kerling

Hermann Otto Neurbauer

Altre quattordici persone residenti negli USA furono accusate di aver aiutato gli otto sabotatori, tra loro i due genitori di uno di questi. Quasi tutti furono arrestati e molti furono condannati a morte per tradimento, ma le loro condanne furono annullate in appello. Alcuni furono nuovamente processati per accuse minori ed altri non andarono mai a processo. Nonostante l’insuccesso della missione, nel 1943 la Wehrmacht utilizzò ancora Kappe (che inizialmente l’FBI pensò erroneamente fosse a sua volta sbarcato in territorio americano) come “conoscitore delle condizioni americane” alla Volksdeutsche Mittelstelle  delle SS (Direzione generale del benessere dei tedeschi etnici), una agenzia che curava gli interessi dei tedeschi che vivevano al di fuori dai confini del Terzo Reich. Tutto lascia pensare che avesse continuato ad operare reclutamenti di sabotatori da infiltrare dietro le linee nemiche ma non lo sapremo mai: fu ucciso nel 1944 sul fronte orientale.

L’insuccesso della missione ed il ruolo di Dasch
La missione degli otto sabotatori fu un fiasco completo, che, come detto, costò la vita a sei di loro. Ciò è addebitabile alla scelta operata da Kappe di puntare su Dasch e Burger, che fecero fallire l’impresa sin dal suo avvio. Se della figura del secondo (che evidentemente aveva motivi di rancore verso la sua patria nativa) abbiamo parlato, vale la pena indicare alcuni aspetti caratteriologici del primo, che avrebbero dovuto sconsigliare la sua scelta.

George Dasch era nato a Spira, Germania, nel 1903, e nel 1923 entrò negli Stati Uniti illegalmente a Philadelphia arrivando in nave come clandestino; poi come molti “senza passaporto” si stabilì a New York City. Per quattro anni lavorò in diversi ristoranti come cameriere e nel 1927, si arruolò come soldato semplice nell’U.S. Army Air Corps. Dopo un anno lasciò l’esercito, ricevendo un congedo onorevole. Lavorò di nuovo come cameriere a New York City e, nel settembre del 1929, sposò una ragazza americana, Marie, della contea di Jefferson, Pennsylvania. Nel 1939, mentre era intento ad acquisire la cittadinanza americana (superò i test ma non prestò mai il giuramento), si fece convincere dalla madre a rientrare in Germania dove avrebbe senz’altro trovato un lavoro più degno che quello di cameriere. Apparentemente disinteressato alla politica ed agli sconvolgimenti che la dittatura di Hitler stava portando nel Paese d’origine, lasciò gli Stati Uniti nel marzo 1941, a guerra iniziata, per la Germania, approfittando di un programma di rimpatrio speciale per i cittadini tedeschi che vivevano all’estero, con un viaggio tortuoso che durò due mesi, mentre la moglie avrebbe dovuto viaggiare attraverso la Spagna. Nei moduli che si trovò a compilare all’arrivo a Berlino alla domanda “perché sei tornato in Germania?” rispose: “per partecipare politicamente”.

Tra le interviste cui fu sottoposto, una fu tenuta da Kappe (il tenente che aveva il compito di individuare i futuri sabotatori), che gli lasciò un biglietto da visita che lo indicava come redattore della rivista Der Kaukasus e lo invitò a presentarsi da lui. Incerto sul suo futuro, decise di contattare Kappe al quale riferì il problema della moglie che non era ancora giunta. Emerse che il transatlantico spagnolo Marquise de Camille, su cui viaggiava Marie, era stato fermato da navi da guerra britanniche nel suo viaggio oceanico verso Spagna. Con altre donne e bambini erano stati portati alle Bermuda per essere internati, cosa che avverrà per il resto della guerra. Tutti erano cittadini tedeschi o, come Marie, sposati con un cittadino tedesco. Kappe spiegò a Dasch che Der Kaukasus non era una rivista, ma un posto di ascolto delle trasmissioni radiofoniche statunitensi per il Ministero della Propaganda e gli propose di arruolarsi. L’offerta di Kappe era troppo allettante perché Dasch la rifiutasse, specialmente la parte in cui sarebbe stato esentato dal servizio nell’esercito. Dasch monitorava le trasmissioni radio dagli Stati Uniti e – come racconterà poi – le “edulcorava” intenzionalmente per renderle meno guerrafondaie agli occhi dei dirigenti del Ministero. L’11 dicembre 1941, tre giorni dopo l’attacco alla flotta americana a Pearl Harbor, la Germania dichiarò guerra agli Stati Uniti. Dasch venne convocato da Walter Kappe al quartier generale dell’Abwehr e si presentò alla II Sezione, responsabile della guerra psicologica, dell’agitazione tra le minoranze straniere all’estero e del monitoraggio della presunta sedizione. Kappe gli chiese se fosse disposto a tornare negli Stati Uniti per una attività particolare, cosa che apparve di interesse per Dasch e venne quindi selezionato per l’operazione Pastorious. Come rivela un libro abbastanza recente di un giornalista americano che ne rivaluta la figura, egli si unì al progetto con l’intenzione, sin dall’inizio, di defezionare, per attaccamento emotivo agli Stati Uniti che considerava il suo paese adottivo, avendovi vissuto diciannove anni. Leggendo la sua storia, sussistono però delle perplessità sul perchè si fosse recato in Germania quando ormai la guerra con gli USA era prevedibile. È giustificabile tale viaggio solo sulla base delle insistenze della madre? Può ipotizzarsi che egli fosse in realtà un agente americano inviato per infiltrarsi in una delle istituzioni germaniche (cosa che di fatto avvenne)? Fatto sta che il dossier del FBI sulla vicenda non è stato completamente rivelato. È pur vero che, se le cose andarono come ipotizziamo, Hoover non gli consentì il perdono completo e il rientro negli Stati Uniti, dopo che era stato espulso e rinviato in Germania. D’altro lato la scelta di Kappe fu ingenua, anche sulla base del poco che egli conosceva sul conto del periodo statunitense di Dasch, meglio sarebbe stato non coinvolgerlo nella avventura.

Ulteriori tentativi
L’Operazione Pastorious non fu l’unica attività svolta su territorio americano dall’Abwehr II, la sezione guidata dal colonnello austriaco Erwin von Lahousen1; tra i numerosi tentativi di infiltrazione vale ricordare quello di Wilhelm Georg Debowski, nome americanizzato al suo arrivo negli USA negli anni ’20 come William Sebold. All’inizio del 1939, Sebold provò nostalgia per la Germania e si prese un periodo di aspettativa dal suo ben pagato lavoro di disegnatore presso la Consolidated Aircraft Company di San Diego.

William Sebold e sua moglie fotografati a New York City, 1937 – photo credit NY Daily News – Het echtpaar Sebold in NYC (1937).jpg – Wikimedia Commons

A giugno salutò la moglie e attraversò l’Atlantico a bordo della SS Deutschland, sbarcando ad Amburgo. Mentre aspettava di passare la dogana, Sebold fu avvicinato da due uomini della Gestapo dall’aspetto minaccioso. Fu interrogato e gli fu rivelato che la Gestapo aveva una talpa proprio nella Consolidated Aircraft Company. Sebold sottolineò di essere un cittadino americano, di dover fedeltà a quel Paese e di rifiutarsi di collaborare con i nazisti ma il colonnello Kraus della Gestapo gli ricordò che i suoi parenti vivevano a Mülheim non negli Stati Uniti e che, se si fosse rifiutato di collaborare, non avrebbero potuto garantire per la loro sicurezza. In breve, Sebold avrebbe dovuto fare la spia per la Germania al suo rientro a New York. Non aveva molta scelta e dopo poco tempo il colonnello Kraus fu lieto di apprendere la decisione di Sebold di collaborare. Fu quindi inviato ad Amburgo per tre mesi, per essere addestrato allo spionaggio. In quel periodo Sebold contattò il consolato americano con la scusa che il suo passaporto americano stava per scadere e che si era recato al consolato per rinnovarlo (era effettivamente quasi scaduto). Raccontò la situazione e, dopo alcuni giorni, i funzionari americani lo informarono che le agenzie statunitensi erano favorevoli che Sebold continuasse a collaborare con l’Abwehr e la Gestapo, facendo però il doppio gioco. Al suo rientro in America incominciò a trasmettere ai Tedeschi false informazioni di interesse operativo per le Forze Armate tedesche via radio, basate su materiale fasullo fornitogli proprio dal FBI, e causò l’arresto di spie tedesche sul continente americano. Un’altra trama da film … ma questa è un’altra storia.
Francesco Caldari
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  1. Erwin von Lahousen sarà testimone chiave al processo di Norimberga contro i principali criminali di guerra
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Bibliografia
D. A. Johnson, Betrayal: The True Story of J. Edgar Hoover And the Nazi Saboteurs Captured During WWII, Hippocrene Books, 2007;
M. Dobbs, Saboteurs: The Nazi Raid on America, Knopf Doubleday Publishing Group, 2005
Breuer – Hitler’s Undercover War – The Nazi Espionage Invasion of the USA (1989) Breuer – Hitler’s Undercover War – The Nazi Espionage Invasion of the USA (1989)
https://www.fbi.gov/history/famous-cases/nazi-saboteurs-and-george-dasch

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PARTE I PARTE II

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